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Sabato, 04 Dicembre
Dottor De Donno, 12 giorno dopo

È tempo di vacanze per molti italiani, impegnati e distratti da spiaggia e olimpiadi di Tokyo, tra relax e selfie in tour per il bel paese mascherato.

Forse banale asserire che la morte non va in ferie e anche la verità, quella autentica, quella fatta di fatti e di atti, in estate si avvale del diritto all’obbligo, soffocata da notizie, informazioni e tg che sembrano essersi congelati nell’ormai lontano febbraio 2020.

Lo scorso 27 luglio scomparve in tragiche circostanze il Dottor Giuseppe De Donno, 54 anni, padre della terapia con il plasma iperimmune, cura sperimentale utilizzata con largo successo a poche settimane del conclamarsi della pandemia, quando i medici non avevano armi efficaci per combattere il covid, protocollo in uso prima all’ospedale di Mantova, poi anche a Padova e Pavia, oggi tristemente interrotto.

De Donno, ex primario di pneumologia dell'ospedale Carlo Poma di Mantova, dal 5 luglio scorso aveva cominciato l’attività di medico di base dopo essersi dimesso dall’azienda ospedaliera, prima elogiato per aver salvato con il plasma tutti i suoi pazienti (oltre 50), poi deriso e bistrattato dal mainstream, vittima dei suoi straordinari e genuini successi, scarsamente remunerativi per il sistema sanitario nazionale così come lo vediamo oggigiorno.

Un’eredità la sua, immensa e colma di speranze, forse la chiave di Volta, insieme alle cure domiciliari, per chiudere il capitolo più buio dei nostri tempi.

Amato e ricordato dai suoi pazienti che con gratitudine hanno affettuosamente presenziato alle sue esequie presso la Basilica di Sant'Andrea a Mantova, il Dott. De Donno lascia una moglie e due figli.

Morte sospetta per instigazione al suicidio.

I fatti.

Dopo il suicidio del medico mantovano avvenuto all’interno della sua abitazione, la procura di Mantova apre un’inchiesta per comprendere eventuali responsabilità di terzi. L’obiettivo degli inquirenti è comprendere se qualcuno possa aver indotto il medico a togliersi la vita, nel silenzio più assordante, senza lasciare messaggi. Vengono interrogati i familiari, moglie e figli, nonché sequestrati computer e cellulare dell’ex primario, nella speranza di fare chiarezza sulla tragica vicenda di un medico che operava in scienza e coscienza nel solo interesse dei suoi pazienti. Si definiva un medico di campagna, non un azionista di Big Pharma.

Ma c’è di più: la morte di De Donno approda anche in parlamento. La Lega presenta un’interrogazione al Ministro della Salute Roberto Speranza. Il testo, siglato da Paolo Grimoldi, evidenzia che “De Donno era noto per essere stato il pioniere della terapia sperimentale anti-Covid a base della trasfusione di plasma iperimmune; le potenzialità della terapia iperimmune, da tempo oggetto di serio studio in Italia e in diversi Paesi del mondo, si basano sugli effetti benefici che, in alcuni casi, sembrano riscontrarsi per la cura del Covid-19 dall'utilizzo del siero iperimmune e dalla possibilità di estrarre da quest'ultimo anticorpi a fini di prevenzione; inoltre, fin dal periodo iniziale della pandemia, De Donno si era battuto per le terapie domiciliari, poi rivelatesi molto spesso provvidenziali, e anche per questo aveva ingiustamente scontato l'emarginazione e l'isolamento di una parte della comunità medica”.

Oggi, a pochi giorni dalla tragica scomparsa del medico, la notizia è già passata in secondo piano, prima raccontata dal giornalismo più becero e cinico, poi affossata come la sua stessa cura.

Si attendono gli esiti della procura nella speranza di fare chiarezza su una vicenda irrispettosa sia della vita sia della morte.

La verità è ancora una volta nelle mani della magistratura.


Di seguito alcuni video e foto del funerale che si è tenuta presso la Basilica di Sant'Andrea a Mantova.

 

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