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Sabato, 24 Agosto
Batosta a 5 Stelle. La Lega vola, il PD di Zingaretti recupera terreno

In attesa dei risultati definitivi relativi alle consultazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, non possiamo esimerci dal commentare i primi exit poll a seggi chiusi di questa attesa tornata elettorale.

La Lega si aggiudica il podio, senza troppe sorprese, rispettando quanto previsto dai sondaggi delle ultime settimane.
La campagna elettorale di Salvini è stata efficace e vincente, nonostante le promesse disattese durante le ultime elezioni politiche, almeno sul tema della libera scelta e delle esclusioni scolastiche legate alle Legge 119/2017, argomento assai caro alla nostra redazione.

Il voto europeo sul fronte della libera scelta

Mai come in questa tornata elettorale il voto del movimento per libera scelta si è mostrato più frammentato.

A differenza delle ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018, quando il voto dei genitori militanti è andato indubbiamente verso Lega e M5S, la situazione attuale non solo rispecchia una forte disomogeneità di vedute, ma fa trasparire fratture interne più o meno evidenti che hanno certamente disorientato il bacino elettorale in questione, che conta all’incirca 2 milioni di voti.

Analisi di un movimento allo sbaraglio

Se da un lato troviamo un fronte di resistenza per la libera scelta che persevera incessantemente in vista del DDL 770, dall’altro si intravedono bandiere bianche alzate o personalità assenti, a riprova della forte disgregazione e dei conflitti interni emersi negli ultimi due anni.

Da una prima analisi, è possibile descrivere l’attuale movimento per la libera scelta come gruppo eterogeneo composto essenzialmente da quattro categorie di elettori.

“Gli strateghi”: lavorano alacremente, organizzano azioni sul fronte e dietro le quinte o nel sottobosco. Hanno votato seguendo strategie più o meno condivise, esercitando il loro diritto di voto.

“Gli iracondi”: hanno optato per il voto di protesta, il non voto, la scheda nulla. Hanno manifestato il dissenso, chi in un modo e chi in un altro. Molti sono concretamente attivi e partecipi nel movimento, altri solo spettatori in attesa di sviluppi futuri.

“I leoni da tastiera”: non votano, non partecipano a nessuna iniziativa, criticano ma non propongono, tuttavia sono molto presenti sui social senza apportare benefici concreti alla causa. Qualcuno si è presentato alle urne, qualcuno ha pensato fosse inutile.

“Le mummie”: sono persone sparite dai radar in tutti i sensi, restano in balia degli eventi senza muovere un passo, tutt’al più palesano la loro presenza in qualche chat per chiedere aiuto sotto scadenza o se chiamati dalla Asl o dal dirigente scolastico.

Nelle prossime ore conosceremo il risultato finale.
Nessuna strategia unitaria da parte di associazioni e comitati ha veicolato le azioni del voto europeo, mettendo in luce l’assenza di obiettivi di sorte.
Nessuna indicazione di voto o preferenza è stata palesata, un movimento allo sbaraglio senza una guida, senza un leader.

Due milioni di elettori disorientati, disillusi, stanchi e provati.

Uno scenario preoccupante, mentre il DDL 770 resta solo velatamente fermo in Senato per via delle elezioni europee, l’ombra della crisi di governo si prospetta sempre più vicina.
Odore di golpe all’insegna di Mario Draghi, che a novembre concluderà il suo incarico alla BCE.
Tempi duri sembrano celarsi nei prossimi mesi, dietro il fantasma del governo tecnico, a colpi di austerità e democrazia negata.

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