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Domenica, 26 Settembre
Bolognetti: a proposito di violenza e violazione dell’art. 294 del codice penale

Condannando ogni forma di violenza fisica che non ci troverà mai a fianco di chi la pratica e la condivide, quello che però ci vede assolutamente in linea è quanto pubblicato oggi da Maurizio Bolognetti - segretario di Radicali Lucani -, su Radio Radicale e che siamo onorati di diffondere anche attraverso la nostra sezione degli editoriali.

Nulla abbiamo da aggiungere, vi invitiamo ad ascoltare con attenzione i 6 minuti e mezzo di audio, ringraziando l'autore.

Covid-19: riceve il vaccino, muore 6 giorni dopo l'inoculazione

Riceviamo segnalazioni che riguardano casi di sanità tutti i giorni, da agenzie di stampa, da associazioni, da privati.
Sono quest'ultimi quelli che in questo momento, per la maggiore, sottolineano il tema del rapporto rischio / beneficio rispetto alla vaccinazione da Covid-19.
Ma anche il senso civico, o meglio, se sia opportuno e lineare correlare questo ad una scelta tanto importante quanto quella della somministrazione di un vaccino. Anche perchè di studi che dimostrino l'efficacia di quanto oggi proposto sul mercato non c'è praticamente nulla.

Non abbiamo scritto molto in questi giorni in merito agli avvenimenti che hanno coinvolto il vaccino Astrazeneca, con la relativa sospensione, lo stesso giorno in cui l'EMA approvava quello della Johnson&Johnson.
Non abbiamo nemmeno scritto sui casi di decessi post vaccinazione, poi prontamente smentiti da chi si occupa delle relative indagini.
Abbiamo trovato sospetti i tempi, da assoluto record, con i quali gli addetti ai lavori hanno voluto smentire la correlazione con la somministrazione del vaccino.
Anche perché un qualunque anatomopatologo potrebbe confermare che per poter arrivare a dimostrare la connessione tra il vaccino e un decesso sono necessari esami molto specifici e molti denari che spesso portano gli stessi familiari del defunto a non procedere.

In provincia di Brescia muore un anziano, di questi tempi si tende a far apparire tutto normale, prevedibile, scontato, ma non lo è. Soprattutto quando in salute fino all'inoculazione del vaccino. Dallo stesso giorno la vita cambia e da li a sei giorni il suo decesso.

Il negazionismo in tempi di #Covid

In tempo di pandemia, oltre che con mascherine, guanti monouso e gel igienizzanti, abbiamo familiarizzato con termini fino a qualche mese fa sconosciuti ai più.

Molti con una pertinenza semantica chiara e adeguata al contesto in cui ci siamo trovati a vivere, altri il cui significato è stato volutamente adattato ad un contesto tutt’altro che pertinente: uno di questi è il termine negazionismo ed il suo derivato negazionista.

Partiamo dalla sua definizione enciclopedica.

Gli strani legami tra mascherine, banchieri, iraniani e pentastellati

Negli ultimi mesi le mascherine sono prepotentemente e drammaticamente entrate a far parte della nostra vita.

Da un giorno all’altro questo nuovo “accessorio”, inizialmente e per lungo tempo praticamente introvabile, è entrato nella nostra quotidianità, tanto da passare da perfetta sconosciuta (alzi la mano chi prima di marzo ha indossato nella sua vita una mascherina che non sia stata quella di carnevale!) a quasi un accessorio di moda.
Ed ogni moda ha il suo precursore, che la Treccani definisce come “colui che anticipa nel tempo”.

Si potrebbe parlare quindi di Grillo come di un precursore, tanto che è ormai storia una sua fotografia scattata il 17 Dicembre 2019 in occasione di una cena con un esponente del governo cinese, in cui indossava una visibile mascherina nera 1.

È noto che le mascherine antismog o chirurgiche sono da anni popolarissime in Cina ed in tutta l’Asia. Probabile quindi che in quella cena Grillo abbia parlato con un esponente del governo cinese della sua idea di lanciare sul mercato italiano una nuova linea di mascherine.
Possibile anche, ma solo possibile, che in quell’occasione la Cina, amica del Movimento 5 Stelle, abbia avvisato con largo anticipo Grillo del dilagare del Coronavirus sul suo territorio nazionale.

La rivolta sociale

Gli psicologi affermano che usare un linguaggio bellicoso per descrivere eventi o periodi, come, ad esempio, la metafora del “paese in guerra”, produca messaggi fuorvianti, non chiari, inciti all’odio, allontani le persone e renda ancora più difficile sopportare psicologicamente i momenti di crisi, in cui invece servirebbero solidarietà e coesione sociale.

Gli individui diverrebbero così vittime degli eventi stessi e non più esseri pensati in grado di discernere il da farsi, con razionalità e lucidità.
Era il 31 gennaio quando, a fronte del diffondersi del Coronavirus sul territorio italiano, il Consiglio dei Ministri dichiarò lo stato di emergenza.

Forse non ci si aspettava un’epidemia così intensa, travolgente ed impattante ma le informazioni per organizzarsi adeguatamente c’erano e c’era il tempo per farlo in maniera strutturata ed efficacemente.
Purtroppo, questo tempo, non lo si è sfruttato.

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