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Mercoledì, 21 Ottobre
Tamponi positivi: numeri falsati. Conteggiati anche dimessi/guariti e deceduti

Si discute nuovamente in queste ore l’uso delle mascherine all’aperto in tutte le Regioni, dato che alcune di queste già hanno esteso l’imposizione sui propri territori.

Tra queste la Regione Lazio, che l’indomani dall’annullamento da parte del Tar dell’ordinanza firmata Zingaretti, che voleva imporre la somministrazione del vaccino antinfluenzale agli over 65, da quest’oggi è tornata all’obbligo indipendentemente dalla misura del distanziamento tra le persone.

Le motivazioni vengono principalmente addebitate all’aumento del Rt, che a livello nazionale sarebbe tornato sopra l’1, soprattutto in 12 regioni.

Un valore, quello dell’Rt, che scaturisce dall’esito dei tamponi che quotidianamente supera ormai abbondantemente le 100.000 esecuzioni.

Ma siamo sicuri che i dati e i provvedimenti siano realmente proporzionati alla reale situazione dell’epidemia attuale del Covid-19?

La nuova categoria “debolmente positivi” lascia perplessità a molti addetti al settore, con un dubbio su tutti: servono dati “gonfiati” per tenere in piedi la “giostra” e non scoprire le responsabilità penali riguardo i decessi e le mancanze del servizio sanitario pubblico in Italia?

Anche perchè i dati ufficiali, da Protezione Civile del 2 ottobre, non parlano di 2.499 positivi, ma numeri di incremento.
I positivi in incremento reale sono 1.350, con dei distingui doverosi.

La nostra sensazione - e non solo nostra - è che con l’uso del tampone, così come impostato e imposto oggi, si stia in realtà legittimando una truffa a cielo aperto, con danni per gli italiani che difficilmente potranno essere superati se non con anni, sia dal punto di vista umano che economico.

Bollettini quotidiani sull’andamento del Covid-19 riportano i nuovi positivi e i decessi, non per ultimo i guariti.
Quello che però manca nell’esposizione di questi dati sono: la carica virale, quanti asintomatici e quanti “debolmente positivi”, numero che sembra aver trovato una propria collocazione tra i positivi e gli asintomatici.

Per comprendere questa nuova fascia, che insieme a tutti gli altri, esprime un numero totale irrisorio, bisognerebbe imparare anche a leggere e soprattutto a comprendere e interpretare i dati che la Protezione Civile espone 1.

E’ lo stesso Ministero della Salute che pubblica i dati ogni giorno, attraverso diversi canali tra cui anche Telegram:

20L03 MinSalute telegram

I dati raccolti in questa tabella, non sono poi altro che il resoconto giornaliero della Protezione Civile, che al 2 ottobre forniva questi numeri:

20L03 ProtezioneCivile

Non notate nulla di strano? Il numero dato come incremento di 2.499 unità, che leggete in calce, dovrebbe esservi familiare perché è il numero che tutti i TG nazionali fornivano ieri come “totale casi positivi”.

Ma se fate attenzione, non è altro che la somma dei:

  • + 1.350: incremento reale degli attuali positivi
  • + 1.126: incremento dei dimessi/guariti
  • + 23: incremento dei deceduti

Non serve un matematico di Oxford per accorgersi che il totale corrisponde a 2.499 unità. Eppure se fate una rapida ricerca su Google, vi accorgerete che molte testate parlano di nuovi positivi.

Vi starete chiedendo: ma scusate, quindi nel numero di contagiati giornaliero mi inseriscono anche i dimessi/guariti e deceduti?

Assolutamente SI, ma la cosa che dovrebbe sconcertarvi è che quei “dimessi/guariti” di quel determinato giorno, erano anche i conteggiati “attuali positivi” delle settimane e giorni precedenti.


Questi sono i numeri che vogliono usare per sostenere la Pandemia del Coronavirus, così da poter giustificare la richiesta di proroga dello “stato di emergenza sanitaria” al 31 gennaio 2020.

Cercando di tornare con i piedi su un terreno meno fragile, andiamo a soffermarci sul numero degli attuali positivi del 2 ottobre, ovvero 1.350 persone.

Non sappiamo, di questi, quanti sono i positivi con reale e alta carica virale, quanti sono i “debolmente positivi”.

La risposta si potrebbe trovare dalla spiegazione sul come vengono effettuati i tamponi e come gli stessi offrono i risultati che siamo abituati a sentire centinaia di volte al giorno.

Solitamente il paziente definito “debolmente positivo” è una persona asintomatica fin dal principio, o divenuta tale in un periodo appena successivo, ma che offre un esito positivo perché proveniente da tanti cicli di amplificazione nella RT-PCR real-time.

Quest’ultima è la combinazione di due tecniche che servono per scovare il virus nei tamponi eseguiti.
“I tamponi debolmente positivi sono quelli che presentano meno di 5.000 copie di Rna virale per millilitro mentre nei tamponi di inizio epidemia si trovavano milioni di copie del virus”.

Da un punto di vista tecnico, questo quanto ha spiegato il virologo Francesco Broccolo dell’Università di Milano-Bicocca.

Attraverso il tampone naso-faringeo, si preleva un certo quantitativo di materiale biologico.

L’obiettivo è indagare sull’RNA virale, caratteristica del Coronavirus che utilizza un proprio codice genetico per assumere il controllo e “riprogrammare” le cellule trasformandole letteralmente in una fabbrica di virus.

La procedura di laboratorio - ricordiamo che il tampone non è un test diagnostico, ma da laboratorio - prevede l’isolamento dei frammenti di RNA.
Il campione viene sottoposto a una degradazione meccanica per rompere le strutture esterne.

Senza entrare nel tecnicismo, il prodotto che deriva dal processo è un mix tra RNA del soggetto potenzialmente positivo e il virus stesso, la cui presenza viene valutata attraverso la RT-PCR real-time.

Si amplifica così una parte specifica dell’acido nucleico virale centinaia di migliaia di volte, permettendo di individuare facilmente una minuscola quantità di virus tra milioni di filamenti di informazioni genetiche.

Qui arriva la parte dolente: ma quanti cicli di amplificazione servono oggi per trovare il virus?

Oggi si parla anche di oltre 30 cicli di amplificazione per arrivare ai numeri di copie di Rna sopra indicati, contro i milioni che si ottenevano con molti meno cicli nel periodo di maggior contagio a inizio epidemia.

Ma i più attenti potrebbero domandare: ma i debolmente positivi hanno comunque, seppur bassa, una carica virale?
La risposta ce l’ha data non molto tempo fa la stessa OMS quando parlava degli asintomatici e della loro reale contagiosità, anche se il giorno successivo si sono rimangiati in parte l'affermazione fatta.

Ma a quanto corrisponde la dose infettiva che potrebbe far parlare ancora di rischio di contagio?

Un test su tutti era stato messo a punto dall’Ospedale San Matteo di Pavia.

Un altro esame di laboratorio, supplementare al test del tampone, che prevedeva la messa in coltura di materiale proveniente dal tampone stesso di un sospetto positivo.

Il fine: verificare se il virus replicava.

Il risultato: uno studio condotto su 280 pazienti clinicamente guariti, ma con carica virale bassa, ha fatto emergere che meno del 3% aveva la capacità di infettare 2.

E parliamo di uno studio di giugno 2020, quando eravamo usciti dal periodo storico del lockdown dove il contagio era ancora una paura consolidata ovunque. Figuriamoci oggi.

 

Fonti:

  1. Covid19 | Protezione Civile | dati giornalieri di incremento dell'epidemia da Coronavirus
  2. MB News | 23 giugno 2020 | Coronavirus, lo studio del San Matteo: i “debolmente positivi” non infettano

 

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