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Martedì, 27 Ottobre
Lettera agli organizzatori della manifestazione “A scuola!” - 25 luglio 2020

Carissimi,

Ero incerta sul da farsi, titubante nel decidere a chi rivolgermi con queste poche righe.

Avrei voluto scrivere, come cittadina-madre-donna italiana, una lettera agli organizzatori della manifestazione “A scuola!” per ringraziarli dell’immenso lavoro svolto, ma sentivo che avrei dovuto fare di più.

Avrei voluto scrivere al Ministro Azzolina per farle sapere che la scuola, quella vera, non si arrende alle inaccettabili nefandezze che progettano di propinarci, ma temevo mi avrebbe ignorata.

Avrei voluto scrivere all’ufficio scolastico regionale della Lombardia, ma considerate le recenti indagini in corso che hanno coinvolto in prima persona il Governatore Fontana, temevo di non ricevere la giusta attenzione.

Ho sentito quindi il bisogno di condividere con una platea più ampia i miei pensieri di cittadina preoccupata, pubblicarli in rete per mezzo di questa testata per renderli fluidi e fruibili, fissarli sul web attraverso gli occhi di chi offre spazio al sentire, quel sentire che si tramuta in ascolto e comprensione.

Vedete, cari lettori,

sabato 25 luglio ero lì, a Milano, in piazza Duca d’Aosta insieme a numerosi genitori, bambini, insegnanti, medici, giuristi, professionisti della scuola e della società civile.

Ero lì, sotto un caldo sole d’estate, nella piazza della stazione centrale, un luogo simbolico,  crocevia di storie, dove la gente va e viene, sogna, scappa, ritorna, viaggia, piange, ride.

Una piazza di abbracci, di vite che si uniscono e si separano, una piazza di emozioni, da sempre.

Anche ieri quelle emozioni sono risuonate attraverso le voci dei relatori, evaporando oltre i cuori della gente.

Una piazza mite ma forte, niente urla, niente slogan, solo diritti, scuola, salute e disabilità e tanta voglia di risposte su quei temi finiti nel dimenticatoio di stato.

Contenuti veri, contributi concreti sul palco, contro chi dichiara guerra alle future generazioni.

Energia tra la folla accaldata, passione e coraggio di chi non si lamenta stando fermo, di chi prova a cambiare le cose, di chi non si abbandona al proprio destino, di chi tenta con fermezza a fare informazione vera.

È per tutte queste ragioni che trovo doveroso far sapere che c’eravamo, renderlo noto anche a coloro che ci hanno ignorato, a coloro che non sapevano, a coloro che avrebbe voluto ma non potevano esserci.

È per tutte queste ragioni che dopo davvero moltissimo tempo, associazioni, comitati, gruppi spontanei di volontari hanno sentito il bisogno di ritrovarsi su un unico palco, in una piazza immensa nata ai tempi del ventennio, quel periodo buio della storia d’Italia che tanto velatamente somiglia ai nostri tempi odierni, scanditi da ordinanze e decreti, in balia dell’oscurantismo mediatico e del pensiero unico.

Ora come allora c’era voglia di riscatto da parte di coloro che della consapevolezza ne fanno da anni una ragione di vita, individui che i diritti non solo li conoscono e li riconoscono come inalienabili, ma li celebrano come un dono di chi ha combattuto per ottenerli. 

Ma adesso parliamo di loro, poiché ancora una volta sono loro, i nostri bambini i protagonisti dei soprusi di stato. Oggi di nuovo, come in passato, sono i loro diritti ad essere violati.

L’articolo 32 della Costituzione pare essersi dissolto nel nulla, quel nulla fatto di divieti senza tempo. Non si comprende per quali motivi, dopo aver riaperto qualsiasi luogo pubblico, aziende private, aeroporti e frontiere, solo la scuola debba restare chiusa e vincolata ai dettami di una confusa task force ministeriale spuntata dal cilindro di un’emergenza nazionale senza fine, emergenza non solo sanitaria, ma soprattutto culturale.

La posta in gioco è troppo alta per restare inermi in balia dei gli eventi. In gioco c’è il futuro dei nostri figli e delle generazioni a venire (o forse molto di più).

Tuttavia, quando la realtà si trasforma in distopia occorre armarsi di resilienza, osteggiando il terrorismo mediatico e la paura con fatti, proposte, azioni.

Dobbiamo essere tanti, ancora di più.

“A scuola!”, senza se e senza ma!

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