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Lunedì, 06 Luglio
Il paese che odia i bambini anche nella fase 2

Il tema della riapertura delle scuole nel belpaese è ormai un groviglio di date avvolto nel caos, un susseguirsi di notizie e giravolte, repentini cambi di rotta in un guazzabuglio vorticoso di voci.

Non c’è chiarezza, zero certezze all’orizzonte, soltanto numerose ipotesi. Nessuna proposta sensata riguardante asili e scuole sembra profilarsi in queste ultime settimane della cosiddetta fase 2.

Non servono fonti per avvalorare quanto sopra esposto, è sufficiente cliccare “riapertura scuole Italia” in qualsiasi motore di ricerca per avere l’imbarazzo della scelta: decine di articoli solo nell’ultimo mese.

Una pantomima quotidiana che oramai ha dell’assurdo. Inutile provare a capirci qualcosa!

E i centri estivi tanto decantati? In alcune zone regna il nulla cosmico, in altre si propongono costose e ristrette opportunità.

I nostri bambini e ragazzi risultano, ancora una volta, i dimenticati di un’emergenza nazionale, una categoria evidentemente poco remunerativa, certamente molto meno delle sale slot e del mondo del calcio, entrambi settori felicemente ripartiti.

Non si tratta di becera polemica sterile, nemmeno di accuse gratuite, ma di fatti raccontati ai nostri lettori.
Ci limitiamo a narrare una realtà non manipolata che porta il cittadino a percepire il nostro tempo per quello che è, vale a dire un susseguirsi di illogiche azioni compiute da un governo diversamente capace di prendere decisioni e responsabilità, scodinzolante ai diktat di esperti e comitati illegittimi, svuotando così il parlamento della propria autonomia legislativa in nome di un'Europa sempre più lontana da quel disegno iniziale di solidarietà e cooperazione tra nazioni.

Abbiamo provato a volgere lo sguardo oltre i confini nazionali, cercando di comprendere come sono ripartiti nel comparto scuola alcuni dei nostri “cugini” del vecchio continente: c’è chi ha riaperto gradualmente, qualcuno non si è mai fermato, altri hanno soltanto rallentato.

Francia, Regno Unito, Germania e Spagna hanno deciso di chiudere le scuole in momenti diversi, tra il 12 marzo (Spagna) e il 23 marzo (UK).

I piani per la riapertura variano da paese a paese e da regione a regione, secondo una loro logica demografica ed epidemiologica: in Germania gli istituti hanno in gran parte riaperto il 4 maggio scorso, mentre in Francia l'11 maggio.
Nel Regno Unito il governo ha riaperto le scuole il primo di giugno.

Il motore “scuola Italia”, invece, si è spento il 22 febbraio 2020 e, nonostante i tentativi di manutenzione, stenta a ripartire.
Anzi, pare proprio manchi la volontà di riaccenderlo, di recuperare, di salvare una generazione di studenti bloccati al palo, schiavi della tecnologia, destinati al distanziamento sociale e invisibili alle istituzioni.

Come noi solo la Spagna, che ha previsto di non riaprire prima del prossimo settembre.

Per quanto riguarda il discusso tema delle mascherine per gli alunni, solamente in Italia il dibattito resta così acceso.

Addirittura sul sito del governo francese si legge che queste sono “sconsigliate” per le scuole dell’infanzia e “non raccomandate” per la scuola primaria.
Sono, invece, obbligatorie per gli studenti più grandi e per gli insegnanti.

Evidentemente i cugini d’oltralpe hanno le idee molto più chiare di noi.

Il Ministro Azzolina e la sua task force stanno partorendo risposte inadeguate per studenti e famiglie, uccidendo letteralmente ciò che resta della scuola pubblica, accollando ancora una volta pesanti fardelli ed incombenze sulle spalle di genitori, insegnanti e dirigenti scolastici.

 

Fonti:

  1. Quali sono i Paesi europei che riaprono le scuole | AGI | 09/05/2020
  2. Come riaprono le scuole in Europa | Il Post | 18/05/2020
  3. Francia, cade il tabù del metro di distanziamento a scuola | Corriere della Sera | 17/06/2020

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