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Domenica, 01 Agosto
Lo studio di Colonia: ci si ammala dopo due dosi di vaccino

Torniamo sull’argomento che una volta era chiamato “fallimento vaccinale”. I vaccini non sono infallibili – ci hanno sempre spiegato – in una piccola percentuale di casi possono non funzionare. Succede così che un vaccinato possa comunque ammalarsi.

Oggi, che è stato introdotto il Green Pass, questa eventualità andrebbe “quantificata” con attenzione (ad esempio: in quale percentuale ci si ammala e in quale si resta solo positivi? E se si è positivi, o infetti, si può contagiare?) altrimenti si rischia di sottovalutare il pericolo credendosi protetti al 100% quando invece si è untori.

Sarà per questo che il premier Mario Draghi ha chiesto a tutti i giornalisti presenti alla conferenza stampa di ieri  (quella sull’annuncio del Green Pass con le famose parole che passeranno alla storia, o vaccino o morte) di presentarsi con un tampone antigenico recente?

Leggete la testimonianza in apertura de Il Tempo di oggi, da foto allegata. Inutili le perplessità e le richieste di chiarimento dei presenti vaccinati con due dosi e muniti di Pass Verde, tutti i 25 colleghi ammessi nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio hanno dovuto esibire il tampone. 

È ufficiale: ci si può ammalare dopo il vaccino

Le hanno chiamate “Vaccine-breakthrough infections” (VBI), sono le infezioni da Sars-Cov-2 che si verificano dopo aver completato il ciclo vaccinale. Lo studio riguarda le persone che hanno fatto i vaccini a mRNA.

Tutte le persone che si sono infettate e ammalate dopo la vaccinazione completa avevano alti livelli di anticorpi nel sangue, quindi erano da considerarsi immuni.

Gli anticorpi, se pur presenti in quantità, non hanno tuttavia evitato la malattia a 24 militari e sanitari su un totale di 1547 infettati, tanti i partecipanti dello studio. Zero protezione sia nei confronti del ceppo originale del virus che delle varianti.

Qui lo studio. La rivista è autorevole ma non è la sola a parlarne, ci conferma l’epidemiologo Stefano Petti.

Fortunatamente sembrano poche 24 persone su 1547.

“Si tratta dell’1% dei casi di Covid monitorati nello studio. Parliamo di una piccola percentuale fra i militari e i sanitari seguiti, (età media 38 anni), che però è risultata anche molto contagiosa (alcuni non hanno sviluppato sintomi, erano asintomatici): avevano una gran quantità di virus nell’orofaringe. I ricercatori ci dicono anche che ciascuno di loro ha sempre mantenuto una distanza di sicurezza dai propri interlocutori di almeno due metri”.

Alcuni erano asintomatici ma altri hanno avuto, in media, sintomi per una settimana. Qualcuno ha avuto la malattia in forma grave. Nessuno è stato ricoverato in ospedale.

“Quel che emerge è che l’1% delle infezioni si verifica in soggetti completamente vaccinati e con dimostrata produzione di anticorpi che riguardano anche lo stesso tipo di virus contro cui ci si è vaccinati, e non solamente varianti verso le quali si può pensare di non essere protetti. Quindi, chi contrae l’infezione ed è contagioso, può infettare sia i non vaccinati che i vaccinati. Altri due studi americani confermano che i vaccinati che si ammalano contraggono sia le varianti che il virus originario”. Cliccate qui e qui.”

Perché non si parla delle infezioni che colpiscono i vaccinati ? Eppure sarebbe pertinente vista l’ipotesi di varare un Green Pass…

“La discussione emerge dalle riviste scientifiche. Le VBI sono dimostrate da dati provenienti da tutto il mondo, non solo negli USA, ma anche in Canada, Gran Bretagna e Israele, cliccate qui. Quest’altro lavoro ci dice che in una RSA canadese i vaccinati infettati sono stati di più dei non vaccinati infettati, cliccate qui. (Qui invece la situazione a bordo della HMS Queen Elisabeth, sono risultati infetti 100 membri del personale, vaccinati con doppia dose).

La novità tuttavia non consiste nel fatto che chi è vaccinato può ammalarsi di Covid-19, gli stessi trial clinici sui vaccini dimostrano che la protezione conferita dal vaccino non è mai sul 100% dei vaccinati, ma sul 60%, il 70% fino ad oltre il 90%. La novità sta nel fatto che fino ad oggi pensavamo che quella percentuale di persone vaccinate si sarebbe potuta infettare per due possibili motivi, o perché non produceva quantità adeguate di anticorpi nonostante la vaccinazione, oppure perché era entrata  in contatto con una variante non coperta dal vaccino. La novità qui è che lo studio ha dimostrato che ci si può infettare sia avendo prodotto gli anticorpi in gran quantità, sia nei confronti del virus con cui è stato prodotto il vaccino”.

Se questo vaccino protegge solo dai sintomi gravi della malattia e non dall’infezione non si potrà mai arrivare all’immunità di gregge?

“Difficile che si arrivi all’immunità di gregge. Chi si vaccina rischia meno di ammalarsi ma non può proteggere gli altri. Riprendendo le parole di Nicky Phllips su Nature del febbraio scorso ‘l’eliminazione totale del virus dalla faccia della Terra è solo un sogno meraviglioso’. Già all’epoca l’89% degli scienziati riteneva improbabile che ciò si verificasse. Secondo il 71% la causa della mancata immunità di gregge non sarebbe potuta essere il rifiuto della vaccinazione ma, appunto, la mancata immunità”.

Queste considerazioni dovrebbero invitarci a ripensare quanto da noi ingenuamente creduto fino ad oggi riguardo il raggiungimento dell’immunità di gregge, e alle modalità di funzionamento dei vaccini a mRNA. Decade la necessità di vaccinare obbligatoriamente alcune categorie”.

Conclusioni

Questo rende nullo uno strumento come il Green Pass di cui si sta discutendo in queste ore. Non solo, il lasciapassare potrebbe ingenerare un falso senso di sicurezza, favorendo la circolazione del virus. 

Il vero pericolo

Se dai dati scientifici sta emergendo che i vaccini non fermano la trasmissione del virus, perché gli  Stati pretendono di revocarci i diritti naturali?

Leggete l’ottima riflessione di Vittorio Macioce, (qui) che tutti gli studenti (e i nostri politici) dovrebbero conoscere e approfondire: i diritti dell’uomo vengono prima dei patti sociali, delle leggi, dei passaporti. Sono inalienabili, non li decide e non li certifica nessuno Stato.

Ci sono più ricoveri dell’anno scorso, perché non si dice?

Cominciamo dal considerare che, rispetto all’anno scorso, nello stesso periodo, l’Italia conta più persone ricoverate in ospedale e in terapia intensiva. Osservate le tabelle costruite sui dati della Protezione Civile e dell’ISS, aggiornate e gentilmente concesse dal “Gruppo Info Vax evidence based”. La discesa della curva della mortalità appare simile al 2020 ma quelle che indicano i ricoveri ospedalieri e i posti occupati in terapia intensiva mostrano, rispetto all’anno scorso, una discesa meno accentuata. Come mai? E perché non se ne parla? Perché si continua a sostenere che la discesa di ricoveri e morti è solo un effetto delle vaccinazioni che nel 2020 non c’erano?

Forse la circolare allegata, emanata dall’Asp Palermo, può dare un’indicazione? Si legge la preoccupazione per l’eventualità che il personale ospedaliero vaccinato possa trasmettere infezioni. Quante contagi stanno avvenendo negli ospedali? E fuori? Perché questo silenzio?

Cerchiamo di capire alla luce della Evidence based medicine.

Uno studio del British Medical Journal, uscito a marzo, coglie la necessità “di frenare la socializzazione in chi è appena stato vaccinato”.

Si dice che l’incidenza giornaliera del numero di casi di Covid è circa raddoppiata dopo la vaccinazione fino all’ottavo giorno. Cliccate qui.

Come si spiega questo maggior numero di casi tra i vaccinati?

I ricercatori inglesi ipotizzano che ciò sia dovuto a “una falsa percezione di sicurezza che avrebbe fatto interrompere le precauzioni”. Più verosimilmente, secondo i dati del Gruppo Studio Info Vax, “dopo la vaccinazione si verifica una transitoria immunodepressione (infatti si sta osservando un aumento dei casi di Herpes Zoster): diminuiscono i linfociti e i vaccinati si ritrovano più esposti alle infezioni. Si dirà che l’effetto è transitorio e poi le infezioni nei vaccinati discendono – fanno notare gli studiosi –  È vero, come è vero che accade lo stesso nei guariti anche se hanno sviluppato un’infezione lieve o asintomatica. Torneremo su questo punto fondamentale confutando la credenza che giovani e bambini non vaccinati siano un serbatoio di virus”.

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“Imitiamo i tedeschi, non vacciniamo ragazzi e bambini”

L’istituto Koch ha sconsigliato la vaccinazione anti Covid agli adolescenti, consigliandola solo per i ragazzi con malattie importanti. Per il ministero della Salute berlinese somministrare loro il nuovo vaccino rappresenta più un rischio che un beneficio. Perché i dati raccolti sono alquanto scarni. Forti perplessità arrivano anche dalla Svezia e dalla Gran Bretagna.

L’unica sperimentazione fatta sui giovanissimi dai 12 ai 15 anni, con il vaccino Pfizer, è durata due mesi, sono stati reclutati 2.260 adolescenti ma il farmaco lo hanno ricevuto solo in 1.130.

Nella settimana di sorveglianza attiva dopo la vaccinazione sono emersi svariati effetti secondari, nel 40% circa moderati (cioè che possono interferire con attività e abilità quotidiane) e, nell’1,5% dei vaccinati severi (disabilitanti, che richiedono un trattamento medico). Se i 2,3 milioni di 12-15enni italiani si vaccinassero avrebbero 34.000 reazioni disabilitanti per il solo dolore locale grave. 

In più ci sono trenta adolescenti vaccinati la prima volta che non si sono presentati per la seconda dose. Non se ne conosce il motivo, il report non fornisce spiegazioni. Nessun ragazzo del gruppo dei riceventi il vaccino si è ammalato, dell’altra metà 16 sono risultati positivi al virus. Cliccate qui.

Inauguro oggi una serie di articoli “in pillole” per informarvi del lavoro svolto dal Gruppo Studio “Info-vax evidence based e strategie contro la Covid 19”.

Composto da medici e ricercatori, il Gruppo si rivolge al personale e alle istituzioni sanitarie e si prefigge di:

  • individuare le migliori strategie per affrontare la malattia basandosi sulla Evidence Based Medicine;
  • aprire un dibattito scientifico che accolga anche il contradditorio;
  • fare “massa critica” aumentando la consapevolezza delle malattie e del modo di prevenirle. Cliccate qui per consultare il sito.
Gioia Locati
Nell’autunno del 2007 ho scoperto di avere un tumore al seno, da allora la mia vita è cambiata profondamente ma non in peggio.
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