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Martedì, 13 Aprile
HCQ: l'idrossiclorochina. Il farmaco al centro del dibattito mondiale

"Pazienti #Covid: si possono curare anche a casa loro. Senza tante chiacchiere". Ne parlammo il 24 ottobre 2020, quando andammo a documentare chi sosteneva la terapia domiciliare e soprattutto l'uso della idrossiclorochina.
Una denuncia con l'intento di sottolineare quanto poco avesse fatto il governo Conte per incentivare le cure a domicilio che avrebbero ridotto la crisi dei pronto soccorso nelle zone più colpite.

Il 7 dicembre il farmaco finisce al Consiglio di Stato, e ne pubblichiamo notizia  con una importante intervista al Prof. Luigi Cavanna, tra i pionieri in Italia sull'uso della terapia, che gli ha permesso di salvare molte vite.

Sono passati altri cinque mesi e nulla si è mosso da parte delle istituzioni, concentrate totalmente sulla campagna vaccinale che non si è sottratta anch'essa da più polemiche, da sospetti decessi e investimenti economici poco limpidi.

Un importante documentario, con un comunicato dell'autore, è pervenuto in redazione e siamo lieti di diffonderlo dai nostri canali.
Un tentativo per provare a fare chiarezza su un caso che impegnerà l'informazione, soprattutto scientifica, per molto tempo.
Una terapia che fin da subito poteva salvare molte vite umane è stata inserita in un dibattito che è divenuto più politico che scientifico.

Nel documentario sono stati intervistati Antonio Cassone, Ex direttore Dipartimento di Malattie Infettive Istituto Superiore di Sanità, Pierluigi Garavelli, Primario Dipartimento di Malattie Infettive Ospedale Maggiore di Novara, Andrea Mangiagalli, Medico di medicina generale presso ASL di Milano, Luigi Cavanna, Primario Dipartimento di Oncologia
Ospedale di Piacenza, Giovanni Moretti, Medico di medicina generale presso ASL di Milano.

La curva dei contagi con o senza controlli. Le previsioni del Governo hanno senso?

Principi e metodologia di ricerca epidemiologica sono alla base della statistica medica.

Senza quest’ultima è impossibile per qualunque esperto fare le benché minime previsioni sul picco dei contagi.

Quello che stiamo vivendo in queste settimane, ma soprattutto in questi giorni, in materia di Covid-19, sta diventando una tarantella mediatica che alimenta solo confusione e poche certezze.

Da notizie delle ultime ore, complice anche la recente convocazione urgente del Ministro Speranza del Comitato Tecnico Scientifico, il Governo pare fortemente intenzionato ad inasprire le restrizioni.

Oltre alle mascherine all’aperto in tutta Italia, già adottate da qualche regione, si sta anche parlando di ulteriori chiusure e coprifuoco.

Ci stiamo chiedendo se tutto questo ha senso, anche perché l’enorme database fornito dalla Protezione Civile, che aggiorna i dati quotidianamente, offre molti spunti di riflessione.

E spesso anche le parole degli esperti non convergono verso la stessa valutazione.

#COVID19 e mascherine: inutili, dannose come vengono usate. E lo dice la scienza.

Potenziale rischio di auto-contaminazione: se ne parla nel caso di manipolazione della mascherina con successivo contatto delle mani contaminate con viso e occhi, ma anche in caso non si provveda alla sostituzione delle stesse se inumidite e sporche.

In relazione a caratteristiche dell’individuo che le indossa possono insorgere anche emicrania o difficoltà respiratorie.

Sviluppo di lesioni cutanee, dermatiti o peggioramento di patologie dermatologiche sono altri tra i fattori riscontrati.

Difficoltà di comunicazione verbale chiara, soprattutto per attività al pubblico, ma anche problemi di comprensione della comunicazione verbale per persone soggette a problemi uditivi impossibilitati nel leggere il movimento delle labbra.

Disagio termico, anche in relazione alle caratteristiche di suscettibilità individuale.

Tutte conclusioni che sono state portate a conoscenza dell’ambiente e della sicurezza, in tema di emergenza Coronavirus, dal Portale Agenti Fisici attraverso il “Rapporto 2/20 - La prevenzione del disagio termico causato dai dispositivi di protezione delle vie respiratorie”.

Sostanze organiche, sostanze inorganiche: la lista degli ingredienti dei vaccini

Una "lista degli ingredienti dei vaccini", questo ciò che ci offre una fonte, non sempre attendibile, come Wikipedia.
Nella pagina dedicata è scritto, in testata e a chiare lettere, che il contenuto "non cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti".

Una affermazione cattura l'attenzione degli utenti più attenti: "I vaccini, in generale, sono formati utilizzando diversi elementi; quello principale è l’antigene, vale a dire il principio attivo, che solitamente è un microorganismo (virus o batterio) attenuato o inattivato. Le restanti sostanze sono utilizzate in quantità minime e solo raramente possono provocare una qualche reazione allergica." La fonte? Le FAQ della SIP, Società Italiana di Pediatria.

Ma siamo sicuri che queste "quantità minime" siano realmente assimilabili dall'organismo di bambini e adulti che li ricevono in quantità inappropriate?
Cambiano i termini, cambia o si attribuisce nel tempo un significato diverso a una sostanza, ma la scienza è sempre li in ascolto: i sali minerali e altri contenuti sono sostanze inorganiche e il corpo umano non è in grado di sintetizzarli, e questo non si estende solo alla questione dei vaccini.

Due pesi e due misure: perchè?

Gli effetti collaterali di un farmaco, le reazioni o eventi avversi a un vaccino, sono sotto stretta osservazione, considerando che negli ultimi 4 anni i dati hanno parlato di decine di migliaia di segnalazioni.

E questo è giusto, se non fosse che mancando una anagrafe nazionale univoca, c'è l'aggravante che i dati sono sottostimati e molti casi non sono rientrati nel "calderone" delle segnalazioni.
Aggiungiamo a questo il fatto che, come sottolinea l'AIFA dal suo sito Internet, «le segnalazioni di sospette reazioni avverse (ADR, Adverse Drug Reaction in inglese) costituiscono un’importante fonte di informazioni per le attività di farmacovigilanza», quindi il fine è prettamente statistico e serve, teoricamente, per migliorare e ridurre quindi il numero di casi in cui il farmaco o il vaccino potranno ancora fallire, creando conseguentemente dei danni.

Ma siamo sicuri che questa farmacovigilanza funzioni, ma soprattutto, siamo sicuri che questa osservazione sia applicata da parte del ministero in tutti gli ambiti dove si assumono dei derivati senza un adeguato controllo medico?

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