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Domenica, 01 Agosto
Brescia: 4 ore di permesso retribuito. L'accordo quadro decide che a pagare siano gli imprenditori

E' quanto si apprende dai quotidiani locali e dagli uffici stampa dei sindacati coinvolti e dagli enti sanitari e istituzionali: il tempo utile per recarsi presso l'hub per l'inoculazione del vaccino è da considerarsi a tutti gli effetti un permesso retribuito, di 4 ore.

L'articolo 5 dell'accordo quadro prevede che "il tempo necessario per la vaccinazione Covid-19 è equiparato a tutti gli effetti all'orario di lavoro e pertanto verrà concesso un permesso retribuito di massimo 4 ore".

Ma in attesa di eventuali chiarimenti, la maggior parte dei consulenti del lavoro che si occupano della redazione degli stipendi di fine mese si sono chiesti su chi pesa l'onere, se sul dipendente che si vedrà sottrarre il tempo dai permessi maturati, o solo sul datore di lavoro vedendo lo stesso come un permesso speciale retribuito. Al momento è su questa seconda ipotesi che verte la maggioranza. E non mancano problemi legati alla Privacy.

3 giugno: Giornata Internazionale dei danneggiati da vaccino

Una di quelle ricorrenze che non si vorrebbero per ciò che vanno a riportare alla memoria, ma in un paese come l'Italia è più che doveroso ricordare questa giornata, viste le mancanze che ci interessano da vicino.
Il motivo non è dato dal semplice fatto che sia in atto una campagna vaccinale di massa anti-Covid.

In realtà la denuncia, la vergogna, deriva dal fatto che in un paese come il nostro non sia possibile sapere con certezza l'esatto numero dei danneggaiti riconosciuti dallo Stato italiano, l'ammontare dei risarcimenti attivi e soprattutto la causa e l'entità dei danni che lo Stato sta "compensando".

Come è possibile tutto questo? Siamo nell'era dell'informatica, del flusso dei dati sempre più veloce, e non siamo in grado di conoscere un dato che potrebbe essere estrapolato da una semplice query su un database di informazioni sanitarie?
Eppure le domande sono state poste, da associazioni di volontariato che da anni si occupano della materia, ormai un anno e mezzo fa erano stati richiesti al Ministero della Salute i dati che potessero dare una realtà ben definita della piaga derivante dal danno da reazione avversa al vaccino.

Eppure nel 2015 avevamo una risposta dal Senato che riportava già oltre 25.000 indennizzi, oggi pare che questa informazione sia ben più difficile da avere, tanto da dover spingere addetti ai lavori a minacciare già dall'aprile scorso un ricorso al TAR per ottenere risposta a richieste di accesso ad atti pubblici.

#22maggioBO: da Bologna domani un coro unanime per la libertà!

Da una Piazza Del Nettuno a Bologna, non nuova a manifestazioni di questo calibro, prende il via domani, dalle 15, uno degli eventi più importanti in questo periodo di restrizioni.
"Primum Non Nocere", questa la locuzione latina che da il nome alla giornata  che vedrà sul palco un folto gruppo di figure che dalla scalinata parleranno in qualità di portavoce, dalla politica, allo spettacolo, dalla sanità fino ad arrivare alla stampa e imprenditoria.

Un coro unanime, una fame di verità, un messaggio che nei giorni scorsi ha diffuso anche Maurizio Bolognetti, corrispondente di Radio Radicale, che per diversi giorni ha portato avanti un atto simbolico e molto forte: uno sciopero della fame che è stato, solo per il momento come lui stesso conferma, sospeso dopo ben 24 giorni di durata.

Gli italiani non ci stanno, vogliono riprendersi la loro socialità, il loro «diritto alla vita in tutte le sue espressioni: dalla salute alla parola e all'informazione, dall'istruzione al lavoro, dalla socialità allo sport, dalla cultura all'arte in ogni sua forma».

Da diverse parti d'Italia si stanno muovendo per essere presenti domani, per assistere finalmente a qualcosa che manca: una trasparenza sugli accadimenti che ancora oggi limitano la vita delle persone, ma anche indagini su quanto accaduto in Italia in questo ultimo anno e mezzo a seguito della "pandemia" da Covid19.

Roma, 8 maggio: conferenza nazionale sulle terapie domiciliari #Covid19

Si tiene domani a Roma, in Piazza del Popolo dalle ore 14.30, la Conferenza Nazionale sulle terapie domiciliari Covid19.

Lo apprendiamo direttamente dal Comitato Cura Domiciliare Covid19 che, attraverso un comunicato stampa giunto anche alla nostra redazione, ha voluto esprimere le proprie perplessità circa il ruolo che la politica sta rivestendo nei confronti del buon esito delle terapie domiciliari.
Terapie che già da marzo 2020 hanno salvato molte vite umane, almeno di quelle persone che hanno avuto la fortuna di conoscere questi medici che, esercitando in scienza e coscienza, hanno dimostrato il successo di quanto sostenevano da mesi.

Come si apprende dallo stesso comunicato, «.... le cure domiciliari hanno salvato migliaia di vite, eppure non sono state prese in considerazione nella redazione delle nuove linee guida nazionali licenziate dal Ministero della Salute.».

Il comunicato prosegue sottolineando che «Il Senato della Repubblica ha votato all’unanimità per l’avvio di un tavolo di lavoro per la redazione di linee guida nazionali per il contrasto del Covid-19 a domicilio, tenendo conto dell’esperienza dei medici che hanno operato su tutto il territorio nazionale.
Il Ministro Speranza ha il dovere di coinvolgere i medici impegnati sul campo, nella redazione di protocolli di cura domiciliare.».

Obbligo al vaccino sul posto di lavoro: non c’è la Legge. Ipotesi forte rischio per la politica

È tema che ricorre da tempo, ma la campagna mediatica generata a livello planetario per il vaccino Covid-19 ha fatto si che l’ostico argomento tornasse in primo piano negli ambienti del Diritto, soprattutto nel campo del lavoro.

Gli esperti si stanno esponendo in questi giorni con pareri che possono apparire discordanti, ma su un punto sono tutti allineati: per un obbligo serve una Legge.

E’ necessario che il tema entri nelle aule del Parlamento e che la politica, se intenzionata a imporre un trattamento sanitario utilizzando la minaccia del posto di lavoro, se ne vada ad assumere anche la responsabilità.

Ma siamo sicuri che qualcuno voglia giocarsi i consensi del proprio elettorato, in virtù di un vaccino che oggi non offre alcuna certezza, con l’impiego discrezionale del mezzo repressivo in forza di Legge?

E i datori di lavoro, che per la maggiore non sono certo medici o scienziati, sono sicuri di mettersi al sicuro con l’adozione di una coazione che li esporrebbe ad anni di tribunali in cause con risarcimenti economici per i relativi danni?

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