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Lunedì, 18 Ottobre
Greenpass: tamponi e test salivari sono a carico dei datori di lavoro. Questi ultimi ringrazino il Governo

DPCM e soprattutto Decreti Legge, complice anche l'ultimo Governo; un susseguirsi di normative, articoli, commi, specifiche di ogni genere che hanno nutrito decine di migliaia di pagine soprattutto rivolte all'ambito della sicurezza, al fine di contenere una pandemia che ha contagiato maggiormente il mainstream.

Con l'ultimo DL 127, varato dal CdM il 17 e firmato dal Presidente Mattarella il 21 settembre, attualmente in corso di esame alla 1^ Commissione permanente Affari Costituzionali, il Governo Draghi ha voluto precisare più volte nel testo che "l'impiego delle certificazioni verdi COVID-19", nel privato e nel pubblico, "non determina nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica".

Ma se il greenpass è possibile ottenerlo attraverso un tampone o un test salivare molecolare, l'onere di questi dispositivi siamo sicuri che sia a carico del lavoratore? Perché le attuali norme vigenti dicono tutt'altro: "Le misure relative alla sicurezza, all’igiene ed alla salute durante il lavoro non devono in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori".

E l'art. 32 del Decreto Sostegni bis pare proprio accomunare tali dispositivi ai DPI, noti per essere da sempre stati a carico dei datore di lavoro: costoro ringrazino il Governo Draghi.

Brescia: speculare sulla morte di una giovane madre. Decesso a seguito di una errata diagnosi

«Quello che fa veramente male e che ci ha sconvolto più di tutto è che i tragici eventi che hanno investito la nostra famiglia, in questo momento, sono stati strumentalizzati al fine di fomentare un'accesa discussione a scopi politici, di cui non eravamo e non siamo tuttora interessati a far parte».

Conclude così la lettera che abbiamo ricevuto poco fa dalla famiglia di Agnese Beatrici, ai più e fuori dal contesto del piccolo paese di provincia, nota con quella vergognosa etichetta di "mamma novax di 39 anni" di Brescia, deceduta lo scorso 3 settembre.

Una speculazione indegna perpetrata da diversi giornalisti che in un tam tam mediatico hanno voluto investire la famiglia senza alcun ritegno, senza nemmeno preoccuparsi delle conseguenze e dei danni sociali e psicologici che potevano causare alla famiglia, al marito e in particolare ai giovani figli di 2 e 7 anni.

«Mia sorella non era NO vax» spiega Elisabetta. «Come tanti aveva delle riserve su alcuni rischi collaterali derivanti dal vaccino, ma stava valutando in famiglia i pro e i contro dell'eventuale inoculazione».

Ed ecco che una errata diagnosi che ha portato al decesso di una giovane madre, viene cavalcata, storpiata e strumentalizzata con lo scopo di vendere più copie di giornale e per fomentare la campagna mediatica finalizzata a etichettare come "NO vax" chiunque si ponga quesiti sulla valenza di questa vaccinazione di massa.

"Ho la perimiocardite a causa del vaccino": professionista del basket milanese racconta la sua esperienza

Questa volta non sono le parole della pallavolista Francesca Marcon che ha occupato, nelle ultime 24 ore, le principali pagine dei quotidiani sportivi.
A portare la sua esperienza è Joao Kisonga, un altro sportivo professionista del basket, trentasettene di Milano.

A causa del vaccino ha subito una perimiocardite acuta con versamento pericardico che l'ha costretto ad un ricovero per oltre un mese con conseguenze sulla sua attività sportiva e lavorativa che ancora oggi non sono risolte.

Dopo una prima dose Astrazeneca, affrontata senza particolari problemi nel mese di aprile, si ritrova il 22 giugno difronte all'emblematica domanda del medico vaccinatore di scegliere tra altri due vaccini disponibili, entrambi comunque di altro genere, passando così da un vaccino a vettore virale ad un altro a tecnologia mRna.
Difronte al suo più che ovvio rifiuto di prendere una decisione così importante, sceglie lo staff dell'hub vaccinale che dopo un breve consulto fa ricadere la scelta su Moderna.

Da lì a poche ore inizia il calvario che nel giro di due settimane costringe Joao ad un lungo ricovero in due note strutture ospedaliere di Milano.

Pericardite acuta con versamento pericardico e linfoadenopatia con ascesso. Esito dopo 1^ dose vaccino Pfizer

Questo il risultato di una prima dose di vaccino Pfizer, avvenuta l'8 maggio a Brescia.
Michela, 24 anni, sportiva e in salute, sente l'esigenza di seguire la massa e chi le diceva che la vaccinazione era importante, dimenticandosi però di segnalare accuratamente le potenziali conseguenze, molte delle quali già riportate su un bugiardino costantemente in aggiornamento.

Un consenso informato precario, privo di adeguate informazioni, abbandonato a pochi minuti di colloquio presso il centro vaccinale prima dell'inoculazione.

Una pericardite acuta con versamento pericardico (insieme a una linfoadenopatia con ascesso), patologia riconosciuta non senza difficoltà e dopo tre mesi dall'evento, in mezzo a una omertà di livello inaudito e proprio in questi giorni.
Ciò nonostante i numerosi studi che confermano queste reazioni soprattutto tra i giovani.

L'insistenza di alcuni medici e personale ATS nel volerle somministrare perfino la seconda dose, sperimentando l'uso di un farmaco per evitare una ulteriore reazione avversa.
Il tutto inserito nel contesto di uno scaricabarile di responsabilità anche solo per ottenere il documento di esonero e la possibilità di un green pass che le spetterebbe senza alcun motivo di discussione.

L’amara rassegna stampa sul #greenpass. come scontentare tutti in un solo Decreto Legge

Numerosi articoli in questi ultimi giorni riportano il fioccare di disdette presso alberghi, centri benessere, parchi divertimento, ristoranti al chiuso e musei proprio in piena stagione estiva.

Effetto Green Pass?

Ebbene sì, purtroppo.

Il decreto legge 105/2021, in vigore dal 6 agosto scorso, che avrebbe dovuto rilanciare l'economia italiana, si sta rivelando un boomerang, in particolare per le attività legate al turismo, alla cultura e al tempo libero.

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