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Il governo dimissionario regala 100 milioni a Bill Gates

Il governo dimissionario regala 100 milioni a Bill Gates
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3 - 5 minuti di lettura

Per sapere cosa ci attende dopo il voto del 25 settembre è utile sapere che il governo dimissionario sta continuando a legiferare non solo su “questioni correnti”. Ci riferiamo alla sostanziosa donazione di 100 milioni di euro alla Fondazione Gavi di Mr Bill Gates che si occupa di distribuire vaccini ai Paesi poveri. (Sembrerebbe una buona cosa se non fosse che lo scorso gennaio la stessa Gavi ha regalato all’Africa vaccini quasi scaduti e che 100 milioni di dosi sono state bruciate nei falò).

Il nuovo aiuto economico è stato inserito in sordina nel decreto-legge 115 del 9 agosto 2022 dedicato alle misure urgenti su “energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali» (il cosiddetto Decreto Aiuti Bis).

Non se ne è parlato, no, siamo in campagna elettorale. Si vede che si tratta di un regalo di cui non vantarsi…

Il Comitato Internazionale per l’Etica della Medicina (CIEB) ha invece espresso un parere che trovate qui per iscritto.

La donazione è una delle disposizioni dell’articolo 24 del suddetto decreto dedicato alla “prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie» (pag 11-12 della Gazzetta Ufficiale); è stato poi istituito un Fondo ad hoc presso il Ministero dell’economia e delle finanze. Il Fondo disporrà di 200 milioni di euro per l’anno corrente, di cui 100 milioni rappresentano il finanziamento-dono alla Gavi Alliance, sempre “per contrastare la pandemia”.

Per foraggiare il nuovo Fondo, lo stesso decreto prevede di “alleggerirne” uno varato nel 2020 presso lo stesso ministero delle Finanze (vi erano agevolazioni per Imu, contributi previdenziali e assistenziali, congedi straordinari genitoriali e bonus baby-sitting).

Ci si chiede che bisogno abbia la Gavi Alliance di ricevere fondi così sostanziosi dai vari Paesi. Assieme alla Fondazione degli ex coniugi Gates, la Gavi, figura tra i primi 10 finanziatori  dell’OMS.

Il paradosso

Succede, dunque, che un Paese come l’Italia – che sta diventando sempre più povero – si trovi a sponsorizzare un magnate come Gates che a sua volta influenza la politica sanitaria dell’OMS. Già. L’OMS che lancia ripetuti allarmi pandemici e Gates che risponde con la sua produzione di vaccini (il Moderna, ad esempio), un matrimonio quasi perfetto. Peccato che non sia una questione solo privata. Ci si chiede se un risparmio di 200 milioni fatto oggi, in tempi di fine legislatura e di ristrettezze da sanzioni, non possa evitarci qualche pesante misura da austerity nel prossimo inverno.

Senza bisogno di rispolverare l’antico motto: sottrarre al ricco, per dare al povero (Robin Hood) perché in questo caso è il ricco, Gates, che ottiene dal povero, gli Stati. Insomma, dovrebbe bastare sostituire chi ha in mano il portafogli.

Lo suggeriamo al prossimo governo sperando che abbia orecchie per intendere.

L’Italia è sponsor da 20 anni

C’è da aggiungere, poi, che negli ultimi 20 anni l’Italia ha impegnato 499 milioni di euro nella IFFIm, International finance facility for immunization, struttura legata alla galassia Microsoft che immette sul mercato i vaccine bonds per finanziare la Gavi Alleance.

Sostegni diretti alla Gavi risalgono al 2016, ad opera di Matteo Renzi: 120 milioni dal 2016 al 2020.

Si arriva poi al giugno 2020, quando il premier Giuseppe Conte – senza interpellare il Parlamento (legittimato a decidere da solo dall’emergenza pandemica)  – assegnò 200 milioni di euro da devolvere dal 2026 al 2030 alla IFFim e alla Cepi, entrambe dell’universo Microsoft.

Il parere del Comitato Internazionale per l’Etica della Medicina

“È singolare che un Governo incaricato del solo «disbrigo degli affari correnti»decida di concedere – estendendo a materie di rilevanza internazionale il ricorso alla legiferazione d’urgenza – contributi a fondo perduto non direttamente in favore dei Paesi a reddito medio-basso, ma in favore di GAVI Alliance, ossia dell’ente privato straniero maggiormente coinvolto nel propagandistico sostegno politico-mediatico alla campagna vaccinale, nonché nella progettazione, produzione, distribuzione e commercializzazione dei cosiddetti vaccini anti-Covid, la cui insicurezza e inefficacia – già note in sede di autorizzazione condizionata all’immissione in commercio – sono ormai confermate dalle evidenze medico-scientifiche”.

Sulla base di queste premesse, il CIEB:

1) Invita ancora una volta a prendere coscienza del fatto che la gestione della cosiddetta pandemia è servita principalmente a terrorizzare i cittadini allo scopo di giustificare l’introduzione di meccanismi e strumenti premiali, quali il Green Pass fondato sull’obbligo vaccinale, in grado di trasformare diritti e libertà fondamentali in graziose concessioni governative;

2) Richiama l’attenzione sulla diffusa tendenza in atto nel mondo occidentale a consolidare, anziché a eliminare, i suddetti meccanismi e strumenti premiali, come conferma la proposta di introdurre in Germania un passaporto vaccinale basato su codici-colore sul modello di quello già operativo in Cina, nonché altre misure in grado di rafforzare ulteriormente – mediante la crescente digitalizzazione della vita dei cittadini – l’invasività delle restrizioni presentate dalla politica e dai media come “misure anti-Covid”, proposta ancora più inquietante se si considera che è stata avanzata in un momento di minore attenzione pubblica verso la pandemia e verso l’attività di governo in genere;

3) Sollecita altresì a prendere coscienza del rischio che in Italia, indipendentemente dal risultato elettorale del settembre 2022, possano crearsi le condizioni per l’instaurazione di un nuovo governo tecnico intenzionato a consolidare e a estendere la strategia biopandemica – fondata sulla strumentalizzazione di pretese situazioni di crisi di diversa natura (sanitaria, ambientale, energetica, idrica, militare, strategica, ecc.) – allo scopo di legittimare crescenti restrizioni dei diritti e delle libertà fondamentali.

Che aggiungere? Italiano avvisato, mezzo salvato…

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