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Sabato, 04 Dicembre
#ISS pubblica aggiornamento Epidemia COVID-19. E conferma casi e decessi tra vaccinati.

E' singolare l'interpretazione che viene data in questi giorni da diverse testate riguardo i dati esposti dall'ultimo Rapporto dell'Istituto Superiore della Sanità, pubblicato il 23 luglio scorso.

Tra le notizie più discutibili quella da TGCOM, che già da ieri pubblica un articolo affermando che «Quasi il 99% dei decessi per Covid registrati dallo scorso febbraio riguardano persone che non avevano terminato il ciclo vaccinale.»

Ma siamo sicuri sia realmente cosi? Del resto non possiamo prendercela con singoli giornalisti, quando lo stesso ISS pubblica un tweet con la medesima affermazione, ma senza un riscontro oggettivo dei dati.
E' abbastanza tipico che, soprattutto in ambito sanitario, un giornalista "scrive" e altri colleghi riprendono le affermazioni di chi ha pubblicato per primo la notizia.
Ma se un refuso, un errore, o se vogliamo una dubbia interpretazione dei dati parte fin dalla fonte, il danno è inevitabile se nessuno nella "catena" dell'informazione li verifica.

L'ISS pubblica un estratto del report proprio oggi, dal titolo "Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 in Italia" (sui dati aggiornati al 21 luglio 2021), ma non troviamo riscontro sul dato dei decessi se non una serie di incongruenze, che andremo a spiegarvi.

Lo scorso 23 luglio l'Istituto Superiore della Sanità pubblica un aggiornamento sui dati epidemiologici COVID-19 e lo fa attraverso un report di 38 pagine con i dati aggiornati al 21 luglio 1.
Il documento è prodotto dalla Task force Covid-19 del Dipartimento Malattie Infettive e Servizio di Informatica dell'ISS.

Scorrendo le prime pagine abbiamo subito in visione un sommario che gli autori utilizzano per evidenziare alcuni dei dati forniti dalla piattaforma di GITHUB dove sono registrati, e nel report vengono inseriti i relativi grafici 2.
A supporto di questo report, proprio oggi l'ISS pubblica una sorta di allegato, questa volta con la firma in produzione del Gruppo della Sorveglianza SARS-CoV-2, con il calce i nomi di ogni singolo membro 3.

Ma partiamo con ordine, perchè se il TGCOM, come altre testate, scrive che il 99% dei decessi da febbraio ad oggi sono tra non vaccinati, e lo stesso dato viene confermato anche da chi il report lo ha prodotto, non possiamo prendercela necessariamente con chi fa informazione e si limita a riportare le affermazioni di una istituzione sanitaria, senza però cercare di approfondire.
Troviamo però fortemente discutibile il fatto di esporre i dati con un lasso di tempo così ampio, partendo da un mese (febbraio) in cui le vaccinazioni non erano per nulla estese sul territorio, visti gli evidenti problemi logistici e di avvio di quell'ingranaggio che ha poi messo in pista i vari hub sparsi sul territorio italiano.

Iniziamo quindi dal report principale, quello che cattura la nostra attenzione è questo passaggio:

La maggior parte dei casi segnalati in Italia sono stati identificati negli ultimi 14 giorni in soggetti non vaccinati. Si stima un forte effetto di riduzione del rischio di infezione di SARS-Cov-2 nelle persone completamente vaccinate rispetto ai non vaccinati (88% per la diagnosi, 95% per l’ospedalizzazione, 97% per i ricoveri in terapia intensiva e 96% per i decessi)

Questo passaggio si trova a pagina 1 del documento (attenzione che nella nostra analisi noi utilizziamo il numero di pagina indicato in calce al documento e non la pagina del PDF, che in questo caso sarebbe la terza per effetto della copertina).

E' doveroso innanzitutto spiegare che le percentuali indicate sono solo una stima da parte degli analisti dell'ISS, e non un dato reale, e andrebbero ad affermare quindi che ci potrebbe essere:

  • una riduzione del 88% di casi segnalati tra soggetti vaccinati in seconda dose (in diagnosi)
  • una riduzione del 95% per le ospedalizzazioni tra soggetti vaccinati in seconda dose
  • una riduzione del 97% dei ricoveri in terapia intensiva tra soggetti vaccinati in seconda dose
  • una riduzione del 96% dei decessi tra soggetti vaccinati in seconda dose

Un altro dato importante, che riecheggia per tutto il report, è sempre il dato dei 14 giorni e lo riprendiamo andando a citare, a pagina 26 del documento, la classificazione dei casi non vaccinati, casi con ciclo incompleto di vaccinazione, casi con ciclo completo di vaccinazione:

Sono classificati come casi non vaccinati tutti i soggetti notificati con una diagnosi confermata di infezione da virus SARS-CoV-2 che non hanno mai ricevuto una dose di vaccino SARS-CoV-2 o che sono stati vaccinati con prima o mono dose entro 14 giorni dalla diagnosi stessa, ovvero prima del tempo necessario a sviluppare una risposta immunitaria almeno parziale al vaccino. Considerando che il periodo di incubazione (il tempo che intercorre tra il primo contatto con il virus e la manifestazione dei sintomi della malattia) dell’infezione da SARS-CoV2 può richiedere fino a 14 giorni, è anche possibile che questi casi, abbiano contratto l’infezione prima della vaccinazione stessa.

Riprendiamo questa affermazione, che si ripete anche nelle altre due classificazioni, per ricollegarci a quanto scritto dall'ISS nella precedente citazione, dove "la maggior parte dei casi segnalati in Italia identificati negli ultimi 14 giorni in soggetti non vaccinati".
Appare evidente che se l'intento di un esperto di statistica medica è quello di demonizzare una fascia di utenti (in questo caso i non vaccinati), andrà a evidenziare quel dato mettendo al suo interno la maggior parte delle persone interessate, facendo sfuggire dal grafico stesso tutti quegli utenti invece vaccinati negli ultimi 14 giorni.

Ma portiamo la vostra attenzione anche sulla classificazione dei casi con ciclo completo di vaccinazione:

Sono classificati come casi con ciclo completo di vaccinazione tutti i casi notificati con una diagnosi confermata di infezione da virus SARS-CoV2 documentato dopo 14 giorni dal completamento del ciclo vaccinale (quindi 14 giorni dal completamento della seconda dose per i vaccini Pfizer-BioNtech, Moderna e Vaxzevria o 14 giorni dalla somministrazione dell’unica dose per il vaccino Janssen/Johnson&Johnson).

In questo caso, laddove il paziente è stato vaccinato in seconda dose, ma l'inoculazione è avvenuta entro i 14 giorni dalla diagnosi di contagio, in quale classificazione viene inserito? Nei casi con ciclo incompleto o nei non vaccinati?

Se quanto abbiamo qui sottolineato non vi è chiaro, lo ripetiamo con una nostra - certamente discutibile e possibile oggetto di critica da parte di chiunque voglia dimostrare il contrario - chiave di lettura:

La maggior parte dei casi segnalati in italia sono stati identificati negli ultimi 14 giorni in soggetti non vaccinati, in soggetti vaccinati con ciclo incompleto di vaccinazione e in soggetti con ciclo completo di vaccinazione laddove l'ultima dose è stata eseguita entro i 14 giorni da quando il caso è stato diagnosticato, ospedalizzato, in terapia intensiva o decesso.

Questo significa che nella fascia dei casi segnalati da Sars-Cov-2, utilizzati per avvalorare tesi di chi ha steso il report e poi riportato la notizia sui media, non è vero che 1 soggetto su 99 non era vaccinato in quanto in realtà anche vaccinati in prima e seconda dose vengono conteggiati nello stesso calderone se la dose l'hanno ricevuta entro i 14 giorni precedenti dalla diagnosi di contagio.

A quanto sopra, peraltro ci sarebbe anche da aggiungere che ad oggi non sappiamo quanti dei soggetti vaccinati vengano verificati nella loro reale immunizzazione.
La stessa rivista scientifica THE LANCET, il 15 luglio scorso, pubblica uno studio in cui afferma che i livelli totali di anticorpi iniziano a diminuire già dopo sei settimane dalla vaccinazione completa con i vaccini Pfizer e Astrazeneca, con la possibilità di una riduzione significativa di oltre il 50% in sole 10 settimane 4.
Leggiamo infatti:

I vaccini basati sulla glicoproteina spike di SARS-CoV-2 vengono lanciati a livello globale per controllare la trasmissione e limitare la morbilità e la mortalità dovute a COVID-19. L'evidenza attuale indica una forte immunogenicità e un'elevata efficacia a breve termine per BNT162b2 (Pfizer–BioNTech) e ChAdOx1 nCoV-19 (Oxford–AstraZeneca).
Entrambi i vaccini vengono consegnati attraverso una strategia di potenziamento primario e molti paesi, incluso il Regno Unito, hanno utilizzato intervalli di dosaggio più lunghi di 3-4 settimane, aspettandosi di massimizzare la copertura della prima dose e l'immunogenicità. Con un'elevata incidenza globale continua e il potenziale per varianti SARS-CoV-2 più trasmissibili, i dati sull'efficacia del vaccino a lungo termine e sulla dinamica anticorpale in individui naive all'infezione sono essenziali per chiarire la necessità di ulteriori dosi di richiamo.

Questo significa che l'ipotesi, vista la scarsa efficacia nel lungo termine, sia la somministrazione di una vaccinazione in una fascia tra i 3 e i 6 mesi?

In nostro supporto vengono anche i grafici offerti dal report ISS alle pagine 27, 28, 29 e 30 (figure 23, 24, 25 e 26).
Per aiutarvi nella lettura, ognuno dei grafici riporta sempre fisso il grafico percentuale di popolazione suddiviso tra:

  • non vaccinati
  • vaccinati con ciclo incompleto
  • vaccinati con ciclo completo

Per una più semplice comparazione, riprendiamo il grafico che si ripete per le 4 pagine:

21g28 grafico 1a

 

Il grafico evidenzia come, a cavallo tra la fine di gennaio e inizio febbraio, inizia a farsi spazio quella parte della popolazione vaccinata in prima e in seconda dose, con un costante trend di crescita che porta a visionare, almeno sulla carta, un 50% della popolazione con ciclo completo di vaccinazione.
Questo grafico viene ripreso in comparazione nelle figure successive:

21g28 grafico 1b

L'immagine qui sopra evidenzia i casi diagnosticati da Sars-Cov-2 sempre tra non vaccinati, vaccinati in ciclo incompleto e vaccinati con ciclo completo: doveroso risottolineare che in realtà, nella parte della barra rossa, non ci sono solo soggetti NON vaccinati, ma anche tutti coloro che hanno eseguito la vaccinazione entro i 14 giorni da quando è stato diagnosticato il caso.
Questo significa che in realtà questo grafico è tendenzialmente mirato a evidenziare che i casi sarebbero maggiormente distribuiti tra persone non vaccinate, quando non è così.

Peraltro, è da notare che alla settimana del 12 luglio (ultima barra del grafico), se mettiamo insieme soggetti con ciclo incompleto e soggetti con ciclo completo di vaccinazione, rappresentano sostanzialmente il 25% dei casi diagnosticati, quindi 1 soggetto su 4 ha certamente contratto il virus nonostante la prima o seconda dose di vaccinazione.
E' evidente il trend in costante crescita (nelle due fasce di prima e seconda dose), peraltro lineare con l'aumento della percentuale di vaccinati in Italia (come da primo grafico (IN ALTO).

Passando al secondo grafico (figura 24):

21g28 grafico 1c

abbiamo invece il trend relativo ai casi di ospedalizzazione, per quanto inferiore (mantenendo la logica dei 14 giorni dalla vaccinazione sopra esposto, che chiaramente fa apparire questi sottostimati), è evidente qui un costante trend di crescita di casi segnalati da Sars-Cov-2 che hanno richiesto una ospedalizzazione, proprio tra i soggetti vaccinati (oltre i 14 giorni dall'inoculazione).
Non si nota alcuna controtendenza all'aumentare dei vaccinati in Italia, ma piuttosto un aumento delle ospedalizzazioni tra i vaccinati in prima e seconda dose, un trend costante.

Il terzo grafico (figura 25) non ci esula dal ragionamento, per quanto qui si aprono anche ulteriori dettagli:

21g28 grafico 1d

Le barre espongono graficamente la percentuale di ricoveri in terapia intensiva: appare evidente che all'aumentare delle vaccinazioni, le TI vedano ospitati soggetti vaccinati con ciclo incompleto sicuramente nel periodo dal 8 marzo, con un aumento della proporzione dei casi evidente nelle settimane dal 17 maggio al 21 giugno.
Un dato se vogliamo "anomalo" riguarda l'ultima settimana dove i ricoveri in terapia intensiva tra soggetti vaccinati con ciclo completo rappresentano quasi il totale dei soggetti vaccinati (in rapporto con quelli in prima dose).
Questi sono quei soggetti che certamente avevano eseguito l'inoculazione da oltre 14 giorni: ma non dovevano essere protetti?

Arriviamo infine al punto cruciale, i dati riferiti ai decessi da Sars-Cov-2 suddivisi nelle fasce elencate e tanto oggetto di interesse delle varie testate giornalistiche che hanno voluto riportare l'affermazione che "da febbraio quasi 99 deceduti su 100 non avevano completato il ciclo vaccinale".
La figura 26 del report ISS mostra questa tendenza nell'asso temporale:

21g28 grafico 1e

Chiediamo ai nostri lettori di interpretare insieme a noi le parole dell'Istituto Superiore della Sanità che anche nel tweet di quest'oggi afferma quanto segue:

21g28 tweet istsupsan

 

Abbiamo cercato in ogni modo di poter leggere il dato, anche spalmando il numero di decessi sull'intero asso temporale come se il numero di decessi fosse costante nel tempo fino ad arrivare alla data del report, ma non siamo riusciti ad avvicinarci a quel risultato.
Addirittura, rispetto al grafico, riducendo l'asso temporale (ISS si riferisce al periodo febbraio > luglio), il numero di decessi diminuisce tra i soggetti non vaccinati, per aumentare invece tra soggetti vaccinati in prima o seconda dose.

Quello che invece appare evidente, dal grafico (figura 26) sono i casi di decessi tra vaccinati con vaccinazione completa.
Seppur vero che il valore triplica nelle ultime due settimane del report (rappresentando in questo caso una tendenza che è arrivata al 25% dei casi), molti addetti ai lavori e virologi ci insegnano che:

  • in ambito di epidemiologia non bisogna valutare e studiare eventuali azioni se la valutazione del dato è riferibile a un asse temporale troppo breve
  • come scrive lo stesso ISS sul report, "I dati raccolti sono in continua fase di consolidamento e, come prevedibile in una situazione emergenziale, alcune informazioni sono incomplete. In particolare, si segnala la possibilità di un ritardo di alcuni giorni tra il momento della esecuzione del tampone per la diagnosi e la segnalazione sulla piattaforma dedicata. Pertanto, il numero di casi che si osserva nei giorni più recenti, deve essere interpretato come provvisorio."

Ma le incongruenze e i dati allarmanti che provengono dal report dell'ISS non si fermano, perchè alla figura 27 (pagina 31) riusciamo finalmente ad ottenere qualche dato relativo ai casi diagnosticati, ospedalizzati, ricoverati in terapia intensiva e deceduti, negli ultimi 30 giorni, per stato vaccinale e classe d'età:

21g28 grafico 1f

Anche in questo caso, è importante sottolineare (per quanto i dati parlano già da se) che il periodo di analisi corrisponde agli ultimi 30 giorni dalla ultima data di dati consolidati in questa maniera:

  • 18 giugno > 18 luglio 2021 per i casi diagnosticati
  • 11 giugno > 11 luglio 2021 per ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva
  • 28 maggio > 27 giugno per i decessi

Sottolineiamo la differenza tra le date, ma soprattutto, a questo punto, ci stiamo chiedendo dove siano i dati relativi ai decessi dal 27 giugno al 21 luglio 2021.
Nella visione d'insieme, appare evidente dalle barre che oltre il 25% de decessi sono su soggetti vaccinati con ciclo incompleto o ciclo completo nella fascia che va dai 60 ai 79 anni e gli ultraottantenni, con una netta controtendenza (3/4 dei soggetti deceduti) di vaccinati con ciclo completo, e nonostante tutto deceduti, se andiamo nella fascia degli ultraottantenni.
Quest'ultima tendenza, è spiegata anche nel report decessi Covid-19 che l'ISS ha pubblicato questa mattina attraverso i propri canali, dove a pagina 3 (Paragrafo 3 - Patologie preesistenti in un campione di deceduti) afferma che il 67,4% dei deceduti presentavano 3 o più patologie.

Nella stessa pagina, apprendiamo peraltro che tra i decessi di età inferiore ai 40 anni, il 58% presentavano gravi patologie preesistenti, tra cui:

  • patologie cardiovascolari
  • patologie renali
  • patologie psichiatriche
  • diabete
  • obesità

Per il 29,57% non ci sono disponibili informazioni cliniche che possano far comprendere la tendenza, e si tratta di un dato proporzionalmente enorme.

Nella tabella 8 del report dal titolo "Efficacia vaccinale nella popolazione itlaiana di età >12 anni nei casi di Covid-19 diagnosticati nel periodo 4 aprile - 18 luglio 2021" vi facciamo notare l'asse temporale: è semplice modificare l'esito di uno studio se allargo l'asse temporale ad un periodo in cui una grande fascia della popolazione non aveva ancora accesso al vaccino.
Come si evince dal piano strategico e dagli "Elementi di preparazione della strategia vaccinale" 5, il calendario è stato fitto e lo è ancora per molto, ma di certo poi ogni regione ha fatto da se circa le fasce di accesso per età e per comparto lavorativo.

 

Crediamo di avervi tediato abbastanza con tutto quanto sopra che apre certamente a un dibattito che si va a sommare a quello già in atto circa la reale efficacia di questa campagna di vaccinazione di massa.

Nelle ore in cui il green pass, documento disponibile a chi è vaccinato, è fortemente contestato nelle piazze italiane, ci stiamo chiedendo quanto abbia significato limitare le libertà individuali quando le terapie geniche e i vaccini hanno ancora attorno a se molti punti oscuri e tanta nebbia.
Pare che in questo paese sia consentito aver paura di un virus, certamente virulento, ma montato ad arte dal mainstream, rispetto alla stessa che si può avere rispetto a dei farmaci che, in tutta Europa, ormai hanno fatto arrivare i decessi a 20.000.

Vi invitiamo a leggere gli articoli dedicati 5 6.

 

 

 

Fonti:

  1. GITHUB | COVID-19 Opendata Vaccini
  2. pdfISS | Epidemia COVID-19 | aggiornamento nazionale 21 luglio 2021 - ore 12:00 | Data pubblicazione: 23 luglio 2021
  3. pdfISS | Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 in Italia | Il presente report è basato sui dati aggiornati al 21 luglio 2021 (documento reperibile anche presso il seguente link)
  4. The Lancet | 15 luglio 2021 | Spike-antibody waning after second dose of BNT162b2 or ChAdOx1
  5. Ministero della Salute | Elementi di preparazione della strategia vaccinale"
  6. Informazione Libera Press | 23 luglio 2021 | #GreenPass: "appello a non vaccinarsi è un appello a morire". Ma in Europa i decessi per vaccinazione sono quasi 19.000
  7. Informazione Libera Press | 24 luglio 2021 | #GreenPass: le piazze di tutta Italia dicono NO. E l'EMA aggiorna i dati sulle reazioni avverse: +862 decessi

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