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Domenica, 26 Maggio
#Vaccini: l’OMS celebra la settimana dell’immunizzazione

Prosegue il pressing mediatico sul tema vaccini.
Non passa giorno senza che la stampa ne ribadisca l’importanza.

Da 24 al 30 aprile 2019 si è celebrata perfino la settimana mondiale dell’immunizzazione indetta dall’OMS per “sensibilizzare” (in antitesi con obbligare) la popolazione. Paradossalmente in Italia prima obbligano la comunità infantile da 0 a 16 anni, poi ci sensibilizzano, come al teatro dell’assurdo!

Vaccinare e immunizzare: giochi lessicali

Riportiamo da Quotidiano Sanità un concetto velatamente tendenzioso:

“Gli obiettivi della campagna 2019. L'obiettivo principale della campagna è sensibilizzare sull'importanza critica della piena immunizzazione per tutta la vita”.

Fonte: http://www.quotidianosanita.it/cronache/articolo.php?articolo_id=73337&fr=n

Ricordiamo, senza peccare di arroganza, che l’immunità a vita verso una malattia infettiva (in particolare le malattie esantematiche) è oggi garantita attraverso l’infezione naturale, ergo contraendo la malattia.

La copertura anticorpale indotta, invece, attraverso la vaccinazione, non garantisce immunità a vita, ma soltanto per alcuni anni, previa verifica ematica poiché la durata varia a livello individuale, richiedendo una serie periodica di richiami, paradossalmente in maniera più accentuata qualora il virus selvaggio smettesse di circolare, dato che la sopravvivenza del virus in ambiente garantisce dei richiami “naturali”.

Su questo aspetto particolarmente curioso, e per taluni inaspettato, riteniamo di forte interesse la seguente analisi del Dott. Bellavite: nell’intervista viene ben approfondito il concetto di “richiamo naturale” anche per chi ha eseguito una sola dose di vaccino, anziché ripeterlo sistematicamente.

Non risulta scontato, anzi sembrerebbe assolutamente indispensabile rimarcare che vaccinare non significa immunizzare.
Il concetto è ben spiegato, sempre nell’intervista sopra citata, ancora una volta dal Dott. Bellavite.

È pertanto evidente che, in merito all'utilizzo corrente dei verbi vaccinare e immunizzare al pari di sinonimi, occorre prestare particolare attenzione, nonché pesare le parole per non indurre in confusione, snocciolando vere e proprie fake news.

Morbillo, rosolia e tetano

Anche in questo caso, le scelte lessicali sono fondamentali e fanno la differenza.

Gli obiettivi dell’OMS riportano come tali l’eliminazione di morbillo, rosolia e tetano neonatale.

Tralasciando la questione della rosolia, ancora una volta ingigantita dai media, rispetto ai dati riportati sul portale Epicentro (poiché si commentano da soli), è doveroso spendere due parole sul morbillo e sul tetano neonatale.

Rispetto al primo, non eradicabile per natura (nonché per bocca della stessa Ministra Giulia Grillo), riportiamo una recentissima pubblicazione del Dott. Bellavite, decisamente esaustiva rispetto alla realtà del fenomeno cosiddetto epidemico, che tanto preoccupa negli ultimi tempi.

Per quanto concerne il secondo, si sottolinea (per chi già non lo sapesse) che non si tratta di una malattia trasmissibile da uomo a uomo e per la quale non è applicabile il concetto di immunità di gregge.

Pertanto, non sono possibili epidemie di tetano.
Al contrario, il tetano “neonatale” è ancora presente negli stati del cosiddetto terzo mondo.
Viene spontaneo chiedersi per quale ragione in aree così a rischio per mancanza di presidi sanitari adeguati, scarsa igiene, carenza di acqua potabile e fognature, non vi sia una maggiore attenzione verso quelle pratiche a costo zero che favorirebbero la riduzione dei casi.

Ci riferiamo in particolar modo alla pratica del lotus birth la quale, nella fase espulsiva del parto, prevede l’espulsione della placenta senza recidere il cordone ombelicale, modalità che, oltre ad evitare il rischio di infezioni da tetano, garantisce una lunga serie di benefici per il nascituro, a maggior ragione di vitale rilevanza se ci troviamo negli angoli meno fortunati del pianeta.

http://www.lotusbirth.it/lotus-birth/i-numerosi-benefici/

È auspicabile che, nell’ambito della salvaguardia della salute pubblica in qualità di bene universale, partendo dallo stile di vita come fulcro del benessere individuale, possa in futuro esserci maggiore attenzione verso quelle lacune strutturali che flagellano quotidianamente i paesi in via di sviluppo, senza dover forzatamente convergere gli sforzi globali unicamente verso l’immunizzazione e la medicalizzazione di massa.

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