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Giovedì, 26 Maggio
Vivere un lutto, tra indifferenza e omertà!

Pubblichiamo le lettera di una nostra lettrice, poco abbiamo da aggiungere alle sue parole perché portano in evidenza quello che molti sanno, ma che pochi osano dire.
Da un lato l'indifferenza nei confronti di chi ha perso uno o più familiari durante questi due anni, non solo per la malattia, ma anche per una reazione avversa, dall'altra una narrazione ufficiale dalla quale si fatica a staccarsi per permettere una visione più ampia di tutto quello che è successo e sta succedendo ancora oggi.

Ad un anno dalla scomparsa di mio zio, ho deciso di tornare a scrivere, questa volta una riflessione, poiché come tantissime altre persone, noi stiamo soffrendo il dramma non solo del lutto, ma dell’isolamento, non tanto quello fisico del distanziamento, che già di per sé è un macigno.

L’isolamento quello che colpisce l’anima!

Sì perché nonostante i 365 giorni trascorsi e gli innumerevoli decessi avvenuti - sospetti o riconosciuti che siano - ancora oggi quando si ricorda la causa della dipartita dello zio, ci troviamo di fronte agli sguardi scettici, tra i meglio educati, se non addirittura ai commenti, talvolta per nulla accoglienti, dei nostri interlocutori.

Centinaia di articoli, di denunce, di proteste, di conferenze, di studi, pubblicati e non, non sono bastati alla presa di coscienza di un pubblico completamente ipnotizzato da un’unica narrazione che impedisce di accettare, per ignoranza, rifiuto, negazione o ottusa ostinazione, che la morte da reazione avversa esiste. Eccome!

Ora, ci domandiamo, chi mai oserebbe contraddire un familiare, quando al capezzale di un congiunto, sia esso marito, fratello, figlio, mentre il parente spiega il dramma della morte, ottenga per tutta risposta, anziché l’atteso conforto frasi come:

“No, figurati!” o ancora “Ma sei sicuro?” o “Eh dai, ma è impossibile!” potrei continuare a lungo, perché ne abbiamo collezionate parecchie di esclamazioni analoghe di dubbio e sarcasmo, come quando sul sagrato della chiesa, qualcuno ha irriso al nostro dolore con un “Ma va là!” accompagnando l’esclamazione con quel gesto del braccio che nulla lascia al dubbio interpretativo.

Eh Sì!

Proprio così: non un abbraccio di consolazione, tanto non ci si poteva toccare; non un momento di commozione reciproca, perché la nostra verità cozzava contro la narrazione ufficiale; solo giudizi verbali, per i più spregiudicati o gli sguardi increduli, i sopraccigli alzati e quella piega nella bocca, di scettico compatimento per i meno esuberanti, come fossimo bugiardi incalliti o attori capaci di recitare un copione in una circostanza tanto delicata.

Chi mai risponderebbe così di fronte al decesso per infarto, tumore, aneurisma?

Queste cause di morte per taluni esistono solo perché le hanno sentite nominare?

Quindi tutto ciò che costoro ignorano non esiste?

Chi mai avrebbe il coraggio di pensare che in un momento di dolore ci si possa inventare una frottola? Perché?

Eppure è accaduto e quel che è peggio, ancora accade, commenti e sguardi di persone che conoscevano appena il defunto o non lo vedevano da anni, che presumono, certo non è chiaro a che titolo, di saperne di più. Più e meglio di chi l’ha vissuto per decenni nel quotidiano e l’ha accudito fino agli ultimi giorni.

Allora ci si allontana, chiusi nel proprio dolore o nella rabbia, domandandosi perché prima ancora di condividere la sofferenza, molte persone mettano in atto una separazione razionale preconfezionata dal sistema.

Viviamo nell’epoca più assurda e contraddittoria che si possa immaginare.

La dissonanza cognitiva e il livello di propaganda hanno superato di gran lunga le più fantascientifiche interpretazioni dei grandi scrittori del secolo scorso.

Tutti esperti di tutto, tutti professori ad honorem, tutti virologi, tutti scienziati, ma nessuno può disallinearsi dalla narrazione mediatica.

Quindi nessuno può accettare una nuova teoria, un nuovo evento, una nuova causa?

Che poi nuova non è affatto. Le reazioni avverse esistono da sempre, ad ogni tipo di farmaco o vaccino e poco o nulla conosce di preciso la scienza in merito.

Lo scollamento dalla consapevolezza, dall’umanità, dall’empatia ha fatto spazio a quanto c’è di più lontano dall’umano.

Non pretendiamo che tutti possano allinearsi al nostro sentire o aprire la mente a nuove possibilità, ma se anche una sola anima dovesse risvegliarsi da questo gelo empatico ne saremmo lieti e certamente lo sarebbe anche mio zio!

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