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Venerdì, 25 Settembre
#Scuola: allarme pediatri, norme inadeguate, confusione e rischi economici per le famiglie

E' la denuncia del segretario nazionale Rinaldo Missaglia della SIMPEF, Sindacato Nazionale dei Medici Pediatri di Famiglia.
Professionisti e genitori soprattutto, rischiano di dover affrontare una situazione allarmante con le prime riaperture scolastiche.

«C'è molta preoccupazione, perchè le norme sanitarie e medico-legali sono contraddittorie. A tal fine abbiamo chiesto un chiarimento al Ministero della Salute».

Una serie di contraddizioni che vanno dal limite della durata di malattia alla autocertificazione, se non si superano i tre giorni.
Assenza di strumenti diagnostici in mano a chi dovrebbe decidere di far rientrare i figli a scuola.

Prospettiva di richiesta del tampone e disposizione di isolamento per tutti, è quello che si prospetta difronte a questa cozzaglia di linee guida, che tanto "guida" non sono.
Di fatto, un nuovo lockdown.

Contraddizioni anche da parte del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) che da un giorno con l'altro emette circolari che per essere comprese richiedono almeno tre riletture, come testimoniano alcuni dirigenti scolastici che non hanno ancora compreso se le mascherine di stoffa sono accettate o meno.
E si arriva anche a parlare di mascherine chirurgiche di misura idonea, che al momento per i bambini non esistono nemmeno.

Il paese che odia i bambini anche nella fase 2

Il tema della riapertura delle scuole nel belpaese è ormai un groviglio di date avvolto nel caos, un susseguirsi di notizie e giravolte, repentini cambi di rotta in un guazzabuglio vorticoso di voci.

Non c’è chiarezza, zero certezze all’orizzonte, soltanto numerose ipotesi. Nessuna proposta sensata riguardante asili e scuole sembra profilarsi in queste ultime settimane della cosiddetta fase 2.

Non servono fonti per avvalorare quanto sopra esposto, è sufficiente cliccare “riapertura scuole Italia” in qualsiasi motore di ricerca per avere l’imbarazzo della scelta: decine di articoli solo nell’ultimo mese.

Una pantomima quotidiana che oramai ha dell’assurdo. Inutile provare a capirci qualcosa!

#CORONAVIRUS: Medici ignorati. Le richieste avrebbero contenuto il contagio e molti decessi

Circola dal primo gennaio, si è diffuso indisturbato per oltre un mese e mezzo, fino alla scoperta del paziente 1 il 20 febbraio scorso.
Questo quanto denuncia l'analisi pubblicata dal sito ArXiv, frutto del lavoro di 14 centri di ricerca, con il coordinamento del Direttorato Generale della Sanità di Regione Lombardia.

Molti si interrogano però sui ritardi di intervento dell'unità di crisi sanitaria della Regione, di concerto con il Governo, incapaci fin da subito di intraprendere una linea comune.
Dalle zone rosse, non attive anche per le pressioni della filiera produttiva locale, ai medici inascoltati che suggerivano importanti azioni di contenimento.

Una su tutte la proposta di organizzare ospedali esclusivamente riservati a ricoverati per Covid-19 per evitare promiscuità con altri pazienti e quindi diffusione del virus nelle strutture ospedaliere.
La risposta di Regione Lombardia alle richieste del Dr. Angelo Giupponi, direttore dell’Agenzia regionale emergenza/urgenza di Bergamo, è stata un categorico "non abbiamo tempo per le tue cazzate".

#Coronavirus nel mondo: la diffusione raccontata dai video

Non è il momento delle polemiche, anche se le azioni tardive del nostro Governo ora si stanno ripercuotendo sulla popolazione italiana in maniera imperdonabile.
La mancanza di posti letto nei reparti di terapia intensiva stanno facendo andare al collasso diversi ospedali della Lombardia, ma le misure di contenimento e soprattutto di potenziamento del SSN sono partite in ritardo quando la diffusione del virus era già abbastanza chiara. La conseguenza: decessi che probabilmente potevano essere evitati.

In questo articolo mettiamo in evidenza, attraverso dei video, di come il virus si sia diffuso da Wuhan fino ad arrivare in Europa e in Italia, con una sequenza temporale che arriva fino ai dati aggiornati a questa mattina.

Come sempre avviene, le strategie devono essere politicizzate e portare quindi a decreti e ordinanze gestite in maniera farlocca tra le regioni e il governo, tanto da smentire informazioni rilasciate anche nel corso della stessa giornata.

Dal conto nostro, non possiamo far altro che tentare di dare voce a chi non ce l'ha, e mettere in evidenza quello che sono i dati che arrivano anche e soprattutto dall'estero circa la diffusione del virus e le sintomatologie.
L'invito è quello di mantenere la calma, di sentire i propri medici prima di mettersi in corsa verso i Pronto Soccorso che sono già stremati dal continuo arrivo di ambulanze.

Potercene attribuire il copyright non avrebbe reso onore al vero autore dell'articolo disponibile oggi su numerose testate e edizioni letterarie.
Era il 2003 l'anno di pubblicazione, ma se andassimo a sostituire il termine SARS con CORONAVIRUS per renderlo più familiare agli attenti lettori, potrebbe essere stato scritto ieri:

«La SARS è la storia di non un'epidemia ma di due, e la seconda epidemia, quella che è sfuggita in gran parte ai titoli dei giornali, ha implicazioni che sono molto maggiori della malattia stessa. Questo perché non è stata l'epidemia virale, ma piuttosto una "epidemia di informazioni" che ha trasformato la SARS, o grave sindrome respiratoria acuta, da una confusa crisi sanitaria regionale cinese in una debacle economica e sociale globale.» [1]

Il coronavirus da sindrome respiratoria acuta grave, abbreviato in SARS-CoV, è il virus all'origine dell'epidemia di SARS del 2003 e fu scoperto per la prima volta nel novembre 2002 nella provincia cinese di Guangdong.
Viviamo un dejà-vù, un articolo del maggio 2003 scritto da David J. Rothkopf che descrive quella che oggi molti definiscono "infodemia", termine coniato peraltro dallo stesso giornalista, e non dall'OMS, che mette insieme info(rmation) e (epi)demic.

Un invito alla lettura verrebbe spontaneo nei confronti di quei, pochi, giornalisti che, dalle pagine dei quotidiani che danno loro spazio, affermano rivincite da parte della scienza nei confronti dei no vax.
Non è il momento delle polemiche e della divisione sociale, ricordiamo che la scienza, quella vera e accreditata, non è rappresentata da quelli che si definiscono "esperti" e che hanno tempo per andare in tv a offendere i colleghi e a disorientare il pubblico. Seppur vero che la paura abbatte le certezze, la vera informazione è la cura per gli infodemici.

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