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Lunedì, 24 Giugno
Ma le analisi sui vaccini hanno bisogno di "opinion leader" o di scienza e trasparenza?

Il 24 e il 25 gennaio sono stati giorni difficili per il mondo della prevenzione vaccinale, dalla politica alla scienza.
Prima nella sala stampa della Camera dei Deputati, poi presso la conferenza organizzata dall'Ordine Nazionale dei Biologi italiani a Roma, sono state presentate delle analisi su alcuni lotti vaccinali che stanno destando molta preoccupazione per i livelli di contaminanti trovati.

Trattandosi di un tema che non mette d'accordo nemmeno esponenti della politica nello stesso partito, le polemiche sono esplose, con alcune dichiarazioni di prese di distanza nei confronti di chi aveva prenotato la sala stampa.

Chi vuole influenzare la politica nelle proprie scelte non si è fatto attendere, e ha messo in campo tutte le proprie forze per cercare di smontare e denigrare il lavoro di scienziati accreditati e di fama internazionale.
Si leggono notizie con titoli di ogni ordine e grado, come se tutti potessero dire qualcosa su un lavoro a cui non hanno partecipato, ma di cui soprattutto non hanno tutti i dati.
E ovviamente l'attacco non poteva essere che sulle persone, perchè sui dati c'è poco da dire. Indipendentemente dagli errori che qualcuno insinua, è inconfutabile il fatto che in alcuni lotti esaminati si siano trovati DNA animale e colture biologiche che non dovevano essere trovati, alcuni di questi in grado di compromettere l'autoimmunità, infiammazione locale e sistemica, e mutazioni genetiche.
Difronte a tutto questo, a parte una dichiarazione del Ministro Grillo circa il fatto che in questo tipo di eventi dovrebbe essere presente la controparte, dal Ministero ancora silenzio e soprattutto nessuna azione che riguardi almeno il ritiro dei lotti vaccinali analizzati, almeno per quel principio di precauzione necessario per garantire la salute della collettività.

Nei messaggi veicolati dai media e da alcuni "opinion leader" che si occupano di medicina emerge talora un'immagine di "scienza" come di un mondo compatto, di molte certezze e in costante progresso.

"Lo dice la letteratura scientifica", "è la scienza a dirlo", "la comunità scientifica è compatta/concorde/d'accordo..." sono frasi che si sentono diffusamente e a molti cittadini offrono un senso di tranquillità e di sicurezza: la "scienza" opera per il nostro bene, ha sicurezze, garanzie, risposte su molti argomenti e, su alcuni in particolare, "non vi è alcun dubbio".

In una installazione permanente a Milano, "I 7 palazzi celesti", in cima a uno dei palazzi, chiamato Ararat, molto in alto, è arenata una nave: l'arca di Noè. Si può proseguire oltre, contenti così, oppure osservare meglio, e accorgersi che l'imbarcazione ha piuttosto le fattezze di una nave da guerra: e infatti è una nave da guerra. Uno dei messaggi dell'artista, Anselm Kiefer, è un suggerimento a non fermarsi alla prima spiegazione o a quello che ti dicono, e di guardare con maggiore attenzione.

È quello che cercheremo di fare anche in questo ambito.

A molti non sarà sfuggito il termine "opinion leader" che è stato usato all'inizio di questo testo, chiedendosi che cosa sia (oggi il termine è stato sostituito anche da influencer, per quanto ci sono talvolta alcune differenze).
Si tratta di - solitamente - medici o ricercatori, finanziati dall’industria biomedica (aziende farmaceutiche, di dispositivi medici, di tecnologie diagnostiche) per presentare i loro prodotti e i loro studi ai congressi medici, o nelle interviste, nei testi scientifici o divulgativi, in modo da orientare le opinioni, per l'appunto, degli ascoltatori, medici o pubblico.

Tenuto conto che i congressi medici esistono quasi esclusivamente grazie alla sponsorizzazione delle aziende farmaceutiche, si può legittimamente dubitare che i messaggi che ne emergono siano effettivamente sempre il risultato di ricerche, studi e pensieri liberi e indipendenti. Bisogna pensare che i congressi rappresentano un'importante fonte di aggiornamento dei medici che ci curano e che prescrivono i farmaci e altre tecnologie sanitarie.

È vero che a questi eventi vengono presentati dati provenienti da studi scientifici, pubblicati o in via di pubblicazione su riviste scientifiche. Questo dovrebbe fornire la garanzia che si presentino comunque lavori e dati validi.

Purtroppo la situazione è un po' più complicata di quanto appare.

Dal fronte della letteratura scientifica

Va detto che la ricerca è sempre in debito di ossigeno di finanziamenti per condurre gli studi e a questa situazione sopperiscono i fondi privati.

Le aziende farmaceutiche (come tutte le aziende, del resto) finanziano gli studi di loro interesse: li disegnano, li conducono e ne analizzano i dati.
Non di rado i dati, e quindi i risultati, sono proprietà dell'azienda committente, che potrebbe decidere di non pubblicarli se non sono per loro utili o soddisfacenti.
Il disegno dello studio, l'analisi dei risultati, la loro interpretazione, inoltre, possono essere edulcorati e "gestiti" in modo da evidenziare il più possibile i benefici e minimizzare i rischi del prodotto dello sponsor.

Un esempio di questo fenomeno è citato in uno studio di Gennaro et al, in cui è stata mostrata un'enorme differenza tra i risultati di studi pubblici o privati volti a comprendere se vi sia una correlazione fra esposizione ai campi elettromagnetici e alcune patologie come leucemie e tumori.
I risultati dei primi mostrano che i campi elettromagnetici influiscono significativamente e negativamente sulla salute, mentre quelli dei secondi tendono a essere più rassicuranti.
Analogo discorso è emerso con studi che riguardano la pericolosità del fumo di sigaretta, il piombo, l’atrazina, il bisfenolo A e la correlazione fra mercurio e autismo (Kern et al, 2017).

Anche la determinazione degli eventi avversi è un aspetto delicato: diversi interventi sono stati ritirati o hanno ricevuto black box (avviso sulla confezione di un farmaco di prescrizione che mette in guardia i pazienti e i medici prescrittori che il farmaco ha effetti collaterali potenzialmente pericolosi) anni dopo la loro immissione in commercio e dopo essere già costati una fortuna al sistema sanitario.
Talvolta è emerso che l’azienda produttrice aveva intenzionalmente distorto la presentazione degli studi di sicurezza e addestrato i propri informatori a evitare con eleganza domande sulla sicurezza (Stamatakis et al, 2013).

La sponsorizzazione industriale può agire anche a un livello superiore, influenzando proprio l'agenda della ricerca scientifica, cioè il primo passo nella conduzione di uno studio, quello in cui le domande di ricerca vengono formulate, privilegiando linee di ricerca che si concentrano su prodotti o attività in grado di fare business.

Il problema riguarda anche la stesura delle linee guida, cioè i documenti degli esperti che orientano la pratica clinica, non solo perché le rassegne di studi (cioè gli studi che mettono insieme i risultati degli studi di un certo tipo) conservano le parzialità delle singole ricerche, ma anche perché una certa percentuale degli autori (dal 56 al 87%) ha almeno un conflitto di interesse.

La più importante conseguenza è che le decisioni collettive riguardanti come questi prodotti dovrebbero essere resi disponibili sono viziate da conoscenze scientifiche inquinate da interessi privati.
Questo può rappresentare un grave problema, non solo perché vengono promossi o difesi prodotti che potrebbero essere potenzialmente pericolosi, ma anche perché si tende a favorire la produzione di prove focalizzate solo su determinate soluzioni e a distogliere l'attenzione dal considerare altre possibili strategie di sanità pubblica, talvolta più efficaci, spesso più costo-efficaci.

Oltre a questo, va anche detto che a seconda del messaggio che si vuole sostenere, si possono considerare alcuni studi piuttosto che altri, alcune conclusioni piuttosto che altre, utilizzando un meccanismo di attenzione selettiva che dà più peso agli elementi che supportano quanto si vuole dimostrare.

Inoltre, il fatto che la maggior parte della letteratura dica una certa cosa non vuol dire - come abbiamo visto - che delinei un quadro "reale": potrebbe magari solo voler dire che sono stati resi possibili più frequentemente un certo tipo di studi, con un certo disegno e una certa interpretazione dei risultati, poiché questi hanno ricevuto più finanziamenti, molti più finanziamenti.

La letteratura medica è preziosa non solo per quello che dice, ma anche per quello che non dice.

Attenzione: questo non vuole dire che sia tutto da buttare via e che non bisogna credere più in niente.
Significa piuttosto di non affidarsi a corpo morto, per le decisioni mediche individuali o di salute pubblica, alla letteratura medico-scientifica, ma di prenderla per quello che è: un utile strumento in grado di fornire importanti indicazioni, che tuttavia andranno approfondite con gli strumenti dell’EBM (Medicina basata sulle prove).

Anche per questo la coscienza, la conoscenza, il senso critico e l'esperienza del medico (e dei decisori pubblici) nella realtà quotidiana potrebbero essere cruciali per compensare questi limiti, in accordo e in ascolto con le aspettative, i timori, le speranze dei propri pazienti e dei cittadini e, soprattutto, nel loro rispetto. In attesa di soluzioni che tutelino meglio la libertà e l'indipendenza della ricerca medico-scientifica.

 

Bibliografia:

 Barnes DE, Bero LA. Why review articles on the health effects of passive smoking reach different conclusions. JAMA 1998;279:1566-70

 Bero L, et al. Factors associated with findings of published trials of drug-drug comparisons: why some statins appear more efficacious than others. PLoS Medicine 2007;4(6):e184

 Fabbri A, et al. The influence of industry sponsorship on the research agenda: a scoping review. Am J Public Health 2018;108(11):e9-e16

 Gennaro et al. Vizi e virtù dell’epidemiologia e degli epidemiologi. Epidemiologia e Prevenzione 2009; 33 (Suppl 2): 49 - 56.

 Kern et al. Systematic Assessment of Research on Autism Spectrum Disorder (ASD) and Mercury Reveals Conflicts of Interest and the Need for Transparency in Autism Research. Sci Eng Ethics 2017; 23: 1691–718.

 Lundh A, et al. Industry sponsorship and research outcome. The Cochrane database of systematic reviews. 2017;2:Mr000033

 Stamatakis E, et al. Undue industry influences that distort healthcare research, strategy, expenditure and practice: a review. Eur J Clin Invest 2013; 43: 469–75.

 Goldacre B. Effetti collaterali. Ed. Mondadori

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