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Mercoledì, 02 Dicembre
Precariato femminile. Il lavoro delle donne in tempi di pandemia

La pandemia Covid-19 non è solo un problema di sanitario, ma è anche uno shock profondo per la nostra società e per la nostra economia.

Le incertezze e le difficoltà create dal diffondersi del virus rischiano di aggravare ulteriormente una situazione, già critica, come quella relativa all’occupazione femminile.
Un dato su tutti, in un anno, oltre 37.000 neomamme lavoratrici hanno rassegnato le dimissioni dal proprio posto di lavoro.

La motivazione più ricorrente è la difficoltà nel conciliare gli impegni lavorativi con la necessità di dover accudire i figli, in particolar modo i più piccoli.
Difficoltà amplificata dal fatto che, in epoca di pandemia, spesso viene meno il preziosissimo supporto dei nonni, impossibilitati nell’accudire i propri nipoti a causa dell’isolamento che viene loro “consigliato” per ragioni di salute.

Se non ci si può permettere costosi asili nido o baby-sitter, non si ha altra alternativa che le dimissioni.

La rivista di economia Forbes, in una recente pubblicazione, dichiara che gli interventi finalizzati a sostenere il lavoro delle numerose mamme lavoratrici, come il bonus baby-sitting o i congedi parentali straordinari, possono essere uno strumento utile in fase d’emergenza ma non nel lungo periodo.
Dati ufficiali del rapporto Istat sull’occupazione del 26 febbraio 2020 dicono infatti che la cura dei figli rappresenta una forte limitazione in termini di tasso d’occupazione femminile.

Emblematico è il dato che, in Italia, l’11,1% delle donne che ha avuto almeno un figlio nella vita non ha mai lavorato per prendersi cura dei figli, valore assai distante dalla media europea stimata intorno al 3,7%.
La nascita di figli comporta la scelta dell’interruzione dell’attività lavorativa per l’11% delle donne con un solo figlio, del 17% nel caso di due figli e del 19% nel caso ne abbia avuti 3 o più.

I dati del rapporto Istat sono precedenti al diffondersi del Covid-19 e gli effetti della pandemia non possono che aver incrementato questa tendenza.
Ne dà conferma una recente ricerca dell’Università Bicocca di Milano che ha segnalato che, causa le condizioni create dal Covid-19, una mamma su tre pensa di lasciare il posto di lavoro se continuerà la didattica a distanza.

Circa il 65% delle madri ritiene infatti che la didattica a distanza non sia compatibile con il lavoro.
Durante il lockdown le mamme dedicavano in media 4 ore al giorno ad aiutare i figli, sostituendosi al ruolo educativo delle scuole.
In pratica un secondo lavoro part-time quello generato della DAD, che si somma a quello vero che, in modalità di smart-working, ha l’aggravante di annullare i confini tra la vita privata e quella lavorativa.

E se, in aggiunta a questo quadro non certamente idilliaco, malauguratamente un figlio fosse costretto all’isolamento domiciliare?

In una recente nota dell’INPS si legge che:

Se un figlio è venuto a contatto con persone positive ed è in attesa del tampone stabilito dall'Asl, il lavoratore non può essere considerato in malattia.
 Se il figlio ha meno di 14 anni può usufruire del congedo retribuito al 50%.
Se il figlio ha più di 14 anni, al momento, non ci sono alternative se non usufruire di ferie o permessi non retribuiti finché non arriva l'esito del tampone.
In assenza del provvedimento dell'Asl nessun medico può certificare una malattia che non è ancora conclamata.

Dalla padella alla brace!

Accrescere la partecipazione delle donne alla forza lavoro e aumentare il loro tasso di occupazione è di primaria importanza per centrare l'obiettivo principale della strategia Europa 2020, che punta a raggiungere un tasso di occupazione del 75 % della popolazione di età compresa fra 20 e 64 anni entro il 2020.

Le donne possono dare un consistente impulso alla crescita economica e attenuare i rischi che incombono sulla società e sulle finanze pubbliche.

Considerato lo stato attuale delle cose, con le nuove e continue restrizioni a cui saremo soggetti fino a quando durerà la pandemia, con i conseguenti problemi economici e la crisi del mercato del lavoro, questo obiettivo ha il sapore di un’utopia.

Ma se il miglior sistema di distruggere un’utopia è realizzarla, questo sarà finalmente possibile quando si ragionerà attraverso una visione strutturata e ragionata di azioni da intraprendere per la tutela del lavoro femminile e non solo attraverso strumenti di sostegno emergenziali e temporanei.

L’economista britannico John Maynard Keynes scriveva che la credenza che niente cambi viene sia da una cattiva visione, sia da una cattiva fede.
La prima si corregge, la seconda si combatte!

 

Fonti:

  1. AGI | 11/08/2020 | Una mamma su tre pensa di lasciare il lavoro se continua la didattica a distanza
  2. FORBES | 10/05/2000 | Mamme super lavoratrici nel lockdown, ma ora rischiano di dover scegliere tra lavoro e figli piccoli
  3. ANSA | 24/06/2020 | Figli e occupazione, in un anno 37mila neo-mamme hanno lasciato il lavoro
  4. LA STAMPA | 11/10/2020 | Coronavirus, l’isolamento domiciliare è una malattia? L’Inps fa chiarezza
  5. ISTAT | 26/02/2020 | Misure a sostegno della partecipazione delle donne al mercato del lavoro e per la conciliazione delle esigenze di vita e di lavoro
  6. ISPETTORATO NAZIONALE DEL LAVORO | Relazioni annuali sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri
  7. pdfANPAL | Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro | Evidenze degli effetti della crisi sanitaria sulla dinamica dei rapporti di lavoro
  8. INPS | Osservatorio sul precariato: pubblicati i dati di giugno 2020
  9. INPS | Settori essenziali vs settori bloccati per la crisi pandemica: un’analisi dei rapporti di lavoro Uniemens
  10. EC EUROPA | European Commission | Scheda tematica per il semestre europeo - Le donne sul mercato del lavoro

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