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Venerdì, 25 Settembre
#Scuola: allarme pediatri, norme inadeguate, confusione e rischi economici per le famiglie

E' la denuncia del segretario nazionale Rinaldo Missaglia della SIMPEF, Sindacato Nazionale dei Medici Pediatri di Famiglia.
Professionisti e genitori soprattutto, rischiano di dover affrontare una situazione allarmante con le prime riaperture scolastiche.

«C'è molta preoccupazione, perchè le norme sanitarie e medico-legali sono contraddittorie. A tal fine abbiamo chiesto un chiarimento al Ministero della Salute».

Una serie di contraddizioni che vanno dal limite della durata di malattia alla autocertificazione, se non si superano i tre giorni.
Assenza di strumenti diagnostici in mano a chi dovrebbe decidere di far rientrare i figli a scuola.

Prospettiva di richiesta del tampone e disposizione di isolamento per tutti, è quello che si prospetta difronte a questa cozzaglia di linee guida, che tanto "guida" non sono.
Di fatto, un nuovo lockdown.

Contraddizioni anche da parte del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) che da un giorno con l'altro emette circolari che per essere comprese richiedono almeno tre riletture, come testimoniano alcuni dirigenti scolastici che non hanno ancora compreso se le mascherine di stoffa sono accettate o meno.
E si arriva anche a parlare di mascherine chirurgiche di misura idonea, che al momento per i bambini non esistono nemmeno.

Tra le prime contraddizioni che vengono messe in evidenza c'è quella del limite dei tre giorni di malattia.
Se l'assenza dell'allievo non li supera «è il genitore che può far riammettere il bambino, facendo una sorta di autocertificazione in cui dichiara di non aver avuto contatti con altri», spiega Missaglia.
Superati i tre giorni invece «siamo noi pediatri a dover certificare la riammissione, e che nei 3 giorni passati non c'è stata malattia. Tutto questo senza poter visitare di persona il bambino, ma solo sentendo per telefono i genitori».

E' chiara l'affermazione, con queste linee, riferendosi ai pediatri, che «In questo modo saremo costretti a richiedere all'Ats il tampone e disporre l'isolamento per tutti».

Di fatto, semplicemente un'altra forma di lockdown.

Viene invece sottolineata l'opportunità ai pediatri di avere altri tipi di strumenti, infatti Missaglia conclude che «ci venissero dati degli strumenti per la diagnosi, come i test salivari che si stanno usando ora negli aeroporti. Quando saranno più diffuse febbre e influenza da ottobre in poi, un test del genere ci permetterebbe di fare uno screening importante».
(Ci teniamo a precisare che, rispetto a quanto riportato dall'ANSA, negli aeroporti stanno eseguendo i test rapidi antigienici).

Quello che quindi denuncia il comparto medico pediatrico è la forte preoccupazione in cui verseranno a brevissimo professionisti e genitori.
«Le norme sono inadeguate e saranno sempre più causa di frustrazione per noi professionisti, di profondo disagio per genitori a rischio di perdita di numerose giornate di lavoro», questo quanto prospettato da qui a brevissimo con l'avvio della scuola.

Con l'avvio del periodo autunnale, stagione classica in cui prendono piede le varie forme influenzali, i medici di famiglia si troveranno in difficoltà.
Sono costoro che hanno messo per iscritto i loro dubbi, inoltrando documentazione dai vari sindacati al ministro della Salute e ai vertici della sanità di Regione Lombardia, epicentro della pandemia di marzo e aprile.

I medici non vengono coinvolti dal Ministero nelle decisioni, il rapporto è carente, ma non è solo SIMPEF a denunciarlo.
I pediatri stanno già segnalando i primi problemi: «In questi giorni sta salendo la richiesta di assistenza per sintomi simil-influenzali, come da epidemiologia stagionale e la norma che impedisce di fatto al pediatra di visitare il paziente presso il proprio studio e di doverlo sottoporre all’isolamento, per sé e per i propri familiari, è spesso motivo di contenzioso nel rapporto medico/paziente (ossia i genitori)», scrivono Missaglia ed Ezio Finazzi, segretario regionale di Simpef, a Giulio Gallera, assessore lombardo al Welfare.

Le indicazioni che si evincono dalle delibere regionali, ma anche dai documenti dell'Istituto Superiore di Sanità, unite alle proposte dei ministeri interessati, riportano indicazioni alquanto discutibili: quando un paziente comunica sintomi influenzali, al telefono, il pediatra deve monitorarlo forzatamente a distanza imponendo l'isolamento domiciliare.
La procedura prevede la notifica ai portali dedicati del caso sospetto, con la conseguente richiesta del tampone.
In attesa del tampone, il paziente deve rispettare isolamento e imporlo a eventuali conviventi, questo significa anche i genitori che dovranno obbligatoriamente assentarsi dal lavoro.

Un'altra problematica riguarda il rilascio dei certificati medici: «Altra norma in sostanza inapplicabile – prosegue il documento inviato a Gallera - è quella riguardante le certificazioni di stato di salute per l’accesso o rientro nelle comunità scolastiche, così come le attestazioni di avvenuto rispetto delle procedure anti Covid da parte del genitore, che i pediatri di famiglia dovrebbero rilasciare ai propri assistiti».

Tale azione è infatti a rischio di inosservanza delle norme medico legali cui ogni professionista deve fare riferimento.
I sindacati di fatto segnalano il problema: «in assenza di strumenti diagnostici che ci permettano di affermare in scienza e coscienza l’assenza di contagiosità del soggetto» subentra il fatto di non seguire una prassi deontologicamente corretta.
Proseguono le contestazioni che di fatto rendono «indispensabile un ripensamento sulle norme attualmente in vigore».

Siamo agli sgoccioli, con la riapertura delle scuole ormai imminente, e con un rapporto di fiducia tra pediatri, assistiti e rispettive famiglie minato da un deleterio scadimento.
Con notevole impatto sulle condizioni sociali ed economiche per l'intera comunità.

 

Fonti:

  1. ANSA | 25 agosto 2020 | Scuola, allarme dei pediatri: rischiamo di chiedere tampone per tutti
  2. HUFFINGTONPOST | 04 settembre 2020 | Allarme dei pediatri sulla scuola: "Abbiamo le mani legate, tanti disagi per i genitori"

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