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Giovedì, 27 Gennaio
Pericardite acuta con altre conseguenze gravi già alla 1^ dose Pfizer: l'esenzione un puro miraggio!

L'8 maggio scorso la decisione di farsi inoculare la prima dose Pfizer. Ne raccontammo la sua storia nel mese di agosto.
Meno fortunata rispetto ad altri giovani, lei vive sulla sua pelle le conseguenze di una vaccinazione di massa, nell'immediato, dato che ad oggi non si conoscono gli effetti nel medio / lungo termine.

La sua vita appesa a un filo, all'età di soli 24 anni, una pericardite acuta con versamento pericardico, oltre ad altre conseguenze tra cui una linfoadenopatia con ascesso.

A distanza di sei mesi non è ancora guarita, durante un percorso di recupero che l'ha costretta ad affrontare anche notevoli spese mediche.
Questo perché lo Stato impone ai suoi cittadini di firmare un consenso informato discutibile e precario, ma si dimentica di avvisarti che nel caso di una reazione avversa, sei solo.
Il tutto mentre l'EMA pubblica, il 27 novembre, i dati relativi alle reazione avverse dei quattro vaccini proposti in Italia, che superano 1,2 milioni di segnalazioni in tutta Europa.

Michela ha avuto una sola fortuna, persone attorno a se che le vogliono bene e che la stanno aiutando a superare un periodo travagliato dove una esenzione definitiva al vaccino, che le spetta di diritto, è divenuto solo un miraggio.

Trieste incontra il Governo: abrogazione del greenpass e obbligo vaccinale senza margine di trattativa

Lo slogan omai rieccheggia in tutte le piazze d'Italia e non accenna a perdere la sua portata.

Da Nord a Sud gli italiani sono stanchi delle discriminazioni derivanti non solo dalla normativa che dal 15 ottobre è andato a toccare quello che è l'orgoglio e la dignità di ogni lavoratore.

L'articolo 1 della Costituzione recita che "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro", ma questo è quello che hanno dimenticato i governanti diretti dal Ministro Draghi che oggi si trova a dover gestire un dissenso di un movimento che peraltro vede lottare, spalla a spalla, persone che nell'ambito della propria salute hanno fatto scelte diverse, in piena libertà, nel contesto della vaccinazione.

L'incontro che si doveva tenere questa mattina con la delegazione del Governo, rappresentata in se solo dal Ministro Patuanelli, si è conclusa.
Si apprende, da un comunicato pubblicato due ore dopo, che le richieste sono state ferme e senza margine di trattativa: abrogazione del greenpass e di ogni obbligo vaccinale, che al momento coinvolge i sanitari.

Trieste ha saputo muoversi, dimostrando la forza e l'intelligenza di fare un passo di lato, annullando un corteo - venerdì - e una manifestazione che, per come si stava preconfigurando, avrebbero potuto portare ad un ulteriore scontro con gente che da giorni ribadisce la caratteristica principale delle manifestazioni: la pacificità.

Greenpass: tamponi e test salivari sono a carico dei datori di lavoro. Questi ultimi ringrazino il Governo

DPCM e soprattutto Decreti Legge, complice anche l'ultimo Governo; un susseguirsi di normative, articoli, commi, specifiche di ogni genere che hanno nutrito decine di migliaia di pagine soprattutto rivolte all'ambito della sicurezza, al fine di contenere una pandemia che ha contagiato maggiormente il mainstream.

Con l'ultimo DL 127, varato dal CdM il 17 e firmato dal Presidente Mattarella il 21 settembre, attualmente in corso di esame alla 1^ Commissione permanente Affari Costituzionali, il Governo Draghi ha voluto precisare più volte nel testo che "l'impiego delle certificazioni verdi COVID-19", nel privato e nel pubblico, "non determina nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica".

Ma se il greenpass è possibile ottenerlo attraverso un tampone o un test salivare molecolare, l'onere di questi dispositivi siamo sicuri che sia a carico del lavoratore? Perché le attuali norme vigenti dicono tutt'altro: "Le misure relative alla sicurezza, all’igiene ed alla salute durante il lavoro non devono in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori".

E l'art. 32 del Decreto Sostegni bis pare proprio accomunare tali dispositivi ai DPI, noti per essere da sempre stati a carico dei datore di lavoro: costoro ringrazino il Governo Draghi.

Brescia: speculare sulla morte di una giovane madre. Decesso a seguito di una errata diagnosi

«Quello che fa veramente male e che ci ha sconvolto più di tutto è che i tragici eventi che hanno investito la nostra famiglia, in questo momento, sono stati strumentalizzati al fine di fomentare un'accesa discussione a scopi politici, di cui non eravamo e non siamo tuttora interessati a far parte».

Conclude così la lettera che abbiamo ricevuto poco fa dalla famiglia di Agnese Beatrici, ai più e fuori dal contesto del piccolo paese di provincia, nota con quella vergognosa etichetta di "mamma novax di 39 anni" di Brescia, deceduta lo scorso 3 settembre.

Una speculazione indegna perpetrata da diversi giornalisti che in un tam tam mediatico hanno voluto investire la famiglia senza alcun ritegno, senza nemmeno preoccuparsi delle conseguenze e dei danni sociali e psicologici che potevano causare alla famiglia, al marito e in particolare ai giovani figli di 2 e 7 anni.

«Mia sorella non era NO vax» spiega Elisabetta. «Come tanti aveva delle riserve su alcuni rischi collaterali derivanti dal vaccino, ma stava valutando in famiglia i pro e i contro dell'eventuale inoculazione».

Ed ecco che una errata diagnosi che ha portato al decesso di una giovane madre, viene cavalcata, storpiata e strumentalizzata con lo scopo di vendere più copie di giornale e per fomentare la campagna mediatica finalizzata a etichettare come "NO vax" chiunque si ponga quesiti sulla valenza di questa vaccinazione di massa.

"Ho la perimiocardite a causa del vaccino": professionista del basket milanese racconta la sua esperienza

Questa volta non sono le parole della pallavolista Francesca Marcon che ha occupato, nelle ultime 24 ore, le principali pagine dei quotidiani sportivi.
A portare la sua esperienza è Joao Kisonga, un altro sportivo professionista del basket, trentasettene di Milano.

A causa del vaccino ha subito una perimiocardite acuta con versamento pericardico che l'ha costretto ad un ricovero per oltre un mese con conseguenze sulla sua attività sportiva e lavorativa che ancora oggi non sono risolte.

Dopo una prima dose Astrazeneca, affrontata senza particolari problemi nel mese di aprile, si ritrova il 22 giugno difronte all'emblematica domanda del medico vaccinatore di scegliere tra altri due vaccini disponibili, entrambi comunque di altro genere, passando così da un vaccino a vettore virale ad un altro a tecnologia mRna.
Difronte al suo più che ovvio rifiuto di prendere una decisione così importante, sceglie lo staff dell'hub vaccinale che dopo un breve consulto fa ricadere la scelta su Moderna.

Da lì a poche ore inizia il calvario che nel giro di due settimane costringe Joao ad un lungo ricovero in due note strutture ospedaliere di Milano.

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