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Mercoledì, 18 Settembre
Esitazione vaccinale e il ruolo delle aziende socio-sanitarie territoriali (ASST)

Analizzando il tema dell’esitazione vaccinale e delle motivazioni che spingono verso questa direzione, è doveroso soffermarsi sulle numerose criticità sollevate dalla pratica della vaccinazione di massa in virtù del ruolo svolto dai distretti vaccinali territoriali.

Materiale informativo lacunoso, generico, spesso riferito a fonti che non fanno nemmeno riferimento al repository istituzionale del Ministero, ma piuttosto improvvisato dal personale sanitario del centro di prevenzione, istruito in fretta e furia per fronteggiare quel numero indefinito di genitori dubbiosi in cerca di risposte che spesso non vengono date.

I fatti

La prima funzione che il centro vaccinale deve assolvere, concerne l'invito alla vaccinazione destinato alle famiglie.

Sovente la lettera non riporta né le specifiche relative alla distinzione tra i vaccini obbligatori e raccomandati, né l’indicazione di quali siano i vaccini da eseguirsi.
Tale informazione viene spesso omessa anche in sede di seduta vaccinale, se non su specifica richiesta del genitore presente.

Frequentemente, sullo stesso invito cartaceo, sono indicati siti internet di informazione preliminare, a scopo divulgativo, consultabili dai genitori.
Tuttavia, alcune indicazioni nella bibliografia menzionata non rimandano a fonti istituzionali, bensì a programmi televisivi o siti internet non ufficiali (sic!), come ad esempio Superquark.

Inoltre, sulle convocazioni, nonché in sede di seduta vaccinale, viene talvolta omessa l’indicazione del nome commerciale del vaccino da inoculare, nonché quella relativa all’utilizzo di eventuali prodotti farmaceutici sottoposti a monitoraggio addizionale, impedendo di fatto al genitore la rapida identificazione di informazioni sull’utilizzo e sulla sicurezza di nuovi farmaci, come ad esempio i vaccini Hexyon e Bexsero.

Ricordiamo che i vaccini a monitoraggio addizionale vengono somministrati quando sono ancora soggetti a studi sulla sicurezza e sull’efficacia e che sono sottoposti ad un attento monitoraggio da parte delle autorità competenti.
Inoltre, il monitoraggio addizionale prosegue per 5 anni dall’entrata in commercio del prodotto e/o fino a quando il PRAC (Pharmacovigilance Risk Assessment Committee) non ne decida la cancellazione dall’elenco.

Pertanto, è fondamentale che tutte le informazioni necessarie vengano fornite presso le sedi opportune.

Il centro vaccinale territoriale è poi l’ente preposto, non solo alla somministrazione dei vaccini, ma anche alla raccolta dei dati anamnestici preliminari alla pratica vaccinale stessa, che purtroppo si riduce ad un breve colloquio conoscitivo del paziente e, solo se necessario, associato ad un eventuale esame obiettivo.

I genitori rispondono ad un questionario precompilato replicando a quesiti generici e standardizzati, assumendosi così la responsabilità del minore da vaccinare senza che questi abbiano effettivamente le capacità di fornire un quadro clinico esaustivo sulla salute del proprio figlio, senza alcuno screening prevaccinale necessario per approfondire lo stato di salute del sistema immunitario del paziente (come in caso di immunosoppressione e/o di iperimmunizzazione), per verificare eventuali condizioni di differimento o di esonero (altresì previsto nella stessa legge 119/2017, così come disposto dalla sentenza n. 258/1994 della Corte Costituzione ) e come documentato in letteratura medico-scientifica, ad esempio dal Prof. Paolo Bellavite (“Scienza e Vaccinazioni” pag. 159 - “Vaccini sì, obblighi no” pag. 150-153).

Le contraddizioni

Il progetto SIGNUM - la recente relazione finale della Commissione Parlamentare d'inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impegnato in missioni militari all’estero [...], in relazione all’esposizione di particolari fattori chimici, tossici e radiologici, dal particolare effetto patogeno e da somministrazione di vaccini [...], recante la firma dell’Onorevole Scanu, più nello specifico riguardo alle modalità di utilizzo dei vaccini in ambito militare - dispone che, in un soggetto adulto sano, siano effettuati specifici screening prevaccinali in grado di valutare, tramite alcuni esami clinici di approfondimento, lo stato di salute del sistema immunitario del paziente, al fine di verificare eventuali condizioni di differimento e/o di esonero alla vaccinazione, in virtù del principio di precauzione.

Inoltre, la Commissione di inchiesta ha sottolineato la necessità di inoculare un massimo di cinque vaccini contemporaneamente durante la stessa seduta vaccinale, con lo scopo di scongiurare possibili reazioni e/o eventi avversi.

Al contrario, per quanto concerne i protocolli vaccinali seguiti dalle ASST, soltanto raramente viene effettuato un eventuale esame obiettivo preliminare presso i centri vaccinali.

In aggiunta, gli screening prevaccinali non sono in nessun modo menzionati nei protocolli, creando una forte disparità tra il trattamento praticato quotidianamente in ambito vaccinale pediatrico e quanto andrebbe previsto in ambito militare dalla Commissione di inchiesta, generando profondi dubbi e timori dettati dall’impossibilità di avere certezze circa i rischi connessi alla pratica vaccinale.

Al termine della seduta, di rado i genitori vengono informati sui comportamenti da adottare in caso di reazione avversa, evento avverso e/o effetto collaterale in seguito alla somministrazione del vaccino nel breve, nel medio e nel lungo termine, ad esclusione della mera indicazione di somministrare del paracetamolo in caso di febbre.

In aggiunta, è particolarmente grave rilevare nel protocollo attuativo delle ASST, la totale assenza di una fase informativa post-vaccinale, evidenziando così un profondo vuoto informativo che necessita di essere colmato.

I dubbi

È innegabile che l’esitazione vaccinale sia il risultato inequivocabile dalla sfiducia che i cittadini ripongono nelle istituzioni e negli enti preposti ad erogare servizi sanitari.

Non è un caso che gli scandali sanitari del passato, nonché la politica di incentivi prevista per il personale medico e sanitario, abbiano fortemente influenzato quella parte dell’opinione pubblica più attenta e informata, ponendo forti basi per dubitare della trasparenza con la quale tali enti operano sul territorio.

In ultima analisi, ma non meno rilevante, va considerata anche la percezione del servizio offerto da parte dell’utenza.
Nello specifico, si rilevano casi di inefficienza operativa e gestionale a carico dei distretti vaccinali: centralini disattivati; ambulatori sovraffollati, inospitali e fatiscenti oppure privi dei requisiti minimi richiesti per essere operativi, nonché degli strumenti necessari ad interventi di primo soccorso in caso di reazioni immediate; informazioni frettolose, omesse o errori da parte del personale preposto.

Pertanto, è inevitabile che le criticità evidenziate concorrano sensibilmente a determinare nell’utente un atteggiamento di esitazione nei confronti della pratica vaccinale. Tuttavia, l’incertezza non andrebbe contrastata con l’introduzione di sanzioni in caso di mancato adempimento o forme sociali di stigmatizzazione, al contrario, andrebbe compresa e superata attraverso un procedimento di maieutica che permetta ai genitori, debitamente ed esaustivamente informati, di avviarsi verso una scelta consapevole.

Al contrario, invece, l’iter vaccinale si conclude con la richiesta di sottoscrizione di un modulo di consenso informato (o di un dissenso) quando nella realtà dei fatti manca l’elemento fondamentale di questa operazione: l’informazione!

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