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Domenica, 19 Settembre
Palazzo Chigi. Draghi: si all'obbligo vaccinale e alla 3^ dose

E' terminata due ore fa la conferenza stampa da Palazzo Chigi.
Il Premier Draghi, con i ministri Bianchi, Gelmini, Speranza e Giovannini, torna a parlare dalle aule parlamentari della questione vaccinale in Italia.

E lo fa senza indugi, sostenendo che «entro la fine di settembre raggiungeremo l'80% della copertura vaccinale», ma con l'aggravante di voler obbligare il resto della popolazione non appena l'EMA ne fornirà la possibilità, quindi con un obbligo tout court.

Si intende quindi adottare la via più estrema, senza alcun tipo di dialogo, non ascoltando le parti sociali, non ascoltando nemmeno le giuste obiezioni di chi in questo momento fa parte di quella maggioranza che sta sostenendo il Governo stesso e che proprio ieri in Commissione Affari Sociali ha votato no al green pass.

Come risponderanno gli italiani che da tutta estate stanno scendendo in piazza evidenziando tutto il malcontento di queste misure che vanno a ledere le libertà costituzionali?
Draghi ribadisce dalla sua poltrona "la necessità della vaccinazione per chiunque, ricordando come questa sia la sola via per la ripartenza e per garantire anche la ripresa dell'anno scolastico in presenza".

Ma a questo punto, considerando anche l'ostruzionismo che in questi giorni si vive in qualunque zona d'Italia sui tamponi salivari quale valida alternativa per l'ottenimento del green pass, il volere di questo Governo è di avere gente sana, o gente vaccinata?

Dottor De Donno, 12 giorno dopo

È tempo di vacanze per molti italiani, impegnati e distratti da spiaggia e olimpiadi di Tokyo, tra relax e selfie in tour per il bel paese mascherato.

Forse banale asserire che la morte non va in ferie e anche la verità, quella autentica, quella fatta di fatti e di atti, in estate si avvale del diritto all’obbligo, soffocata da notizie, informazioni e tg che sembrano essersi congelati nell’ormai lontano febbraio 2020.

Lo scorso 27 luglio scomparve in tragiche circostanze il Dottor Giuseppe De Donno, 54 anni, padre della terapia con il plasma iperimmune, cura sperimentale utilizzata con largo successo a poche settimane del conclamarsi della pandemia, quando i medici non avevano armi efficaci per combattere il covid, protocollo in uso prima all’ospedale di Mantova, poi anche a Padova e Pavia, oggi tristemente interrotto.

De Donno, ex primario di pneumologia dell'ospedale Carlo Poma di Mantova, dal 5 luglio scorso aveva cominciato l’attività di medico di base dopo essersi dimesso dall’azienda ospedaliera, prima elogiato per aver salvato con il plasma tutti i suoi pazienti (oltre 50), poi deriso e bistrattato dal mainstream, vittima dei suoi straordinari e genuini successi, scarsamente remunerativi per il sistema sanitario nazionale così come lo vediamo oggigiorno.

Un’eredità la sua, immensa e colma di speranze, forse la chiave di Volta, insieme alle cure domiciliari, per chiudere il capitolo più buio dei nostri tempi.

Amato e ricordato dai suoi pazienti che con gratitudine hanno affettuosamente presenziato alle sue esequie presso la Basilica di Sant'Andrea a Mantova, il Dott. De Donno lascia una moglie e due figli.

Brescia: 4 ore di permesso retribuito. L'accordo quadro decide che a pagare siano gli imprenditori

E' quanto si apprende dai quotidiani locali e dagli uffici stampa dei sindacati coinvolti e dagli enti sanitari e istituzionali: il tempo utile per recarsi presso l'hub per l'inoculazione del vaccino è da considerarsi a tutti gli effetti un permesso retribuito, di 4 ore.

L'articolo 5 dell'accordo quadro prevede che "il tempo necessario per la vaccinazione Covid-19 è equiparato a tutti gli effetti all'orario di lavoro e pertanto verrà concesso un permesso retribuito di massimo 4 ore".

Ma in attesa di eventuali chiarimenti, la maggior parte dei consulenti del lavoro che si occupano della redazione degli stipendi di fine mese si sono chiesti su chi pesa l'onere, se sul dipendente che si vedrà sottrarre il tempo dai permessi maturati, o solo sul datore di lavoro vedendo lo stesso come un permesso speciale retribuito. Al momento è su questa seconda ipotesi che verte la maggioranza. E non mancano problemi legati alla Privacy.

3 giugno: Giornata Internazionale dei danneggiati da vaccino

Una di quelle ricorrenze che non si vorrebbero per ciò che vanno a riportare alla memoria, ma in un paese come l'Italia è più che doveroso ricordare questa giornata, viste le mancanze che ci interessano da vicino.
Il motivo non è dato dal semplice fatto che sia in atto una campagna vaccinale di massa anti-Covid.

In realtà la denuncia, la vergogna, deriva dal fatto che in un paese come il nostro non sia possibile sapere con certezza l'esatto numero dei danneggaiti riconosciuti dallo Stato italiano, l'ammontare dei risarcimenti attivi e soprattutto la causa e l'entità dei danni che lo Stato sta "compensando".

Come è possibile tutto questo? Siamo nell'era dell'informatica, del flusso dei dati sempre più veloce, e non siamo in grado di conoscere un dato che potrebbe essere estrapolato da una semplice query su un database di informazioni sanitarie?
Eppure le domande sono state poste, da associazioni di volontariato che da anni si occupano della materia, ormai un anno e mezzo fa erano stati richiesti al Ministero della Salute i dati che potessero dare una realtà ben definita della piaga derivante dal danno da reazione avversa al vaccino.

Eppure nel 2015 avevamo una risposta dal Senato che riportava già oltre 25.000 indennizzi, oggi pare che questa informazione sia ben più difficile da avere, tanto da dover spingere addetti ai lavori a minacciare già dall'aprile scorso un ricorso al TAR per ottenere risposta a richieste di accesso ad atti pubblici.

#22maggioBO: da Bologna domani un coro unanime per la libertà!

Da una Piazza Del Nettuno a Bologna, non nuova a manifestazioni di questo calibro, prende il via domani, dalle 15, uno degli eventi più importanti in questo periodo di restrizioni.
"Primum Non Nocere", questa la locuzione latina che da il nome alla giornata  che vedrà sul palco un folto gruppo di figure che dalla scalinata parleranno in qualità di portavoce, dalla politica, allo spettacolo, dalla sanità fino ad arrivare alla stampa e imprenditoria.

Un coro unanime, una fame di verità, un messaggio che nei giorni scorsi ha diffuso anche Maurizio Bolognetti, corrispondente di Radio Radicale, che per diversi giorni ha portato avanti un atto simbolico e molto forte: uno sciopero della fame che è stato, solo per il momento come lui stesso conferma, sospeso dopo ben 24 giorni di durata.

Gli italiani non ci stanno, vogliono riprendersi la loro socialità, il loro «diritto alla vita in tutte le sue espressioni: dalla salute alla parola e all'informazione, dall'istruzione al lavoro, dalla socialità allo sport, dalla cultura all'arte in ogni sua forma».

Da diverse parti d'Italia si stanno muovendo per essere presenti domani, per assistere finalmente a qualcosa che manca: una trasparenza sugli accadimenti che ancora oggi limitano la vita delle persone, ma anche indagini su quanto accaduto in Italia in questo ultimo anno e mezzo a seguito della "pandemia" da Covid19.

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