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Mercoledì, 23 Settembre
#Covid-19: quando la “pandemia” la decide la redazione televisiva

Succede in Spagna, ma si ripete ovunque, anche in Italia.
Giornalisti che perseguono nell’utilizzo del termine “pandemia” per spaventare, per mantenere il clima di terrore, per giustificare azioni intraprese dai governi senza i numeri a supporto.
Con documenti di comitati tecnici scientifici secretati perché con molta probabilità non forniscono il giusto peso alle azioni intraprese di concerto dai ministeri.
Oggi sono necessari i tamponi per trovare i malati, i contagiati, sempre più spesso asintomatici.

Un martellamento mediatico dalle redazioni televisive e giornalistiche.
Così come avviene anche a LA1, il primo canale nazionale dell’azienda televisiva pubblica spagnola TVE.
Prima per ascolti, uno dei maggiori canali TV spagnoli.

Come tutte le emittenti mondiali, si occupano di Covid-19 tutti i giorni, a tutte le ore, a tutti i minuti.
Una incessante infodemia che ha come bersaglio la popolazione, una politica del terrore che vuole utilizzare un aumento dei contagi come strumento discutibile per giustificare azioni di contenimento non supportate dai numeri e dalla realtà degli ospedali.

Quello che però è successo qualche giorno fa, in diretta, durante il TG nazionale, ha aperto una breccia nell’informazione, perché alcuni medici, con la schiena dritta, hanno deciso di parlare, direttamente da quelle “trincee” dove i numeri di vittime e contagiati dicono ben altro.

La tarantella dei test in Lombardia, dai tamponi ai sierologici. E spunta la sanità privata

Regione Lombardia non ce la fa. Lo ammettono loro, lo evidenziano anche i continui ed evidenti cambi di rotta delle ultime settimane.
Questo è quello che emerge analizzando le numerose fonti che si sono occupate del tema dei tamponi, limitatissimi rispetto alle reali esigenze, e dei test sierologici che sembrano essere divenuti il pilastro della fase 2.

Al caos si è aggiunto altro caos, unito alla paura che ha spinto bresciani e bergamaschi a ricorrere alla sanità privata, “casualmente” pronta e fornita di tutto il necessario in tempi rapidissimi.

Qualcosa non torna. E ci si chiede fortemente il motivo per cui la Regione abbia deliberato solamente il 12 maggio la possibilità di ricorrere ad altre strutture per poter intervenire sul contenimento del contagio.
Le dichiarazioni dell’Assessore al Welfare Gallera, come quelle del Presidente Fontana, sono quindi di gran lunga lontane dalla realtà.

Sentire, ascoltare, comprendere: bambini, educatori, genitori…altro che task force!

Dal 24 febbraio 2020 le porte di nidi e scuole dell’infanzia sono rimaste bruscamente serrate, così come per tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado, nel pieno caos di un’emergenza sanitaria senza precedenti che ha sconvolto la vita delle generazioni future.

Negli ultimi giorni, oramai entrati ufficialmente nella fase 2, risuonano ai tg e sulle testate giornalistiche svariate proposte dettate dalla task force di esperti al lavoro presso il Ministero dell’Istruzione.

La nostra redazione ha tentato di approfondire il tema confrontandosi con alcuni dei protagonisti del comparto scuola, allo scopo di dare voce a coloro sui quali maggiormente impatteranno le misure restrittive previste per le cosiddette fasi 2 e 3, dedicate alle graduali riaperture.

Tuttavia, se per gli istituti statali, comunali e paritari sono previsti dei fondi stanziati dal MIUR o dai comuni, a sostegno delle nuove disposizioni, esiste un comparto educazione ed istruzione privato un poco dimenticato, nonostante il ruolo chiave svolto sino a oggi, sopperendo alla circoscritta offerta con posti limitati dedicata all’infanzia, nonché promuovendo servizi aggiuntivi a misura delle famiglie.

Bergamo e la Valseriana, una strage annunciata. I perchè nell'incompetenza delle istituzioni

In tanti si chiedono perché in Lombardia, ma soprattutto a Bergamo e provincia, il covid-19 abbia fatto tante, troppe vittime (in Lombardia il 53,8% dei decessi italiani). Tante più che in tutta Italia. Anzi, tante più che in qualsiasi altro luogo (perché sì, Bergamo è ufficialmente la città in cui sono avvenuti più decessi da coronavirus in proporzione agli abitanti in tutto il mondo).

6.000 morti in più della media del medesimo periodo (fine febbraio/aprile) degli anni precedenti in tutta la provincia. In città e nei paesi aumenti dei decessi di almeno il 400%,  in media del 700/800%, con picchi di 1.200% nei paesi più colpiti della media Valle Seriana. Il rapporto Istat/Iss appena pubblicato dichiara per il mese di Marzo un aumento della mortalità nella provincia di Bergamo del 568% (49,4% in Italia). Una strage. [1] [2]

A Bergamo sanno il perché, lo sanno tutti, lo sanno da sempre, da quando tutto è iniziato.

Lo sanno gli abitanti di questa valle soprattutto, e non hanno dubbi su cosa è andato storto, molto storto, in questi tre mesi.

Proviamo a raccontarlo e a capirlo insieme.

#COVID19 e mascherine: si estende l'uso tra opinioni diverse e polemiche

Apre la fila la Lombardia, poi si aggiunge la Toscana, e seguono a ruota - di ora in ora - iniziative dei singoli comuni in diverse Regioni d’Italia: una dietro l’altra le ordinanze che impongono ai cittadini l’uso di mascherine per “difendersi dal covid-19” nella tanto attesa “fase 2”.

«Mi appare stravagante rendere obbligatorio uno strumento che fino a qualche ora fa era praticamente introvabile», ha detto il governatore della Liguria Giovanni Toti, e non ha tutti i torti, ci verrebbe da dire!

Operatori sanitari di tutto il Paese hanno più volte denunciato (ed i numeri dei contagi in ambito ospedaliero, ai danni di chi lavora in prima linea, lo confermano) l’inquietante mancanza di dpi proprio per chi ne avrebbe avuto reale bisogno.
E adesso improvvisamente ne abbiamo a disposizione così tante da permetterci di obbligare milioni di persone ad indossarle per mettere il naso fuori di casa?

Ma non si circoscrive solo a questo aspetto, il “problema” dell’ultimo degli obblighi sfornati da una politica che giorno dopo giorno si dimostra più incompetente e lanciata pericolosamente allo sbaraglio, tra “autorevoli” opinioni contrastanti, misure adottate in ritardo, restrizioni e compressione delle libertà basate su numeri sfornati come caramelle al banco dei dolci del luna park.

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