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Domenica, 26 Settembre
Lettera aperta a Mattarella, Bolognetti: io invoco la verità. Io invoco lo Stato di diritto democratico. Io invoco la Costituzione.

Dalle ore 23.59 del 23 settembre riprendo lo sciopero della fame sospeso il 14 luglio.
Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e membro del Consiglio generale del Partito Radicale.

Presidente Mattarella, non arrivo ad affermare che lei abbia volontariamente mentito al Paese intero, ma affermo, senza esitare, che lei ha diffuso una pericolosa non verità, una bugia. Affermo che lei si è fatto alfiere di tesi che non hanno fondamento scientifico, di una deriva da Stato etico, di inaccettabili ricatti di Stato. Nel contempo, non una parola è giunta dal “Colle” per chiedere che venga ridata dignità a un Servizio Sanitario Nazionale asfaltato da provvedimenti scellerati.
Lei ha detto che farsi inoculare dei vaccini, che alcuni scienziati definiscono “vaccini imperfetti”, vaccini non sterilizzanti, è un “dovere morale e civico”.
Io affermo, Presidente, che lei avrebbe il dovere morale, civico e costituzionale di garantire il diritto dei cittadini di questo Paese a poter conoscere tesi “eterodosse”, letteralmente spazzate via da una narrazione di regime.
Lei non dice la verità quando elegge ad untori coloro che legittimamente rifiutano di farsi inoculare con questi sieri.
Tocca rappresentarle, signor Presidente, quel che il 27 luglio affermava il Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, dr. Antonio Magi: “il vaccino non protegge dal poter essere un “contagiante”. Sia il vaccinato che il non vaccinato lo sono. Qual è il problema? Trovandosi alcuni soggetti a rischio, il vaccinato che non è protetto – perché non sa se in quel momento è portatore – può essere parte infettate. Essendo vaccinato posso essere positivo. Far passare il messaggio che il non vaccinato è un pericolo pubblico per gli altri no!”
Gioverà segnalarle le parole del prof. Peter Doshi, che, in un articolo pubblicato il 23 agosto dal British Medical Journal, riferendosi all’incauta approvazione concessa dalla Fda al vaccino della Pfizer tra l’altro scriveva: “Prima della prestampa, la mia opinione, insieme a un gruppo di circa 30 medici, scienziati e sostenitori dei pazienti, era che c'erano semplicemente troppe domande aperte su tutti i vaccini covid-19 per supportare l'approvazione di uno di questi. Il preprint, purtroppo, ha affrontato pochissime di queste domande aperte e ne ha sollevate di nuove”.
Insomma, dubbi che si aggiungono a dubbi.
Tocca rappresentarle, signor Presidente, che poche ore fa il virologo Geert Vanden Bossche ha scritto: “I richiami e/o l'estensione delle campagne di vaccinazione di massa ai gruppi di età più giovani accelereranno solo l'insorgenza della resistenza virale ai vaccini e causeranno danni sostanziali sia ai non vaccinati che ai vaccinati”.
Inutile dire che le parole – gli interessanti interventi - del dr. Vanden Bossche sono state rese clandestine, così come sono state rese clandestine le parole del dr. Garavelli e, se consente, le ragioni che mi hanno indotto a condurre azioni nonviolente (scioperi della fame e disobbedienze civili).
Il dr. Garavelli, nel febbraio 2021, dalle pagine di “Alessandria Oggi” affermava: “Per favore, non chiamateli vaccini: sono terapie geniche sperimentali, e non è detto che bastino a neutralizzare un virus Rna, difficilissimo da “inseguire” proprio perché mutante. Ma soprattutto: perché dannarsi tanto per questi controversi non-vaccini, quando ormai è assodato che per ridurre la minaccia Covid sono più che sufficienti le cure precoci da somministrare ai primi sintomi, lasciando i pazienti a casa ed evitando quindi la corsa agli ospedali”.
L’ottimo infettivologo piemontese, da lei nominato Cavaliere della Repubblica, ha subito in questi mesi un autentico linciaggio e ha deciso, purtroppo, di autocensurarsi.
Forse non se n’è accorto Presidente ma in questo paese c’è un preoccupante clima maccartista, che lei stesso ha finito per avallare. Lei, che dovrebbe essere il custode e il garante del dettato costituzionale.

Signor Presidente, servirebbe a qualcosa ricordarle che il Consiglio d’Europa, in una risoluzione approvata a gennaio, affermava che nessuno avrebbe dovuto subire discriminazioni se avesse deciso di non farsi inoculare questi sieri anti-Covid, questi non-vaccini?
Altro che non discriminare! Con un crescendo rossiniano, accompagnato da una violenta campagna di puro odio e terrorismo, stiamo assistendo all’approvazione di provvedimenti che posso solo definire degli indecenti ricatti di Stato. Provvedimenti discriminatori. Siamo di fronte a una pericolosa svolta autoritaria in materia di politiche sanitarie e non solo. Ci siamo incamminati su una china assai scivolosa, che non ha nessuna giustificazione sul piano della scienza.
Signor Presidente, il dr. Guido Rasi pochi mesi fa, il 10 maggio, riferendosi ai decessi provocati dal Sarscov2 ha affermato: “Qualcosa non deve aver funzionato in termini di standardizzazione delle cure perché non è possibile che si muoia così tanto. Probabilmente l'approccio tachipirina e vigile attesa è un po' troppo minimalista”?
Sbagliato! Non “minimalista”, la parola giusta è criminale.
Ne abbiamo parlato, abbiamo parlato delle dichiarazioni di Rasi? Ovviamente no! Anzi, sono state immediatamente inghiottite dal silenzio, come tutto ciò che potrebbe rompere l’armonia di una narrazione che fa acqua da tutte le parti.
Sono altrettanto certo, signor Presidente, che nessuno ricordi e in pochi sappiano che la Commissaria Onu ai diritti umani, nell’aprile 2020, esprimeva il timore che l’emergenza sanitaria potesse tradursi in una catastrofe per i diritti umani. Le parole della Bachelet le ricordo a Lei e a me stesso: “L'emergenza sanitaria può diventare una catastrofe per i diritti umani, i cui effetti dannosi supereranno a lungo la pandemia stessa. I governi non dovrebbero usare i poteri di emergenza come arma per mettere a tacere l'opposizione, controllare la popolazione o rimanere al potere".
A febbraio 2020, da cittadino che ha speso buona parte della sua vita a difendere democrazia e diritti umani, avevo espresso il timore che questa emergenza sanitaria potesse aggravare la pregressa emergenza democratica.
Non pretendo che lei condivida la mia analisi sullo stato e la qualità della democrazia nel nostro Paese e nel mondo. Non lo pretendo, ma le dico che il nostro era ed è uno Stato criminale sul piano tecnico-giuridico e che, di tutta evidenza, c’era e c’è una emergenza democratica.
Signor Presidente, lei dovrebbe temere come la peste una scienza che si fa religione e che vive di dogmi; una scienza che si fa scienza di regime.
Da 19 mesi, ininterrottamente, si sta consumando un attentato contro i diritti politici del
cittadino. Da 19 mesi assistiamo alla patente violazione dell’art. 294 del codice penale.
Dalle ore 23.59 di giovedì 23 settembre e, per ora, fino alla mezzanotte di sabato 11 ottobre riprenderò lo sciopero della fame di dialogo che avevo sospeso il 14 luglio. Riprendo per aiutarla a riflettere su questa mia e per chiederle se vuole continuare ad essere il Presidente di un Paese in cui le più alte cariche dello Stato stanno alimentando un clima d’odio accompagnato da uno squadrismo di regime.
Nel 1937 Gaetano Salvemini, uno degli animatori del “Non mollare”, scriveva: “Un uomo vale tanto quanto sa. Se gli si proibisce di apprendere nuovi fatti e nuove idee gli si mutila l’anima e la gravità della mutilazione è proporzionata alla durata della sua ignoranza. Senza libertà di stampa, un popolo diventa cieco, sordo e muto. L’individuo si trova isolato al centro dell’esistenza. Si torna inconsciamente al sistema medievale dei clan. Vi regna una notte perpetua in cui vagano spiriti smarriti e vuoti di idee”.

Signor Presidente, io invoco la verità. Io invoco lo Stato di diritto democratico. Io invoco la Costituzione. Io invoco, egregio Presidente, tutto ciò che state cestinando oggi più di ieri.

Gli studenti dicono NO al #GREENPASS: la lettera alle università

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da Studenti dell’Università degli Studi di Brescia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Accademia di Belle Arti Santa Giulia e Conservatorio Luca Marenzio contro il green pass.
Vi lasciamo alla lettura, più che esaustiva nell'andare a spiegare le motivazioni del perchè un secco no a un documento che è chiaramente lesivo dei diritti costituzionali e totalmente discriminatorio, che non pone nulla di scientifico nel dibattito relativo alla lotta alla Covid.

Riprendiamo un passaggio più che esaustivo dell'intera lettera:
"Siamo di fronte a un’esplicita violazione delle nostre libertà fondamentali, per cui addirittura diritti inalienabili come quello allo studio, al lavoro, alla libera circolazione non sono più universalmente riconosciuti, ma devono essere concessi a tempo. Lo stesso lasciapassare è un simulacro di libertà a scadenza.
È necessario rivedere criticamente l’ormai consolidato e ripetitivo paradigma per cui chi si vaccina si sacrifica in nome del bene comune, per un senso di responsabilità. Ebbene, anche noi siamo mossi da un enorme senso di responsabilità verso la difesa della libertà di scelta relativa all’inoculazione di questo siero – libertà sostenuta da solide riflessioni antropologiche, giuridiche, mediche e sociologiche – da parte di ogni individuo ed è questa convinzione che ci porta, nonostante tutto, a percorrere la strada più faticosa, lastricata di ricatti sempre più pressanti e a tratti insostenibili.".

 

 

Brescia 05/09/2021

Alla cortese attenzione de

I docenti tutti
I ricercatori e i dottorandi
Il Magnifico Rettore Maurizio Tira
Il Magnifico Rettore Franco Anelli
Il Direttore Alberto Baldrighi
La Direttrice Cristina Casaschi
Il personale tecnico e amministrativo
I responsabili delle Biblioteche di Dipartimento
Gli uscieri delle Università e Accademie bresciane

e p.c. a

Tutti gli studenti dell’Università degli Studi di Brescia, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, del Conservatorio Luca Marenzio, dell’Accademia di Belle Arti Santa Giulia e i loro rappresentanti

I giornalisti e gli organi di stampa


Vi scriviamo in rappresentanza di un gruppo di studenti costituitosi in seguito all’estensione dell’obbligatorietà del “green pass” a studenti universitari, docenti e personale Ata, decretata dal DL 06/08/2021 n. 111.

Anche se spesso presentati dai media mediante categorizzazioni avvilenti volte a strumentalizzare e a screditare dal principio posizioni pluralistiche, siamo in realtà un gruppo eterogeneo di studenti, parte integrante della comunità universitaria e accademica bresciana.

La decisione da parte degli Atenei della nostra città di applicare, in taluni casi in modo drastico, questo provvedimento che impone un principio di discriminazione più che evidente, ci spinge a esprimere in merito ad esso una posizione di dissenso.

Con l’adeguamento degli Atenei al DL 06/08/2021 n. 111 vengono de facto esclusi dal diritto allo studio e dai servizi erogati dalle Università tutti coloro che non intendono usufruire del “green pass”, ovvero chi sceglie di non aderire alla campagna vaccinale sperimentale e di non sottoporsi a tamponi o al tracciamento sanitario mediante l’esibizione del “green pass” stesso.

Considerato che l’utilizzo di questo certificato contrasta con i principi della Costituzione Italiana (Artt.1, 2, 3, 4, 32), con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (i valori universali di dignità umana, libertà, uguaglianza e solidarietà per i cittadini basati sulla democrazia e sullo stato di diritto), nonché con la Normativa Europea sulla Privacy (2016/679), emergono evidenze di illegittimità.

Non possiamo inoltre, come studenti, non citare l’imprescindibile diritto all’istruzione e alla cultura, sancito dalla nostra Costituzione all’Art. 34: “La scuola è aperta a tutti. […]”.

Vorremmo poi ricordare alcuni dei principi fondamentali presenti negli Statuti e nei Codici Etici dei nostri Atenei:

“L’Università Cattolica non ammette alcuna ingiusta discriminazione. Tutti i componenti dell’ateneo hanno diritto di essere considerati come soggetti portatori di diritti e valori, con spirito di comprensione ed eguale rispetto e considerazione, e di non subire direttamente o indirettamente alcuna ingiusta discriminazione.”

(Codice Etico Università Cattolica del Sacro Cuore, Art. 1 comma 1)

“Tutti i membri dell’Università hanno diritto a essere considerati con eguale rispetto e considerazione, e a non essere ingiustamente discriminati, direttamente o indirettamente, in ragione di uno o più fattori, inclusi […] la coscienza e le convinzioni personali […] le condizioni personali e di salute, le scelte familiari.

(Codice etico Università degli Studi di Brescia, Art. 1 comma 1)

“il Conservatorio per quanto di sua competenza, garantisce pari opportunità d’accesso allo studio di tutti gli studenti come previsto dall’art. 34 della Costituzione italiana. Sostiene gli studenti meritevoli, gli studenti privi di mezzi e gli studenti con bisogni educativi speciali, supportandone con strutture e strumenti adeguati il percorso di formazione.”

(Statuto Conservatorio di Musica Luca Marenzio, Art. 4 comma 1)

“L’Accademia svolge la propria attività e organizza le proprie strutture nel rispetto della libertà d’insegnamento ai sensi dell’art. 33 della Costituzione e dei principi generali fissati dalla normativa vigente.”

(Statuto Accademia di Belle Arti Santa Giulia, Art. 1 comma 2)

Chiediamo dunque come possa questo provvedimento essere compatibile con i valori di inclusività e di uguaglianza sopracitati, dato che vengono lesi diritti e limitate libertà in nome di motivazioni medico-scientifiche ancora dubbie e in fase di verifica. Essere contrari al “green pass” non significa infatti essere contro la scienza, ma piuttosto contro un uso strumentale, in quanto unilaterale e politico, della stessa.

Quanti sono effettivamente i dubbi che il dibattito medico-scientifico solleva quotidianamente?

Innanzitutto emergono sempre maggiormente i pareri discordanti della comunità scientifica riguardo l’efficacia immunizzante e preventiva dei vaccini sperimentali, confermata dagli ultimi rapporti riguardanti la cosiddetta “immunizzazione” dei vaccinati nei Paesi con alta percentuale di vaccinazioni (Israele e Gran Bretagna). Ci troviamo d’altronde in presenza di terapie geniche, alcune delle quali ancora in fase di sperimentazione (basti leggere le note informative fornite dalle stesse case farmaceutiche); tutto ciò comporta la mancanza di dati sulle loro possibili reazioni avverse a breve e a lungo termine.

Vi sono inoltre opinioni contrastanti riguardo al rapporto rischi-benefici (soprattutto per la fascia di età degli studenti universitari in cui l’incidenza letale è quasi inesistente) e incognite relative all’uso dei tamponi come strumento diagnostico attendibile (cfr. rapporto Istituto Superiore di Sanità Covid-19 n. 46/2020, sentenza Corte d’appello portoghese 11/11/2020, sentenza del Tribunale di Vienna e continui cambiamenti nelle linee guida da parte dell’OMS).

Come possiamo proprio noi, studenti delle nostre e vostre Università, stimolati dal vostro insegnamento a sviluppare un pensiero critico e plurale, affrontare tutto ciò senza avere dubbi che il “green pass” non sia in realtà un dispositivo di controllo politico-sociale?

Quanta coerenza e razionalità si può individuare in decisioni politiche basate su criteri sanitari mutevoli e non sempre attendibili?

Com’è possibile che tale approccio possa stravolgere valori sui quali per decenni si sono orgogliosamente fondate le università italiane?

A questo si aggiunge la costante criminalizzazione di chi si pone in atteggiamento dubbioso, enfatizzata da una propaganda mediatica unilaterale volta a dividere, a individuare capri espiatori e a far coincidere “pensiero critico” e “irresponsabilità”.

Mai come ora ci sentiamo doverosamente responsabili nell’opporci a una virata legislativa e sociale che con sconcertante semplicità mina uno dei diritti fondamentali su cui si basano le nostre Democrazie. Si legge infatti sul sito ufficiale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca la seguente frase: “Resta comunque applicabile anche il comma 2 dell’Art. 23 del DPCM 02/03/2021 che dispone misure di salvaguardia della continuità didattica a beneficio degli studenti che non riescano a partecipare alle attività didattiche o curriculari in presenza, assicurando loro modalità a distanza ovvero diverse azioni di recupero delle stesse”.

Ci lascia invece amareggiati la difformità di adeguamento da parte degli Atenei bresciani alla normativa, per cui in alcuni casi sarà disponibile la modalità mista per le lezioni (a distanza e in presenza) mentre in altri ciò non verrà assicurato. Pur sapendo che la DAD non sostituisce pienamente le opportunità formative e di crescita personale della didattica in presenza, siamo sconcertati di fronte alla decisione da parte di alcuni Atenei di non garantire la DAD per tutti i corsi.

Questo dimostra una dolorosa mancanza di attenzione alle esigenze reali degli studenti, nonché verso gli sforzi e gli investimenti compiuti nell’ultimo anno e mezzo per l’implementazione della DAD. Se la strumentazione è disponibile, perché non sfruttarla?

Inoltre, anche in caso di lezioni a distanza, rimane rilevante la discriminazione di chi ha obblighi di frequenza regolari con laboratori e/o tirocini per i quali non è stata presa in considerazione la possibilità di usufruire della DAD, obbligando in tal modo alcuni studenti all’interruzione del loro percorso universitario.

Molti di noi si trovano attualmente in questa situazione veramente critica, oltre che demoralizzante, che non solo sta inducendo alcuni ragazzi a mettere in discussione il proseguimento dei propri studi, ma ne sta addirittura spingendo altri a non intraprendere il percorso universitario.

È fra l’altro evidente che l’opzione del tampone ogni 48 ore per l’ottenimento del “green pass” è moralmente degradante e fisicamente insostenibile per coloro ai quali è richiesta una presenza settimanale continuativa; essa non può dunque configurarsi come una reale e valida alternativa.

Vogliamo porvi questa domanda in modo semplice e diretto: se non vige un obbligo e siamo liberi di scegliere se vaccinarci o meno, com’è possibile che siamo stati effettivamente esclusi dalla vita universitaria?

Com’è possibile che si stia perdendo il diritto fondamentale allo studio per esercitare quello di non sottoporsi a un trattamento sanitario facoltativo?

Riteniamo invece che sia un dovere delle Università garantire un trattamento equipollente a tutti gli studenti, vaccinati o meno.

In un momento in cui la divisione e la difficoltà di comunicazione corretta tra le persone stanno purtroppo imperando, diventano per noi fondamentali la collaborazione, l’accoglienza, l’ascolto dei reciproci bisogni e la possibilità di unirsi in gruppi solidali, affinché nessuno resti isolato.

Non ci sono gruppi di studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dell’Università degli Studi di Brescia, del Conservatorio Luca Marenzio e dell’Accademia di Belle Arti Santa Giulia. In questa situazione siamo tutti insieme, noi… e anche voi. Perché i diritti fondamentali non sono nostri o vostri, di un gruppo o di un altro, ma un bene comune e nel momento in cui vengono svalutati siamo tutti a pagarne il prezzo, senza distinzioni.

Siamo di fronte a un’esplicita violazione delle nostre libertà fondamentali, per cui addirittura diritti inalienabili come quello allo studio, al lavoro, alla libera circolazione non sono più universalmente riconosciuti, ma devono essere concessi a tempo. Lo stesso lasciapassare è un simulacro di libertà a scadenza.

È necessario rivedere criticamente l’ormai consolidato e ripetitivo paradigma per cui chi si vaccina si sacrifica in nome del bene comune, per un senso di responsabilità. Ebbene, anche noi siamo mossi da un enorme senso di responsabilità verso la difesa della libertà di scelta relativa all’inoculazione di questo siero – libertà sostenuta da solide riflessioni antropologiche, giuridiche, mediche e sociologiche – da parte di ogni individuo ed è questa convinzione che ci porta, nonostante tutto, a percorrere la strada più faticosa, lastricata di ricatti sempre più pressanti e a tratti insostenibili.

Abbiamo avuto modo di leggere l’intensa lettera, da parte nostra totalmente condivisa, stesa da alcuni nostri colleghi dell’Università degli Studi di Bergamo e di cui ci preme citare una parte: “Esattamente novant’anni fa, nel 1931, venne imposto a tutti i professori universitari l’obbligo di giurare fedeltà al regime fascista, pena la destituzione dalla cattedra di cui erano titolari. Come ben sappiamo, solo 12 professori su

1.225 rifiutarono. Oggi il personale docente e non docente presente negli istituti universitari italiani ammonta a circa 125.600 persone: quanti di questi si rassegneranno ad accettare l’inaccettabile?”.

Ricordiamo come successivamente, nel 1938, lo stesso Manifesto della razza su cui si basarono le leggi razziali fu redatto da alcuni tra i principali esponenti delle istituzioni accademiche e univer- sitarie italiane. Questo ci insegna che le forme di discriminazione, anche le più distruttive nella storia, si sono servite nel tempo della loro presunta validità scientifica per vedersi legittimate e applicate.

Ci rivolgiamo dunque ai nostri professori universitari per chiedere loro di non voltare lo sguar- do, poiché arriveremo a un punto in cui non sarà più possibile farlo.

Potete davvero accettare impassibili che il solo non possesso del “green pass”, caratterizzato nel suo rilascio e nel suo utilizzo da varie contraddizioni mediche, giuridiche e sociologiche, precluda l’accesso alla cultura, al sapere, alla nostra formazione, al nostro futuro?

Nei nostri percorsi formativi ci avete insegnato l’importanza di difendere il libero dibattito democratico e a diffidare dal linguaggio unilaterale dei media.

Ci è stata insegnata l’importanza scientifica del confronto, del dialogo, della verifica e della libertà intellettuale. Abbiamo imparato la necessità di applicare all’attualità il pensiero critico sviluppato dallo studio.

Siamo i vostri studenti, gli stessi che fino a poco fa hanno frequentato i vostri corsi, le vostre lezioni, i vostri laboratori; quelli che hanno assistito ai vostri seminari e hanno letto con interesse e stima i vostri libri: noi non siamo cambiati.

La nostra speranza è quella di raggiungere molte persone della comunità bresciana e di dare sostegno e solidarietà ai colleghi di altre città italiane che coraggiosamente, nei giorni scorsi, hanno fatto sentire la propria voce. È fondamentale per noi cercare quel dialogo costruttivo con i nostri professori e le nostre Università, non basato sullo scontro e sullo screditamento reciproco, ma finalizzato alla nascita di punti di incontro e che possa riportarci ad essere una comunità universitaria e accademica.

Studenti dell’Università degli Studi di Brescia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Accademia di Belle Arti Santa Giulia e Conservatorio Luca Marenzio contro il green pass.

#GreenPass imposto alla mensa aziendale IKEA: clienti e dipendenti esprimono il loro disappunto

La campagna assurda e discriminatoria non si ferma, ora il greenpass arriva anche sul posto di lavoro e lo fa attraverso limitazioni che riguardano l'accesso alle mense aziendali.

Non importa se gli stessi dipendenti, colleghi, durante l'orario lavorativo occupano gli stessi ambienti e locali dove potrebbero tranquillamente infettarsi.
E non importa se già molti imprenditori, ancora nel 2020 su spinta delle varie normative e linee guida del Ministero della Salute, avevano già investito enormi capitali per attrezzature divisorie tra plexiglass o altri strumenti similari.

Non ci sarebbe molto da aggiungere nel valutare le assurdità che questo governo sta portando avanti, perché è palese che nulla di scientifico c'è in queste disposizioni.
Queste sono mere attività discriminatorie finalizzate a voler colpire chi ha scelto in piena libertà di non vaccinarsi, di non sottoporsi a una terapia sperimentale che non sta offrendo i risultati che qualcuno ha propagandato fin dall'inizio della campagna vaccinale di massa.

Lo dicono i numeri, lo dicono le stesse ospedalizzazioni che vedono vaccinati e non vaccinati in egual misura ricoverati (anche per altri motivi), ma positivi ai fantomatici tamponi.

Ma anche chi si è fatta portavoce della lotta contro le discriminazioni è caduta nel tranello e, nonostante rappresenti una nota realtà internazionale con sedi in tutto il mondo, si è di fatto subordinata a quanto chiesto dal Governo che sostiene che ci sia un obbligo per accedere alle mense (nonostante le precauzioni già adottate).

I sindacati non sono d'accordo, e si discute su chi debba fare effettivamente i controlli.

Pubblichiamo una lettera arrivata in redazione quest'oggi, che manterremo in firma anonima per tutela di chi oggi si sta esponendo per esporre il proprio pensiero critico, senza urlare dai social e senza volersi sostituire a chi la scienza medica la dovrebbe portare avanti con un utile contraddittorio.

All'interno dei locali IKEA compare un totem, che riporta quanto di seguito:

Car* Colleg*
Dal 16 agosto, nel rispetto delle nuove disposizioni di legge, per la consumazione al tavolo in mensa è richiesto, eccetto alcuni casi stabiliti per legge, esibire una certificazione verde Covid-19 (Green Pass) in corso di validità.

Per chi non avesse il certificato, c’è la possibilità di acquistare il pasto in modalità TAKE-AWAY.

Sottolineiamo l'attenzione riposta al comunicato, a partire dalla prima riga, attenta a non discriminare nessuno nemmeno nell'ambito sessuale, eppure si arriva a proporre, a chi privo del certificato, qualcosa di diverso.
Ci stiamo chiedendo, ma quel "take-away", esattamente, dove dovrebbero consumarlo i dipendenti IKEA?

Ovviamente le nostre pagine sono disponibili per chiunque vorrà intervenire.

Buona lettura!

 

Cara Ikea,
Ti conosco da sempre. Sei il negozio amico di famiglia, soprattutto della mia famiglia, da quando ero bambina.
Tanto che mia sorella Anna, che qua chiamerò così, fresca di laurea ha deciso di candidarsi e di entrare in azienda.
La sua carriera in Ikea è stata fin da subito un'esperienza entusiasmante.

Non ha mai nascosto di sentirsi una privilegiata a poter svolgere il suo lavoro in un ambiente stimolante, appagante, collaborativo...

Ha avuto la possibilità di crescere, di migliorare le sue competenze, di esprimere se stessa, le sue idee e le sue ambizioni in un contesto unico e incoraggiante.
È sempre stato un orgoglio per lei associare la sua professione a un marchio così democratico e friendly.

Qualche anno dopo Anna è diventata mamma di Luca.
Anche in questa occasione, così importante e delicata nella vita di ogni donna l'azienda l'ha supportata e ha rispettato i suoi tempi e i suoi bisogni di mamma e di lavoratrice.

Una carriera felice e appagante fino all'introduzione di una misura infima e discriminatoria, priva di ogni valenza medica e scientifica. Una misura solo politica.

Mia sorella ha scelto di non sottoporsi al vaccino sperimentale e da lunedì 16 agosto non potrà più accedere alla mensa aziendale e trascorrere la sua pausa pranzo con i colleghi di sempre.

Hai accettato di aderire a una politica discriminatoria senza precedenti.
Proprio tu, tu che hai sempre incoraggiato la libera espressione di sé, hai fatto della diversità uno dei tuoi pilastri.

In Ikea l'integrazione è sempre stata un orgoglio.

Spingi affinché ciascun reparto sia il più eterogeneo possibile in sesso, cultura, religione, provenienza geografica e sociale...

Tu, Ikea, che dichiari che le differenze sono un valore, una ricchezza inestimabile, una fonte di crescita personale e aziendale. Uguaglianza, integrazione, libertà e rispetto sono sempre stati la bandiera che sventola alta e fiera accanto al tuo marchio.

Ora, cosa sta succedendo?
Perché questo cambio di rotta?

Vale davvero la pena sporcare l'immagine pulita faticosamente costruita, in nome di una misura anticostituzionale, discriminatoria e così vergognosa come l'emarginazione dei tuoi collaboratori che si sono macchiati dell'unica colpa di non aver aderito a una vaccinazione sperimentale, le cui stesse case farmaceutiche dichiarano di non conoscerne le conseguenze sul lungo periodo, collaboratori che si vogliono avvalere di un diritto costituzionale?

Un passo falso imperdonabile a cui dovrai dare spiegazioni a quanti, come me e la mia famiglia, hanno sempre creduto nella nella bontà le tue dichiarazioni.
Un livello mai raggiunto prima.

Perché in fondo a tutti noi consumatori piace pensare di portare i nostri soldi a un marchio che creda davvero in quello che dichiari e che non lo faccia con il solo intento di fare profitto.

Ci aspettavamo una realtà capace, ancora una volta, di distinguersi con dignità e coraggio con la consapevolezza che nessuna nota del governo abbia un valore legislativo.

Nel decreto non è indicato che per l'accesso nelle mense aziendali si debba essere in possesso del greenpass.
Le tue recenti prese di posizione contraddicono quanto da sempre dichiarato indipendentemente da un obbligo di legge da cui avresti potuto prendere le distanze o limitarti a un'osservanza quantomeno non compiaciuta.

Senza considerare che le mense aziendali Ikea, al contrario di qualsiasi ristorante, prevedono un distanziamento dato da un pannello in plexiglass che divide ciascun tavolo in due postazioni ben separate. Già questa misura da sola basterebbe a garantire la salute di tutti senza allontanare e discriminare nessuno.

Accetti davvero di renderti complice di una dittatura sanitaria, di sostenere quanti vogliono calpestare senza scrupolo ogni diritto costituzionale e di collaborare con una politica delirante?

Con la speranza di ricevere le tue scuse e di vederti fare un coraggioso passo verso la salvaguardia dei diritti costituzionali dei tuoi affezionati clienti e dipendenti e verso la libertà di ciascun essere umano, ti saluto.

Firma anonima

 

Dissonanza Cognitiva?

Il clima di tensione che stiamo vivendo in questi giorni e in queste ore è palpabile.
Dalle contestazioni nelle piazze di tutta Italia per il green pass, imposto dal 6 agosto con il Decreto Legge n. 175 del 23 luglio scorso, si è potuto percepire quanto la stanchezza regna sovrana e la tolleranza sia arrivata al suo minimo storico.
In un brevissimo periodo si sono distrutti contemporaneamente quello che era definito il principio di precauzione, caposaldo nell'ambito della salute, e il criterio di falsicabilità introdotto da Karl Popper, in netto contrasto con chi intende una politica di condotta cautelativa soprattutto nell'ambito della salute.

Oggi viene concesso il diritto alla paura nei confronti di un virus, ma al contrario nulla è consentito nei confronti di una terapia genica, attraverso un vaccino, che sta seminando sulla propria strada danni irreversibili fino ad arrivare alla morte.

Gente comune, operai, impiegati, segretarie, casalinghe, pensionati, tutti sono divenuti nel contempo esperti e vittime dello stesso sistema che però trova una forte alimentazione da parte di un mainstream capace, anche in un brevissimo lasso di tempo, di dire tutto e il contrario di tutto.

Pubblichiamo la lettera ricevuta da una nostra lettrice, che ha voluto concentrare la questione su quella che è certamente definibile una dissonanza cognitiva, e che si va a correlare senza indugio alla situazione attuale che sta interessando oggi il personale sanitario, domani certamente anche quello scolastico, vittime di sospensioni dal lavoro, con addirittura sospensione della retribuzione, senza il minimo rispetto di quel principio di precauzione laddove la questione scientifica che riguarda i vaccini anti-Covid è molto controversa.

 

Ore 18 del 27/07/2021 son in viaggio verso casa … Non c’è musica che possa smorzare il clima di tensione che si respira in questi giorni.

Radio Montecarlo, SKY TG 24 “acchiappo” con le orecchie le ultime notizie in “corsa”.

Il giornalista sta raccontando di come si è in attesa che il CTS si pronunci sull’obbligo vaccinale verso gli insegnanti e gli studenti, affinché si ritorni in presenza.  Scongiurare la DAD è l’obiettivo principale di questo anno scolastico.  La notizia viene data così velocemente, che nonostante tutto nella mia testa i “?” non faticano ad arrivare :

  • Gestire le classi con un numero ridotto di alunni?
  • Incrementare il parco auto dei bus locali?
  • Garantire le lezioni in luoghi salubri?

Noi genitori la realtà scolastica la conosciamo bene, la viviamo quotidianamente e siamo al corrente di tutto ciò che potrebbe esser migliorato…

E’ mai possibile che oggi l’unico strumento per mettere in sicurezza gli insegnanti e i nostri figli sia la panacea di questo farmaco sperimentale?

Qui si potrebbe aprire un dibattito senza fine, ma ci tengo a sottolineare che non manca occasione per ripensare a quanto ancora si potrebbe fare…

Dov’è la prevenzione?

Non è forse la scuola di mio figlio che promuove una sana alimentazione, e negli anni ha introdotto oltre al consumo di cibi sani e genuini la distribuzione di frutta e verdura durante la ricreazione?

E’ sempre lui che anziché svolgere le ore di educazione fisica in palestra, affronta la lezione all’aria aperta anche in un clima NON del tutto favorevole, con la bella frase “NON ESISTE IL BRUTTO TEMPO, SOLO VESTITI SBAGLIATI”

Quindi, mi chiedo… Se abbiamo insegnanti che si battono per mantenere i nostri figli attivi, ed allenati ad usare lo spirito critico, insegnando loro cos’è il sistema immunitario, che ne devono avere cura, che bisogna assolutamente sconfiggere eggregore e svecchiare la scuola di mal comuni e consuetudini, perché oggi gli stessi insegnanti non devono esser ascoltati per gli stessi principi che son tenuti a portare avanti?

Perché questi insegnanti devono subire un’unica idea di “cura” preventiva, senza che possano mettere in atto tutte le strategie ad oggi conosciute?

Non si stanno battendo per gli stessi ideali che fino ad oggi hanno trasmesso ai nostri figli? Non si tratta forse di soffermarsi, ragionare, e poi trovare una soluzione comune che possa soddisfare le esigenze individuali e della comunità? Non si è parlato di inclusione? E’ perché allora oggi viene VIETATA la libera scelta? La teoria e la pratica non dovrebbero andare di pari passo? …..

…. Tornando a Sky TG 24, a questa notizia ne segue un'altra ... “NEGLI USA – USARE MASCHERINE AL CHIUSO ANCHE PER I VACCINATI”, e lì mi son dovuta accostare, perché volevo prestare tutta la mia attenzione. In un nano secondo acutizzo l’udito e sento il cronista che ci informa che dall’altra parte del Mondo si sta ipotizzando di far indossare le mascherine anche negli ambienti chiusi. La motivazione è che i soggetti nonostante siano IMMUNIZZATI o VACCINATI non sono sufficientemente tutelati contro la VARIANTE DELTA, che è assai diffusa negli STATES.

Inserisco la marcia, guido fino a casa e penso, che deve esserci qualcosa che non va…

Che il modo di fare informazione, sicuramente è cambiato sotto i miei occhi ed orecchie in questo caso, e che nessuno, nemmeno il più diligente dei capo redattori  è in grado di valutare il tipo e la sequenza delle informazioni trasmesse.
Nella frazione di qualche minuto l’intero popolo radiofonico ha potuto apprendere di come si ci debba battere per far vaccinare l’intero mondo scolastico al fine di ritornare in presenza e tutelare la salute di tutti, ed in seconda battuta la notizia viene letteralmente smontata e smentita informandoci che i vaccini sono letteralmente inaffidabili per proteggerci dalla stessa variante che è in circolo in tutto il mondo.

Ora chiedo ai vostri lettori, è questo è il modo di fare notizia? Vi invito a leggere le più importanti testate e a  guardare coi vostri occhi, col vostro spirito critico.
Trovare informazioni di tale “DISSONANZA COGNITIVA” è all’ordine del giorno.
Fare confusione pare esser il primo degli obiettivi.

Non sono una veggente, ma per come si stanno susseguendo i fatti, non mancheranno DIRIGENTI d’AZIENDA che cavalcheranno l’onda dello Stato di Emergenza per promuovere un unico pensiero.
D’altronde la scuola ed il mondo annesso fanno Impresa da tempo ormai.

Oggi prendere posizione scegliendo il piatto della bilancia dove l'ago punta con più facilità pare esser una “salvezza".

L.M.

La scuola nella pandemia. “Si va avanti, profe!”

In questi giorni tutte le scuole italiane stanno riprendendo parzialmente la propria attività in presenza, e i riflettori sono rivolti soprattutto verso gli istituti di scuola superiore.
Nel mezzo del tam-tam mediatico che pone in prima linea presidi e alcuni sindacati che si dicono preoccupati per l'annunciata totale riapertura dal 26 aprile, nessuno rivolge le dovute attenzioni agli studenti.

Questa mattina abbiamo ricevuto in redazione la lettera di una professoressa, insegna storia e filosofia in una scuola della Lombardia.
Nulla abbiamo da aggiungere a questo che potrebbe essere un saggio, da cui tutti coloro che operano nell'ambito dell'istruzione dovrebbero prendere spunto per attuare profonde riflessioni. Quali danni sono stati perpetrati in questo anno e mezzo nei confronti dei ragazzi?

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