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Mercoledì, 18 Settembre
Vaccini e comunità arabo-islamiche: aumentano le richieste di chiarimenti

La comunità arabo-islamica ha, in effetti, "rotto" il silenzio. Esattamente come abbiamo scritto nel nostro primo reportage l'1 dicembre a seguito delle interviste effettuate.
Le indagini proseguono; di certo la notizia ha destato interesse tra le famiglie musulmane.

Dopo aver letto la testimonianza di Fatima, madre marocchina con un figlio che ha subito gravi reazioni avverse dopo l'inoculazione del vaccino MPR, hanno iniziato ad abbattere il muro di silenzio.
Tante famiglie sanno, ma pochi osano infrangere quel muro di omertà che si è creato, più per l'ignoranza legata alla comprensione della lingua italiana, soprattutto per quel che riguarda termini e diagnosi mediche.

Genitori, di varia origine, vogliono sapere, vogliono più informazioni, senza essere trattati come degli ignoranti visto che il problema maggiore è quello di avere materiale informativo tradotto, o comunque rassicurazioni circa la reale utilità dei vaccini, che nessuno può garantire con certezza. Terminologie che spesso non sono nemmeno comprensibili a buona parte degli italiani.

Il 2 dicembre, in provincia di Bergamo è stato organizzato l'incontro con altre famiglie musulmane che hanno potuto ottenere quelle informazioni che le istituzioni locali, ma anche nazionali, non sono state in grado di fornire adeguatamente.
Una spiegazione sulle malattie per cui sono stati imposti vaccini tramite un obbligo di legge, le relative modalità di contagio, lettura dei foglietti lllustrativi con tutti i possibili effetti collaterali a seguito dell'inoculazione di un vaccino.
Informazioni sulla legge che prevede il risarcimento in caso di comprovati danni da vaccino e le pericolosità che hanno portato all'istituzione di una legge del genere.
Senza dimenticare le questioni relative all'aspetto bioetico, di primaria importanza per i fedeli musulmani (presenza di materiale fetale e/o animale), alla sperimentazione, al principio di precauzione e l'importanza degli esami diagnostici prevaccinali.

Un estratto dell'incontro, da parte degli inviati:

 ... Fatima, una mamma di origine marocchina, il cui figlio ha subito gravi conseguenze dopo l'inoculo del vaccino MPR, tanto che oggi è autistico con un grave ritardo cognitivo ...

... una sensazione sperimentata un po' con tutti, ma soprattutto con il pediatra e il personale sanitario in generale che li tratta, per usare un eufemismo, con atteggiamento di sufficienza e di superiorità ...

... anche nel mondo islamico, infatti, esiste una discussione sulle vaccinazioni, che ruota attorno alla loro liceità o meno dal punto di vista religioso ...

... Khadigia allora mi ha mostrato il libretto vaccinale del suo bimbo di appena 4 mesi, dal quale emerge che il piccolo ha ricevuto la sua prima dose di vaccino esavalente insieme ad una di meningococco e un'altra di pneumococco  (le quali non sono, peraltro nemmeno obbligatorie) ...

... con i volti sconcertati e disorientati ci hanno chiesto cosa avrebbero dovuto fare. Abbiamo risposto dicendo che non possiamo dire loro che cosa devono fare, ma abbiamo consigliato di prendere tempo per leggere e informarsi – magari anche in francese o in arabo ...

Di seguito il secondo reportage completo, dopo l'incontro organizzato il 2 dicembre scorso.

In seguito al racconto di  Fatima, una mamma di origine marocchina, il cui figlio ha subito gravi conseguenze dopo l'inoculo del vaccino MPR, tanto che oggi è autistico con un grave ritardo cognitivo, altre famiglie della stessa origine hanno sentito, per la prima volta, l'esigenza di approfondire l'argomento vaccinazioni pediatriche. Hanno chiesto a me e mio marito di tenere l'incontro perché lui parla molto bene l'arabo.

Così, domenica 2 dicembre nel tardo pomeriggio ci siamo incontrati a casa di Khadigia, un'altra signora di origine marocchina, che ci ha accolti con una tavola imbandita di dolci e altre pietanze, in un'atmosfera di rara accoglienza. Terminate la presentazioni, abbiamo iniziato con una chiacchierata sulla loro vita in Italia e sulle difficoltà che devono affrontare quasi quotidianamente, aggravate dal fatto che le donne troppo spesso non conoscono, a loro stesso dire, sufficientemente bene la lingua italiana. Concordiamo con loro, sottolineando l'importanza di padroneggiare la lingua del paese in cui si risiede, anche quando questo non coincide con la terra natia.

Un papà che vive in Italia da quasi vent'anni e parla un italiano quasi perfetto, si è soffermato sui cambiamenti degli ultimi tempi e su quanto la comunità islamica sia stata oggetto della sistematica e continua campagna islamofobica condotta dai media italiani, in particolare dopo i fatti dell'11 settembre 2001. Quest'ultima ha contribuito in maniera determinante ad alimentare i pregiudizi di parte del paese verso i musulmani e ad accrescere la diffidenza nei loro confronti. Ciò ha creato un clima per cui loro si sentono in difetto a prescindere nel momento in cui entrano in relazione con italiani né arabi né musulmani. Una sensazione sperimentata un po' con tutti, ma soprattutto con il pediatra e il personale sanitario in generale che – al di là di alcune eccezioni alla norma – li tratta, per usare un eufemismo, con atteggiamento di sufficienza e di superiorità.

Dopo circa mezzora, faccio un po' di spazio sul tavolo per mettervi la mia cartelletta con il materiale relativo ai vaccini. Ci tengo a premettere loro che né io né mio marito abbiamo alcun interesse di natura economica a convincerli di una particolare posizione riguardo alle vaccinazioni pediatriche, ma che, piuttosto, il nostro unico scopo è quello di dare loro delle informazioni atte a tracciare un quadro più completo della questione.

Decido di iniziare con la spiegazione dettagliata del modulo di cui tutti loro hanno preso visione, avendolo firmato, ossia, la dichiarazione del consenso informato, soprattutto la parte relativa alla legge 210/1992, che prevede un risarcimento in caso di danno permanente a seguito del vaccino, sempre che si possa provare la responsabilità della vaccinazione in merito. Hanno realizzato, per la prima volta, che un vaccino può essere causa di danni permanenti. Le espressioni cambiano, perché iniziano a capire quello che hanno (da prassi) frettolosamente sottoscritto all'ASL.

È importante che sappiano che le norme vigenti prevedono che il personale sanitario predisponga ogni possibile precauzione per evitare danni al paziente, agendo in scienza e coscienza – come confermato dalla sentenza n. 307/1990 e come riporta la sentenza della Corte costituzionale n. 258/1994, che prevede la possibilità di un trattamento sanitario obbligatorio solo nel caso in cui è certo che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è sottoposto.

A questo punto mio marito prende la parola, ricollegandosi ad alcune fatwà – pareri giuridici non vincolanti emessi dai sapienti della religione nell'Islam, per rispondere ad un quesito posto loro da un credente su un argomento dato – che, nella sostanza, si basano su un principio simile.
Anche nel mondo islamico, infatti, esiste una discussione sulle vaccinazioni, che ruota attorno alla loro liceità o meno dal punto di vista religioso: sono leciti (halal, in arabo), se sono composti da sostanze il cui consumo o il cui utilizzo è normalmente considerato illecito (haram) o, ancora, se vi sia il dubbio della loro presenza all'interno dei vaccini commercializzati?
Ma soprattutto, sono consentiti nel momento in cui vi sia il ragionevole sospetto che possano nuocere all'individuo? Le posizioni dei sapienti della religione musulmani in proposito sono diverse tra loro, andando da fatwà che ne vietano o ne scoraggiano la somministrazione (per es., recentemente in Indonesia), perché contenenti cellule di origine animale – in particolare del maiale – o, peggio, fetale, ad altre (quella del European Council for Fatwa and Research, ECFR, del 2003) che la reputano lecita. Anche in quest'ultimo caso, tuttavia, mio marito fa notare loro come questa opinione sia il risultato di un ragionamento giuridico basato su una ben nota regola del diritto islamico che rende lecito ciò che normalmente non lo è, in situazioni di reale necessità e/o pericolo di vita per la persona o la società. Pertanto, questi pareri sono interamente costruiti sull'idea comunemente accettata che le vaccinazioni siano sempre e comunque positive per la salute dell'individuo e, soprattutto, che non presentino alcun rischio per quest'ultima.

Proseguiamo, poi, entrando nel merito del vaccino esavalente. Mostro loro un foglietto illustrativo dell'Infarix Hexa della Glaxo Smith Kline, in cui è menzionato il fatto che possa provocare “reazioni anafilattiche, collasso, convulsioni, paralisi, neuropatia, sindrome di Guillain-Barrè, encefalite, encefalopatia, meningite” ecc. Successivamente, prendiamo in considerazione la questione degli adiuvanti, in particolare l'alluminio, del quale diversi studi di scienziati italiani e israeliani segnalano il legame con malattie autoimmuni, fra cui la sindrome di Sjogren. Il nostro materiale è molto documentato, anche perché sono quasi 7 anni che, per forza di cose, ci interessiamo e ci documentiamo sulle vaccinazioni pediatriche, inizialmente dietro consiglio della dottoressa e omeopata che seguiva nostro figlio.

Ci siamo quindi concessi di aprire una piccola parentesi sulla compagnia Glaxo Smith Kline e sulle condanne collezionate in diversi paesi del mondo – tra cui Stati Uniti, Argentina e Cina –, e sottaciute dai media compiacenti durante la discussione pre e post “Legge Lorenzin” (119/2017). Mostriamo loro uno studio del Journal of American Physicians and Surgeons del 2016 che dichiara, in sintesi, che i bambini che ricevono vaccini multipli contemporaneamente, hanno tassi di ospedalizzazione e mortalità molto più elevati rispetto ad altri che ricevono meno vaccini simultaneamente. Khadigia allora mi ha mostrato il libretto vaccinale del suo bimbo di appena 4 mesi, dal quale emerge che il piccolo ha ricevuto la sua prima dose di vaccino esavalente insieme ad una di meningococco e un'altra di pneumococco  (le quali non sono, peraltro nemmeno obbligatorie).

Mi permetto una breve digressione sulle “ragioni” addotte dallo stesso ex ministro per spingere affinché venisse varata una legge sull'obbligo vaccinale, parlando loro delle (false) dichiarazioni della Lorenzin nel 2015 (ma aveva dichiarato fondamentalmente la stessa cosa anche l'anno precedente a “Porta a porta”, quella volta riferendosi al 2013!) nella nota trasmissione “Piazza Pulita”. In quell'occasione, infatti, l'ex ministro disse che, “nella sola Londra, erano morti di morbillo l'anno precedente più di 200 bambini” (!), procurando così un ingiustificato allarme nell'opinione pubblica (reato perseguibile penalmente), dato che nel sito del ministero della Salute del Regno Unito si può facilmente leggere come le morti riconducibili al morbillo nell'intero regno (Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord) siano state 4 nell'intero arco temporale che va dal 2010 al 2016 (!).

Abbiamo parlato loro della situazione pre e post Legge Lorenzin, portando come esempio la nostra situazione personale, anche per tranquillizzarli circa l'assenza di epidemie nel nostro territorio, facendo notare loro che, sino al 2017, in Lombardia e in Veneto ci fosse la possibilità di scegliere se vaccinare o meno basti pensare che, solo due anni fa, il colloquio in ASL per nostra figlia si concluse con un medico che dichiarava apertamente la totale assenza di qualsivoglia epidemia e che, pertanto, eravamo assolutamente liberi di scegliere se vaccinare o meno la nostra bimba). Allora, le vaccinazioni obbligatorie erano solo 4 e, senza alcun cambiamento reale e sostanziale della situazione, si è passati a dieci.

Abbiamo proseguito parlando del vaccino MPR-V. Questa volta, però, abbiamo deciso di soffermarci sulle malattie per cui si vaccina, avendo molti di loro memoria e/o esperienza diretta della varicella o del morbillo nei propri paesi di origine e in Italia. Si rendono conto che, in effetti, in un soggetto sano, queste malattie non sono pericolose e che, una volta acquisita l'immunità, essa viene conservata a vita. Facciamo loro notare che nel caso dei vaccini non si sa con certezza, invece, né se tale immunità venga realmente acquisita né, anche in quel caso, per quanto tempo essa si mantenga.

Per dare maggiore peso alle nostre parole, abbiamo anche citato alcuni titoli dei 50 studi di ricercatori di tutto il mondo che la American Academy of Pediatrics ha raccolto negli ultimi anni.

Al termine dell'incontro, con i volti sconcertati e disorientati ci hanno chiesto cosa avrebbero dovuto fare. Abbiamo risposto dicendo che non possiamo dire loro che cosa devono fare, ma abbiamo consigliato di prendere tempo per leggere e informarsi – magari anche in francese o in arabo –, facendo anche presente che, qualora la legge dovesse inasprirsi ulteriormente, arrivando a escludere i bambini non vaccinati anche dalla scuola dell'obbligo, noi non accetteremmo comunque la scelta della vaccinazione coatta.

I nostri interlocutori ci hanno ascoltato con attenzione, posto domande e, per il momento, sono sembrati intenzionati a prendere tempo con la ASL di competenza per decidere se sia il caso o meno di vaccinare i propri figli.
Ci hanno inoltre ringraziato per il tempo che abbiamo dedicato loro. Per noi quel tempo è stato speso bene, perché l'obiettivo di fare in modo che questi genitori scelgano davvero consapevolmente e solo dopo essersi informati a dovere pare che sia stato raggiunto. Se decidessero di non vaccinare i loro bambini, saremo loro vicini in questa difficile scelta, dando loro, per quanto ci sarà possibile, consigli e supporto morale, sperando che possano “giovare” della nostra esperienza!

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