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Martedì, 21 Settembre
#GreenPass imposto alla mensa aziendale IKEA: clienti e dipendenti esprimono il loro disappunto

La campagna assurda e discriminatoria non si ferma, ora il greenpass arriva anche sul posto di lavoro e lo fa attraverso limitazioni che riguardano l'accesso alle mense aziendali.

Non importa se gli stessi dipendenti, colleghi, durante l'orario lavorativo occupano gli stessi ambienti e locali dove potrebbero tranquillamente infettarsi.
E non importa se già molti imprenditori, ancora nel 2020 su spinta delle varie normative e linee guida del Ministero della Salute, avevano già investito enormi capitali per attrezzature divisorie tra plexiglass o altri strumenti similari.

Non ci sarebbe molto da aggiungere nel valutare le assurdità che questo governo sta portando avanti, perché è palese che nulla di scientifico c'è in queste disposizioni.
Queste sono mere attività discriminatorie finalizzate a voler colpire chi ha scelto in piena libertà di non vaccinarsi, di non sottoporsi a una terapia sperimentale che non sta offrendo i risultati che qualcuno ha propagandato fin dall'inizio della campagna vaccinale di massa.

Lo dicono i numeri, lo dicono le stesse ospedalizzazioni che vedono vaccinati e non vaccinati in egual misura ricoverati (anche per altri motivi), ma positivi ai fantomatici tamponi.

Ma anche chi si è fatta portavoce della lotta contro le discriminazioni è caduta nel tranello e, nonostante rappresenti una nota realtà internazionale con sedi in tutto il mondo, si è di fatto subordinata a quanto chiesto dal Governo che sostiene che ci sia un obbligo per accedere alle mense (nonostante le precauzioni già adottate).

I sindacati non sono d'accordo, e si discute su chi debba fare effettivamente i controlli.

Pubblichiamo una lettera arrivata in redazione quest'oggi, che manterremo in firma anonima per tutela di chi oggi si sta esponendo per esporre il proprio pensiero critico, senza urlare dai social e senza volersi sostituire a chi la scienza medica la dovrebbe portare avanti con un utile contraddittorio.

All'interno dei locali IKEA compare un totem, che riporta quanto di seguito:

Car* Colleg*
Dal 16 agosto, nel rispetto delle nuove disposizioni di legge, per la consumazione al tavolo in mensa è richiesto, eccetto alcuni casi stabiliti per legge, esibire una certificazione verde Covid-19 (Green Pass) in corso di validità.

Per chi non avesse il certificato, c’è la possibilità di acquistare il pasto in modalità TAKE-AWAY.

Sottolineiamo l'attenzione riposta al comunicato, a partire dalla prima riga, attenta a non discriminare nessuno nemmeno nell'ambito sessuale, eppure si arriva a proporre, a chi privo del certificato, qualcosa di diverso.
Ci stiamo chiedendo, ma quel "take-away", esattamente, dove dovrebbero consumarlo i dipendenti IKEA?

Ovviamente le nostre pagine sono disponibili per chiunque vorrà intervenire.

Buona lettura!

 

Cara Ikea,
Ti conosco da sempre. Sei il negozio amico di famiglia, soprattutto della mia famiglia, da quando ero bambina.
Tanto che mia sorella Anna, che qua chiamerò così, fresca di laurea ha deciso di candidarsi e di entrare in azienda.
La sua carriera in Ikea è stata fin da subito un'esperienza entusiasmante.

Non ha mai nascosto di sentirsi una privilegiata a poter svolgere il suo lavoro in un ambiente stimolante, appagante, collaborativo...

Ha avuto la possibilità di crescere, di migliorare le sue competenze, di esprimere se stessa, le sue idee e le sue ambizioni in un contesto unico e incoraggiante.
È sempre stato un orgoglio per lei associare la sua professione a un marchio così democratico e friendly.

Qualche anno dopo Anna è diventata mamma di Luca.
Anche in questa occasione, così importante e delicata nella vita di ogni donna l'azienda l'ha supportata e ha rispettato i suoi tempi e i suoi bisogni di mamma e di lavoratrice.

Una carriera felice e appagante fino all'introduzione di una misura infima e discriminatoria, priva di ogni valenza medica e scientifica. Una misura solo politica.

Mia sorella ha scelto di non sottoporsi al vaccino sperimentale e da lunedì 16 agosto non potrà più accedere alla mensa aziendale e trascorrere la sua pausa pranzo con i colleghi di sempre.

Hai accettato di aderire a una politica discriminatoria senza precedenti.
Proprio tu, tu che hai sempre incoraggiato la libera espressione di sé, hai fatto della diversità uno dei tuoi pilastri.

In Ikea l'integrazione è sempre stata un orgoglio.

Spingi affinché ciascun reparto sia il più eterogeneo possibile in sesso, cultura, religione, provenienza geografica e sociale...

Tu, Ikea, che dichiari che le differenze sono un valore, una ricchezza inestimabile, una fonte di crescita personale e aziendale. Uguaglianza, integrazione, libertà e rispetto sono sempre stati la bandiera che sventola alta e fiera accanto al tuo marchio.

Ora, cosa sta succedendo?
Perché questo cambio di rotta?

Vale davvero la pena sporcare l'immagine pulita faticosamente costruita, in nome di una misura anticostituzionale, discriminatoria e così vergognosa come l'emarginazione dei tuoi collaboratori che si sono macchiati dell'unica colpa di non aver aderito a una vaccinazione sperimentale, le cui stesse case farmaceutiche dichiarano di non conoscerne le conseguenze sul lungo periodo, collaboratori che si vogliono avvalere di un diritto costituzionale?

Un passo falso imperdonabile a cui dovrai dare spiegazioni a quanti, come me e la mia famiglia, hanno sempre creduto nella nella bontà le tue dichiarazioni.
Un livello mai raggiunto prima.

Perché in fondo a tutti noi consumatori piace pensare di portare i nostri soldi a un marchio che creda davvero in quello che dichiari e che non lo faccia con il solo intento di fare profitto.

Ci aspettavamo una realtà capace, ancora una volta, di distinguersi con dignità e coraggio con la consapevolezza che nessuna nota del governo abbia un valore legislativo.

Nel decreto non è indicato che per l'accesso nelle mense aziendali si debba essere in possesso del greenpass.
Le tue recenti prese di posizione contraddicono quanto da sempre dichiarato indipendentemente da un obbligo di legge da cui avresti potuto prendere le distanze o limitarti a un'osservanza quantomeno non compiaciuta.

Senza considerare che le mense aziendali Ikea, al contrario di qualsiasi ristorante, prevedono un distanziamento dato da un pannello in plexiglass che divide ciascun tavolo in due postazioni ben separate. Già questa misura da sola basterebbe a garantire la salute di tutti senza allontanare e discriminare nessuno.

Accetti davvero di renderti complice di una dittatura sanitaria, di sostenere quanti vogliono calpestare senza scrupolo ogni diritto costituzionale e di collaborare con una politica delirante?

Con la speranza di ricevere le tue scuse e di vederti fare un coraggioso passo verso la salvaguardia dei diritti costituzionali dei tuoi affezionati clienti e dipendenti e verso la libertà di ciascun essere umano, ti saluto.

Firma anonima

 

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