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Sabato, 25 Giugno
La pandemia si spegnerà (se lo vogliamo)

Abbiamo tracciato la pandemia da Covid 19 per filo e per segno. Elaborato grafici e diramato bollettini sull’andamento dei “casi” dal primo giorno della comparsa del virus. Abbiamo preteso di controllare il fenomeno per provare a fermarlo.

In principio era la pandemia e la pandemia era presso il paziente zero…(la pandemia era dio?).

Abbiamo temuto e rispettato la pandemia come un dio. Addirittura ci siamo sentiti noi stessi il dio della pandemia quando abbiamo imposto limiti e regole, concordato postulati, giudicato i malati (dividendoli in degni e indegni), imposto cacce all’untore (presunto) e castighi, fino a trasmettere in televisione alcuni pentimenti pronunciati sul letto di morte.

Ora, chi stabilirà la fine della pandemia?

Se lo chiedono gli studiosi David Robertson e Peter Doshi  in un articolo sul British Medical Journal che trovate qui. E che si conclude con queste parole:

La pandemia di Covid-19 sarà finita quando spegneremo i nostri schermi e decideremo che altre questioni sono ancora una volta degne della nostra attenzione. A differenza del suo inizio, la fine della pandemia non sarà trasmessa dalla televisione”.

Prima considerazione: la pretesa di controllare un fenomeno per sua natura incontrollabile, ci ha dapprima illuso, nel mentre reso schiavi e, infine, depresso.

Scrivono gli autori: “Le tabelle, con i loro pannelli di numeri, statistiche, curve epidemiche e grafici multicolori hanno imperversato sui nostri teleschermi, sui nostri computer e sui nostri smartphone. Al centro c’è il fascino dell’obiettività e dei dati a cui aggrapparsi in mezzo all’incertezza e alla paura”.

“Le tabelle hanno aiutato le popolazioni a concettualizzare la necessità di un rapido contenimento e controllo,  orientando le sensazioni del pubblico, alimentando la pressione per l’imposizione di contromisure e contribuendo a mantenere un’aura di emergenza. Danno la sensazione che le cose siano sotto controllo quando i casi si riducono a seguito di determinate contromisure, ma possono anche generare un senso di impotenza e di catastrofe imminente quando i casi aumentano”.

Così è successo. Definiamo e misuriamo tutto ma capiamo sempre meno.

“Non esiste una definizione universale dei parametri epidemiologici della fine di una pandemia. In base a quali parametri potremo allora sapere che è effettivamente finita? L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la pandemia di Covid-19, ma chi ci dirà quando sarà finita?”

Quando finirà la pandemia?

“L’ubiquità delle tabelle ha contribuito a creare la sensazione che la pandemia finirà quando tutti gli indicatori dei grafici raggiungeranno lo zero (infezioni, casi, decessi) o 100 (percentuale di vaccinati). Tuttavia, le pandemie respiratorie del secolo scorso dimostrano che la fine non è chiara e che la conclusione della pandemia andrebbe intesa come la ripresa della vita sociale, non il raggiungimento di specifici obiettivi epidemiologici”.

Gli autori ripercorrono tre pandemie del passato, l’influenza spagnola del 1918, l’ asiatica del 1957 e quella di Hong Kong del 1968 e riportano il parere di alcuni storici, i quali hanno osservato che lo stress provocato dalle procedenti ondate pandemiche è stato inferiore a quello di oggi e le interruzioni della vita sociale sono state ben più fugaci di quelle dovute alla Covid.

Il monitoraggio assiduo impedisce il ritorno alla normalità

“La storia suggerisce che la fine della pandemia non seguirà semplicemente il raggiungimento dell’immunità di gregge o una dichiarazione ufficiale, ma piuttosto avverrà gradualmente e in modo non uniforme man mano che le società cesseranno di essere tutte logorate dalle misure scioccanti della pandemia. La fine della pandemia è più una questione di esperienza vissuta, e quindi è più un fenomeno sociologico che biologico.

Alcuni storici hanno osservato che le pandemie non si concludono quando cessa la trasmissione della malattia ma piuttosto quando, nell’attenzione del pubblico in generale e nel giudizio di alcuni media e delle élite politiche che modellano quell’attenzione, la malattia cessa di essere degna di nota. Le tabelle sulla pandemia forniscono carburante senza fine […] anche quando la minaccia è bassa.

Prendere le distanze da queste tabelle potrebbe essere l’azione più potente per porre fine alla pandemia. Questo non significa nascondere la testa sotto la sabbia. Piuttosto, è un riconoscere che nessun insieme di misurazioni potrà dirci quando la pandemia sarà finita”.

Gioia Locati
Nell’autunno del 2007 ho scoperto di avere un tumore al seno, da allora la mia vita è cambiata profondamente ma non in peggio.
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