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Mercoledì, 11 Dicembre
... non è di mio interesse avere ragione, pretendo solo il diritto all’autodeterminazione e la possibilità di educare mia figlia

Lo sport agonistico non è cosa per tutti, ma quando una bambina intraprende liberamente questa strada, con l'appoggio dei propri genitori, ha la possibilità di conoscere un mondo duro fisicamente, ma fatto anche di gratificazioni.
Le difficoltà capitano, anche spesso, ma quando queste avvengono a regola d'arte, a seguito di una costrizione e in nome di una legge sbagliata, diventa una discriminazione.

Pubblichiamo la lettera di una mamma che ha mandato alla nostra redazione il percorso fatto dalla figlia. Non aggiungiamo altro per non stravolgere le parole e il sentimento che emergono da questo scritto.

Grazie per questa possibilità di comunicare, solitamente racconto questa storia in piccoli ambiti, tra amici o conoscenti che chiedono confronti o suggerimenti, in merito all’applicazione della legge Lorenzin, in ambito sportivo e il più delle volte, arrivo alla conclusione che, il vero problema non siano tanto  le leggi, quanto la loro interpretazione, da parte di persone ignoranti e supponenti.

Il pericolo di una legge sbagliata, infatti, si  nasconde dietro al reale motivo della sua attuazione ed in questo caso, tra i vari motivi di interesse economico, risiede, secondo il mio parere, anche la volontà di creare, terrorismi, fazioni, odio, paura verso l’altro…..ma questa è una mia opinione personale e limitata, riservata ad altri contesti.

Mia figlia è una ginnasta, agonista, sana, costretta nel 2017 ad un cambio di società, a causa del mio rifiuto a presentare, all’atto dell’iscrizione, il suo libretto vaccinale…..mentre io stessa  rileggo, pare assurdo, eppure è così.

Il presidente dell’allora società sportiva, si riteneva responsabile e previdente, perciò richiese durante una riunione che ogni atleta si adeguasse alla richiesta della legge, vaccinandosi per questioni di sicurezza pubblica.

Ora, capisco che questa esperienza, rispetto alle famiglie che vivono drammi ben peggiori, sia irrilevante, anche perché di fatto, io e il padre,  abbiamo potuto fare una scelta, di cui ad oggi vado fiera: abbiamo scelto la coerenza.

La ginnastica è e rimane uno sport crudele, senza alcuna speranza di reali soddisfazioni che, per quanto se ne dica, sono rappresentate dalle vittorie, negare il fatto che l’agonismo sia sinonimo di competizione, significa negare l’evidenza con ipocrisia.

Per un bambino, la gratificazione non può arrivare solo dalla stima e il sostegno dei genitori, ma anche da personali vittorie che però spesso rimangono solo un miraggio e quando il gioco si fa serio, quando un atleta non è all’altezza delle aspettative, allora largo ad altri numeri, perché l’agonismo non è per tutti.

Rafforzato dalla consapevolezza, lo sport, in ogni caso, insegna ad andare avanti, oppure a tirarsi indietro quando non si è pronti, ma a rialzarsi più forti di prima, pur accettando i propri limiti, per tentare di superarli dove possibile, a non arrendersi, neppure di fronte ad un infortunio, al dolore: lo sport educa al vivere.

In tutto questo, i genitori, smettono di comprendere molto presto, ma non rinunciano ad osservare…..a vigilare, devono!

Ho descritto questo preambolo, per raccontare, in minima parte, il mondo che circonda me e i miei figli, da anni; un mondo in cui il passaggio da bambino/a, a ragazzo/a , è avvenuto attraverso continui confronti anche al di fuori della famiglia, un mondo in cui il lavoro di squadra viene prima di tutto e tutti, in cui per i figli, non sono solo i genitori  a decidere, ma ogni cosa è valutata al momento, secondo un’esigenza alimentare, un’esigenza di studio, dalla possibilità o meno di partecipare ad una festa, all’organizzazione per andare in vacanza.

L’esistere, non solo dell’atleta, ma dell’intera famiglia,  è determinato dalle disponibilità della società, da una trasferta, da un allenamento impossibile da saltare, perché  comprometterebbe la riuscita di un elemento da apprendere, comprometterebbe le aspettative prefissate.

Tutto questo e molto altro è sport agonistico, in cui si crede perché non ci sarebbe altro modo per intraprenderlo, perché non c’è spazio per l’individualità, per cui si sacrifica molto.
Molto si,  ma non tutto.

Ho scelto di insegnare a mia figlia che, esistono compromessi a cui non si può scendere, neppure in cambio di un sogno, di una promessa o tanto meno un ricatto.

Ho sostenuto l’idea che nessuno avesse il diritto di spingersi fino a violare la mia privacy e la storia personale, clinica di mia figlia, con le scelte di cura che ho ritenuto opportune per lei, perché della sua salute sono io l’unica responsabile, non solo per il diritto, ma anche  per il dovere di dubitare ed informarsi,  su quanto sia, o meno, indispensabile un farmaco.

Così, un'atleta di interesse nazionale, di 10 anni, che sosteneva 4 ore al giorno di allenamento, 6 giorni su 7, perfettamente in salute, costante e determinata nel suo impegno, viene costretta a cambiare società, trasferendosi dove fortunatamente, tutt’ora è ben voluta, ma nel silenzio e nell’ indifferenza di tutti i membri societari e allenatori che l’avevano vista crescere dall’età di 3 anni, che hanno preferito sostenere la linea della società, definendo validi, i principi di “legalità”, della loro richiesta, in ambito vaccinale.

Il cambio societario, giudicato, esagerato e ingiustificato, ha prodotto la negazione del nulla osta, impedendo a mia figlia, la partecipazione a gare federali per più di un anno.

Ripicca? Lo lascio decidere ad altri, non è di mio interesse avere ragione, pretendo solo il diritto all’autodeterminazione e la possibilità di educare mia figlia, secondo un diritto costituzionale di inviolabilità del corpo, perché impari che non possono esistere metodi coercitivi, che oltre tutto sono stati aboliti persino all’interno dell’addestramento dei cani.

Grazie per avermi concesso questo spazio, per aver dato il vostro  tempo alla storia di Elisabetta, per sempre fedele a se stessa, come sua madre le insegnerà ad essere.

Perché nessuno sia mai più escluso.
Perché la libertà di scelta sia difesa.
Perché le leggi sbagliate siano cancellate.
Perché sul mio corpo decido io.

Elena Palermo

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