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Lunedì, 24 Giugno
Vaccini e obiezione etico-religiosa, questa sconosciuta

E’ indubbio che la famiglia sia la cellula fondamentale di una società e per questo la politica ha il compito di tutelarla.

Dev’essere garantita quindi educazione e conciliazione di tempi di vita-lavoro adeguati, erogando servizi che siano accessibili a tutti.

Parallelamente i nostri governanti hanno anche il compito di tutelare il rispetto etico-religioso ed i valori ad essi connessi, che sono un altro principio cardine della famiglia.
Quasi tutte le religioni disapprovano da sempre la pratica dell’aborto e tutelano la dignità dell’essere umano fin dal suo concepimento.

Qui entra in gioco la contraddizione che nasce dalla produzione dei vaccini, il processo presenta risvolti bioetici che possono essere inaccettabili dal momento in cui utilizzano diploidi umane, ricorrendo alla pratica dell’aborto, e i feti, asportati vivi, che vengono inviati direttamente ai laboratori farmaceutici.

In Italia.

L’attuale normativa in ambito vaccinale prevede solo tre ipotesi contemplate per non sottoporsi alle vaccinazioni obbligatorie:

  • la possibilità di ottenere un esonero permanente (nel caso in cui il soggetto abbia già sviluppato le infezioni per le quali sono previsti i vaccini obbligatori),  
  • un differimento temporaneo (ma solo per un periodo di tempo limitato ad effettuare esami diagnostici) o
  • un’omissione (nel caso in cui a precedenti vaccinazioni effettuate siano succedute reazioni avverse) per le stesse.

Per tutti gli altri casi è prevista la comminazione di una sanzione pecuniaria che va da Euro 100 a 500.

E all’estero.

Non esiste nel nostro ordinamento, come invece in molti altri, la possibilità di rifiutare le vaccinazioni per motivi etici o religiosi.

Negli USA 48 Stati su 50 ammettono l’obiezione vaccinale per motivi religiosi e 20 Stati su 50 per motivi etici (https://www.cdc.gov/vaccines/imz-managers/guides-pubs/downloads/vacc_mandates_chptr13.pdf).

Anche in Repubblica Ceca è ammessa l’obiezione religiosa e di coscienza alle vaccinazioni (https://www.radio.cz/en/section/curraffrs/court-undermines-mandatory-czech-vaccination-regime).

Le criticità rappresentate dalla obbligatorietà delle vaccinazioni possono essere molte.
Per esempio, il vaccino contro il papillomavirus umano (HPV), malattia a trasmissione sessuale, ha suscitato obiezioni di tipo etico: è infatti sufficiente, per debellare una malattia causata da atteggiamenti sessuali promiscui, seguire i dettami morali e religiosi dell’astinenza in età adolescenziale (Colgrove, J. The ethics and politics of compulsory HPV vaccination. N Engl J Med. 2006;355:2390-2391) e mantenere una relazione coniugale monogama in età adulta (http://www.newswire.co.nz/2009/03/gardasil-god/).
Anche i vaccini che contengono cellule diploidi umane, ovvero vaccini prodotti su linee cellulari di feti abortiti, sono ritenuti inaccettabili.

Dietro questa posizione non sussiste solo una motivazione religiosa, poichè l’interruzione volontaria della gravidanza è considerata “peccato” da più di una religione, ma anche una questione etica dato che, accettando la commercializzazione di vaccini contenenti DNA fetale umano, di fatto si alimenta anche il business che si cela dietro la messa in commercio degli stessi prodotti farmaceutici (https://sfarchdiocese.org/documents/2017/10/licentiate_thesis1.pdf).

La normativa.

Nella nostra Costituzione repubblicana il principio della libertà religiosa è sancito in tutta la sua completezza, sia sotto il profilo individuale sia collettivo, dall’art. 19 che afferma che tutti hanno il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, [...] di esercitare in privato o in pubblico il culto purché, unico limite, non si tratti di riti contrari al buon costume.

La libertà religiosa rappresenta, pertanto, un corollario della libertà di coscienza, libertà che consente a ciascun individuo di poter manifestare le proprie personali convinzioni.

E’ evidente che se la Carta Costituzionale tutela la libertà di scelta religiosa ciò significa che tale diritto si estrinseca per il singolo credente, non solo nella possibilità di scegliere quale professione religiosa praticare, ma anche di poter mettere in pratica ogni comportamento che sia espressione dei dettami imposti dal proprio credo, pertanto, senza alcuna forma di vincolo imposto da parte dello Stato.
Infatti, il libero esercizio ha come unico limite le attività illecite o contrarie al buon costume.

I medici e l’obiezione di coscienza.

L’obiezione di coscienza rappresenta, di fatto, il rifiuto categorico di compiere atti prescritti dall’ordinamento italiano ma contrari alle proprie convinzioni, come per esempio non partecipare in qualità di medico o personale infermieristico agli interventi clinici di interruzione volontaria di gravidanza.

Atti che confliggono con la libera espressione religiosa, non possono essere oggetto di alcun tipo di prescrizione obbligatoria da parte dello Stato.

La stessa Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, all’art. 21 sancisce il divieto di qualsiasi discriminazione che sia fondata “sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.

Non è superfluo sottolineare che la salute, ormai intesa non come assenza di malattia ma come stato di completo benessere fisico e psichico dell’individuo (Sentenza Corte Cassazione n. 21748/2017), passi attraverso ogni possibile estrinsecazione, quindi anche quella del personale culto religioso, spesso portatore di regole etiche di salvaguardia della vita umana e del rispetto di essa, sin dal momento del concepimento, così come del nucleo familiare in cui questa ha origine, ammesso solo come rapporto consacrato e monogamo.

La tutela della salute individuale prevale sulla salute collettiva (Corte Cost. sentenze n. 307/1990 e n. 118/1996).
Per tali ragioni, è solo tutelando la salute del singolo che possiamo tutelare come conseguenza naturale anche quella della collettività.

Attraverso l’obbligatorietà vaccinale, la salute diviene il mezzo per assicurare la salute collettiva e non il fine stesso della tutela, sorvolando sulla circostanza che la salute collettiva sia costituita dall’insieme di quella dei singoli individui.
Pertanto, non si comprendono le ragioni del diniego della pratica di obiezione vaccinale per motivazioni etiche e religiose anche nel nostro ordinamento.

Obiezione di coscienza sì per alcuni ma non per tutti.

Rimane pertanto un mistero il fatto che, in questa nazione delle contraddizioni, la categoria medica possa scegliere di non compiere atti in contrasto con la propria coscienza (in ossequio alla libertà di espressione religiosa),  ma i genitori non possano esercitare il medesimo diritto per i propri figli.

Si rammenta che già nel lontano 2001, venne depositata alla Camera una proposta di Legge, a firma On. Pecoraro Scanio e Zanella, che chiedeva il riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza nei confronti degli obblighi vaccinali.
Ci si domanda perchè, una lodevole iniziativa, sia rimasta lettera morta mentre altre, aberranti, proseguano nel loro iter, osannate.

La stessa domanda se la stanno ponendo diversi comitati che hanno messo a punto anche una raccolta firme sulla piattaforma di CitizenGo, rivolta a tutti gli Onorevoli e Senatori italiani, potete visualizzare il contenuto dall'appello attraverso questo link:

Destinatario: Egregi Onorevoli e Senatori

Chiedi il diritto di obiezione etico-religiosa, basta una firma!

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