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Lunedì, 10 Agosto
Sentire, ascoltare, comprendere: bambini, educatori, genitori…altro che task force!

Dal 24 febbraio 2020 le porte di nidi e scuole dell’infanzia sono rimaste bruscamente serrate, così come per tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado, nel pieno caos di un’emergenza sanitaria senza precedenti che ha sconvolto la vita delle generazioni future.

Negli ultimi giorni, oramai entrati ufficialmente nella fase 2, risuonano ai tg e sulle testate giornalistiche svariate proposte dettate dalla task force di esperti al lavoro presso il Ministero dell’Istruzione.

La nostra redazione ha tentato di approfondire il tema confrontandosi con alcuni dei protagonisti del comparto scuola, allo scopo di dare voce a coloro sui quali maggiormente impatteranno le misure restrittive previste per le cosiddette fasi 2 e 3, dedicate alle graduali riaperture.

Tuttavia, se per gli istituti statali, comunali e paritari sono previsti dei fondi stanziati dal MIUR o dai comuni, a sostegno delle nuove disposizioni, esiste un comparto educazione ed istruzione privato un poco dimenticato, nonostante il ruolo chiave svolto sino a oggi, sopperendo alla circoscritta offerta con posti limitati dedicata all’infanzia, nonché promuovendo servizi aggiuntivi a misura delle famiglie.

Abbiamo, pertanto, ritenuto interessante condividere l’intervista rilasciata da Marzia Tacca, mamma di due figli di dieci e quindici anni, ingegnere gestionale, titolare e dirigente del Polo Infanzia Baby Boom (0-6 anni) sito a Rozzano, in provincia di Milano, da anni imprenditrice nel campo dell’educazione infantile.

 

Sono stati definiti i protocolli previsti durante le fasi 2 e 3 per la riapertura di nidi e scuole dell’infanzia?

Al momento non sono ancora stati approvati dei protocolli definitivi per la ripresa scolastica nella fascia 0-6 anni. In questi giorni si sta riunendo un tavolo tecnico di discussione presso il MIUR per un’ipotetica riapertura dal primo di giugno, ma stiamo aspettando direttive ufficiali in merito.

 

Rispetto alle prime indiscrezioni trapelate dai media e dalle associazioni di categoria, che cosa non è compatibile sotto il profilo educativo e/o pedagogico?

Non è conciliabile un’eventuale riduzione del rapporto educatore/bambino, non tanto per la riduzione del numero in sé, quanto per la rigidità imposta, mi spiego meglio: si vocifera che un micro gruppo di bambini dovrà stare con un solo educatore. Nelle realtà come la nostra dove l’esperienza del bambino si sviluppa attraverso i centri d’interesse, questa inflessibilità rappresenta un forte limite da un punto di vista educativo e pedagogico, soprattutto nella fascia 3/6 anni, poiché al bambino è negata la possibilità di scegliere quale attività svolgere in base all’educatore che la propone. Senza contare le limitazioni legate al contatto fisico, indispensabile nel percorso 0-6 anni, ma questa è un’altra storia…potremmo dedicarvi un intero articolo.

 

Quale sarà l’impatto sulle relazioni tra struttura e famiglia e tra bambino e educatore?

Sono certa che queste nuove regole impatteranno profondamente su tutti noi: genitori, bambini e educatori.

In primis per i bambini, le criticità sono dettate dalla rigidità della gestione dei tempi: considerando che sono vietati gli assembramenti, sarà radicale il cambiamento da attuarsi in fase di accoglienza (vale a dire all'ingresso al mattino), piuttosto che all'uscita, momenti importantissimi ma diversi per ciascun bambino, poiché andrebbe lasciato a ognuno di loro un tempo differente per il commiato e il ricongiungimento, trattandosi di un vero e proprio bisogno da soddisfare. Ogni bambino ha le sue abitudini d’ingresso in struttura: a volte ha bisogno di essere più “accolto” dall’educatore, soprattutto nella fascia 0-3 anni, sono indispensabili il contatto, la fisicità.

Dal punto di vista del genitore, invece, per molti organizzarsi secondo orari fissi, onde evitare assembramenti, può risultare alquanto difficile in una struttura come la nostra che finora ha offerto la massima flessibilità oraria, una pietra miliare tra i nostri sevizi, motivo di scelta per numerose famiglie.

C’è poi una situazione comune a genitori e bambini, cioè il momento dell’ambientamento. Bisognerà attuare una gestione diversa: gli ambientamenti a piccoli gruppi da un punto di vista educativo e pedagogico sono molto funzionali, sia per i bimbi sia per i genitori. Due o tre mamme che partecipano allo stesso percorso insieme rappresenta anche un modo per sostenersi e per condividere ansie, dubbi, perplessità, traguardi. Questo non sarà più possibile, poiché stando alle nuove indicazioni, si dovrà inserire un bambino alla volta, negando loro un’esperienza unica, dal lato emozionale, legata alla condivisione.

 

E i costi?

Per quanto riguarda i costi, posso dire che finché non avremo conferma precisa del rapporto numerico stabilito tra educatori e bambini, per fasce di età, non ho modo di sbilanciarmi...
Un rapporto 1:3, com’è stato ventilato, sarebbe impensabile! La retta del servizio lieviterebbe a dismisura, poiché il costo del personale è la voce che incide maggiormente sulla definizione dei costi mensili, senza contare  le difficoltà nella gestione degli spazi.

Parlano di volontari? Stiamo scherzando? Dove troviamo volontari (preparati) che si assumerebbero un rischio del genere?

Inoltre, per il loro benessere, i bambini devono poter ritrovare le figure di riferimento che avevano fino al 22 febbraio.

Riguardo, invece, ai costi di sanificazione richiesti per l’attuazione del protocollo di sicurezza, penso che l’incidenza non sia particolarmente elevata sui costi generali di gestione.

 

Altri aspetti di rilievo da segnalare?

Altra cosa importantissima da non sottovalutare è l’assunzione di responsabilità che il titolare accetta riaprendo la struttura. E se si dovesse ammalare qualcuno dopo aver seguito alla lettera i protocolli? Chi ne risponde?

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