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Mercoledì, 21 Ottobre
Bergamo e la Valseriana, una strage annunciata. I perchè nell'incompetenza delle istituzioni

In tanti si chiedono perché in Lombardia, ma soprattutto a Bergamo e provincia, il covid-19 abbia fatto tante, troppe vittime (in Lombardia il 53,8% dei decessi italiani). Tante più che in tutta Italia. Anzi, tante più che in qualsiasi altro luogo (perché sì, Bergamo è ufficialmente la città in cui sono avvenuti più decessi da coronavirus in proporzione agli abitanti in tutto il mondo).

6.000 morti in più della media del medesimo periodo (fine febbraio/aprile) degli anni precedenti in tutta la provincia. In città e nei paesi aumenti dei decessi di almeno il 400%,  in media del 700/800%, con picchi di 1.200% nei paesi più colpiti della media Valle Seriana. Il rapporto Istat/Iss appena pubblicato dichiara per il mese di Marzo un aumento della mortalità nella provincia di Bergamo del 568% (49,4% in Italia). Una strage. [1] [2]

A Bergamo sanno il perché, lo sanno tutti, lo sanno da sempre, da quando tutto è iniziato.

Lo sanno gli abitanti di questa valle soprattutto, e non hanno dubbi su cosa è andato storto, molto storto, in questi tre mesi.

Proviamo a raccontarlo e a capirlo insieme.

#COVID19 e mascherine: si estende l'uso tra opinioni diverse e polemiche

Apre la fila la Lombardia, poi si aggiunge la Toscana, e seguono a ruota - di ora in ora - iniziative dei singoli comuni in diverse Regioni d’Italia: una dietro l’altra le ordinanze che impongono ai cittadini l’uso di mascherine per “difendersi dal covid-19” nella tanto attesa “fase 2”.

«Mi appare stravagante rendere obbligatorio uno strumento che fino a qualche ora fa era praticamente introvabile», ha detto il governatore della Liguria Giovanni Toti, e non ha tutti i torti, ci verrebbe da dire!

Operatori sanitari di tutto il Paese hanno più volte denunciato (ed i numeri dei contagi in ambito ospedaliero, ai danni di chi lavora in prima linea, lo confermano) l’inquietante mancanza di dpi proprio per chi ne avrebbe avuto reale bisogno.
E adesso improvvisamente ne abbiamo a disposizione così tante da permetterci di obbligare milioni di persone ad indossarle per mettere il naso fuori di casa?

Ma non si circoscrive solo a questo aspetto, il “problema” dell’ultimo degli obblighi sfornati da una politica che giorno dopo giorno si dimostra più incompetente e lanciata pericolosamente allo sbaraglio, tra “autorevoli” opinioni contrastanti, misure adottate in ritardo, restrizioni e compressione delle libertà basate su numeri sfornati come caramelle al banco dei dolci del luna park.

#Coronavirus: i risultati del sondaggio. Prevedibili: ma le istituzioni non ascoltano il paese

Ci siamo, a distanza di una settimana dal 28 febbraio quando abbiamo lanciato il sondaggio, possiamo mostrare con dei grafici le risposte fornite dai nostri lettori.

Lo ricordiamo, quattro domande a risposta secca, SI o NO, e uno spazio libero dove poter esprimere il proprio pensiero e un messaggio nei confronti delle istituzioni sanitarie.

E' stata certamente una settimana convulsa, ricca di emozioni che hanno spaziato in tutte le direzioni, paura, dolore, rabbia, reazioni a catena difronte a decreti ministeriali che sono stati sfornati grazie a suggerimenti di un team di esperti, come non ci fosse un domani.

I risultati erano assolutamente prevedibili, in situazioni come queste un Governo non potrà mai emanare ordinanze che possano soddisfare tutti.

Ma oltre il 90% non ha gradito quanto deciso dal Consiglio di Ministri, guidato dalle raccomandazioni di questo comitato scientifico nominato dal Premier Conte, che di certo non ha suggerito le soluzioni finora sfornate a suon di strette di mano.

#COVID19: emanato nuovo DPCM dal 2 marzo 2020. All'emergenza sanitaria si aggiungono i danni economici

Il tempismo non è certo dei migliori e fa comprendere quanto la questione riguardante l'emergenza sanitaria sia enormemente politicizzata.
Viene emanato il secondo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri finalizzato al contenimento di quella che è stata definita dall'OMS rischio di pandemia, ma in realtà siamo difronte ad un effettivo bipolarismo di chi dovrebbe mantenere tutto sotto controllo, anche agli occhi della stampa estera.

Non siamo gli unici ad aver notato il richiamo alla calma del Presidente del Consiglio Conte, fino alla mascherina indossata dal Presidente di Regione Lombardia Fontana.

In effetti il virus che sta circolando in Italia non ha mandato in tilt il solo sistema sanitario nazionale, ma anche tutta la comunicazione istituzionale mettendo in mostra quanto i nostri politici siano più interessati alla propaganda politica rispetto alla salute degli italiani.

Anche perchè ora tocca ai lavoratori raccogliere i cocci, e tra i primi coloro che lavorano nel turismo e che hanno sempre dimostrato capacità d'accoglienza nel nostro paese e che stanno già facendo i conti con le numerosissime disdette anche per la prossima stagione estiva.
Nei confronti degli italiani all'estero, in vacanza o per lavoro, risorge il termine di untore, lo stesso che in Italia era rivolto fino a ieri a bambini non vaccinati, ma in perfetto stato di salute, per il loro accesso scolastico.

Quanto è lungo il guinzaglio dell'informazione?

Ebbene si, anche la redazione di Informazione Libera Press sarà presente al convegno che si terrà a Alzano Lombardo, nella bergamasca, il prossimo sabato 22 febbraio, dal titolo "Meningite: conoscenza contro paura".
A ricordarlo nell'edizione di ieri è Il Giorno, con un articolo sull'edizione cartacea pieno zeppo di faziosità e falsità, a partire dal titolo con l'uso evidente di termini mirati a creare divisione e fazioni.

Non abbiamo di certo la volontà di insegnare il mestiere a nessuno, ma se l'autore dell'articolo si fosse anche solo limitato a contattare gli organizzatori, facendo due indagini, non avrebbe confermato il tipico atteggiamento pieno di preconcetti di una parte corposa della stampa, che pare più interessata a proteggere interessi economici piuttosto che la salute dei propri lettori.

Non da ultimo viene il riferimento alla nostra testata, per il giornalista de Il Giorno pare sia bastato andare a leggere chi è l'editore per attribuire a noi evidenti limiti nell'esporre fatti, notizie o altro riguardanti il mondo della sanità e in particolare della prevenzione vaccinale.
Ma ci chiediamo, in realtà, se si sia mai accorto di chi indossa il guinzaglio.

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