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Mercoledì, 17 Luglio
Vertici AIFA: Saitta candidato alla presidenza

In seguito alle dimissioni di Stefano Vella a capo dell’Agenzia Italiana del Farmaco, sottoscritte lo scorso agosto 2018, la poltrona dell’AIFA sembrava stesse per essere presieduta da Antonio Saitta, ex assessore alla sanità piemontese ed esponente del PD.
Così si apprendeva dall'articolo pubblicato da Quotidiano Sanità lo scorso 15 aprile.

È lecito chiedersi se fossero queste le aspettative degli elettori del “governo del cambiamento” nei confronti di un incarico di tale portata.

Quasi sicuramente, poco più di un anno fa, i pentastellati all’opposizione avrebbero alzato le barricate criticando la nomina di Saitta come pura espressione ironicamente personificata del “nuovo che avanza”: uomo legato ai “vecchi” partiti, i nemici del PD, quelli del governo delle ammucchiate, degli inciuci e delle lobbies.

E invece, a grande sorpresa, la storia si stava ripetendo anche nel governo giallo-verde, a ruoli ribaltati.
Sembrava cosa fatta, ma il giorno dopo ecco il "giallo", confermato da Quotidiano Sanità il 16 aprile, dato che il Ministro non sembra aver inoltrato la proposta alla Conferenza Stato - Regioni.

Le gesta di Saitta

Le prodezze (si fa per dire) del nuovo candidato all’AIFA sono già note ai piemontesi, i quali, con l’introduzione della legge 119/2017 sul super obbligo vaccinale, furono tra i primi a provare l’amaro sapore delle esclusioni scolastiche (nella fascia 0-6 anni).

Il tutto a suon di circolari vessatorie, poiché le direttive partirono proprio dall’ex assessore, accompagnate da flussi illegittimi di dati negli scambi di elenchi tra scuole e ASL, con modalità non conformi a quanto previsto dalla normativa, nonché in piena violazione della privacy.

Ma non è tutto: Saitta si distinse, altresì, per il tentativo fallito di lanciare una propria proposta di legge regionale sull’obbligo vaccinale, successivamente caduta nel vuoto.

tweet saitta

Dulcis in fundo, ancora una volta in tema vaccinale (a quanto pare una vera e propria ossessione per il candidato all’Aifa, laureato in scienze politiche), rendiamo note le dichiarazioni di indignazione rivolte all’attuale governo durante la discussione del Decreto Milleproroghe.

Il riferimento era alla prima versione dell’emendamento Taverna-Arrigoni approvato in Senato lo scorso agosto 2018 (relativamente allo slittamento applicativo dell’art. 3 della legge 119/2017 all’anno scolastico 2019/2020), poi riformulato in fase definitiva, o meglio dire stravolto, prorogando la validità dell’autocertificazione con scadenza al 10 marzo 2019, senza sostanzialmente modificare l’art.3:

La proroga dell'obbligo vaccinale è un passo indietro. Lavoriamo perché non passi in Parlamento, altrimenti siamo pronti a ricorrere alla Consulta, perché la Sanità non è una materia esclusiva di competenza dello Stato. Qualora il governo non volesse farlo, e l'emendamento con la proroga dovesse essere approvato, allora abbiamo due strade: riprendere il lavoro sull'obbligo vaccinale che le Regioni avevano già fatto, e che era stato interrotto per arrivare alla legge Lorenzin, oppure ricorrere alla Consulta, perché la sanità non è competenza esclusiva dello stato.

http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2018/08/05/vaccini-saittaregioni-pronte-ricorrere-alla-consulta_16ba6d07-31cf-4226-9c00-71cdbf903251.html

Sotto mentite spoglie

Mentre il PD si fa strada sgomitando in seguito alla nomina del nuovo segretario Zingaretti, quasi spalleggiato o favorito a causa delle criticabili scelte politiche pentastellate, in casa 5 Stelle un altro portavoce viene espulso per presunta violazione del regolamento.

Si tratta di Sara Cunial, deputata veneta in Commissione Agricoltura alla Camera, da sempre in prima linea contro l’utilizzo del glifosato, fortemente impegnata per la salvaguardia degli ulivi pugliesi colpiti dalla xylella, nonché particolarmente attenta nei confronti della tutela della salute pubblica a livello nazionale.

In attesa di conoscere le motivazioni ufficiali determinanti la gravosa misura intrapresa dal M5S, riportiamo le dichiarazioni della deputata Cunial in sede di voto al Decreto Emergenza, parole che avrebbero innescato la miccia per dare il via al provvedimento di espulsione, poiché dissociatasi dalla votazione dei colleghi di maggioranza:

https://www.facebook.com/141820489829510/posts/309099099768314/

Due pesi, due misure

Coerenza, trasparenza e onestà: questi i capisaldi storici del Movimento 5 Stelle, come lo conoscevamo una volta.

Ma sarà ancora così?

I fatti mostrano che i probiviri non sembrano così imparziali come dovrebbero apparire.

Nello specifico riportiamo il caso della Senatrice Elena Fattori, la quale, nonostante abbia votato in maniera difforme in numerose occasioni rispetto ai colleghi di partito, non abbia ricevuto provvedimenti “disciplinari” immediati, né moniti riferiti al suo modus operandi in piena violazione del regolamento interno sottoscritto dai portavoce del Movimento, come invece accaduto alla collega Cunial.

Alcuni esempi da Repubblica e ANSA.

Omologazione, autocrazia ed epurazione sembrano i nuovi assiomi dei portavoce del Movimento 5 Stelle, i quali, lentamente ma neanche troppo, stanno rimpiazzando i principi cardine di democrazia, onestà (intellettuale), libertà (di pensiero, di parola, di espressione, di cura) e coerenza (dalle parole ai fatti).

Le elezioni europee del 26 maggio 2019 potrebbero costituire il banco di prova per testare la fiducia e la credibilità del governo giallo-verde dopo un anno circa dall’insediamento.

Seppur a livello nazionale il voto in Europa non dovrebbe impattare nell’immediato sulla tenuta dell’esecutivo, potrebbe tuttavia rappresentare un indicatore di rilievo, un termometro politico di valutazione del loro operato, alla luce del quale procedere con eventuali rimpasti di governo.

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