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Lunedì, 18 Ottobre
I morti da Covid sono più dell’anno scorso. Perchè non se ne parla?

Quanto si muore oggi per Covid in Italia? Cerchiamo di capirlo da diverse fonti.

Morti per tutte le cause

L’anno non si è ancora concluso perciò l’Istat ci permette di confrontare soltanto i mesi da gennaio a giugno dei due anni 2020 e 2021. Cliccate qui su “decessi anni 2011-2021” e poi scaricate la “Tavola decessi totali regionali”. Sono i morti per tutte le cause. Emerge un eccesso di ben 15.752 morti nei primi 5 mesi del 2020. Ma questo lo sapevamo già. 

Da gennaio a giugno 2020 sono morte 378.428 persone

Da gennaio a giugno 2021 sono morte 362.676 persone.

Morti per Covid

L’ISS e il sito internazionale Our World in data ci permettono di calcolare i morti da Covid. Per avere i dati giornalieri cliccate sul sito dell’ISS, qui, quindi aprite “Covid 19 ISS open data”. Appare un file excel che va convertito in numeri. Ci ha aiutato Stefano Petti che ha generato per noi un file con i dati degli ultimi mesi, dal 16 giugno al 16 settembre. Numeri confrontabili con lo stesso periodo del 2020. Petti ha utilizzato due metodi diversi, contraddistinti dagli asterischi. Accanto vedete i suoi grafici che mostrano la curva dei decessi giornalieri, li ho allegati anche come immagini. Qui trovate il file generato da Petti: mortalitàCovidItaliaGiugnoSettembre

Sintesi dati ISS

Dal 16/6/20 al 17/9/20 (93 giorni) sono morte 1.101 persone.

Dal 17/6/21 al 17/9/21 (93 giorni) sono morte 2.508 persone. 

Quest’anno, negli stessi 93 giorni, abbiamo avuto 1.407 decessi in più.

Negli ultimi 30 giorni i decessi in più rispetto all’anno scorso sono stati 1.097.

Sintesi dati Our Worl in data

La tabella allegata come immagine riporta i dati sulla mortalità tratti dal sito Our World in data, qui, e mostra l’andamento della prima settimana di settembre in vari Paesi. (Ci si muove facilmente sul sito spostando il mouse, esempio: dove appare “metric” lasciare “confirmed deaths” e su “interval” inserire “weekly”, dopo si regola la striscia blu in basso per spostare le date. Sulla sinistra si sceglie il Paese).

Nella prima colonna della tabella allegata compare la percentuale delle persone vaccinate al 10 settembre, cliccate qui; nella seconda e nella terza il confronto tra il tasso di mortalità settimanale del 2020 con quello del 2021. Nella quarta, l’ultima colonna, la percentuale di crescita dei decessi calcolata per noi da Stefano Petti.

Cosa emerge

La mortalità da Covid è aumentata in tutti i Paesi rispetto a un anno fa, tranne che in Polonia e in Repubblica Ceca. Solo in Svezia è rimasta stabile. È poi diminuita in quasi tutti i Paesi del Sud America (in settembre per loro è piena estate) mentre è aumentata in Asia, Africa, Oceania e Nord America.

Guardiamo l’Italia: la mortalità è passata da 1,5 a 6,9 per milione (!). Significa che è più che quadruplicata. Nel Regno Unito è aumentata di 10 volte: nel 2020 era 1,1 su milione di abitanti e oggi è di 14,4. Il triste primato spetta alla Lituania: il tasso di mortalità è passato da 0,3 decessi per milione di abitanti a 26,4 per milione.

Si obietterà che questi sono i dati di una settimana di settembre. E che non è detto che l’andamento delle prossime settimane rispecchi questo tragico trend (ce lo auguriamo!). Secondo Petti in questo momento “è difficile fare previsioni per il prossimo inverno”.

Tuttavia ci si chiede come mai nessuno faccia notare che abbiamo 4 volte i decessi dell’anno scorso visto che tutti i giorni il numero dei morti (giornaliero) da Covid compare fra le notizie dei telegiornale. 

Cercherò di informarvi quanto prima sulla percentuali di vaccinati e non vaccinati fra i deceduti. 

graficidati

Il tempone salivare? Permette di ottenere il green pass ma non si dice

Partiamo da maggio quando una circolare del ministero della Salute riconosce la validità dei tamponi salivari, li paragona a quelli nasali e mette per iscritto che “sono un’alternativa qualora non sia possibile eseguire un tampone nasale”. Cliccate qui. (La circolare non è stata nè smentita nè ritirata nei mesi successivi).

Come per i nasali, i tamponi salivari esistono nelle due modalità, test rapido antigenico con risultato dopo pochi minuti e test molecolare con risultato dopo 24 o 48 ore. L’attendibilità è stata studiata da varie università (Milano, Torino, Padova, per citarne alcune) e si aggira attorno al 98%. A differenza dei tamponi nel naso sono assai più pratici e indolori. Si presentano come un lecca lecca di cotone, si tengono in bocca pochi secondi, non vi è necessità di spingerli in gola poiché il Sars Cov 2, se presente, si trova nella saliva.

Sono molto più adatti ai bambini e a tutti coloro che soffrono di epistassi o hanno il setto nasale deviato.

Ora che riaprono scuole ed università e tutto il personale dovrà mostrare il Green Pass per poter lavorare, e anche gli studenti universitari dovranno esibirlo per poter frequentare le lezioni e sostenere gli esami – premesso che non si è capito ancora chi sia la figura addetta alla supervisione del documento, poiché, al di fuori dei sanitari e delle autorità aeroportuali, tutti gli altri incaricati devono comparire in un elenco della Commissione europea e risulta che il governo non abbia ancora inserito nessuno (regolamento UE 953/2021, punto 22) e poi chi controlla il controllore del pass? – salvo tutto questo, abbiamo pensato di presentarvi una mappa dei laboratori che eseguono i salivari accreditati per il Green Pass.

Sì, perché nonostante il decreto Draghi vieti espressamente i test salivari per ottenere il Green Pass, cliccate qui sulle FAQ (ma non perdete tempo a cercare le ragioni politiche del veto perché non ci sono), diversi laboratori li propongono rilasciando un certificato cartaceo che consente poi di ricevere il lasciapassare.

In sintesi: i test salivari sono validi, sono promossi sulle pagine dei vari laboratori, permettono di ottenere il qr code per il Green Pass ma per Asl, Regioni e Ministero della Salute non esistono.

Ipocrisia istituzionale?

C’è da chiederselo, poiché Il Ministero della Salute che nega che il salivare sia riconosciuto ai fini del lasciapassare è lo stesso Ministero  che poi invia il Green pass sullo smartphone degli utenti che lo hanno eseguito.

Dove si fanno

Abbiamo rintracciato 18 laboratori in Lazio (17 fra Roma e provincia e uno a Viterbo) del network Lifebrain che eseguono il salivare molecolare a 50 euro. I risultati arrivano dopo 24 ore. “Rilasciamo copia cartacea e codice, poi, sullo smartphone arriverà il Green pass” ci viene spiegato. E chi spedisce il Green Pass? Il ministero. Cliccate qui per trovare i 18 laboratori.

Abbiamo chiesto al gentile operatore come mai in altre regioni i laboratori dello stesso network Lifebrain non eseguono il salivare ma solo il nasale. E ci è stato risposto che in Lazio “è stato siglato un accordo con la Regione” e “sono in attesa per le altre Regioni”. Regione Lazio da noi interpellata, tramite ufficio stampa, ha risposto di “non sapere se esistano questi accordi”.

In Lombardia abbiamo trovato solo il centro milanese MedNow in viale Zara. Tampone rapido salivare, con risultato in pochi minuti, a 60 euro. E salivare molecolare da 150 a 250 euro. Ci spiegano: “Il nostro test salivare è riconosciuto ai fini del ricevimento del Green Pass, siamo un centro accreditato, i risultati sono inoltrati nel flusso giornaliero ad ATS”.

ATS (che è la Asl milanese) da noi interpellata ha dichiarato di “non aver mai autorizzato nessun centro ad eseguire tamponi salivari ma vi sono diversi laboratori autorizzati sui nasali. In questo caso, con la specifica struttura deve esserci stato un fraintendimento”.

Le criticità

I salivari sarebbero il mezzo più pratico e sicuro, oltre che per sapere se si è contagiosi, anche per non dover soffrire ogni 48 ore dovendo disporre di un Green Pass.

Ma costano troppo per essere uno strumento da farsi ogni 48 ore per il lasciapassare (soprattutto il molecolare che richiede almeno 24 ore di attesa e risulta così spendibile un solo giorno).

La discriminazione

Chi non può o non desidera vaccinarsi (in Lombardia al momento il 14% del personale scolastico) è costretto a pagare l’obolo tampone per andare a lavorare. Identica la situazione per gli studenti universitari: in barba al diritto allo studio e alle tasse pagate non potranno frequentare lezioni e sostenere esami senza Green Pass.

Cittadini di serie A e cittadini di serie B.

Sì perché le varie iniziative di tamponi nasali gratuiti, proposte da alcune regioni a tutto il personale scolastico, si sono all’improvviso “ristrette” per non intralciare la vaccinazione di massa.

Così abbiamo una Regione Emilia Romagna che ha rinnovato il lodevole progetto dei mesi scorsi: tamponi gratuiti in farmacia a studenti, insegnanti e ai loro familiari, dalle primarie all’università. Peccato vi si possa accedere solo ogni 15 giorni: dunque, non funziona come via libera a poter lavorare (sic!). Cliccate qui.

Poi c’è l’intraprendente Lombardia, fra le prime a studiare i salivari, a divulgarne l’attendibilità per poi lasciarli in un cassetto che, un anno fa circa, prima della vaccinazione di massa, aveva disposto posti per fare i tamponi, i Drive Throuth, gratuiti a libero accesso per studenti e personale scolastico. Oggi che questi spazi servirebbero per poter permettere agli insegnanti che non possono o non vogliono vaccinarsi di entrare a scuola in sicurezza, è rimasto solo quello di via Ovada 26, all’ospedale San Paolo (dove, per fortuna, ci si può recare anche ogni 48 ore). Gratis per tutti c’è l’Unità Mobile della Croce Rossa alla Stazione Centrale. Quindi stop.

Qui invece trovate l’elenco delle farmacie italiane accreditate con il ministero dove il tampone costa 15 euro per gli adulti e 8 per i bambini.

La dissidenza individuale

Vi invito a leggere l’intervento (allegato in immagine) che il professor Francesco Benozzo, ordinario di Filologia romanza all’Università di Bologna, ha scritto oggi per La Verità. “Vi esorto a chiedere a voi stessi, in coscienza, se ha davvero senso pensare a voi stessi come insegnanti, come docenti, come persone libere in un’istituzione libera a fronte di questo ricatto che costringe voi a obbedire a una regola insensata e i vostri colleghi che non obbediscono a stare fuori dalle aule…”Così conclude:

Credo che molto, o tutto, dipenda da voi”.

 

21h28 laverita

Lo studio di Colonia: ci si ammala dopo due dosi di vaccino

Torniamo sull’argomento che una volta era chiamato “fallimento vaccinale”. I vaccini non sono infallibili – ci hanno sempre spiegato – in una piccola percentuale di casi possono non funzionare. Succede così che un vaccinato possa comunque ammalarsi.

Oggi, che è stato introdotto il Green Pass, questa eventualità andrebbe “quantificata” con attenzione (ad esempio: in quale percentuale ci si ammala e in quale si resta solo positivi? E se si è positivi, o infetti, si può contagiare?) altrimenti si rischia di sottovalutare il pericolo credendosi protetti al 100% quando invece si è untori.

Sarà per questo che il premier Mario Draghi ha chiesto a tutti i giornalisti presenti alla conferenza stampa di ieri  (quella sull’annuncio del Green Pass con le famose parole che passeranno alla storia, o vaccino o morte) di presentarsi con un tampone antigenico recente?

Leggete la testimonianza in apertura de Il Tempo di oggi, da foto allegata. Inutili le perplessità e le richieste di chiarimento dei presenti vaccinati con due dosi e muniti di Pass Verde, tutti i 25 colleghi ammessi nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio hanno dovuto esibire il tampone. 

È ufficiale: ci si può ammalare dopo il vaccino

Le hanno chiamate “Vaccine-breakthrough infections” (VBI), sono le infezioni da Sars-Cov-2 che si verificano dopo aver completato il ciclo vaccinale. Lo studio riguarda le persone che hanno fatto i vaccini a mRNA.

Tutte le persone che si sono infettate e ammalate dopo la vaccinazione completa avevano alti livelli di anticorpi nel sangue, quindi erano da considerarsi immuni.

Gli anticorpi, se pur presenti in quantità, non hanno tuttavia evitato la malattia a 24 militari e sanitari su un totale di 1547 infettati, tanti i partecipanti dello studio. Zero protezione sia nei confronti del ceppo originale del virus che delle varianti.

Qui lo studio. La rivista è autorevole ma non è la sola a parlarne, ci conferma l’epidemiologo Stefano Petti.

Ci sono più ricoveri dell’anno scorso, perché non si dice?

Cominciamo dal considerare che, rispetto all’anno scorso, nello stesso periodo, l’Italia conta più persone ricoverate in ospedale e in terapia intensiva. Osservate le tabelle costruite sui dati della Protezione Civile e dell’ISS, aggiornate e gentilmente concesse dal “Gruppo Info Vax evidence based”. La discesa della curva della mortalità appare simile al 2020 ma quelle che indicano i ricoveri ospedalieri e i posti occupati in terapia intensiva mostrano, rispetto all’anno scorso, una discesa meno accentuata. Come mai? E perché non se ne parla? Perché si continua a sostenere che la discesa di ricoveri e morti è solo un effetto delle vaccinazioni che nel 2020 non c’erano?

Forse la circolare allegata, emanata dall’Asp Palermo, può dare un’indicazione? Si legge la preoccupazione per l’eventualità che il personale ospedaliero vaccinato possa trasmettere infezioni. Quante contagi stanno avvenendo negli ospedali? E fuori? Perché questo silenzio?

Cerchiamo di capire alla luce della Evidence based medicine.

Uno studio del British Medical Journal, uscito a marzo, coglie la necessità “di frenare la socializzazione in chi è appena stato vaccinato”.

Si dice che l’incidenza giornaliera del numero di casi di Covid è circa raddoppiata dopo la vaccinazione fino all’ottavo giorno. Cliccate qui.

Come si spiega questo maggior numero di casi tra i vaccinati?

I ricercatori inglesi ipotizzano che ciò sia dovuto a “una falsa percezione di sicurezza che avrebbe fatto interrompere le precauzioni”. Più verosimilmente, secondo i dati del Gruppo Studio Info Vax, “dopo la vaccinazione si verifica una transitoria immunodepressione (infatti si sta osservando un aumento dei casi di Herpes Zoster): diminuiscono i linfociti e i vaccinati si ritrovano più esposti alle infezioni. Si dirà che l’effetto è transitorio e poi le infezioni nei vaccinati discendono – fanno notare gli studiosi –  È vero, come è vero che accade lo stesso nei guariti anche se hanno sviluppato un’infezione lieve o asintomatica. Torneremo su questo punto fondamentale confutando la credenza che giovani e bambini non vaccinati siano un serbatoio di virus”.

Asp PalermodecessiRicoveri ISSRicoveri PCTerapia intensiva PC

Gioia Locati
Nell’autunno del 2007 ho scoperto di avere un tumore al seno, da allora la mia vita è cambiata profondamente ma non in peggio.
“Col senno di poi”… Scrivi una mail a Gioia Locati

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