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Venerdì, 04 Dicembre
Tamponi positivi: numeri falsati. Conteggiati anche dimessi/guariti e deceduti

Si discute nuovamente in queste ore l’uso delle mascherine all’aperto in tutte le Regioni, dato che alcune di queste già hanno esteso l’imposizione sui propri territori.

Tra queste la Regione Lazio, che l’indomani dall’annullamento da parte del Tar dell’ordinanza firmata Zingaretti, che voleva imporre la somministrazione del vaccino antinfluenzale agli over 65, da quest’oggi è tornata all’obbligo indipendentemente dalla misura del distanziamento tra le persone.

Le motivazioni vengono principalmente addebitate all’aumento del Rt, che a livello nazionale sarebbe tornato sopra l’1, soprattutto in 12 regioni.

Un valore, quello dell’Rt, che scaturisce dall’esito dei tamponi che quotidianamente supera ormai abbondantemente le 100.000 esecuzioni.

Ma siamo sicuri che i dati e i provvedimenti siano realmente proporzionati alla reale situazione dell’epidemia attuale del Covid-19?

La nuova categoria “debolmente positivi” lascia perplessità a molti addetti al settore, con un dubbio su tutti: servono dati “gonfiati” per tenere in piedi la “giostra” e non scoprire le responsabilità penali riguardo i decessi e le mancanze del servizio sanitario pubblico in Italia?

Anche perchè i dati ufficiali, da Protezione Civile del 2 ottobre, non parlano di 2.499 positivi, ma numeri di incremento.
I positivi in incremento reale sono 1.350, con dei distingui doverosi.

Iter per la gestione dell’emergenza SARS-COV-2: richiesta di chiarimento a #MinSalute e #RegioneLombardia

La lettera è stata spedita il 19 settembre. Destinatari il Ministero della Salute, nella persona del Ministero Speranza, la direzione al Welfare di Regione Lombardia, nelle persone dell'assessore Giulio Gallera e del direttore Luigi Cajazzo, la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) e la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP).

Una richiesta esplicita di chiarimenti in merito alla gestione dei pazienti da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta.

La volontà di segnalare tutte le criticità emerse in merito a un iter imposto per la gestione del Sars-Cov-2, alla fine di quella che è stata la prima settimana di scuola per molte regioni.

Un susseguirsi di modifiche alle linee guida che variano da regione e regione - l'ultima proprio oggi in Lombardia - e che hanno mandato nel caos strutture scolastiche che hanno dovuto affrontare i primi casi di esito positivo al tampone.

#Covid-19: quando la “pandemia” la decide la redazione televisiva

Succede in Spagna, ma si ripete ovunque, anche in Italia.
Giornalisti che perseguono nell’utilizzo del termine “pandemia” per spaventare, per mantenere il clima di terrore, per giustificare azioni intraprese dai governi senza i numeri a supporto.
Con documenti di comitati tecnici scientifici secretati perché con molta probabilità non forniscono il giusto peso alle azioni intraprese di concerto dai ministeri.
Oggi sono necessari i tamponi per trovare i malati, i contagiati, sempre più spesso asintomatici.

Un martellamento mediatico dalle redazioni televisive e giornalistiche.
Così come avviene anche a LA1, il primo canale nazionale dell’azienda televisiva pubblica spagnola TVE.
Prima per ascolti, uno dei maggiori canali TV spagnoli.

Come tutte le emittenti mondiali, si occupano di Covid-19 tutti i giorni, a tutte le ore, a tutti i minuti.
Una incessante infodemia che ha come bersaglio la popolazione, una politica del terrore che vuole utilizzare un aumento dei contagi come strumento discutibile per giustificare azioni di contenimento non supportate dai numeri e dalla realtà degli ospedali.

Quello che però è successo qualche giorno fa, in diretta, durante il TG nazionale, ha aperto una breccia nell’informazione, perché alcuni medici, con la schiena dritta, hanno deciso di parlare, direttamente da quelle “trincee” dove i numeri di vittime e contagiati dicono ben altro.

La tarantella dei test in Lombardia, dai tamponi ai sierologici. E spunta la sanità privata

Regione Lombardia non ce la fa. Lo ammettono loro, lo evidenziano anche i continui ed evidenti cambi di rotta delle ultime settimane.
Questo è quello che emerge analizzando le numerose fonti che si sono occupate del tema dei tamponi, limitatissimi rispetto alle reali esigenze, e dei test sierologici che sembrano essere divenuti il pilastro della fase 2.

Al caos si è aggiunto altro caos, unito alla paura che ha spinto bresciani e bergamaschi a ricorrere alla sanità privata, “casualmente” pronta e fornita di tutto il necessario in tempi rapidissimi.

Qualcosa non torna. E ci si chiede fortemente il motivo per cui la Regione abbia deliberato solamente il 12 maggio la possibilità di ricorrere ad altre strutture per poter intervenire sul contenimento del contagio.
Le dichiarazioni dell’Assessore al Welfare Gallera, come quelle del Presidente Fontana, sono quindi di gran lunga lontane dalla realtà.

Sentire, ascoltare, comprendere: bambini, educatori, genitori…altro che task force!

Dal 24 febbraio 2020 le porte di nidi e scuole dell’infanzia sono rimaste bruscamente serrate, così come per tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado, nel pieno caos di un’emergenza sanitaria senza precedenti che ha sconvolto la vita delle generazioni future.

Negli ultimi giorni, oramai entrati ufficialmente nella fase 2, risuonano ai tg e sulle testate giornalistiche svariate proposte dettate dalla task force di esperti al lavoro presso il Ministero dell’Istruzione.

La nostra redazione ha tentato di approfondire il tema confrontandosi con alcuni dei protagonisti del comparto scuola, allo scopo di dare voce a coloro sui quali maggiormente impatteranno le misure restrittive previste per le cosiddette fasi 2 e 3, dedicate alle graduali riaperture.

Tuttavia, se per gli istituti statali, comunali e paritari sono previsti dei fondi stanziati dal MIUR o dai comuni, a sostegno delle nuove disposizioni, esiste un comparto educazione ed istruzione privato un poco dimenticato, nonostante il ruolo chiave svolto sino a oggi, sopperendo alla circoscritta offerta con posti limitati dedicata all’infanzia, nonché promuovendo servizi aggiuntivi a misura delle famiglie.

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