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Sabato, 04 Dicembre
"Ho la perimiocardite a causa del vaccino": professionista del basket milanese racconta la sua esperienza

Questa volta non sono le parole della pallavolista Francesca Marcon che ha occupato, nelle ultime 24 ore, le principali pagine dei quotidiani sportivi.
A portare la sua esperienza è Joao Kisonga, un altro sportivo professionista del basket, trentasettene di Milano.

A causa del vaccino ha subito una perimiocardite acuta con versamento pericardico che l'ha costretto ad un ricovero per oltre un mese con conseguenze sulla sua attività sportiva e lavorativa che ancora oggi non sono risolte.

Dopo una prima dose Astrazeneca, affrontata senza particolari problemi nel mese di aprile, si ritrova il 22 giugno difronte all'emblematica domanda del medico vaccinatore di scegliere tra altri due vaccini disponibili, entrambi comunque di altro genere, passando così da un vaccino a vettore virale ad un altro a tecnologia mRna.
Difronte al suo più che ovvio rifiuto di prendere una decisione così importante, sceglie lo staff dell'hub vaccinale che dopo un breve consulto fa ricadere la scelta su Moderna.

Da lì a poche ore inizia il calvario che nel giro di due settimane costringe Joao ad un lungo ricovero in due note strutture ospedaliere di Milano.

Contatta la redazione dopo aver letto la storia che abbiamo pubblicato solo una settimana fa e che riguardava un'altra sportiva di 24 anni del bresciano 1.

Alexandre Joao Kisonga, di origine Congo-Angolese ma in Italia dall'età di soli 4 anni, sportivo a livello professionale agonistico nel basket, riscontra molte affinità con la sua esperienza e decide di raccontare il tutto, ancor prima che arrivasse alla cronaca italiana nelle ultime ore anche il caso della pallavolista Marcon.

Quello che Joao si è trovato ad affrontare è comune a molti italiani: Astrazeneca bloccato sotto una certa età per delle evidenti reazioni avverse, una seconda dose con altro genere di vaccino senza alcun studio scientifico al riguardo che potesse scongiurare eventuali problematiche.

Ma la patologia riscontrata presso il San Carlo Borromeo di Milano, nel reparto di cardiologia, sta diventando più un de-jà vù, perché sono moltissimi i casi di infiammazione al cuore appena dopo l'inoculazione dei vaccini Moderna e Pfizer.

Dopo l'assurda richiesta da parte del medico vaccinatore di scegliere quale vaccino fare in sostituzione della seconda dose Astrazeneca, ecco che inizia quello che Joao non si aspettava, come si potrà leggere dalla sua stessa testimonianza.
Tra amici e conoscenti nessuno aveva mai sentito parlare di reazioni avverse, in particolare effetti che potessero interessare il sistema cardiaco.
E' evidente che per uno sportivo sarebbe stata una informazione di non poco conto per una scelta consapevole, ma presso l'hub vaccinale nessuno del personale addetto si è preoccupato di portare queste evidenze. Piuttosto la preoccupazione di far firmare obbligatoriamente il consenso informato alla vaccinazione, per lo scarico di responsabilità sul soggetto che ha deciso di sottoporsi all'inoculazione.

Il ricovero al Pronto Soccorso non esclude la vaccinazione quale causa dei malesseri accusati, ma durante tutta la degenza l'attenzione è estrema nel cercare di non correlare il danno al vaccino.
Durante un colloquio telefonico, lo stesso Joao ha anteposto diversi quesiti che non trovano ancora risposta, o se ci sono certamente i media non facilitano una corretta divulgazione delle informazioni che potrebbero così evitare anche ad altri sportivi i danni subiti dal cestista.
Giustamente Joao si è posto anche domande inerenti la necessità di due dosi per uno sportivo professionista, certamente con un sistema immunitario più forte del comune.

Ma il suo quesito non è del tutto fuoriluogo, perché si potrebbe accomunare anche a tutti coloro che di anticorpi naturali ne hanno già in abbondanza per aver contratto il virus, ma senza saperlo in quanto in maniera del tutto asintomatica.

Il caso del sottoufficiale di Marina Stefano Paternò ne è un esempio, a maggio 2021 si leggeva della correlazione del suo decesso al vaccino, in particolare "il decesso è ascrivibile alla sua risposta individuale al vaccino, in virtù della concomitanza con la pregressa infezione da Sars-Cov2, decorsa del tutto asintomatica (come testimoniato dalla debole positività ai tamponi molecolari e dalla presenza di IgG a titolo significativo, ma non di IgM) e ciò ha comportato una risposta anticorpale che si è aggiunta alla risposta immunitaria del vaccino, comportando una risposta infiammatoria esagerata" 2.

Pubblichiamo la testimonianza di Joao.

 

Buongiorno,
mi chiamo Alexandre Joao Kisonga, ho 37 anni e sono di origine Congo-Angolese, ma vivo in Italia dall’età di 4 anni.

Vivo a Milano dove lavoro e dove esercito anche la mia attività agonistico sportiva nel ramo del basket.

Scrivo alla vostra redazione dopo aver letto, nei giorni scorsi, la storia di un’altra ragazza del bresciano, più giovane di me, che nel maggio scorso ha subito una grave reazione avversa a seguito della prima dose del vaccino.



Essendo anche io uno sportivo ancora in carriera, mi sono trovato molto affine alla sua storia perché ho trovato molte similitudini.

Infatti anche io ho avuto una perimiocardite acuta che mi ha costretto ad un ricovero che è durato 1 mese e 7 giorni.

Per questo vorrei portarvi la mia testimonianza, perché pur non essendo mai stato in netto contrasto con le vaccinazioni - che comunque ho sempre affrontato con cautela - vorrei che molte persone abbiano ben chiaro quali possono essere i potenziali rischi ad affrontare un passo del genere, senza le dovute informazioni che sarebbero doverose da parte di chi sta dirigendo la campagna vaccinale in Italia.

Sono un volontario della Cooperativa Anita onlus che si occupa di ragazzi e ragazze diversamente abili e dato che in quel contesto molti erano a favore della vaccinazione, anche io ho voluto accedere alla campagna.

Per questo il 6 aprile 2021 mi sono recato come molti ad effettuare la prima dose di vaccinazione e presso l’hub vaccinale, in quella circostanza, mi venne proposto il vaccino Astrazeneca.

In quella occasione non ho avuto particolari problemi, se non spossatezza e lieve dolore in sede dell’inoculazione.

Mai avrei pensato di dover affrontare quanto vengo a raccontarvi al secondo appuntamento, una serie di circostanze che portano la mia storia ad essere affine a quelle di molti altri, anche sportivi menzionati anche su altre testate.

La seconda dose, essendo il vaccino Astrazeneca “bloccato” in quanto nel pieno della polemica per i problemi riscontrati su soggetti “meno giovani”, avviene attraverso il vaccino Moderna.

Il 22 giugno mi presento con l’appuntamento presso l’hub vaccinale, e già in quella sede mi trovo a dover affrontare una prima assurdità: il medico vaccinatore, dopo avermi spiegato che la seconda dose Astrazeneca non era disponibile, mi pone la scelta tra il vaccino Moderna o Pfizer.

Non sono uno sprovveduto, ero conscio del fatto che andavo ad affrontare una seconda dose con un vaccino ben diverso dal primo, Astrazeneca è un vaccino a vettore virale, Moderna e Pfizer sono invece vaccini a mRna, quindi concettualmente diversi.

Ma è possibile che un medico venga a proporre a me la scelta? Quali sono le mie competenze per poter affrontare una scelta consapevole su quale poteva essere quello adatto alla mia circostanza, alla mia persona, al mio corpo? Come potevo essere in grado io di poter decidere quale fosse il migliore?

Difronte alle mie perplessità, dopo un consulto con un collega, il medico mi propone e mi somministra il vaccino Moderna.

A differenza del primo appuntamento dopo Astrazeneca, questa volta inizio ad avere febbre già nell’immediato pomeriggio, febbre moderata, qualche linea che passa verso sera e in quella circostanza non mi preoccupo oltre il dovuto.

Il 26 giugno, a distanza di soli 4 giorni, avevo un torneo di basket.

Già la mattina prima dell’allenamento pre-partita sentivo spossatezza e stanchezza e del dolore al collo, ma non ho dato troppo peso e ho affrontato la partita.

La stessa sera, post torneo, inizia anche mal di testa e la temperatura corporea la sentivo molto alta, sentivo il corpo bollire, anche se la misurazione con il termometro parlava comunque di poche linee.

Il mal di testa prosegue anche nei giorni successivi, a momenti più intenso, altri meno ma non mi abbandonava mai.

Solo verso sera la temperatura aumentava e mi perseguitava quel mal di collo che già avevo nei giorni precedenti.

Prendevo, su consiglio medico, della Tachipirina che mi abbassava la febbre, comunque sempre più alta rispetto ai miei standard, considerando anche l’attività agonistica che svolgo.

E così mi recavo anche al lavoro.

Le mie preoccupazioni sono aumentate dopo una settimana dall’inizio dei sintomi, tanto da portarmi per sicurezza anche a sottopormi a tampone perché avevo dubbi di aver contratto il virus. Risultato: negativo.

Passa ancora una settimana e i sintomi si fanno più intensi, tanto che il 7 luglio, alle 23.30, mi presento al Pronto Soccorso del San Carlo Borromeo di Milano, i sintomi erano: mal di collo, mal di testa, qualche linea di febbre, ma soprattutto fitte al petto e forti battiti che si alternavano a tachicardia.

Al personale sanitario del PS spiego che sono una persona sempre stata in ottima salute, non sto mai male, non ho mai febbre, e che il tutto era iniziato dopo l’inoculazione della seconda dose di vaccino.

I medici parlano inizialmente di miocardite acuta post covid/vaccino, affermano che secondo la loro esperienza la miocardite può venire anche a seguito dell’infezione da Covid, ma allora perché un tampone negativo?

Vengo ricoverato e portato in reparto, e rimango in ospedale dal 7 al 21 luglio inizialmente al San Carlo Borromeo nel reparto di cardiologia, poi vengono trasferito dal 21 luglio al 7 agosto al Sacra Famiglia di Cesano Boscone, sempre in provincia di Milano.

Durante tutto il periodo di degenza i medici si vedono bene dal menzionare il vaccino quale causa dei mie malesseri.

La diagnosi era quella di perimiocardite acuta, con una parte del cuore infettata dal virus che mi avrebbe creato l’infiammazione con versamento al pericardio.

Mi somministravano una ventina di pastiglie al giorno, ogni 4 ore dovevo ingurgitarle!

La soluzione proposta dal personale medico era quindi quella di “bombardare” il cuore di antinfiammatori, più altro cocktail di medicinali per tenere la pressione bassa e evitarmi la tachicardia.

Durante il ricovero ciò che ho vissuto in maniera peggiore era l’agitazione, i pensieri si accavallavano, e subito la tachicardia non tardava ad arrivare.

Non da meno il fatto di non poter ricevere visite, a livello psicologico non è stata una passeggiata: ringrazio di non avere figli o un’attività da mandare avanti, perché immagino che nelle condizioni che ho vissuto io chi avesse quella situazione si sarebbe trovato veramente peggio.

Tra le amicizie e conoscenti nessuno aveva sentito parlare di questi sintomi ed effetti collaterali, e la negatività prendeva il sopravvento.


Durante il ricovero mi sono trovato con molto tempo a disposizione e ho iniziato a indagare, e attraverso i media, l’informazione, gli stessi social, ho scoperto che molti giovani denunciavano gli stessi sintomi o similari dopo aver ricevuto i vaccini Moderna o Pfizer.

Mi sono rattristato per questo, mi sono reso conto che l’impegno dei media e dei politici è unidirezionale, verte solo nello spingere a tutta forza la vaccinazione, a parlare di numeri di nuovi contagi (che lasciano il tempo che trovano se non vengono però spiegati nella loro origine).

Ma non ho trovato lo stesso impegno per informare la popolazione che oltre a potenziali benefici (che ora mi chiedo quali siano), ci sono anche dei rischi, degli effetti collaterali.

Manca chiarezza, o meglio dire che c’è solo per quello che vogliono coloro che premono sulla diffusione vaccino.

Ritengo che l’informazione sia fondamentale soprattutto in un periodo di pandemia come quello che abbiamo e stiamo affrontando.

Più informazioni abbiamo, più benefici ci sono per tutti, e magari a qualcuno evita delle conseguenze permanenti: se penso che tutto quello che ho affrontato nelle due settimane appena successive avrei potuto gestirle prima, evitando peggioramenti della mia situazione fisica, mi sale la rabbia.

Ora mi trovo totalmente abbandonato. 
Se va tutto bene, nel giro di un paio di mesi potrò tornare al mio lavoro, la speranza sarebbe anche quella di tornare al mio basket che rappresenta la mia vita.

Me lo auguro, e mi auguro che la mia testimonianza possa servire anche ad altri.

Lo ribadisco, qui non si tratta di essere pro o contro un vaccino, ma di essere più chiari con chi decide in piena libertà di vaccinarsi.

Ti viene presentato un foglio che ti obbligano a firmare dove TU ti assumi la responsabilità di tutto quello che potrà avvenire dopo, sul medico vaccinatore non ricade alcuna responsabilità.

A pensar male, col senno di poi, penso al grande investimento economico che solo l’Italia ha affrontato e deve affrontare tra vaccini e tamponi.

Ma non ho sentito nemmeno una voce, nemmeno dai giornali, che parli di stanziare fondi per le persone che subiscono gravi reazioni avverse anche permanenti.

Alexandre Joao Kisonga

 

Fonti:

  1. Informazione Libera Press | 13 agosto 2021 | Pericardite acuta con versamento pericardico e linfoadenopatia con ascesso. Esito dopo 1^ dose vaccino Pfizer
  2. QuotidianoSanità | 27 maggio 2021 | Una perizia che lascia aperti molti interrogativi

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