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Martedì, 21 Settembre
“Imitiamo i tedeschi, non vacciniamo ragazzi e bambini”

L’istituto Koch ha sconsigliato la vaccinazione anti Covid agli adolescenti, consigliandola solo per i ragazzi con malattie importanti. Per il ministero della Salute berlinese somministrare loro il nuovo vaccino rappresenta più un rischio che un beneficio. Perché i dati raccolti sono alquanto scarni. Forti perplessità arrivano anche dalla Svezia e dalla Gran Bretagna.

L’unica sperimentazione fatta sui giovanissimi dai 12 ai 15 anni, con il vaccino Pfizer, è durata due mesi, sono stati reclutati 2.260 adolescenti ma il farmaco lo hanno ricevuto solo in 1.130.

Nella settimana di sorveglianza attiva dopo la vaccinazione sono emersi svariati effetti secondari, nel 40% circa moderati (cioè che possono interferire con attività e abilità quotidiane) e, nell’1,5% dei vaccinati severi (disabilitanti, che richiedono un trattamento medico). Se i 2,3 milioni di 12-15enni italiani si vaccinassero avrebbero 34.000 reazioni disabilitanti per il solo dolore locale grave. 

In più ci sono trenta adolescenti vaccinati la prima volta che non si sono presentati per la seconda dose. Non se ne conosce il motivo, il report non fornisce spiegazioni. Nessun ragazzo del gruppo dei riceventi il vaccino si è ammalato, dell’altra metà 16 sono risultati positivi al virus. Cliccate qui.

Inauguro oggi una serie di articoli “in pillole” per informarvi del lavoro svolto dal Gruppo Studio “Info-vax evidence based e strategie contro la Covid 19”.

Composto da medici e ricercatori, il Gruppo si rivolge al personale e alle istituzioni sanitarie e si prefigge di:

  • individuare le migliori strategie per affrontare la malattia basandosi sulla Evidence Based Medicine;
  • aprire un dibattito scientifico che accolga anche il contradditorio;
  • fare “massa critica” aumentando la consapevolezza delle malattie e del modo di prevenirle. Cliccate qui per consultare il sito.
In piazza per le libertà

Vuoi raccontare la protesta? Vai e consuma le suole delle scarpe, annusa l’aria” insegnava il capocronista.

Eccomi a Bologna, in una piazza del Nettuno traboccante. Migliaia di persone in ascolto di chi arringa la folla dal palco. Sono tanti e tutti ascoltano (sembra una ovvietà ma non lo è: pensate che ai cortei degli studenti molti ci vanno tanto per fare e, altrettanti, per appiccicarci sopra un’etichetta politica).

A radunarci è l’iniziativa “Primum non nocere” promossa dai movimenti Libera scelta: ne esiste uno in ogni Regione e sono coordinati fra loro. Sono cresciuti via via in risposta alla politica sanitaria degli ultimi anni.

Tante maschere, pochi volti

Oggi affrontiamo il tema delle mascherine perché alcuni studiosi chiedono di rivederne le regole. Servono davvero? E quando?

Ricordiamo che il decreto legge che ne ha introdotto l’uso prevede “l’obbligo di portarla con sè” e di indossarla sempre nei luoghi chiusi mentre all’aperto salvo quando è garantita una condizione di isolamento. Le stesse regole dovrebbero valere per le scuole. Tuttavia accade che, per eccesso di zelo (o per paura), si indossino mascherine anche quando si cammina all’aperto da soli, mentre si guida o si è seduti in classe per diverse ore, benchè i banchi siano a più di un metro di distanza l’uno dall’altro.

Vaccini, la sperimentazione è in corso senza assicurazione

Ringrazio Eugenio Sinesio, ematologo e cardiologo nonché referente territoriale della Lega italiana per i diritti dell’uomo, per avermi segnalato quanto segue.

Fino al 5 giugno del 2020 la popolazione italiana era tutelata da una legge che prevedeva una copertura assicurativa per i partecipanti (volontari) alle sperimentazioni cliniche dei medicinali.

Se ne parla nel decreto del 14 luglio 2009, cliccate qui.

Ma il 5 giugno dell’anno scorso quel decreto è stato modificato dalla legge 40. Scorriamone il testo dell’ art 40, e troviamo il comma 6, di tre righe appena: “Per gli studi sperimentali senza scopo di lucro di cui al presente articolo non è richiesta la stipula di una specifica polizza assicurativa”. Cliccate qui.

Attenzione, dunque. Perché l’inciso,“senza scopo di lucro”, si traduce in una doppia fregatura. Da un lato gli italiani, come tutti i cittadini europei, hanno contribuito con le tasse a finanziare la ricerca e la realizzazione dei vaccini anti Covid (prodotti non profit). Ma poi le aziende hanno brevettato i vaccini (che pertanto cesseranno di essere non profit). Nel frattempo, pochi mesi prima che i vaccini venissero distribuiti, è stata cambiata la clausola sulle polizze assicurative. Grazie all’espressione “senza scopo di lucro” lo Stato italiano non ci assicura più durante l’attuale periodo di sperimentazione.

Gioia Locati
Nell’autunno del 2007 ho scoperto di avere un tumore al seno, da allora la mia vita è cambiata profondamente ma non in peggio.
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