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Lunedì, 24 Giugno
Uno strano sentore di GSK aleggia nelle stanze del potere

La 12a Commissione Igiene e Sanità in Senato, presieduta dal senatore Pierpaolo Sileri, ha in calendario per ottobre 2018 la discussione del DDL 770 in materia di prevenzione vaccinale. Il DDL 770/2018 si propone di superare la legge 119/2017 (cosiddetta “legge Lorenzin”), che ha stabilito l’obbligo - fino ai 16 anni di età - per dieci vaccini.

Considerato il fatto che la 119/2017 e le successive circolari hanno generato un gran caos e provocato una vera e propria spaccatura sociale - producendo comportamenti arbitrari da parte dei dirigenti scolastici, i quali hanno proceduto a espulsioni prima ancora del decorrere dei termini previsti dalla legge, fino ad arrivare, di recente, all’intervento dei NAS (azione che, in mancanza di qualunque epidemia e urgenza, appare eccessiva) - la prospettiva di una nuova legge in materia sembrerebbe una buona notizia.

Una rapida lettura di alcuni punti del DDL 770/2018, tuttavia, ci porta a rivedere il primo entusiasmo.

A titolo esemplificativo, il suddetto DDL nella bozza attuale:

  • non indica quali siano i vaccini potenzialmente obbligatori, riportando tutto al “piano nazionale di prevenzione vaccinale”: e poiché l’impianto della nuova legge legittima il concetto di “immunità di gruppo” (con il relativo corollario di “soglie di copertura”), ogni scostamento dagli obiettivi fissati dal piano di prevenzione potrà motivare piani straordinari di intervento;
  • prevede, per i bambini in età scolare obbligatoria, non solo le sanzioni amministrative ma anche una non altrimenti specificata “esclusione temporanea”;
  • non indica alcun limite di età per l’eventuale obbligo.

Si apre, insomma, uno scenario dai contorni ampi e sfumati, capace di comprendere e abbracciare tante future decisioni, a seconda delle “priorità” che in un dato momento le istituzioni riterranno inderogabili, e che apre la strada - almeno potenzialmente - a un trattamento sanitario continuo e diffuso.

Per stemperare tanto pessimismo si potrebbe credere che, in fondo e in fin dei conti, le istituzioni (politiche e mediche) non faranno altro che prendere, di volta in volta, le decisioni migliori per la salute dei cittadini, stabilendo e modulando l’obbligo sulla base di reali e comprovate emergenze.
Quasi saremmo stati tentati di crederlo, almeno per un attimo. Ma la cruda realtà, che non ci vuole dormienti, ci sbatte contro il muso una serie di indizi che aspettano solo di essere ricomposti.

Il primo indizio risale ormai a settembre 2014, quando tutto ebbe inizio: fu allora che, quasi sotto silenzio (perché la portata di quell’accordo si è potuta valutare solo in tempi più recenti), si consumò il primo atto della tragedia in corso: l’investitura, sotto gli alti auspici dell’allora presidente americano Obama, dell’Italia quale “capofila per le strategie vaccinali a livello mondiale”. Erano presenti il ministro della Salute (Beatrice Lorenzin) e il presidente dell’AIFA (Sergio Pecorelli) (http://www.aifa.gov.it/content/italia-capofila-le-strategie-vaccinali-livello-mondiale).

Secondo indizio: a inizio 2015 GlaxoSmithKline (GSK) acquisisce il ramo vaccini di Novartis (https://www.novartis.it/news/novartis-annuncia-il-completamento-delle-transazioni-con-gsk).

Terzo indizio: a dicembre 2015 Sergio Pecorelli, presidente dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) è costretto a dimettersi “sotto i colpi delle accuse di conflitto di interessi: troppi legami con le aziende farmaceutiche che producono vaccini” (https://www.corriere.it/cronache/15_dicembre_16/conflitto-interessi-farmaci-pecorelli-lascia-l-aifa-43651672-a402-11e5-900d-2dd5b80ea9fe.shtml).

Quarto indizio: nel primo quadrimestre del 2016 GSK annuncia l’investimento di un miliardo di euro in Italia, principalmente nel campo dei vaccini (http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/imprese-e-mercato/2016-04-13/vaccini-e-farmaci-glaxo-scommette-1-mld-italia-094838.php?uuid=ACzsSh6C&refresh_ce=1).

Quinto indizio: a maggio 2017, per l’intervento della Procura di Torino, sono resi pubblici i dati AIFA sulle reazioni avverse per il periodo 2014-2016 (http://www.informasalus.it/it/articoli/documento-riservato-aifa.php).

Sesto indizio: a luglio 2017 viene modificato il bugiardino dell’esavalente Hexyon (vaccino già sottoposto a monitoraggio addizionale) e scompare il riferimento alla somministrazione non oltre i 24 mesi di età (https://www.terranuova.it/News/Salute-e-benessere/Vaccini-il-bugiardino-dell-esavalente-Sanofi-modificato-dopo-l-ok-al-decreto).

Nel mezzo tutta la storia recente: dal decreto 73/2017 divenuto legge 119/2017 alle varie circolari amministrative, dagli abusi d’ufficio con le prime immotivate esclusioni scolastiche alle nuove elezioni politiche, fino alla confusione degli ultimi mesi, con i nuovi rappresentanti del popolo incapaci di prendere una posizione coerente sul tema vaccinale.

Un ultimo indizio: per il giorno 9 ottobre 2018 (a ridosso dei lavori della 12ma Commissione Igiene e Sanità relativi al DDL 770/2018) GSK sarà presente alla conferenza internazionale “Global Health: l’Italia driver di best practice” presso la Biblioteca del Senato (la stessa istituzione in cui si troverà a lavorare la suddetta Commissione).
Tra gli ospiti Rino Rappuoli, Chief Scientist & Head of External Research and Development di GSK Vaccines, e Allan Saul, direttore GSK Vaccines Institute for Global Health.
[Mentre – lo diciamo per dovere di cronaca – la presenza del senatore Pierpaolo Sileri (presidente della solita Commissione), originariamente prevista, pare sia stata sospesa.]
“L’iniziativa, organizzata in collaborazione con GlaxoSmithKline-GSK”, si legge nel comunicato stampa, “è volta ad esprimere la dimensione strategica per l’Italia nell’ambito della cooperazione internazionale sui temi della salute globale.”

In tutta questa vicenda c’è, inutile negarlo, tanto GSK.

Per noi appassionati di puzzle, un ulteriore tassello: per la discussione del DDL 770/2018 il Senato ha deciso l’iter con commissione “redigente”. Questo significa che il testo della legge così come uscirà dalla 12ma Commissione Igiene e Sanità sarà integralmente votato dalle Camere senza possibilità di modifica: il testo non sarà discusso in Parlamento e l’Assemblea potrà soltanto procedere con dichiarazione di voto e votazione finale.

Ci limitiamo a constatare, per il momento, come un tema tanto controverso e complicato sia lasciato nelle sole mani di una Commissione, sottratto perciò alla discussione pubblica e a un confronto aperto e accessibile.

In queste condizioni, la sola possibilità di presentare un punto di vista diverso da quello “ufficiale” viene dalle audizioni in Commissione Igiene e Sanità: diventa quantomai essenziale che tali audizioni siano aperte - con i sufficienti spazi e la possibilità effettiva di presentare le proprie motivazioni - alle associazioni e ai gruppi che, da anni attenti a questa tematica, hanno da presentare quel “rovescio della medaglia” che viene continuamente negato e che, invece, sarebbe da prendere nella giusta considerazione.

Lo scenario è preoccupante e bisogna evitare che si produca una legge non solo incapace di articolare un tema che ha moltissime istanze da tenere presenti e da armonizzare, ma che incorra in eccessi anche peggiori di quella precedente (la “Lorenzin” tuttora in vigore).
Evitare, in sostanza, che una nuova legge crei ancora più confusione e semini definitivamente i germi di una frattura sociale che oggi, invece, avremmo l’occasione di ricomporre.

 

Nota
Nella stessa sessione di lavoro al Senato è prevista la discussione del DDL S.363 a firma Arrigoni, che costituisce un emendamento all’attuale legge 119/2017 volto a eliminare l’esclusione per la fascia 0-6.
Inoltre, c’è un’altra proposta di legge da tenere in considerazione: quella di iniziativa popolare che è stata depositata alla Camera lo scorso 20 settembre e che ha raccolto oltre 75.000 firme in un solo mese.
Per non parlare della relazione finale della Commissione “Uranio impoverito” (https://www.corvelva.it/commissione-uranio), le cui conclusioni da sole varrebbero ad arrestare questo folle processo.

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