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Giovedì, 03 Dicembre
#COVID19: seimila decessi, risultato di anni di tagli alla Sanità

Milioni di italiani rinchiusi in casa, totalmente dipendenti dai canali di informazione del mainstream e del web, in attesa di un segnale di ripresa e di libertà.
La conta dei morti, un esercito di persone, con una loro vita, una loro storia, che, ad emergenza finita, dovranno essere ricordati alle istituzioni sorde che proseguono a suon di decreti confusi e interpretabili.

Tante domande su un virus, del quale i medici oggi hanno una sola certezza, il nome: SARS-CoV-2.

Una serie di concause, ma una su tutte ha la prevalenza: la mancanza di posti letto negli ospedali, soprattutto quelli di terapia intensiva.
Un Sistema Sanitario Nazionale che mostra la sua fragilità in un momento di emergenza sanitaria, mettendo alla luce tagli sconsiderati alla sanità pubblica.

Era il 2012, si pronunciava spending review, e grazie all'azione del Governo Monti, vennero bruciati 30.000 posti letto.

I tagli alla sanità hanno radici lontane, si parla degli anni '80, ma il loro apice lo hanno raggiungo con i recenti governi dal 2008 ad oggi.
Uno su tutti il Governo Monti [1], che con la spending review, ormai nella bocca degli italiani che ancora non si rendevano conto di quanto stava avvenendo, ha avviato una delle azioni più sconsiderate andando a toccare pesantemente tutto il comporto ospedaliero.

Una operazione studiata a tavolino che mirava alla riduzione considerevole dei posti letto negli ospedali in un triennio che andava dal 2013 al 2015:

Si pronuncia spending review. Si legge trentamila posti letto in meno negli ospedali italiani.
NEL TRIENNIO 2013-2015 – Entro il 31 dicembre le Regioni dovranno indicare dove e come effettueranno la riduzione. Si dovrà passare nel prossimo triennio 2013-2015 a un rapporto di 3,7 letti ogni mille abitanti dall’attuale 4,2, la media nazionale.

In campo sono stati messi i migliori esperti di economia aziendale che hanno messo sul tavolo tutto il proprio know how per avviare quelli che sono stati definiti "criteri per la riorganizzazione della rete ospedaliera".
Un insieme di definizione di standardi qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera, inviati alla Conferenza Stato Regioni da parte dell'allora Ministro della Salute, Renato Balduzzi, di concerto con il Ministero dell'Economia, Vittorio Grilli.

Una operazione, quindi, mirata a una ottimizzazione del comparto ospedaliero italiano che, secondo gli esperti, doveva subire notevoli riduzioni di costo perchè considerati uno spreco per le tasche degli italiani.
Gli stessi che, con molta probabilità per la legge dei grandi numeri, oggi hanno perso la vita per la mancanza di un letto di terapia intensiva o per i ritardi del Governo Conte nell'effettuare ordini per nuovi respiratori da far pervenire in tempo per salvare altre vite umane.

Tutto affidato a "metodi di calcolo per la riduzione delle unità operative complesse e per la riconversione delle strutture ospedaliere", a questo è stata comparato il valore dei cittadini che avevano necessità di supporto medico assistito.

Ma non sono gli unici interventi che hanno portato il SSN attuale al collasso.
Basta andare a rispolverare la stampa del 2008 per scoprire che gli allora 4,5 posti letto per 1000 abitanti erano ritenuti il rapporto ideale.
Eppure la formula per sanare quelle che erano considerate spese superflue per ridurre il deficit di alcune regioni era l'aumento dei ticket e la riduzione dei posti letto [2].
Già allora - e parliamo di 12 anni fa - si paventava il collasso della sanità italiana, ma nonostante i tagli e una contrazione dei servizi, a discapito e sulle spalle dei cittadini, gli interventi non hanno evidentemente sortito gli effetti sperati di quella politica sanitaria scellerata:

Come se non bastasse c'è il problema delle Regioni che hanno accumulato un deficit mostruoso nel corso degli anni. Con il governo Prodi era stato concordato un doloroso piano di rientro. In testa Lazio e Sicilia, seguite da Campania, Calabria e Molise. Per loro il problema è doppio: tagliare per rientrare dal debito pregresso e tagliare di nuovo per il ridimensionamento del Fondo sanitario. Massimo Russo, assessore alla Sanità della Sicilia, non ha perso le speranze: "È chiaro che il sistema rischia il collasso, ma spero che i conti possano tornare in equilibrio, tagliando 2 mila posti letto negli ospedali pubblici e 435 nelle cliniche private - afferma - riducendo i laboratori privati convenzionati".

Proseguendo negli anni soggetti a legislazione mirata a continue variazioni della nostra Sanità, ci imbattiamo anche nel 2011 ad ulteriori ritocchi al ribasso, con "risparmi" di 4/5 miliardi di euro che andavano così a pesare sulle tasche degli italiani e non più sulla spesa pubblica sanitaria.

Non chiamateli «tagli». La speranza di cura per mettere in ordine i conti di asl e ospedali e produrre consistenti risparmi di spesa sanitaria, è affidata a due parole magiche: efficienza e qualità. Che dovranno portare con sé, senza sconti, la lotta agli sprechi. Snodo cruciale saranno i costi standard, che dovrebbero garantire tra i 4 e i 5 miliardi di risparmi.

Efficienza e qualità, queste le parole magiche nell'anno in cui si alternarono il IV Governo Berlusconi (che sostituiva Prodi in carica dal 2008) e il Governo Monti.
Il termine di cui gli attori politici di allora si riempirono la bocca era il federalismo fiscale, che appunto voleva attuare ulteriori tagli, anche se non volevano si definissero tali.

"Nella manovra che ci chiede la Ue, la spesa sanitaria farà senz'altro la sua parte." E purtroppo oggi ne vediamo gli effetti, e possiamo dare nomi e cognomi di tutti coloro che hanno contribuito a tutto questo.

Ma anche il governo giallo/verde, condotto da quella particolare alleanza tra 5 Stelle e Lega durata un anno e mezzo, ha voluto mettere il suo impegno sotto la principale conduzione dell'allora Ministro Giulia Grillo.
Denunciando un sistema pubblico in pericolo, il motto era "salviamo il salvabile" [3].

A metà 2019 era stato presentato l'ultimo Rapporto Gimbe 2019, che conteneva i 12 punti divenuti basilari per poter attuare un piano di salvataggio del SSN.
La ricetta sempre la stessa: riduzione di sprechi e inefficienze era la strategia presentata dalla ministra Grillo.
Quello che era quindi una Sanità invidiata nel mondo veniva svenduta senza alcun tipo di controllo - regione Lombardia in primis - alla sanità privata.
Ma la cosa che fa più pensare è che le parole della Ministra Grillo furono più legate alle promesse e agli slogan, come gli investimenti mirati alla riduzione delle liste d'attesa. Provvedimenti dispendiosi e mai andati in porto.

Ed ecco che il teatrino della Sanità eccellente in Italia ha trovato il suo apice e in 10 anni vengono tagliati 37 miliardi alla sanità pubblica, con la perdita di 70mila posti letto e la chiusura di 359 reparti [5]:

In termini assoluti il finanziamento pubblico in 10 anni è aumentato di 8,8 miliardi, crescendo però in media dello 0,9% annuo, tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua. Un taglio che si traduce inevitabilmente in un calo nel livello di assistenza: viene stimata una perdita di oltre 70.000 posti letto negli ultimi 10 anni, con 359 reparti chiusi, oltre ai numerosi piccoli ospedali riconvertiti o abbandonati. Non a caso i dati OCSE aggiornati al luglio 2019 dimostrano che l’Italia si attesta sotto la media, sia per la spesa sanitaria totale, sia per quella pubblica, precedendo solo i paesi dell’Europa orientale oltre a Spagna, Portogallo e Grecia. Nel periodo 2009-2018 l’incremento percentuale della spesa sanitaria pubblica si è attestato al 10%, rispetto a una media OCSE del 37%. La metà dei 37 miliardi in meno alla sanità nel decennio, sottolinea Gimbe, riguarda peraltro il personale sanitario. Con il risultato, che oggi preoccupa ancora di più un Paese sotto choc, che siamo arrivati in Italia a 3,2 posti letto per mille abitanti. La Francia ne ha 6, la Germania 8.

Affinchè non sfugga il dato, quei 4,5 posti letto ogni 1000 abitanti, ritenuti un ottimo rapporto per la popolazione nel 2008, sono diventati 3,2, sostanzialmente la metà della Francia e poco più di un terzo della Germania.

 

Fonti:

  1. OGGI - 8 novembre 2012 - Ospedali, i tagli del governo Monti: saltano 30mila posti letto
  2. La Repubblica - 12 luglio 2008 - Sanità, ecco i tagli del governo. Più ticket e meno posti letto
  3. Il Sole 24 ore - 9 giugno 2011 - Sanità, con il federalismo risparmi per 4-5 miliardi
  4. Il Fatto Quotidiano - 14 giugno 2019 - Tagli alla sanità, il sistema pubblico è in pericolo. Vogliamo salvare il salvabile?
  5. Huffington Post - 5 marzo 2020 - In dieci anni tagliati 37 miliardi alla sanità pubblica: persi 70mila posti letto e chiusi 359 reparti

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