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Martedì 11 Dicembre 2018
Vaccinazioni pediatriche: la comunità arabo-islamica rompe il silenzio

Gli stranieri in Italia di fede musulmana sono moltissimi, il nostro paese vede la maggiore presenza, nell'ordine, in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.
L’eterogeneità di tale presenza complica il dialogo con le istituzioni locali. L’islam chiede integrazione, ma le resistenza sono molte, e vanno oltre ai costumi occidentali e ai valori democratici, e investono anche la questione prettamente sanitaria, fino ad arrivare al tema della prevenzione e quindi della inoculazione dei vaccini.

Sono molte le segnalazioni da parte di genitori musulmani che denunciano a comitati e associazioni problemi dopo la vaccinazione dei propri figli, ma la scarsa informazione e la difficoltà ad accedere a quegli strumenti per la segnalazione di una reazione avversa, anche grave, emerge nettamente tra le interviste fatte.

E' chiaro che le analisi demografiche in termini assoluti danno i maggiori numeri a Milano e Roma, ma ci sono città che contano una percentuale elevata che porta il rapporto al 6% del totale della popolazione locale, conferendo proprio alla città di Brescia la carica di "capitale islamica d'Italia".
Parliamo di ben oltre due milioni di persone che hanno scelto di vivere nel nostro paese, che insieme a tutti noi italiani devono affrontare gli stessi problemi, le stesse paure, ma con l'aggravante di non ottenere dagli enti preposti una informazione chiara che può derivare anche dal fatto che non esiste materiale informativo trasparente tradotto nella loro lingua.

La nostra redazione, attraverso propri inviati, ha voluto avviare indagini in varie regioni, in diverse comunità arabe.
La diffidenza che abbiamo respirato è tanta; genitori da sempre sospettosi, scettici, sfiduciati, quando hanno a che fare con le istituzioni sanitarie.
Si sentono spesso sbefeggiati anche solo per la non padronanza della lingua, vengono trattati come degli ignoranti e anche con ostilità.

Consideriamo che stime a livello ufficiale sono arrivate ancora nel 2010 dallo statunitense PEW Research Centre, che valutava la presenza in Italia di musulmani residenti (regolari e rifugiati), pari al 3,7% della popolazione complessiva.
I dati forniti dal 2010 al 2016 hanno restituito l'elenco dei primi 10 paesi per presenza nel nostro paese: Marocco, Albania, Bangladesh (+49% in sei anni), Egitto (+24%), Pakistan (+43% e con la più grande comunità a Brescia), Senegal (+25%), Tunisia, Nigeria (+65%), Kosovo (+81%) e Macedonia.

Il primo reportage è arrivato questa mattina, dalla provincia di Bergamo, dove la presenza della comunità arabo-islamica è particolarmente forte, tanto da vedere diverse classi scolastiche con una percentuale che va dal 20 al 30% degli alunni.

La nostra inviata, italiana ma ben introdotta nella comunità avendo buona padronanza della loro lingua, ha potuto quindi abbattere quelle barriere di diffidenza e parlare con alcuni esponenti, genitori, madri, che hanno potuto parlare anche del loro paese di provenienza (principalmente, in questo caso, proprio dal Marocco).

La testimonianza raccolta riguarda le conseguenze dell'inoculazione del vaccino MPR (teoricamente finalizzato alla prevenzione di malattie come morbillo, parotite e rosolia), e a parlare sarà Fatima, una delle esponenti di questa comunità, madre di tre figli.
Uno di questi con l'autismo, e la risposta non si è fatta attendere quando la madre conferma che il cambiamento nell'interazione sociale registrata nel figlio l'ha vista iniziare proprio dopo l'inoculazione del vaccino.

Vi lasciamo al reportage, evidenziando alcuni aspetti importanti che sono stati registrati durante le indagini:

  • mancanza di informazione sul tipo di vaccino e sui suoi eventuali rischi e nemmeno alcun foglietto illustrativo
  • nessuna preoccupazione da parte del personale medico sul livello di comprensione del materiale fornito e della lingua italiana, considerando che spesso i moduli sottoposti per la firma risultano ostici perfino a un madrelingua
  • atteggiamento infastidito e aggressivo del personale, quando lo stesso si vede porre domande da stranieri

Fatima racconta che prima della vaccinazione MPR, Adam era un bambino molto vivace e intelligente, che comprendeva benissimo l'arabo e che diceva le sue prime parole, in particolare “mama” e “baba” (“mamma” e “papà”).

... il bambino perse progressivamente l'uso della parola, faticando anche a comprendere quello che gli veniva detto dai genitori ...

... giorno dopo giorno prese a regredire, perdendo l'interesse verso il mondo circostante ...

... fu confermata la diagnosi di autismo e, da quel momento in poi, il bambino venne ricoverato per ben sette volte, tra il 2009 e il 2016, presso l'Unità Operativa di Psicopatologia dell'Età Evolutiva ...

... a maggio del 2016 ebbe contrazioni addominali tali da impedirgli di mantenere la stazione eretta e discinesie a livello del collo e del capo ...

 

Siamo nel comune di Bonate Sopra, nella provincia di Bergamo. Qui, la presenza della comunità arabo-islamica è particolarmente consistente, tanto che in diverse classi, costituiscono anche il 20-30% degli alunni.

Recentemente ho socializzato con alcune mamme della scuola elementare di mio figlio ed una mattina sono stata invitata a bere un tè con loro. Eravamo cinque donne, delle quali ero l'unica italiana.
Fra noi c'era anche Fatima, mamma di tre figli, di cui uno autistico.
Mi permetto di chiederle quando si è accorta della malattia del figlio. Pur non aspettandosi questa domanda, Fatima mi dice subito, senza mezzi termini, che suo figlio ha iniziato a cambiare subito dopo l'inoculazione del vaccino MPR (morbillo, parotite, rosolia).

Le altre donne presenti la guardano incredule, perché mai, prima di allora, avevano sentito che un vaccino potesse causare problemi. Io, invece, la guardo con gli occhi di chi ha già sentito questa storia - ahimè - troppe volte. Inizio, quindi, a farle alcune domande per cercare di capire come si sono svolti i fatti e se lei sia mai stata debitamente informata dal personale sanitario sugli eventuali rischi della suddetta vaccinazione.

Fatima racconta di avere un problema al fegato che comporta spesso valori alti delle transaminasi e che questo problema era stato riscontrato anche nel secondo figlio, tanto che, nel suo caso, le vaccinazioni previste furono rimandate al secondo anno e mezzo di vita del bambino, dopo che i valori erano tornati nella media.

Essendo una madre molto attenta, Fatima decise di sottoporre anche il terzo figlio (nato il 30 settembre del 2010) ad esami clinici per verificare il valore delle transaminasi.
La sua scrupolosità si rivelò giustificata, perché anche in Adam furono riscontrati valori fuori norma e, così, Fatima si recò dal pediatra, esami alla mano, per chiedergli come procedere in merito al calendario vaccinale.
Il pediatra la rassicurò, perché per lui non vi era alcuna controindicazione e, anzi, la invitò a procedere tempestivamente con la vaccinazione del figlio.

Fatima racconta che prima della vaccinazione MPR, Adam era un bambino molto vivace e intelligente, che comprendeva benissimo l'arabo e che diceva le sue prime parole, in particolare “mama” e “baba” (“mamma” e “papà”). Un'amica presente conferma tutto.

Fidandosi del parere del pediatra, Fatima portò Adam all'ASL per eseguire le vaccinazioni.
Così, il 2 gennaio 2012 fu somministrata al figlio la prima dose del vaccino MPR. Non le fu data alcuna informazione sul tipo di vaccino e sui suoi eventuali rischi e nemmeno alcun foglietto illustrativo dell'MPR.
Infatti, dal personale sanitario arrivò solo una domanda sullo stato di salute generale del bambino in quel momento.
Le fu chiesto di firmare un modulo – nuovamente, senza alcuna spiegazione di che cosa stesse per firmare e senza sincerarsi del suo livello di comprensione dell'italiano, soprattutto trattandosi di moduli solitamente redatti con una terminologia specifica, la cui piena comprensione risulta ostica anche a madrelingua con un buon livello di istruzione – per autorizzare la somministrazione del vaccino in questione e si procedette.
Poi, le chiesero di aspettare una ventina di minuti fuori dalla porta, senza che qualcuno le spiegasse il motivo di questa attesa.

Adam si addormentò quasi subito. Dormì fino a casa e continuò perfino dopo il trasbordo dal passeggino al letto, con grande sorpresa di Fatima: era la prima volta in assoluto che succedeva! Inoltre, il bambino continuò a dormire nonostante i tentativi di svegliarlo da parte della madre.

Solo diverse ore dopo, si svegliò, ma con la febbre molto alta. Quasi subito, lei lo vide diverso.
Nei giorni successivi, il bambino perse progressivamente l'uso della parola, faticando anche a comprendere quello che gli veniva detto dai genitori e che aveva sempre dimostrato di capire bene sino ad allora.
Fatima ricorda bene che, a un mese di distanza dalla somministrazione del vaccino, la situazione precipitò: Adam aveva frequenti crisi di pianto e continuava a perdere bava dalla bocca per tutto il giorno.
La madre, spaventata, lo portò quindi dal pediatra che, per tutta risposta, le diede un farmaco per le gengive doloranti perché, a suo dire, non aveva riscontrato alcun problema alla gola o di altra natura. Il bambino non migliorò. Anzi, giorno dopo giorno prese a regredire, perdendo l'interesse verso il mondo circostante.

Fatima tornò allora dal pediatra, chiedendogli di prescrivere accertamenti per capire cosa stesse succedendo al suo bambino e ipotizzando sin da subito che si potesse trattare di un caso di autismo. In quel periodo, con i pochi mezzi che aveva e ritrovandosi completamente sola, iniziò a leggere e informarsi. Il pediatra le disse, però, che non era necessario alcun accertamento e, solo dopo il duro intervento del marito – spazientito da tanta inerzia –, si convinse a dare loro una impegnativa per una visita al bambino presso la neuropsichiatria di Bonate Sotto.

Purtroppo, in quella sede le fu confermata la diagnosi di autismo e, da quel momento in poi, il bambino venne ricoverato per ben sette volte, tra il 2009 e il 2016, presso l'Unità Operativa di Psicopatologia dell'Età Evolutiva del Polo “Bosisio Parini” (Lc) dell'Istituto “Eugenio Medea”, per controlli clinico-funzionali. A maggio del 2016 ebbe contrazioni addominali tali da impedirgli di mantenere la stazione eretta e discinesie a livello del collo e del capo.

Nonostante nel referto siano riportate le osservazioni della madre circa i cambiamenti del bambino dopo la vaccinazione MPR, Adam è stato sempre successivamente vaccinato secondo il calendario vaccinale e, come se non bastasse, in data 3 ottobre 2015, gli vengono somministrati contemporaneamente il vaccino MPR e il vaccino quadrivalente (polio Salk, tetano, difterite, pertosse).

Oggi Adam è un bambino autistico, con un grave ritardo cognitivo. Per lui e per la sua famiglia, la vita è cambiata, probabilmente, per sempre.

La storia di Adam sorprende e nello stesso tempo preoccupa le donne presenti quella mattina. Mai si erano interrogate su cosa fosse in realtà un vaccino, ignorando completamente la possibilità di eventuali rischi.
Raccontano che in Marocco vaccinarsi è percepito come un atto normale e che è la prima volta che sentono, nella loro vita, della possibilità di problemi derivanti dalla stessa vaccinazione.

Data la mia buona fede, le invito ad informarsi e, in seguito al nostro incontro, il 29 di novembre, le accompagno all'ASL per richiedere copia dei foglietti illustrativi.
Il personale sanitario è molto sorpreso nel vedere donne di origine straniera porre loro tale richiesta e assume subito un atteggiamento infastidito e, al tempo stesso, aggressivo.

Addirittura Khadigia, madre di due bambini, uno di 6 anni e l'altro di appena 4 mesi e prossimo a ricevere la successiva dose di vaccino esavalente, racconta che l'infermiera della ASL di Ponte San Pietro, oltre ad essere stata molto scortese, le ha ricordato che potrà evitare di sottoporre il bambino alle vaccinazioni previste soltanto se dovesse avere “la febbre a 40”, che “sotto quella temperatura, non vi è alcuna possibile controindicazione alla vaccinazione” e che, nel caso in cui non si fosse presentata, “avrebbe perso ogni diritto a far vaccinare il proprio figlio” (!).
Però Khadigia, pur non capendo la ragione di tanta ostilità gratuita, non molla e chiede anche le schede tecniche delle vaccinazioni, che le vengono  negate! A questo punto, si dice che, forse, è davvero il caso di informarsi con cura.

Mi chiede, d'accordo con le altre mamme, un incontro informativo collettivo e, dato che mio marito conosce molto bene la lingua araba, decidiamo di accettare, purché partecipino anche i mariti.
Faccio loro presente che decidere di vaccinare o meno il proprio figlio è una scelta che richiede consapevolezza e responsabilità di entrambi i genitori e che, pertanto, deve essere presa insieme, anche perché nel clima attuale, venutosi a creare in seguito al grave inasprimento della legge in materia di vaccinazioni pediatriche (in cui è negata, di fatto, la libertà di scelta), questa non sarà una decisione semplice. L'incontro viene fissato per domenica, 2 dicembre 2018.

Mi ringraziano caldamente per questa opportunità ed io ringrazio loro, in particolare Fatima, per essere stata così disponibile a rispondere alle mie domande, per aver ripercorso con me la storia del suo bambino – rivivendo momenti di grande dolore – e, soprattutto, perché la sua storia è una preziosa testimonianza che deve essere raccolta e ascoltata anche dalla comunità di cui fa parte, perché venga rotto il silenzio, arrivi un messaggio forte sulla necessità di informarsi e si cominci a vedere il tema delle vaccinazioni pediatriche in modo più critico, razionale e consapevole.

Nel reportage viene citato un incontro organizzato proprio per questa comunità araba presente nella provincia di Bergamo.
Nell'incontro, che si terrà domani, si è chiesto agli organizzatori cosa sarà trattato.
Gli stessi ci hanno anticipato che verranno spiegate quali sono le malattie per cui sono previsti i vaccini obbligatori e le relative modalità di contagio, verranno letti i foglietti illustrativi e date informazioni che oggi purtroppo sono negate presso le istituzioni sanitarie locali.

Inoltre, verrà spiegato che esiste una legge che prevede il risarcimento delle famiglie nel caso di comprovati danni da vaccino, e verranno mostrati i risultati di alcuni studi scientifici che mettono in guardia circa la pericolosità di alcune vaccinazioni.

In particolare, i relatori si concentreranno su due questioni di carattere bioetico di primaria importanza per i fedeli musulmani, ossia la presenza di materiale fetale e/o animale nei vaccini attualmente somministrati alla popolazione in età infantile, alle sperimentazioni in corso, al principio di precauzione, all’importanza degli esami diagnostici prevaccinali.

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