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Martedì, 02 Giugno
La tarantella dei test in Lombardia, dai tamponi ai sierologici. E spunta la sanità privata

Regione Lombardia non ce la fa. Lo ammettono loro, lo evidenziano anche i continui ed evidenti cambi di rotta delle ultime settimane.
Questo è quello che emerge analizzando le numerose fonti che si sono occupate del tema dei tamponi, limitatissimi rispetto alle reali esigenze, e dei test sierologici che sembrano essere divenuti il pilastro della fase 2.

Al caos si è aggiunto altro caos, unito alla paura che ha spinto bresciani e bergamaschi a ricorrere alla sanità privata, “casualmente” pronta e fornita di tutto il necessario in tempi rapidissimi.

Qualcosa non torna. E ci si chiede fortemente il motivo per cui la Regione abbia deliberato solamente il 12 maggio la possibilità di ricorrere ad altre strutture per poter intervenire sul contenimento del contagio.
Le dichiarazioni dell’Assessore al Welfare Gallera, come quelle del Presidente Fontana, sono quindi di gran lunga lontane dalla realtà.

Un vero e proprio assalto alla sanità privata da parte di tantissimi cittadini, soprattutto di  Brescia e Bergamo maggiormente colpite dall’epidemia, che si sono dovuti scontrare con costi esorbitanti e tanta tanta ignoranza.

Solo nel bresciano sono otto le strutture private [1] che si sono rese disponibili per eseguire test sierologici a pagamento.
A Bergamo la situazione non è diversa.

Ancor prima dell’approvazione della delibera XI / 3131 del 12 maggio 2020 di Regione Lombardia [2], l’assalto alla sanità privata da parte dei cittadini soprattutto delle due città d’Italia più colpite dal Covid-19 era già in essere.

Quindi test sierologici a pagamento, con il benestare della regione che è andata così ad aprire alle analisi per i privati in laboratori o sezioni specializzate in microbiologia e virologia.
Ma ci si chiede, perché solo oggi? Dove sono le reali azioni di contenimento tanto professate dalla Regione, più impegnata oggi a imporre ai datori di lavoro di sostituirsi ai medici per monitorare, diagnosticare, e denunciare alle autorità i propri dipendenti?

Migliaia di telefonate ai centralini di prenotazione, tanto che l’indomani dalla pubblicazione del documento della sanità lombarda, erano già 8.000 le richieste pervenute solo alla HABILITA di Bergamo [3], una delle tante strutture disponibili.

Ma non mancano le stranezze, con l’assessore regionale Giulio Gallera che, presentata la delibera, ci tiene a specificare con un’ampia premessa sui «sierologici che non hanno un valore diagnostico per il singolo e anzi, possono ingannare sulla contagiosità».

I cittadini allora si chiedono, nella tarantella che si è seguita nelle settimane precedenti, cosa esattamente dovranno fare.

Perché le prenotazioni sono migliaia, ma chi sarà positivo agli anticorpi dovrà poi fare l’esame per escludere di essere contagioso, ma senza alcun rimborso da parte della Regione [4].

Deve essere chiaro che gli screening collettivi e relative indagini sono processabili si da laboratori privati accreditati, ma è ben diversa la questione relativa all’identificazione di chi è ancora contagioso, perché su quello, il tampone è ancora d’obbligo.

Quindi, cittadini e dipendenti in generale dovranno essere pronti anche a sborsare dai 90 ai 120 euro per fare un tampone in un laboratorio privato accreditato, dato che la regione ha chiarito categoricamente che soldi per i tamponi ai privati non ce ne sono.

A Bergamo le strutture in grado di processare i tamponi sono sette, di cui tre delle ASST, ma secondo la giunta regionale «potranno processare i tamponi che vengono dai privati senza però incidere sulla capacità di produzione per la sanità pubblica».

Per comprendere l’incapacità della Regione nel rendere i servizi fruibili, ma soprattutto parlare chiaro alla popolazione, bisogna partire da molte settimane prima.

Perché l’epidemia del Covid-19 è imputabile chiaramente ai pochi test effettuati e alla mancata zona rossa, di cui abbiamo ampiamente parlato nella ricostruzione che abbiamo fatto qualche giorno fa relativamente a quanto avvenuto nella Val Seriana di Bergamo e all’estensione dell’epidemia poi nel bresciano [5].

Le conferme sono arrivate anche da un articolo sul New England Journal of Medicine [6], dove il Direttore dell’Istituto Mario Negri, Giuseppe Remuzzi, con i medici Stefano Fagiuoli e Luca Lorini hanno illustrato le possibili cause non risparmiando, quale bersaglio, proprio i motivi sopra esposti.
In parte, le stesse parole sono arrivate anche dall’epidemiologo Vespignani che dalle pagine di TPI [7] sottolinea quanto i test erano e sono importanti «Tamponi e test, purché omologati. Serve un esercito. Serve una determinazione ossessiva e spietata. Io in Italia oggi questo esercito non lo vedo».

Ma Remuzzi non limita la sua analisi ai test o alle zone rosse, la sua critica si concentra anche a quello che viene definito il “sottofinanziamento del sistema nazionale pubblico, la mancanza di un’educazione all’emergenza e i risicati fondi alla ricerca” [8]:

L’epidemia ha causato un’emergenza nell’emergenza e le ragioni delle svariate e gravose difficoltà sono da ricercarsi, secondo Remuzzi, nell’inadeguatezza del nostro sistema sanitario: “E’ impossibile pensare di gestire una sanità affidandosi unicamente ad una visione ospedalocentrica. Bisogna, al contrario, avere a disposizione unità mobili, essere presenti sul territorio, tornare ad avere una visione vera e concreta della medicina di base, visione nella quale il medico di base torna a visitare i pazienti anche e soprattutto a domicilio. Il territorio e le sue figure devono essere protagonisti assoluti, il territorio deve riprendere assolutamente la sua centralità operativa. Bisogna tornare a lavorare con i distretti, come si faceva una volta. Infatti, le regioni come ad esempio il Veneto e la Toscana che adottano ancora questo metodo, hanno trovato una risposta molto più efficace al problema, riuscendo a gestirli molto meglio e con danni più contenuti dei nostri”.

“Noi abbiamo a disposizione medici molto bravi e competenti, quindi il problema non è sulla competenza del singolo, ma sull’organizzazione generale, sulla struttura. I nostri medici di base sono stati mandati allo sbaraglio, non avevano nessuna forma di protezione e questo, purtroppo, ha generato anche molte perdite. Bastava fornire a loro i dispositivi di sicurezza e insegnargli ad usarli. Il 90% dei medici che lavorano in ospedale, quelli che tutti vedono nelle foto vestiti tutti bardati, non hanno contratto il virus. Questo vuol dire che, con una corretta educazione e certamente con i mezzi a disposizione, anche gli operatori in prima linea avrebbero accusato molto meno la situazione, evitando di ammalarsi o addirittura di morire per Covid. Quando la sanità pubblica è efficiente, serve poco per gestire l’emergenza. Ad esempio, come accade in molte altre città d’Italia, sarebbero state molto utili le unità mobili; è impensabile non esserne dotati. Sono strumenti che garantiscono la possibilità di intervento sul posto, soprattutto a livello domiciliare, dotate di ossigeno, di strumentazioni per eseguire lastre al torace o ad altri organi e tanti altri macchinari che consentono al medico di poter intervenire immediatamente, prima che la situazione si aggravi tanto da dover poi portare il paziente in ospedale in condizioni gravi. Bisognava e bisogna prevenire attraverso la medicina generale, quella di base ed evitare che il paziente venga portato in ospedale quando il virus è già entrato in circolo nel sangue. In questo modo si può intervenire prima e, nel caso dell’epidemia, sarebbe stato fondamentale”.

Le evidenti incapacità del SSR sono comunque riconducibili alla visione già applicata al SSN, dato che i tagli alla sanità solo degli ultimi 12 anni hanno portato alle evidenti carenze della medicina del territorio, fino ad arrivare alla cancellazione di migliaia di posti letto e alla eliminazione di centinaia di reparti ospedalieri [9].

Anche le testimonianze che si sono susseguite nel mese di aprile e maggio non hanno fatto altro che confermare quanto gli esperti che consigliano chi dirige la regione e il governo abbiano degli evidenti problemi nel gestire coerentemente la situazione.

“In Lombardia non abbiamo sbagliato niente”, “Siamo un modello per il resto del mondo”, “Ci stiamo preparando alla riapertura ma la salute è la priorità” queste sono le “sparate” che vengono ripetute con convinzione e senza remissione, dal governatore lombardo Attilio Fontana, dal vice Fabrizio Sala, e dall’assessore al Welfare Giulio Gallera [10].

LE TESTIMONIANZE

Le testimonianze però riportano una realtà ben diversa da queste asserzioni, e arrivano da chi ha lavorato sul territorio per intervenire in prima persona sul contenimento del contagio.

Come la Dott.sa Clara Bettini, medico di base di Nembro (BG), che spiega dal video di Valseriana News [11] quanto l’assenza di protocolli ha inciso su una strage che si poteva evitare.

Ma anche la farmacista di Gandino [12], che ha scritto una lettera a Fontana e Gallera evidenziando il paradosso, anche provocatorio, di un più facile accesso ai test da parte dei calciatori rispetto al comparto dei farmacisti.
Una categoria sanitaria abbandonata a se stessa senza alcun tipo di tutela.
Ed è stata proprio questa una delle circostanze che ha evidenziato quanto la medicina del territorio fosse carente: “Quando le chiese sono state chiuse e i medici di base hanno smesso di ricevere i pazienti, il vero pericolo di assembramento era dentro e fuori la farmacia. Dove tutti in Val Seriana si sono recati per sé o per i propri familiari colpiti dal Coronavirus. Noi ci siamo prodigati per cercare subito dispositivi di protezione per noi stessi e per i nostri clienti, trovandoli a fatica e pagandoli tutti in anticipo. Abbiamo adottato le precauzioni del caso facendo entrare 2 persone alla volta, ascoltando le loro paure e cercando di salvare la vita a chi aveva bisogno di ossigeno. Abbiamo lavorato anche 15 ore al giorno, restando inascoltati dalle istituzioni che non ci hanno mai tutelati. Per questo mi sono rivolta direttamente alla Regione da cui non ho ancora ricevuto risposta”.

Ma le testimonianze non si fermano, e arrivano anche dalla Polizia Locale di Nembro [13] che denuncia un fatto gravissimo: le forze dell’ordine, tra le prime in strada ad esercitare le azioni di contenimento, chiedono i test sierologici, ma la risposta da parte delle istituzioni sanitarie il 7 maggio scorso è un categorico “No, non sono previsti per le Forze dell’ordine”.
Non si fa attendere il commento del Comandante Pera:

Prendiamo atto oggi che ATS a seguito delle nostre ripetute richieste di essere sottoposti a tampone per la verifica del COVID abbia risposto in maniera negativa, con una mera comunicazione in cui si precisa che “NON SONO PREVISTI TEST ALLE FORZE DELL’ORDINE”, nonostante il nostro comando abbia avuto più casi accertati di cui uno grave. Non comprendiamo il motivo di questa decisione, infatti noi potremmo essere veicolo di contagio avendo ogni giorno contatti con i cittadini e contagiare le nostre famiglie. Nonostante i nostri rapporti stretti con persone con virus conclamato siano stati molteplici, ad oggi il personale di polizia locale positivo al virus è pari a 3 unità, il restante personale era a contatto con parenti poi purtroppo deceduti per il virus, non si è presa in considerazione l’effettuazione di tale test che potrebbe prevenire il diffondersi del contagio. Il distanziamento sociale purtroppo per la nostra categoria risulta quasi impossibile da effettuare.

La mancanza di tamponi finisce anche sui muri di Alzano Lombardo [14], ma il grido di dolore non tarda ad arrivare anche dai medici che denunciano un totale abbandono da parte del sistema e, ora, trattati anche come malati immaginari [15].

I medici sono stati i primi a essere inascoltati da una Regione che ha pensato bene di seguire delle strade diverse, discutibili, e di cui dovranno spiegazione.
Anche difronte alle migliaia di persone che hanno perso la vita in ospedale per la mancanza dei rifornimenti nelle farmacie ospedaliere.

I test sierologici hanno evidenziato nella Val Seriana di Bergamo un 62% della popolazione positiva – fascia di età 18/64 anni – contro il 23% del personale medico.
Qui non tornano i conti ai medici che hanno operato sul territorio che infatti stanno pensando di effettuare i test privatamente in quanto non convinti del comportamento tenuto dalla regione nei loro confronti.

Il balletto dei tamponi continua quindi ancora oggi, e siamo a 3 mesi dalla scoperta del paziente 1.
Eppure a metà marzo, proprio  sul territorio più colpito dal Covid-19 ne erano in produzione tanti da poter soddisfare le esigenze regionali e anche l’estero [16].

La dichiarazione dell’assessore Gallera fu di una totale inconsapevolezza relativamente alle esportazioni in essere tra l’Italia e gli USA, dove i tamponi venivano inviati, e che la regione non aveva bisogno di altri in quanto abbastanza per le esigenze. Quali, ce lo stiamo chiedendo.

Anche nel mese di aprile, quando già si parlava della fase 2, le dichiarazioni da parte del direttore generale Welfare della Regione, Luigi Cajazzo, erano un "No a tamponi a soggetti con sintomi che non hanno avuto contatti con contagiati".

Quindi nessun tampone a chi ha sintomi nella regione più colpita, anche nel periodo successivo al lockdown, ma al massimo un isolamento domiciliare solo nel caso in cui ci sia stata certezza di contagio tra il paziente e una persona positiva.

Ulteriore prova da una mail [17]inviata a tutti i medici di base della Lombardia, sempre a firma di Luigi Cajazzo, nella quale si danno indicazioni riguardo il percorso di riammissione all’attività lavorativa per tutti i soggetti che lavorano in aziende per cui è consentita la riapertura ai sensi del DPCM del 10 aprile 2020.

Eppure, solo il 27 marzo, proprio dai microfoni di Mattino 5 sull’emittente televisiva Canale 5 [18], la Regione mostrava una inversione di rotta dichiarando che “Noi rispettiamo quelle che sono le regole che ci sono state dettate dall’Iss che con una delibera del proprio comitato tecnico scientifico del 27 febbraio ci aveva detto che i tamponi si dovevano fare esclusivamente ai sintomatici, in un primo momento dovevano essere anche plurisintomatici, dovevano avere quindi due sui tre classici sintomi. Adesso basta essere mono-sintomatico, anche chi ha un solo sintomo, o febbre o raffreddore o tosse, può essere essere sottoposta a tampone”.

La smentita il giorno successivo da Gallera [19]:

Fare i tamponi a domicilio anche a persone che hanno leggeri sintomi risulta problematico per il fatto che ci vogliono diversi giorni per ottenere i risultati. Sono oltre 120mila coloro che lavorano nel settore sanità e prima dobbiamo tutelare loro – prosegue Gallera -. Noi consideriamo pazienti covid coloro che hanno anche leggeri sintomi. Per preservare la salute dei cittadini ci saranno le unità speciali che visiteranno i pazienti a casa i quali se con sintomi dovranno avvisare il loro medico di base che attiverà in base alla gravità del paziente la visita a domicilio“.

Unità speciali che non si sono mai viste sul territorio, e lo dimostra proprio la delibera del 12 maggio che apre alla sanità privata in quanto non in grado di coprire le richieste dei cittadini.

Ma la Lombardia, impegnata a non far mancare altri retroscena, viene investita il 30 marzo dalla denuncia della federazione Medici di Famiglia, che dichiara “numeri falsati, i potenziali positivi sono 700mila”.

“In Lombardia ogni medico di famiglia ha in media 30 pazienti potenzialmente Covid in isolamento in attesa di tampone, attesa che fino al risultato può durare anche 7 giorni, ma se il sintomatico resta in isolamento intanto i familiari possono andare a far la spesa, o al lavoro. La stima è che vi siano 700mila potenziali positivi a spasso”.

La storia recente prosegue, perché nella ricostruzione di tutti i passaggi che hanno visto dichiarazioni di ogni genere e continue inversioni, il 7 aprile si aggiunge anche l’Ordine dei Medici [20].
Nel denunciare i “7 errori nella gestione della pandemia”, i punti focali sulla ripartenza convergono verso la proposta di test rapidi immunologici per gli operatori sanitari, test sierologici (IgG e IgM) per le attività non sanitarie e l’effettuazione di test immunologici rapidi di screening per la ripresa del lavoro, considerando che non risulta in letteratura alcun termine temporale valido per la quarantena post malattia, anche se decorsa in forma paucisintomatica.

Nella stessa giornata arriva anche la CGIL che allerta, nell’ambito delle RSA, la mancata effettuazione di tamponi a operatori e ospiti [21], notizia che viene ripresa quattro giorni dopo [22] grazie all’attivazione, da parte della ATS di Bergamo, dei lavori per l’attivazione dei tamponi nelle case di riposo, ma solo per gli operatori del servizio socio sanitario.

CHI, COME, QUANDO

Le polemiche non si placano nel mese di aprile, dall’invio di una lettera di 50 medici che riportano la verità sconcertante, a metà aprile, che non ci sono test per tutti [23] , alle richieste dei sindaci di Nembro, Alzano e Albino per fare test a tappeto per tutti i residenti.

Il 23 aprile Gallera dichiara l’avvio dei test sierologici nelle aree di Bergamo, Brescia, Lodi e Cremona [24], iniziando dai cittadini in isolamento domiciliare o contatti di pazienti positivi.

L’ennesima dichiarazione che vorrebbe evidenziare che la regione “lavora”, anche se gli addetti faticano a comprendere le modalità.

Il 30 aprile, parlano i Sindaci che in Lombardia avevano avviato i test sierologici contravvenendo alle indicazioni date dalla dirigenza regionale che per settimane ha proseguito nel suo divieto.

Lo fanno dalla trasmissione di Piazza Pulita su La7 [25], denunciando chi, secondo loro, ha frenato sui test.

Queste le dichiarazioni:

"A me hanno detto: stai attento perché hai scontentato qualcuno nel palazzo regionale e quindi non sei ben visto", dice il sindaco di Robbio, nel pavese.
E il sindaco di Cocquio Trevisago, nel varesotto, porta tutto in Procura: "Mi hanno scritto che uscire pubblicamente contro la Regione in questo momento avrà delle ricadute sul presente e sul futuro".
….
“In Lombardia c'è un unico test sierologico che la Regione ha validato ed è quello della multinazionale Diasorin, in vigore dal 23 aprile. Prima di quella data, per settimane le richieste dei sindaci del territorio per avviare uno screening di massa della popolazione e vedere chi aveva o meno gli anticorpi al Covid, non sono state ascoltate dai vertici della Lombardia. Per questo alcuni comuni si erano organizzati per dare risposte ai loro cittadini. Ma chi ha sfidato la regione è stato messo all'angolo. "Quando un'istituzione ha paura di un'altra istituzione è una cosa bruttissima", dice il sindaco di Robbio, il primo ad aver realizzato un test sierologico per  i suoi cittadini. 

Tale informazione è finita all’interno della documentazione per un esposto contro l’affidamento diretto alla multinazionale sopra citata [26]. La Procura di Milano ha aperto un fascicolo conoscitivo per tale azione di incarico alla Diasorin, in collaborazione con il Policlinico San Matteo di Pavia. Esposto fatto da una impresa concorrente, la TechnoGenetics.

Al 30 aprile vengono dichiarati quindi test sierologici con il risultato di una positività riscontrata sul 62% della popolazione [27].

Le dichiarazioni, legate all’ipotesi di una patente di immunità tanto paventata in altri paesi occidentali contrasta sulla potenziale efficacia di uno strumento del genere.
L’affidabilità dei test disponibili fino ad oggi non offrono margini tali da poter imporre qualcosa di lontanamente immaginabile considerando la presenza di falsi positivi e negativi ancora non del tutto accertati.

CONCLUSIONI

Una ricostruzione che avrebbe potuto portare molte più fonti in campo e che con difficoltà abbiamo snellito.

E’ evidente il completo flop dei test sierologici considerati i numeri portati in evidenza dalla stessa regione [28] [29] che hanno mostrato una differenza netta tra i 20mila test al giorno dichiarati, rispetto ai 33mila reali svolti in poco più di due settimane.

Le inversioni di rotta del team Gallera/Fontana & co. evidenziano l’inerzia e l’incapacità di chi doveva gestire l’emergenza.
Quindi continue dichiarazioni e smentite che hanno portato questa dirigenza a tornare sui tamponi, come dimostra l’avvio della ricostruzione e la delibera del 12 maggio.

L’11 maggio, sul sito OpenInnovation di Regione Lombardia, compariva il comunicato di ARIA S.p.A. – Digital company e centrale acquisti di Regione Lombardia – inerente la manifestazione di interesse per l’affidamento delle prestazioni per la ricerca nei tamponi rinofaringei di RNA virale Covid-19, tramite laboratori autorizzati secondo le regole dei rispettivi ordinamenti [30].

Quanto sopra, a riconferma di chi nei giorni antecedenti portava in evidenza l’esistenza si dei test sierologici, ma il mancato potenziamento dei tamponi [31].

Una donazione di privati, per un investimento di 450mila euro, di strumenti per processare 200 tamponi al giorno non è passata inosservata ed è andata a sopperire alle carenze di Regione Lombardia, che arrivata a maggio non ha mai investito in tal senso.

E’ sempre la mancanza di investimenti la notizia che fa da padrona, eppure l’8 maggio è L’Espresso [32] a denunciare “meno scorte agli ospedali, più soldi ai manager: così la giunta ha bloccato i laboratori lombardi”.
La conferma da una delibera del governo regionale che ha tagliato i rifornimenti da Lodi a Brescia.
Fontana e Gallera hanno tolto risorse alla sanità per pagare incentivi ai direttori, lasciando il SSR senza quei reagenti necessari ai tamponi utili per contrastare il coronavirus.

A voi la domanda: chi sono i responsabili?

 

[1] https://www.giornaledibrescia.it/brescia-e-hinterland/test-sierologici-a-pagamento-le-cose-da-sapere-1.3479888

[2] pdfDELIBERAZIONE N° XI / 3131 Regione Lombardia

[3] https://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/20_maggio_13/coronavirus-bergamo-si-test-sierologici-privati-ma-tampone-d-obbligo-2a732e36-94dc-11ea-b53d-888d5c72a186.shtml?refresh_ce-cp

[4] https://www.ecodibergamo.it/stories/premium/Cronaca/test-sierologici-assalto-ai-privati-e-i-tamponi-90120-euro_1354066_11/

[5] https://www.informazionelibera.org/cronaca-sanitaria/bergamo-e-la-valseriana-una-strage-annunciata-i-perche-nell-incompetenza-delle-istituzioni.html

[6] https://www.bergamonews.it/2020/05/07/pochi-test-e-mancata-zona-rossa-ecco-i-motivi-dellepidemia-covid-a-bergamo/370736/

[7] https://www.tpi.it/cronaca/vespignani-coronavirus-intervista-virologi-italiani-e-3t-20200503595940/

[8] https://www.bergamoesport.it/remuzzi-stop-alla-quarantena-medievale-ora-serve-la-mitigazione-dellepidemia/

[9] https://www.informazionelibera.org/professioni-e-sanita/covid19-seimila-decessi-risultato-di-anni-di-tagli-alla-sanita.html

[10] https://it.businessinsider.com/mi-sono-ammalata-forse-di-covid-19-poi-sono-guarita-forse-e-mi-sono-riammalata-forse-nella-totale-indifferenza-della-sanita-lombarda/?ref=fbpr

[11] https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2883944521697417&id=484438638314696

[12] https://www.valseriananews.it/2020/05/11/stefania-farmacista-di-gandino-scrive-a-fontana-e-gallera-test-a-calciatori-e-a-noi-no/

[13] https://www.valseriananews.it/2020/05/07/la-polizia-locale-di-nembro-chiede-i-test-sierologici-la-riposta-e-no-non-sono-previsti-per-le-forze-dellordine/

[14] https://www.valseriananews.it/2020/05/01/mancanza-di-tamponi-la-paura-di-alzano-finisce-sui-muri/?_thumbnail_id=64956

[15] https://www.valseriananews.it/2020/05/06/noi-medici-abbandonati-dal-sistema-e-ora-malati-immaginari/

[16] https://www.tpi.it/cronaca/coronavirus-azienda-brescia-esporta-mezzo-milione-di-tamponi-in-usa-20200319569475/

[17] pdfAi Direttori Generali ATS

[18] https://www.valseriananews.it/2020/03/27/coronavirus-regione-lombardia-allarga-il-tampone-a-chi-ha-un-solo-sintomo/

[19] https://www.valseriananews.it/2020/03/28/gallera-in-lombardia-mai-pensato-di-fare-tamponi-a-tappeto/

[20] https://www.valseriananews.it/2020/04/07/gestione-della-pandemia-i-7-errori-denunciati-dallordine-dei-medici/

[21] https://www.valseriananews.it/2020/04/07/case-di-riposo-la-denuncia-della-cgil-nessun-tampone-a-operatori-e-ospiti/

[22] https://www.valseriananews.it/2020/04/11/attivati-i-tamponi-nelle-rsa-della-bergamasca/

[23] https://www.valseriananews.it/2020/04/17/coronavirus-la-lettera-di-50-medici-agli-italiani/

[24] https://www.valseriananews.it/2020/04/21/gallera-dal-23-aprile-al-via-test-sierologici-in-aree-bergamo-brescia-lodi-e-cremona/

[25] https://www.la7.it/piazzapulita/video/coronavirus-chi-ha-frenato-i-test-in-lombardia-30-04-2020-322492

[26] https://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/test-sierologici-aperta-uninchiesta-dopo-lesposto-contro-laffidamento-dirett_1353721_11/

[27] https://www.valseriananews.it/2020/04/30/test-sierologici-positivi-62-della-popolazione-23-degli-operatori-sanitari/

[28] https://www.valseriananews.it/2020/05/10/lombardia-nuove-regole-sui-tamponi-prescritti-dai-medici-anche-a-domicilio-ma-solo-per-i-nuovi-casi/

[29] https://www.lombardianotizie.online/coronavirus-33306-test-sierologici/

[30] https://www.openinnovation.regione.lombardia.it/it/b/572/covidmanifestazionediinteresseurgentepertamponirinofaringeidirna

[31]

https://www.valseriananews.it/2020/05/08/regione-lombardia-2mln-per-i-sierologici-e-nessun-potenziamento-dei-tamponi/

[32] https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2020/05/08/news/delibera-lombardia-tagli-1.348029

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