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Venerdì, 03 Aprile
#Coronavirus: i risultati del sondaggio. Prevedibili: ma le istituzioni non ascoltano il paese

Ci siamo, a distanza di una settimana dal 28 febbraio quando abbiamo lanciato il sondaggio, possiamo mostrare con dei grafici le risposte fornite dai nostri lettori.

Lo ricordiamo, quattro domande a risposta secca, SI o NO, e uno spazio libero dove poter esprimere il proprio pensiero e un messaggio nei confronti delle istituzioni sanitarie.

E' stata certamente una settimana convulsa, ricca di emozioni che hanno spaziato in tutte le direzioni, paura, dolore, rabbia, reazioni a catena difronte a decreti ministeriali che sono stati sfornati grazie a suggerimenti di un team di esperti, come non ci fosse un domani.

I risultati erano assolutamente prevedibili, in situazioni come queste un Governo non potrà mai emanare ordinanze che possano soddisfare tutti.

Ma oltre il 90% non ha gradito quanto deciso dal Consiglio di Ministri, guidato dalle raccomandazioni di questo comitato scientifico nominato dal Premier Conte, che di certo non ha suggerito le soluzioni finora sfornate a suon di strette di mano.

#COVID19: emanato nuovo DPCM dal 2 marzo 2020. All'emergenza sanitaria si aggiungono i danni economici

Il tempismo non è certo dei migliori e fa comprendere quanto la questione riguardante l'emergenza sanitaria sia enormemente politicizzata.
Viene emanato il secondo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri finalizzato al contenimento di quella che è stata definita dall'OMS rischio di pandemia, ma in realtà siamo difronte ad un effettivo bipolarismo di chi dovrebbe mantenere tutto sotto controllo, anche agli occhi della stampa estera.

Non siamo gli unici ad aver notato il richiamo alla calma del Presidente del Consiglio Conte, fino alla mascherina indossata dal Presidente di Regione Lombardia Fontana.

In effetti il virus che sta circolando in Italia non ha mandato in tilt il solo sistema sanitario nazionale, ma anche tutta la comunicazione istituzionale mettendo in mostra quanto i nostri politici siano più interessati alla propaganda politica rispetto alla salute degli italiani.

Anche perchè ora tocca ai lavoratori raccogliere i cocci, e tra i primi coloro che lavorano nel turismo e che hanno sempre dimostrato capacità d'accoglienza nel nostro paese e che stanno già facendo i conti con le numerosissime disdette anche per la prossima stagione estiva.
Nei confronti degli italiani all'estero, in vacanza o per lavoro, risorge il termine di untore, lo stesso che in Italia era rivolto fino a ieri a bambini non vaccinati, ma in perfetto stato di salute, per il loro accesso scolastico.

Quanto è lungo il guinzaglio dell'informazione?

Ebbene si, anche la redazione di Informazione Libera Press sarà presente al convegno che si terrà a Alzano Lombardo, nella bergamasca, il prossimo sabato 22 febbraio, dal titolo "Meningite: conoscenza contro paura".
A ricordarlo nell'edizione di ieri è Il Giorno, con un articolo sull'edizione cartacea pieno zeppo di faziosità e falsità, a partire dal titolo con l'uso evidente di termini mirati a creare divisione e fazioni.

Non abbiamo di certo la volontà di insegnare il mestiere a nessuno, ma se l'autore dell'articolo si fosse anche solo limitato a contattare gli organizzatori, facendo due indagini, non avrebbe confermato il tipico atteggiamento pieno di preconcetti di una parte corposa della stampa, che pare più interessata a proteggere interessi economici piuttosto che la salute dei propri lettori.

Non da ultimo viene il riferimento alla nostra testata, per il giornalista de Il Giorno pare sia bastato andare a leggere chi è l'editore per attribuire a noi evidenti limiti nell'esporre fatti, notizie o altro riguardanti il mondo della sanità e in particolare della prevenzione vaccinale.
Ma ci chiediamo, in realtà, se si sia mai accorto di chi indossa il guinzaglio.

#Omeopatia: 600 milioni di pazienti nel mondo. Ma la sanità privata non la vuole

La notizia era apparsa ancora a fine novembre 2019 [1], e non faceva altro che fomentare una campagna mediatica, partita in tempi non sospetti e ancora molto attiva in Italia, contro la medicina omeopatica.
L'imprenditoria privata si mette in campo per minare le basi di un sistema medico definito, solamente il mese prima e dalla stessa agenzia di stampa [2], come il 2° al mondo con un costante tasso di crescita annuo che coinvolge 600 milioni di pazienti.

Sistemi sanitari nazionali sparsi nel globo si avvantaggiano dell'omeopatia, come l'India che la pratica come medicina ufficiale, e il Brasile che la riconosce ufficialmente come pratica di cura.

Ci sarebbe da chiedersi il perchè allora di un così violento attacco che sta trovando terreno fertile anche sul mainstream.
La risposta non è difficile trovarla, in quanto appare evidente che l'omeopatia, che muove pur sempre importanti interessi economici, va a minare quelli di un'altra parte dell'economia privata farmaceutica e scientifica che ha campato per decenni su terapie che non hanno mai offerto soluzioni a breve termine o risolutive.

Ma chi aderisce ad azioni massmediali come queste dovrebbe però chiarire ai propri ricoverati perchè predica male e, a volte, razzola pure peggio.

Mense scolastiche: nuove linee guida

È di questi ultimi giorni la pubblicazione delle nuove “Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica" [1] del Ministero della Salute.

Restando sul binario della ristorazione scolastica, la redazione ha raccolto le opinioni dei cittadini e analizzato i punti del fascicolo ministeriale ritenuti maggiormente discutibili, per fornire un punto di vista, una riflessione, una chiave di lettura volta ad accrescere la consapevolezza sui cambiamenti silenziosi e mimetici, che negli anni hanno lentamente risucchiato il nostro sistema scolastico. 

L’istruzione è oggi incentrata sul puro apprendimento nozionistico dettato dal Ministero (pensiamo ai programmi didattici stringenti e alle prove INVALSI), smussando ore di storia e geografia, così come quelle di arte e musica.

Gli ambienti scolastici italiani si sono trasformati da luoghi del sapere e dalla conoscenza, a sedi di lento oblio autoctono, non solo attraverso l’evoluzione e la riduzione delle materie scolastiche tradizionali, ma altresì mortificando un vasto patrimonio di usi, costumi e cultura che, in particolare nella penisola italica, si riflette anche sulle tavole.

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