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Martedì 11 Dicembre 2018
Immunodepressi: il problema non sono i "no-vax"

Nel periodo di maggiore attenzione verso il tema della prevenzione vaccinale, le figure che stanno partecipando al dibattito si accaniscono con campagne dai toni certamente aspri per sostenere l'una o l'altra ragione, vaccini si o vaccini no, vaccini utili o vaccini dannosi.
Ci si chiede quindi se sia davvero giusto arrivare ad una imposizione di legge tramite l'obbligo, o se piuttosto sia più utile un ragionamento più ampio che porti al dialogo e alla trasparenza.

Non sono pochi a chiedere che ci sia una libertà di scelta, in generale in ambito terapeutico, soprattutto laddove la cautela non è mai abbastanza quando ci sono in gioco le vite delle persone, soprattutto dei bambini certamente più esposti.

Ecco quindi che, dopo la campagna vaccinale promossa dall'OMCEOCO (Ordine dei Medici e Odontoiatri di Como), che ha sollevato molte polemiche, altre come quella di ieri del Ministero della Salute, la risposta da parte dei comitati di genitori attivi sul territorio non si è fatta attendere, con pubblicazioni anche su alcuni quotidiani provinciali.

Questi ultimi lanciano la campagna dal titolo certamente goliardico "6 solidale a 365 gradi" (costruito su una affermazione di un noto virologo), che denuncia però con fermezza l'utilizzo distorto della figura dell'immunodepresso al fine di spingere la popolazione meno informata alla vaccinazione di massa senza alcuna discussione.
E per questo, viene chiesta coerenza e vera immunità solidale da parte di chi punta il dito verso coloro che riterrebbero le uniche fonti di pericolo nei confronti di chi soffre una immunodeficienza e quindi compromissione.

Una provocazione supportata anche da fonti ospedaliere, reparti di Onco ematologia, che ha peraltro visto anche la condivisione da parte di molte figure che si dicono comunque a favore della vaccinazione, ma anche della libertà di scelta in un paese in assenza di vere epidemie.

Le prime quattro slide, due delle quali già pubblicate, rappresentano diverse situazioni che ogni giorno si ripetono e che quindi potrebbero, secondo una certa "logica sanitaria", mettere a rischio un immunodepresso

  • un bambino che viene accompagnato a scuola nonostante sia febbricitante
  • un dipendente modello che nonostante un potenziale virus non si assenta dal lavoro
  • un adulto in evidente stato di salute cagionevole che potrebbe infettare chiunque anche su un mezzo pubblico
  • un bambino o un adulto che, dopo una vaccinazione (sia per un richiamo sia per una prima vaccinazione) non viene tenuto lontano da un soggetto con un deficit del sistema immunitario, come appunto suggeriscono gli stessi reparti di oncologia

BAMBINO2DIPENDENTE2MEZZIPUBBLICI2VACCINO VIRUS ATTENUATO

A volte possiamo guardare la realtà soffermandoci su alcuni particolari, come se ponessimo una lente di ingrandimento, e così facendo ne scopriamo parti inedite, curiose, interessanti a volte stupefacenti, che magari da sempre abbiamo sotto gli occhi e ai cui non avevamo mai fatto caso o dato importanza e rilievo.

A volte però la lente viene usata da chi ci presentata la realtà, i mezzi di comunicazione, che inspiegabilmente ingrandiscono a tal punto alcuni particolari da distorcerne forma e significato e facendone perdere il senso del contesto e del comune buon senso.

Perché questo avviene? Per fare notizia? Può essere, ma a volte può essere anche che i motivi siano diversi e di varia natura, che non indagheremo qui.

Questa deformazione comunicativa sembra  aver coinvolto la relazione “conflittuale” (perché così l'ha resa la stampa e gli organi istituzionali, che per loro natura dovrebbero non schierarsi, essere super partes) fra immunodepressi e non vaccinati.

Improvvisamente, in stretta relazione all’approvazione del Decreto Legge poi Legge 119/2017, il tema diventa caldo, scottante, assume una rilevanza quasi di sanità pubblica nazionale urgente.

Ma era davvero così, intendiamo nella realta? Aveva davvero una tale rilevanza e motivata urgenza il legame pericolo immunodepressi e resistenza vaccinale? E se così fosse stato, cos’era cambiato rispetto agli anni passati?

A nessun cittadino di buon senso sfugge quanto sia importante, in una società civile, proteggere chi è in difficoltà ed è fisicamente e/o economicamente sguarnito e senza difese.

Gli immunodepressi, con sistema immunitario compromesso, per cause diverse, corrono il rischio di contrarre con moltissima facilità malattie infettive di varia natura e che per loro possono essere letali, compreso un semplicissimo raffreddore, se non tempestivamente curato. 

Il dott. Gianni Renza, Direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, il 9 agosto 2018, dichiara a Rainews, che tra adolescenti e bambini si contano 10.000 unità, richiamando un alto stato di allerta per quanto riguarda proroghe e modiche alla Legge 119/2017.

Sicuramente la questione assume un aspetto diverso e assai più complesso se a questi 10.000 aggiungiamo anche gli adulti immunodepressi, e se ai non vaccinati aggiungiamo pure i vaccinati non responder (cioè tutti quelli che pur essendo stati vaccinati non hanno sviluppato l’immunità al virus, stima che si aggira a circa il 10%).

Al ragionamento appena sopra, va comunque aggiunto che i non vaccinati sono bambini sani,  che sembrano essere nel mirino dell’opinione pubblica come il vero male per questa categoria di “indifesi”.
E non con minore importanza, va ricordato che dei vaccinati non responder non si sa nulla, poiché nessuna verifica viene fatta sulla risposta immunitaria dei vaccinati.

Sommiamo a questi anche i vaccinati con virus attenuati che non vengono resi consapevoli, dagli stessi medici dei centri vaccinali, di essere infetti per giorni.

Sicuramente non di secondaria importanza sono i portatori, adulti e bambini, di HIV ed epatite B (virus HBV) che sono protetti da anonimato, in tutti gli ambienti sia quelli lavorativi che nelle scuole.
Fonte di potenziale contagio per gli stessi immunodepressi.
Basti pensare che nell’ultima conferenza ICAR – Italian Conference on AIDS and Antiviral Research - tenutasi a Roma, nel maggio scorso, dei 130 mila malati di HIV, circa 12/18 mila non sanno neanche di essere portatori sani.

Noi tutti, quando siamo influenzati e raffreddati, siamo fonte di contagio e di pericolo per questa categoria così fragile di malati “cronici”.

Ecco, difronte ai dati non smentibili sopra solo accennati, che la lente si allontana e che il problema si presenta in tutta la sua complessità reale.
Non solo ed esclusivamente legato a quella piccola percentuale di persone che reclamano, a fronte di un ragionevole dubbio, o solo per la libertà di voler scegliere, di non rischiare la salute dei propri figli sani.

Allora la lotta dicotomica fra schieramento vaccinati/immunodepressi e non vaccinati assume un significato diverso, a volte a tinte fosche che appaiono un puro e gratuito accanimento mediatico a scapito di questi ultimi (anche se rimanendo ai soli numeri puri la percentuale dei non responder - vaccinati, supera i non vaccinati, per convinzione di qualcuno i così detti no-vax).

Allora la preoccupazione sorge e con essa anche una domanda: perché tutto questo accanimento verso una piccola percentuale di individui quando le vere fonti di infezione e di pericolo per gli immunodepressi sono altre e alcune di queste neanche esplorate e conosciute nei numeri reali?

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