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Lunedì, 01 Marzo
Obbligo al vaccino sul posto di lavoro: non c’è la Legge. Ipotesi forte rischio per la politica

È tema che ricorre da tempo, ma la campagna mediatica generata a livello planetario per il vaccino Covid-19 ha fatto si che l’ostico argomento tornasse in primo piano negli ambienti del Diritto, soprattutto nel campo del lavoro.

Gli esperti si stanno esponendo in questi giorni con pareri che possono apparire discordanti, ma su un punto sono tutti allineati: per un obbligo serve una Legge.

E’ necessario che il tema entri nelle aule del Parlamento e che la politica, se intenzionata a imporre un trattamento sanitario utilizzando la minaccia del posto di lavoro, se ne vada ad assumere anche la responsabilità.

Ma siamo sicuri che qualcuno voglia giocarsi i consensi del proprio elettorato, in virtù di un vaccino che oggi non offre alcuna certezza, con l’impiego discrezionale del mezzo repressivo in forza di Legge?

E i datori di lavoro, che per la maggiore non sono certo medici o scienziati, sono sicuri di mettersi al sicuro con l’adozione di una coazione che li esporrebbe ad anni di tribunali in cause con risarcimenti economici per i relativi danni?

Uso delle mascherine a scuola: anche il Garante dell'adolescenza non ci sta!

A seguito della pubblicazione del DPCM del 3 novembre scorso, entrato in vigore il successivo 6 novembre, sono diverse le figure che hanno posto sotto lente di ingrandimento quanto contenuto nel documento stesso, in merito all'uso delle mascherine a partire dalla scuola primaria.

Ad aggravare la situazione anche una nota del Ministero dell'Istruzione 1 del 9 novembre, emanata con l'intento di dare un significato a quanto contenuto nel DPCM, citando un nuovo verbale del Comitato Tecnico Scientifico del giorno prima.
Una nota ministeriale con seri problemi di significato e di semantica, dato che alla fine ha solo contribuito a alimentare confusione da un lato, e a una presa di posizione da parte di diverse associazioni, coordinamenti e comitati di genitori di tutta Italia che hanno sollevato seri dubbi sulla validità.

A questo si aggiunge il non meno importante intervento da parte dell'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza 2 che, dalla sua sede di Fiumicino, invia una lettera all'attenzione del Dr. Miozzo, coordinatore del CTS, sollevando non poche perplessità sulla posizione assunta in merito all'uso della mascherina al banco.

Lo stesso lavoro fatto ieri anche da CReLDiS, il Coordinamento Regionale Lombardia Diritti e Salute, che attraverso il proprio team legale ha messo a disposizione di tutti i genitori una lunga lettera da inviare alla dirigenza scolastica.
Un documento ben argomentato e con mero spirito collaborativo, che non lascia spazio a fraintendimenti citando protocolli e linee guida anti-contagio.

Precariato femminile. Il lavoro delle donne in tempi di pandemia

La pandemia Covid-19 non è solo un problema di sanitario, ma è anche uno shock profondo per la nostra società e per la nostra economia.

Le incertezze e le difficoltà create dal diffondersi del virus rischiano di aggravare ulteriormente una situazione, già critica, come quella relativa all’occupazione femminile.
Un dato su tutti, in un anno, oltre 37.000 neomamme lavoratrici hanno rassegnato le dimissioni dal proprio posto di lavoro.

La motivazione più ricorrente è la difficoltà nel conciliare gli impegni lavorativi con la necessità di dover accudire i figli, in particolar modo i più piccoli.
Difficoltà amplificata dal fatto che, in epoca di pandemia, spesso viene meno il preziosissimo supporto dei nonni, impossibilitati nell’accudire i propri nipoti a causa dell’isolamento che viene loro “consigliato” per ragioni di salute.

Se non ci si può permettere costosi asili nido o baby-sitter, non si ha altra alternativa che le dimissioni.

#COVID-19: I giornali sono i veri complici del procurato allarme mediatico

All'indomani dell'affermazione del Dott. Crisanti secondo cui una chiusura totale nel periodo natalizio "... credo sia nell'ordine delle cose" 1, la stampa nazionale e soprattutto quella locale, di varie città d'Italia, non vuole essere da meno e supera ogni limite pur di creare disinformazione.

Si è innescata una vera e propria gara a colpi di titoli sensazionalistici.
Le redazioni decidono i titoli da pubblicare in prima pagina, creando il panico, per lasciare la verità dei fatti alla fine dell'articolo dove pochi concentrano l'attenzione.

Servirebbe una rassegna stampa giornaliera per denunciarli quotidianamente. Un esempio su tutti lo abbiamo avuto ieri dal Corriere della Sera, che nella sua edizione dedicata alla provincia di Brescia, riconduce uno dei decessi al Covid, per scoprire solo nelle pagine interne che si è trattato di un infortunio sul lavoro.

L'affermazione del giornalista: ".... questo non cambia il quadro generale". Ne siamo sicuri?

#Mascherine: manca l'evidenza scientifica. Dubbi sulle modalità di  imposizione a scuola

Storia travagliata di un'imposizione di dubbia efficacia basata su stime frutto di ipotesi e scenari senza l'avallo di evidenze scientifiche.

Mascherine "ministeriali" inadeguate e dirigenti scolastici ipocondriaci sono gli ingredienti di un cocktail "tutto all'italiana" che vede bambini e ragazzi in balia di un'autonomia scolastica sanitaria.

Quella appena trascorsa è stata un’estate di tribolazione per chi ha seguito da vicino il susseguirsi di notizie, spesso contrastanti, sulle modalità di rientro a scuola a settembre. Complici di questo caos la politica (tutta), il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) ed i media, immancabili e straordinariamente puntuali quando c’è da creare confusione e generare panico.

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