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Giovedì 15 Novembre 2018

dal blog di Gioia Locati

Ipocrisia tossica

Ho riflettuto su tre fatti, diversi per argomento ma accomunati dallo stesso filrouge di ipocrisia. Un corso di giornalismo, l’incendio milanese di 16mila metri cubi di spazzatura e la notizia di una bimba piccola appena operata al cuore nelle Marche.

Prima regola: mistificare.

Al corso di aggiornamento professionale intitolato “Il nuovo piano vaccinale di prevenzione vaccinale”, organizzato dalla società di comunicazione scientifica Sics per l’Ordine dei giornalisti lombardo, è intervenuto il prof. Roberto Burioni.
L’esercitazione scritta prevedeva la compilazione di un titolo (su due righe, più occhiello e catenaccio) a nostra scelta.
Perciò, memore di una tragedia appena avvenuta, riporto sulle due righe secche: “Muore bambina di due anni, il giorno prima era stata vaccinata”. Occhiello: “Dramma in Puglia”. Nel catenaccio: “Non si può sapere se la causa del decesso sia stata la vaccinazione (ma nemmeno escluderlo): occorrono valutazioni accurate o studi”.

Al corso ho appreso che: il mio titolo è sbagliatissimo; contiene un giudizio che sarebbe “il giorno prima era stata vaccinata”. Pardon, quello è un fatto, no è un giudizio. Ps. sono sempre convinta che sia un fatto, in ogni caso quel fatto-diventato-giudizio non va precisato “perché infonde dubbi in chi legge“. 

Capisco che, oggigiorno, avere o provocare dubbi, è peccato come dubitare dell’infallibilità papale.

Capisco che si deve mistificare la realtà quando questa non piace. 

…poi mi è stata bocciata la spiegazione del titolo:

“Non si fa nessuno studio!” (Neppure dopo la morte di una bambina a 24 ore dal vaccino?)
“No, si deve sapere che un vaccino non fa morire nessuno”. Eppure tra gli studi disponibili vi sono risultati contrastanti sulle morti post vaccinazione. E poi quando vado dal medico con il male di testa lo specialista mi chiede cosa ho mangiato e quali medicine ho preso il giorno prima e se per caso muoio viene valutato ogni particolare. In genere, in caso di morte improvvisa, è pure prevista l’autopsia alla presenza di un perito di parte.

Capisco che con il mal di testa si fa, con le morti in genere idem. Solo con la morte, se avviene dopo un vaccino, non si fa.

Alla fine il prof. Burioni ringrazia di questo titolo. Dice che gli sarà utile. 

A me resta il dubbio che le tre cose che ho capito non facciano parte dell’etica del mestiere, che facciano a pugni con la mia coscienza.

Seconda regola: tranquillizzare sempre.

Il 14 ottobre è scoppiato un incendio in un deposito rifiuti alla periferia nord di Milano, zona Bovisasca-Quarto Oggiaro.
Combinazione un paio di giorni prima, il deposito era stato considerato “non a norma” e poi (il nesso cronologico non equivale a nesso di causa-effetto) è bruciato tutto.
Sedicimila metri cubi di spazzatura: plastica, metalli, cartone, rifiuti organici e speciali. Un rogo durato da domenica a giovedì mattina. E una puzza insopportabile di plastica affumicata ha invaso a ondate i quartieri per tutti i cinque giorni successivi. 

Per documentarmi a riguardo, telefonando all’Arpa, ho usato un aggettivo non gradito: “Non chiamiamola nube tossica, perché si creano allarmismi inutili”, sono stata ripresa. Così ho saputo, per la prima volta, che una nube nera da materiali vari, anche plastici in fiamme, possa somigliare ad aria di montagna…

Certo che non è colpa dell’Arpa se l’aria è diventata puzzolente, ma la difesa è stata schierata. (Ma perché poi la difesa? Per chi lavora Arpa?).

E non si può tuttavia affermare che respirare fumo denso (particelle di composizione in via di accertamento) dall’incendio non rappresenti un rischio (non oggi, non domani ma la salute non è fatta solo di oggi e domani).

E comunque. Dalle prime ore dal rogo i titoli di giornali e telegiornali erano rassicuranti:

“Non vi sono pericoli per la salute, lo dichiara Arpa”. Arpa era certa di questo, anche se l’analisi dei filtri ha richiesto 72 ore, “perché dalle prime rilevazioni sono stati esclusi i pericoli”.

Dopo 72 ore si è parlato di “parziale alterazione della qualità dell’aria”. E la diossina? “A norma, l’OMS fissa delle soglie limite ma solo in caso di esposizione prolungata e non è questo il caso”. Gli idrocarburi aromatici? “Pari a quelli sempre presenti nell’atmosfera milanese”. 

Ecco.

Ci si chiede perché, allora sia stato detto di tenere ben chiuse le finestre; di evitare di uscire di casa e, a chi può, di andarsene dalla città.

Terza regola: insistere fino alla persecuzione.

Una bambina piccola, in età da nido, ha subito una delicata operazione al cuore. Il decorso post operatorio è nella norma, di sicuro la convalescenza  richiederà un certo tempo. Non sappiamo altro. Quel che si sa è che la Asl delle Marche, dove risiede la famiglia della piccola, ha intimato ai genitori di vaccinarla, pena l’esclusione dal nido e la multa. Leggete qui.

Dalla lettera dell’avvocato (sì un legale…) apprendiamo che i genitori “preferiscono rimandare le vaccinazioni in attesa che la bimba si riprenda del tutto”. Richiesta normale, ci si dovrebbe preoccupare se non ci fosse. Non siamo in presenza di alcuna epidemia e c’è l’effetto gregge, ci dicono. Dunque, perché tale fanatica fretta? Significa che i genitori hanno letto i bugiardini dei farmaci e pure il consenso informato, perciò sono consapevoli che solo loro, unicamente loro, possono decidere se e quando far vaccinare la loro figliola. Già, la Asl intima e minaccia ma non firma alcun consenso informato.

Il consenso informato è regolato da 11 leggi dello Stato italiano, senza di questo non si può procedere. Chi desidera approfondimenti, legga Ivan Cavicchi, qui.

Tre casi di ipocrisia: quanto tossiche giudicate voi.

Di chi è il parlamento?

Oggi alla Commissione Sanità, in parlamento, si inizia a discutere della nuova legge sui vaccini che sostituirà la legge Lorenzin. (Ddl 770, primo firmatario Stefano Patuanelli, MM5).

Le audizioni si terranno all’interno della Commissione durante le prossime settimane: non vi sarà un dibattito esteso all’aula. I parlamentari, nel loro insieme, potranno approvare o bocciare soltanto il testo finale. La richiesta per presentarsi in audizione è scaduta oggi.

È doveroso, nel frattempo, denunciare un fatto che non so se sia meglio definire “ingiusto” o dovuto a un “conflitto di interessi” o, peggio ancora, chiamarlo uno “scippo della democrazia”. Ma temo che le tre espressioni non bastino a descrivere l’accaduto.

I fatti.

A fine settembre il Comitato per la libera scelta vaccinale – che riunisce 70 associazioni di genitori, sparse sul territorio italiano – ha chiesto un’aula in parlamento per presentare una proposta di legge popolare. Sono state raccolte 75.000 firme certificate (15mila in più di quelle previste dalla Costituzione), per un disegno di legge che prevede la raccomandazione delle vaccinazioni e la non esclusione dalle scuole. Qui il testo.

La richiesta però è stata rifiutata. Il parlamento ha detto No.

No, voi non potete presentare qui il vostro disegno di legge (senza dire perchè, e stop).

No ai genitori (che sono anche elettori e contribuenti).

Ma dove avrebbero dovuto presentare una proposta di legge i cittadini italiani, se non in parlamento?

E di chi è il parlamento?

Andiamo avanti.

Si è poi saputo che oggi, poco dopo l’inizio dei lavori in Commissione Sanità, alla Sala Atti parlamentari, si sta svolgendo un convegno della Glaxo: “Global Health: l’Italia driver di best practice”. L’azienda produttrice di vaccini discuterà del ruolo di primo piano svolto dall’Italia nell’ambito delle strategie vaccinali. Prendetevi qualche minuto di tempo per leggere il comunicato dei genitori, qui: al convegno sono stati invitati gli stessi deputati della Commissione sanità che dovrebbero lavorare sulla legge. Poi, dopo le richieste di spiegazioni, qualcuno ha deciso di non partecipare al convegno.

Morale: alla richiesta di avere un’aula in parlamento, alla Glaxo è stato risposto sì. E stop.

La Glaxo produce vaccini; è un nostro fornitore. Ma lo Stato siamo noi e il portafogli è nostro…

Ma noi no, non abbiamo diritto a un posto in parlamento. Loro sì e noi no.

Paga e taci.

Mi rivolgo al ministro Grillo e al suo primo consigliere scientifico, l’epidemiologo e studioso Vittorio Demicheli che nel 2015 davanti a un Piano Vaccinale da lui giudicato “fotocopia di quello delle industrie”, scrisse su Il Sole24ore che “questo modo di fare politica sanitaria avrebbe danneggiato la cultura delle vaccinazioni e favorito quella del complotto”.

Una profezia?

E ora, ministro Grillo, che il testo di legge in discussione prevede un “obbligo flessibile” da 0 a 90 anni, per “tutte le vaccinazioni che le autorità riterranno necessarie, quando la situazione lo richiederà”, noi dovremmo stare tranquilli?

Ps. Illustro brevemente cosa occorrerebbe per farci stare tranquilli: nessun obbligo preventivo in vista di infezioni che “potrebbero” colpirci, visto che le possibilità di contrarre virus e batteri per ciascuno di noi sono infinite, possibili ma non necessarie (non è detto che tutti ci si ammali).

Le misure obbligatorie (vedi blocco del traffico causa polveri sottili o chiusura delle scuole quando c’è un’alluvione) si attuano quando un pericolo è reale; insomma, la società in cui viviamo ha tutti gli strumenti per far fronte alle emergenze (vere).

Ps. Legenda sul Ddl 770. Il testo parla di urgenze epidemiche o epidemiologiche per attuare l’obbligo vaccinale su tutta la popolazione. “Epidemica” sta per pandemia (ad esempio la suina o l’aviaria in passato solo paventate e mai avvenute). Una pandemia è già stata prevista nei prossimi anni da Bill Gates: il fondatore della Microsoft ha già calcolato che farà 33 o 34 milioni di morti. Leggete qui.

“Epidemiologica” invece si riferisce al caso in cui le coperture vaccinali dovessero scendere sotto gli obbiettivi del Piano vaccinale (95% di copertura per tutti?).

Ci chiediamo: obbligo flessibile significa obbligo for ever?

Fonte: Il Blog di Gioia Locati

Barillari, Burioni e i bugiardini

Davide Barillari è il consigliere regionale del movimento 5S che, assieme alla sua collega Roberta Lombardi, ha presentato un disegno di legge sulle vaccinazioni per la Regione Lazio che potete leggere qui.

Tralasciamo di commentare il testo per intero e ci soffermiamo solo sull’articolo 11 che è quello che ha scatenato più polemiche (ma è anche quello più rispettoso dei bambini immunodepressi).

Si chiede che “la scuola garantisca che sia rispettato il periodo di quarantena di 4-6 settimane per il soggetto appena vaccinato con virus attenuato al fine di evitare contagi indotti dalle stesse secondo il principio di precauzione”. 

Ciò che chiedono i due consiglieri è riportato in tutti i bugiardini dei vaccini a virus vivi. Leggiamo qui le avvertenze e precauziomi del Priorix Tetra, contro morbillo, varicella, rosolia e parotite. Testuale: “Una volta vaccinato il suo bambino deve cercare di evitare, per almeno 6 settimane dopo la vaccinazione stretti contatti con i seguenti individui:

  • individui con una ridotta resistenza alle malattie;
  • donne in gravidanza che non hanno avuto la varicella;
  • neonati da madri che non hanno avuto la varicella”.

Il bugiardino del Rotavirus precisa che “il bambino appena vaccinato non deve stare vicino a chi sta facendo le cure contro il cancro”. Cliccate qui.

Insomma, nei foglietti illustrativi dei medicinali si precisa che chi ha fatto uno di quei vaccini “può” trasmettere la malattia per un certo periodo di tempo. E la legge regionale dei M5S lo tiene presente, invitando gli appena vaccinati a stare lontano da scuola, proprio per proteggere gli immunodepressi.

Non stiamo qui a ricordare che fino all’anno scorso, fino al decreto sull’obbligo vaccinale, le nostre istituzioni non si erano mai preoccupate delle persone con il sistema immunitario indebolito. Ma adesso che vi hanno posto l’attenzione non si capisce perché la legge Lorenzin doveva andare bene e quella di Barillari – che in più rispecchia i foglietti illustrativi dei vaccini – no.

Per inciso i bambini immunodepressi sono 10mila, sparsi in 8mila comuni, su 60milioni di abitanti. La media è di 1,3 a comune. Ma non tutti possono frequentare la scuola nè tutti gli altri ambienti affollati. Leggiamo le raccomandazioni dell’organizzazione non a scopo di lucro Physicians for Informed Consent dedicate agli scolari con sistema immunitario compromesso. Qui. Qui in italiano.

Ci chiediamo: se invece di screditate Barillari e la sua proposta, si contassero gli alunni immunodepressi di ogni scuola (magari con l’aiuto dei presidi che hanno compreso anche loro d’un tratto quanto sia importante il sistema immunitario) e si creasse attorno a ciascuno una “cintura di sicurezza” fatta di compagni vaccinati e di altri che dopo aver fatto un vaccino a virus vivo hanno rispettato la quarantena, saremmo tutti più tranquilli e avremmo fatto davvero un’azione concreta per proteggere i più fragili.

A riprova vi allego 6 screenshot illuminanti. I primi due si riferiscono alle prescrizioni ospedaliere per pazienti immunodepressi. Si legge chiaro l’invito a evitare contatti con persone appena vaccinate con vaccini a virus vivo.

Altri due sono stralci delle schede tecniche dei vaccini anti rosolia e rotavirus: nell’osservazione post marketing, quindi a vaccini già distribuiti alla popolazione, si è osservato il contagio di infezione da vaccinati a non vaccinati.

Infine, due avvertimenti rilasciati dal prof Roberto Burioni, cui molte persone chiedono chiarimenti. Nel primo il prof risponde a una mamma incinta che ha vaccinato i suoi due bimbi con l’anti-varicella. “Per precauzione, per venti giorni, eviti di baciarli e di bere dallo stesso loro bicchiere”. L’altro post riguarda il vaccino anti pertosse. Burioni precisa che chi lo ha fatto “può” veicolare l’infezione a qualcun altro, pur non manifestando la pertosse.

Morale: è sempre più faticoso ricevere informazioni chiare e oneste sui vaccini, quando ci si arriva (anche se il tutto era a portata di bugiardino) è una soddisfazione. Nell’augurare a tutti voi un Buon Ferragosto, pubblico la lettera di Giorgia, 28 anni, immunodepressa. Abbiamo letto svariati appelli di chi ha figli nelle stesse condizioni di Giorgia, ora ascoltiamo lei che chiede di non essere strumentalizzata.

Sono una ragazza di 28 anni, mi chiamo Giorgia Scataggia e sono immunodepressa.

Desidero esporre la mia opinione riguardo l’obbligo vaccinale, portando la mia testimonianza di persona con seria compromissione del sistema immunitario. Pur non avendo figli la questione mi sta particolarmente a cuore, in quanto ritengo che le persone nella mia particolare condizione vengano oggi estremamente strumentalizzate per giustificare una legge che ritengo essere ingiusta. Per questo, da qualche tempo, faccio attivismo nel mio piccolo, per offrire almeno un punto di vista diverso.

Essere gravemente immunodepressi è una condizione assolutamente invalidante: ciò che per gli altri è normale, per te diventa pericoloso. Ci sono tanti, tantissimi virus, batteri, funghi che possono causare seri problemi ad una persona immunodepressa e che con le vaccinazioni non c’entrano veramente nulla. Per una persona immunodepressa, spesso, anche i propri “commensali”, che normalmente non sono ostili, possono diventare pericolosi. Parliamo quindi di un handicap serio.

La logica deduzione è che il fatto che ad un immunodepresso sia consigliato o meno di frequentare luoghi pubblici ed affollati dipende dallo stato di salute dell’immunodepresso, non certo dalla presunta eliminazione di 10 malattie… che sono sì pericolose se l’organismo non è in grado di combatterle, ma si tratta della minima percentuale di un mondo di microrganismi patogeni estremamente più ampio. In poche parole, per usare una similitudine, sarebbe come esporsi a raffiche di mitra con solo un elmetto in testa.

Naturalmente, non essendo un medico, non entro nel merito dell’efficacia delle vaccinazioni. Ma, come immunodepressa che ha rischiato più volte la vita e sempre per patologie non vaccinabili, posso sicuramente testimoniare che si sta veramente male… e che far passare il messaggio che gli immunodepressi siano al sicuro grazie alle vaccinazioni di massa per convincere le persone che l’obbligo è giusto, oltre ad essere moralmente discutibile, è disinformativo, in quanto la realtà dell’immunodepressione non è questa.

Questa è la mia esperienza. Ma ciò che di più mi preme, è la questione etica… perché credo che lo Stato, in questa vicenda, abbia toccato veramente il fondo. Lo Stato ha creato malati di serie A (gli immunodepressi) e malati di serie B (i danneggiati da vaccino), lo Stato ha messo i genitori gli uni contro gli altri, strumentalizzando l’immagine di un bimbo immunodepresso e malato, che giustamente suscita empatia, per far credere che eliminare diritti fondamentali sia giusto. Un paese civile ha ovviamente il dovere di tutelare le persone come me, le persone più fragili, questo è indubbio. Ma ogni essere umano, anche se sano, ha il sacrosanto diritto di ricevere trattamenti sanitari che siano adeguati alle proprie esigenze ed alla libertà di cura, dato che il rischio di effetti collaterali c’è sempre.

Nel momento in cui un genitore entra dal pediatra, deve avere il diritto di pensare prima di tutto a ciò che è meglio per suo figlio e non può essere costretto a basare le proprie scelte sui problemi dei figli degli altri. Ed è assurdo che questo, oggi, venga chiamato egoismo… quando si tratta semplicemente di diritti fondamentali, perché tutti desideriamo che la nostra salute venga tutelata e nessuno, giustamente, deve essere trattato come lo scarto della società che viene sacrificato per questo presunto “bene comune”.

I bambini sono sacri, tutti. È vergognoso che lo Stato abbia creato questo clima di odio, strumentalizzando per scopi politici bambini e genitori che soffrono e mettendoli contro ad altri genitori che vogliono solo fare il bene dei loro figli… creando divisioni che non ci dovrebbero essere, perché noi tutti dovremmo lottare per un diritto alla salute che sia universale, non lottare gli uni contro gli altri cercando di togliere diritti al prossimo.

Io, a marzo scorso, mi sono auto-dimessa dall’ospedale contro parere medico, in quanto volevo assolutamente frequentare un corso al quale tenevo tantissimo. Sapevo perfettamente ciò che rischiavo… mi sono messa la mia mascherina, ho raccattato i miei due globuli bianchi sgangherati e sono andata. Non ho mai nemmeno pensato di violare la privacy dei miei compagni di corso, pretendendo di visionare i loro dati sensibili per sapere se fossero vaccinati o portatori di qualche patologia per me potenzialmente pericolosa. E mi sembra assurdo doverlo raccontare, oggi, come se avessi fatto chissà cosa… era lo loro privacy e non avevano colpe per la mia immunodepressione.

Mi dissocio e mi dissocerò sempre dalla strumentalizzazione degli immunodepressi come giustificazione dell’obbligo.

Non pretendo di avere la verità della giustizia in tasca, ma invito tutti gli immunodepressi e i genitori di bimbi immunodepressi che la pensano come me e che non vogliono essere involontariamente “complici” di un’ingiustizia, a non rimanere nell’ombra ed a fare sentire la propria voce.

L’unica cura per l’immunodepressione è non essere più immunodepressi!

Giorgia Scataggia.

 

18h14 burioni su pertosse18h14 burioni su varicella18h14 gl guida per pazienti 118h14 gl guida per pazienti 218h14 gl rosolia18h14 gl rotavirus

Più li censuriamo, più crescono

Ieri c’è stata una manifestazione a Bologna, migliaia di genitori, nonni e bambini sono scesi in piazza a protestare. Erano una folla immensa come potete osservare dalle fotografie: avevano qualcosa da dire, ma nessun telegiornale o giornale nazionale ne ha mandato in onda le immagini. Ignorati e stop. 

Sotto il cono d’ombra, negli anni 2016-18, finisce sempre e solo ogni obiezione riguardi l’argomento vaccini.

I medici che avevano chiesto studi sul carico vaccinale sono stati segnalati all’Ordine; qualcuno addirittura con procedimento di radiazione in corso per aver reso pubbliche osservazioni frutto della propria esperienza clinica. Ripetiamo: richiesta di radiazione per aver criticato i vaccini e non per aver fatto del male – o spaccato le ossa a scopo di lucro – a pazienti. Secondo la logica del vaccinismo (una delle piaghe dei nostri giorni) perfino il premio Nobel Luc Montagnier diventa inattendibile quando invita a vaccinare con prudenza. 

A occhio e croce, ieri, sono scese in piazza 10mila persone (5mila secondo la questura). Hanno contestato l’obbligo dei 10 vaccini esclusiva dei bambini italiani (e da poco anche francesi) e l’informazione superficiale, “a slogan”, quella che etichetta i non vaccinati come “non conformi” e invita la popolazione a discriminarli, “nelle classi come alle feste di compleanno”. Quella che usa la scusa che 10 mila immunodepressi si proteggono vaccinando 16milioni fra bambini e ragazzi (0-16 anni). Dimenticando che “la salute di un immunodepresso non dipende dall’altrui vaccinazione” (Giorgia Scataggia, 28 anni, immunodepressa) e che chiunque può trasmettere virus e batteri a un immunodepresso (vedi i 7mila morti di infezioni ospedaliere annui) senza scomodare le 10 malattie.

Ma anche quella che non vuol discutere dell’indagine sull’Uranio impoverito nata per indagare le ragioni delle malattie dei militari e che ha mostrato la grande responsabilità delle vaccinazioni plurime. Cliccate qui.

O quella che nega i danneggiati da vaccinazioni, i morti, i risarciti, i sofferenti, “i casi gravi e non ancora guariti” segnalati nei rapporti Aifa.

Insomma, in 10mila contro la (non) logica del vaccinismo. 

Qui il video della manifestazione. Parlano genitori, medici, impiegati, insegnanti. Tutte voci che non avete mai ascoltato.

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Fonte: Il Blog di Gioia Locati

Quei farmaci in gravidanza

A 50 anni dal processo italiano che ha segnato uno dei più grandi scandali della Sanità – il farmaco anti nausea somministrato alle donne in gravidanza che ha fatto nascere migliaia di bambini senza braccia e gambe – arriva una notizia dall’Olanda che lascia di stucco. Alle donne incinte che manifestavano poca crescita del bimbo in grembo è stato dato il Viagra. L’infelice sperimentazione ha provocato la morte dei feti per danno polmonare. Cliccate qui.

Le donne della mia generazione si sono avvicinate alle maternità con le raccomandazioni di ginecologi e ostetriche: in gravidanza i farmaci sono proibiti. Così come il fumo, l’alcol e il cibo spazzatura. Dallo stile di vita della donna dipende la salute del bimbo, dal primo giorno del concepimento allo svezzamento dal latte materno. 

Le attenzioni valgono tanto più oggi, a quasi vent’anni dalle mie gravidanze. Perché si è visto quanto alcune molecole, anche contenute negli alimenti, influiscano sull’espressione genica (ossia su come si esplica l’attività dei geni). Gli studiosi hanno mostrato anche che il nostro modo di nutrirci e di muoverci ci permette di selezionare le popolazioni di batteri “buoni” che popolano il nostro intestino. Al contrario, il cibo spazzatura, l’eccesso di tossine, di antibiotici e di alcuni farmaci, favoriscono la proliferazione dei batteri “cattivi”che possono mettere a rischio la nostra salute. Cliccate qui.

Se ne deduce che quando una mamma ingerisce qualcosa di tossico, oltre a modificare la propria flora intestinale, compromette il sistema immunitario in formazione del piccolo. Sempre più studi, tra l’altro, mostrano la connessione fra il tipo di flora intestinale (microbioma) e la salute del sistema nervoso. Alcune malattie autoimmuni e degenerative – Alzheimer, Parkinson e autismo – sono frequentemente associate a popolazioni di batteri “cattivi” che hanno preso il sopravvento su quelli “buoni”.

Il talidomide.

La storia di questo farmaco “da banco” inizia negli anni Cinquanta quando fu lanciato e pubblicizzato come sicuro anche in gravidanza. I test eseguiti su animali erano rassicuranti, la pubblicità, curata dal produttore tedesco, assai pressante. Il sedativo sarebbe andato bene anche ai bambini e a chiunque fosse stato “sottoposto a stress emozionale”. In poco tempo la molecola conquista il mercato, ben 46 Paesi lo useranno con nomi diversi. Cliccate qui.

La campagna marketing continuò anche dopo gli allarmi lanciati dalla FDA che davanti agli effetti neuropatologici negò la licenza in USA. 

Era il 1959. I primi bambini focomelici, senza braccia e gambe, nacquero nel 1960. L’ industria tedesca non analizzò tutti i possibili effetti collaterali, nonostante, a partire dagli anni Cinquanta, l’illustre embriopatologo Rupert Allan Willis ponesse l’attenzione sull’uso di farmaci in gravidanza e i possibili danni sull’embrione.

Quando il disastro era ormai evidente, nel 1961, il talidomide è stato ritirato dal commercio. Ma in Italia e in altre nazioni ha continuato a essere distribuito per anni; i medici “della mutua”, all’epoca, non avevano un’adeguata rete di informazione e controllo. Così, per ignoranza e per smaltire i grossi quantitativi nelle farmacie, le vendite sono andate avanti.

Si deve all’esperienza drammatica dei migliaia di bambini nati malformati, la nascita della farmacovigilanza, alla fine degli anni ‘60, ratificata con legge nel 1987 (ma attiva solo a partire dagli anni 2004-5).

Si scoprì poi che era sufficiente una sola compressa di talidomide da 50mg per provocare anomalie congenite in una gravidanza su due.

Il calvario del risarcimento.

Fino a un anno fa (!!!) le centinaia di vittime riconosciute in Italia (ventimila in tutto il mondo, senza contare gli aborti) non avevano ancora ottenuto risarcimento per un cavillo, la mancanza del regolamento attuativo. Oltre al danno, la beffa. Perché quando finalmente fu firmata la legge, nel 2009,  il risarcimento era previsto per i soli nati dal 1959 al 1965. Si dovette arrivare al 2016 per vedere riconosciuto il diritto al risarcimento a tutti i menomati dal farmaco nati prima del ‘59 e dopo il ‘65. Ma anche qui, sentite. Nel 2016 nessuno si prese la briga di informare i danneggiati, ma anzi, venne posto un lasso di tempo di due mesi per presentare formale domanda di risarcimento. Dopo di che, ancora niente, senza il regolamento attuativo. Che è arrivato solo un anno fa…

Ingannati e abbandonati come potete leggere qui.

Il Viagra.

Una ricerca condotta, nei mesi scorsi, in 10 ospedali olandesi ha coinvolto 93 donne alle quali era stato diagnosticato un feto più piccolo della norma. Così è stato dato il via libera all’uso del farmaco, nato contro la disfunzione erettile, in gravidanza. Si sperava potesse aumentare l’irrorazione sanguigna verso la placenta e che il feto ricevesse più nutrimento. L’ipotesi era stata supportato da una ricerca sui topi (anche il talidomide non era risultato tossico sui topi). Di fatto la pillola blu ha danneggiato irrimediabilmente i polmoni dei piccoli in grembo provocando la morte di 11 feti. La sperimentazione è stata sospesa, tante scuse alle famiglie e saluti…

Ai miei tempi la raccomandazione prevalente era sempre quella di non assumere alcun farmaco se non strettamente necessario. Ma per lo stesso tipo di problema si suggeriva alle mamme l’aspirinetta per la sua capacità di irrorare i vasi sanguigni che portano nutrimento alla placenta. Insomma, il rimedio c’era ed esiste tuttora.

Pur tuttavia, a volte, vi è la necessità di sperimentare nuovi farmaci, altrimenti non ci sarebbero nuovi brevetti, è il progresso bellezza…

Cosa insegna l’esperienza.

Quanto è accaduto 50 anni fa e quanto si è ripetuto oggi in Olanda ci insegnano a:

  • guardare con sospetto il battage pubblicitario di un farmaco, specie quando è tanto insistente;
  • diffidare della “sicurezza sui topi”;
  • la salute è nostra e siamo noi responsabili della vita che portiamo in grembo, i medici fanno le diagnosi, spiegano ciò che a noi risulta incomprensibile, ci suggeriscono cosa farebbero al posto nostro. Ma non possono obbligarci ad assumere alcun farmaco per il semplice fatto che siamo noi le interessate dei benefici o dei danni degli stessi.
  • Ricordiamo che in caso sciagurato di danno irreparabile (vedi talidomide e danni vaccinali riconosciuti)  il percorso per ottenere giustizia è piastrellato di rabbia e cementato con lacrime e sangue…
Gioia Locati
Nell’autunno del 2007 ho scoperto di avere un tumore al seno, da allora la mia vita è cambiata profondamente ma non in peggio.
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