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Sabato, 24 Ottobre
Cittadini, insegnanti, medici e avvocati in piazza il 25 luglio 2020 a Milano

A Scuola! Questa lo slogan che ha portato molte realtà associative a decidere di scendere in piazza sabato prossimo, 25 luglio, dalle ore 15, in Piazza Duca D'Aosta a Milano.

Appena fuori dalla stazione centrale, sotto il Palazzo Pirelli simbolo per anni della sede di Regione Lombardia, si riuniranno molte famiglie per una manifestazione incentrata sul tema della scuola e dell'invasione che la sanità ha avuto in tale contesto.

Dal palco, relatori provenienti da diverse associazioni di genitori, insegnanti, medici e avvocati, che porteranno la loro voce in una piazza che vuole dare un segnale forte al Governo, in particolare al Ministero della Salute e a quello della Istruzione.

Le condizioni per la riapertura della scuola a settembre, in tempi di Covid, sono un connubio tra incertezza e controsensi, e qualcuno chiede in tempi brevissimi di fare ordine.

I bambini hanno sofferto più di altri le conseguenze di un lockdown rigido e prolungato che ha provocato danni importanti alla loro salute psico-fisica.

Studenti e famiglie sono stati di fatto abbandonati, non è stato permesso nemmeno un ultimo giorno di scuola ai ragazzi giunti alla fine del ciclo scolastico, gli esami in presenza si sono svolti con enormi difficoltà, il piano per la ripartenza a settembre è pieno di incognite.

La prolungata chiusura delle scuole ha determinato gravi danni di tipo cognitivo, emotivo e relazionali in bambini e ragazzi che si ammalano molto poco di Covid-19 e, quando ciò avviene, presentano manifestazioni cliniche blande con un rischio di trasmissione molto basso.

Denunciamo il ritardo educativo che la didattica a distanza non è riuscita a supplire, nonostante gli sforzi e l’impegno di gran parte degli insegnanti.

Queste sono le prime righe di un manifesto importante, preciso, senza equivoci, che evidenzia i disagi che il lockdown ha portato con se da quando il governo ha deciso progressivamente, dall'ultima settimana di febbraio, di chiudere le scuole di ogni ordine e grado.

Nel mezzo di una emergenza sanitaria, esplosa soprattutto sulle città del Nord Italia, una serie di decisioni di un Comitato Tecnico Scientifico consigliavano malamente il governo sulle azioni da intraprendere.
Dall'altra, famiglie abbandonate al loro destino incapaci di comprendere quando sarebbero tornate a una vita normale.

E nonostante oggi i numeri del Covid-19 stiano progressivamente rientrando, persegue la volontà di mantenere un clima di paura per giustificare interventi anche nell'ambito della scuola, per un rientro in sicurezza.
L'Italia deve fare i conti da un lato con infrastrutture inadeguate, dall'altra con l'incompetenza di due ministeri non in grado di trovare soluzioni che non siano del tutto penalizzanti e sbilanciate contro le famiglie e gli studenti.

E' in gioco uno dei punti cardine della Costituzione, che è la tutela del diritto all'istruzione e quindi la salvaguardia della scuola, qualunque essa sia, a partire da quella pubblica fino alle scuole alternative e parentali.

All'appello del comitato organizzativo hanno risposto molte realtà, dalle associazioni di genitori e comitati della scuola, a quelle di insegnanti, medici e avvocati.

L'iniziativa non ha fatto attendere nemmeno quelle associazioni che si occupano di disabilità, come ANFFAS e il CFU Comitato Fibromialgici Uniti Italia ODV; entrambe le realtà avranno un loro relatore sul palco a parlare dei problemi vissuti da bambini con gravi patologie.

Lo stesso manifesto, che potete leggere integralmente a questo link, riporta quanto segue:

Segnaliamo l’assenza di interventi adeguati per i bambini affetti da disabilità o patologie croniche, per quelli fuori famiglia, per quelli chi vivono in condizione di povertà e marginalità, per quelli di famiglie problematiche, ancora una volta dimenticati.

Quanto sopra ha portato a riflettere molte organizzazioni che hanno compreso l'importanza di riunire le forze per contrastare l'inerzia del governo.

Ma non sono le uniche ad aver risposto alla chiamata.
Anche AMPAS, Associazione Medici Per un'Alimentazione di Segnale, che riunisce internisti, immunologi, gastroenterologi, specialisti in malattie polmonari, ortopedici, medici di base, alimentaristi, psichiatri, odontoiatri, chirurghi estetici, anestesisti, agopuntori, ha deciso di aderire alla manifestazione e il Presidente, Luca Speciani, farà proprio un intervento dal palco.

Sarà quindi una occasione importante per riflettere su quello che sta succedendo in Italia, quali condizioni si stanno prospettando per i bambini e i ragazzi nell'ambiente che più di tutti riempie la loro vita oltre il contesto familiare.

Quasi quattro secoli fa, Jean de La Fontaine, scriveva una favola per bambini intitolata “Il Lupo e il Cane”.
Traeva spunto da una favola di Fedro scritta addirittura nel I secolo d.C.
Quella di La Fontaine aveva questa premessa.

La libertà dei bambini è la fiaccola che deve illuminare tutta la nostra vita: non dobbiamo permettere mai a nessuno di spegnerla!

Si trattava di un coraggioso inno alla libertà, esplicitato in poche e preziose righe, da leggere e trasmettere ai più piccoli e che, forse, dovrebbe essere d’insegnamento anche per i più grandi.
La sua lettura stimola riflessioni e parallelismi con la condizione che ci troviamo a vivere e ci trasmette un prezioso messaggio.
La favola diceva così (nomi e fatti corrispondono alla versione trovata sul libro, al di fuori di ogni ironia o sarcasmo).

Il Lupo Ossobuco (così chiamato per la sua eccessiva magrezza) è deciso: basta con la vita libera.
È stanco di non avere orari, fissa dimora né legami.
La fantasia non gli ha mai dato da mangiare e le sue budella sono vuote come una fisarmonica!
Ormai è stufo: vuole tre pasti al giorno e sei per Natale, anche a costo di andare a fare il guardiano di pecore.
Proprio mentre sta rimuginando queste cose, vede in lontananza un cane, cosa che accresce il suo malumore: quei famosi cani tanto bravini, fedeli, ubbidienti gli fanno venire il nervoso.
Quando però l’animale si avvicina di più, il Lupo riconosce in lui un suo vecchio amico, il mastino Giuseppe, una buona pasta di cane, guardiano notturno in una fattoria vicina.
Ciao Giuseppe, ti trovo bene, bello e lustro come una mortadella - dice Ossobuco con il suo inconfondibile accento.
Ehilà, vecchio mio, non direi lo stesso di te - risponde il Mastino - sei proprio sciupato! Benedetto Lupo, ma metti la testa a posto! Guarda me: sto bene, sono ben nutrito, ho la cassa malattia e l’assicurazione per la vecchiaia e che cosa devo fare in cambio?
Nulla, quasi nulla! Qualche latrato, qualche moina al padrone, qualche corsetta dietro ad un presunto ladro. Tutto qui. Dammi retta, sistemati anche tu. Giù in fattoria c’è un posto vacante perché la cagna Beppa si è sposata: vieni con me, ti raccomando io al padrone!
Ossobuco lo guarda: ma sì, basta, meglio questo lavoro che un altro.
Così si affianca a Giuseppe ma, ad un certo momento, osservandolo meglio, nota intorno al collo dell’amico una strana spellatura. Si ferma di colpo
Ehi, amico, spiegami un po’ che roba è quella lì! - chiede al Mastino.
E il cane:
Questo? Uh, nulla: forse è il segno della catena con cui talvolta mi legano, sai…
NULLA? - lo interrompe il Lupo. - E ti sembra “nulla” essere legato, costretto ad un palo? No, caro mio, ti saluto e ti lascio l’impiego: la mia pancia è vuota ma la mia mente e il mio collo sono ancora liberi!
E così dicendo, il nostro simpatico Lupo scappa via e, forse, sta scappando ancora.

Il parallelismo con la condizione che ci troviamo a vivere è lampante: i cittadini italiani sono vittime di una situazione che in diverse forme priva della libertà di pensiero e di scelta, due tra i beni più preziosi dell’umanità.

Questo è evidente in ambito scolastico dove è ormai acclarata la scarsa, se non nulla, attenzione riservata alla gestione di un ambito di fondamentale importanza che rappresenta le fondamenta per costruire il futuro dell’Italia e delle sue nuove generazioni.

In epoca di Coronavirus migliaia di giovani, dai più piccoli agli adolescenti, che di diritto dovrebbero essere massimamente tutelati, sono stati esclusi dal tessuto sociale, educativo, scolastico dalla convinzione, generata da una vile propaganda che ha individuato nel distanziamento sociale e nell‘isolamento le uniche soluzioni per contenere il contagio.
Contagio che ad oggi, su scala nazionale, porta ad 8-10 decessi giornalieri.
Numeri che, in altri momenti, non sarebbero di certo stati ritenuti tanto rilevanti da essere diffusi attraverso bollettini medici quotidiani e puntuali.

Colpisce il fatto che solo ora siano numerose le prese di posizione a tutela dei diritti dei bambini: personaggi delle più disparate levature (medici, politici ed epidemiologi su tutti) si sono finalmente esposti a difesa del diritto all’inclusione, del diritto inalienabile alla scolarizzazione e del diritto ad una vita sociale serena.

Questi nuovi paladini dell'inclusione dov'erano ieri, mentre i genitori impazzivano con la didattica a distanza, e cosa pensano di fare oggi mentre decine di migliaia di famiglie italiane chiedono parità di diritti per i propri figli?
È forse giunto il momento di cancellare, una volta per tutte, leggi discriminatorie adottate solo per adempiere a patti ed accordi che niente hanno a che vedere con il buon senso e con la tutela della salute pubblica.
In passato l’esclusione permanente dalle strutture educative di decine di migliaia di bambini sani ha lasciato non solo indifferenti ma, addirittura, in molti casi ha suscitato entusiasmo ed ilarità.
Dove sta la coerenza?

Oggi non si viene più considerati come esseri pensanti bensì come una massa tenuta a rispettare calendari e scadenze, come persone che agiscono confidando che chi decide faccia a prescindere il loro bene, dubbiosi del fatto che forse non sia così, ma convinti dai costumi e dagli usi del sistema in cui vivono di essere troppo deboli per porsi delle domande.

Si cerca il consenso attraverso sistemi di bonus (bonus baby-sitter, bonus asili nido, bonus vacanze, bonus monopattini, bonus biciclette, bonus ristrutturazione e chi più ne ha più ne metta) nel tentativo di non far trasparire che questi sussidi non sono vere politiche di sostegno in quanto presuppongono ad obblighi pesantissimi a cui sottostare spacciati in ogni caso come indolori o, al più, necessari.

La loro accettazione acritica, così come l’accettazione passiva dell’attuale situazione, fa perdere lo specifico dell’individualità e limita enormemente l’accrescimento culturale e intellettuale.

Sarebbe dunque sbagliato accettare passivamente quel guinzaglio che ci è stato e viene proposto come indolore o, al più, necessario, ma sarebbe anche sbagliato scappare via come ha fatto il Lupo Ossobuco.

Forse bisognerebbe cercare di far capire al mastino Giuseppe, pur nel rispetto delle opinioni personali, che una sofferta libertà è preferibile ad una comoda servitù (Fedro) perché la libertà è la fiaccola che deve illuminare tutta la nostra vita e non dobbiamo permettere mai a nessuno di spegnerla (La Fontaine).

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