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Mercoledì, 16 Giugno
Incidenza #Covid19 nei bambini e giovani: il punto della situazione

Lo si apprendeva già dai primi giorni di giugno 2021, la fase della campagna di vaccinazione di massa, con venticinque milioni di dosi somministrate e tredici milioni di persone vaccinate in seconda dose (o monodose se previsto), viene estesa a tutti, anche ai giovani.

Nonostante fossero solo di due mesi fa le dichiarazioni del Generale Figliuolo che sotto la sua guida gli italiani sarebbero stati vaccinati entro l'estate, appare evidente che qualcosa non è andato nel verso giusto visto che, ad oggi, stante le fonti ufficiali, solamente il 22,1% degli italiani risulta aver completato quello che sembrava essere il primo ciclo di vaccinazioni.

Nel frattempo si cercano dati, pubblicazioni scientifiche, analisi che possano dimostrare l'efficacia del vaccino, ma non tardano ad arrivare le controverse parole del militare al quale in Italia viene affidata la gestione di una "pandemia" dai risvolti molto controversi: «Mai nella storia dell'uomo, si è iniettato in pochissimo tempo decine di milioni di dosi di vaccini, senza saperne esattamente l'esito. Se non quello sperimentale che ha portato all'approvazione da parte della comunità scientifica».

Difronte a tutto questo, dove l'incidenza del virus è stata pressoché nulla, ci si sta chiedendo perché insistere sulla popolazione più giovane, quando diversi studi e le fonti ufficiali dimostrano che bambini e ragazzi non costituiscono i principali driver di trasmissione.

Non occorre andare a cercare molto indietro nella stampa, era l'inizio di marzo quando il Generale Figliuolo dichiarava il suo "ambizioso obiettivo" di vaccinare tutti gli italiani entro l'estate 2021 1.
Un traguardo ampiamente fallito, di certo le colpe non sono da ricercare solo nella sua gestione e nella sua errata valutazione.

I due pilastri su cui si fondavano le sue ambigue certezze riguardavano, da un lato la disponibilità e l'afflusso dei vaccini, e dall'altra la capacità di somministrarli in tempi certi.

Di fronte a un militare che, in campo sanitario, è capace di dichiarare «....Io sono uno che controlla le cose che fa, la chiave è comando accentrato ed esecuzione decentrata» 1 poco possiamo aggiungere, se non le perplessità riguardo al fatto che una gestione pandemica venga affidata non alla comunità scientifica, ma piuttosto a un generale dell'esercito.

Del resto non siamo comunque nuovi a dichiarazioni di questo genere dove le grandi organizzazioni, come la Protezione Civile, sembrava dovessero venire a salvare la popolazione sul cavallo bianco alla guida dei loro dirigenti. Ci si chiede, a questo punto, dove erano quando nel 2020 bastava equamente distribuire sul territorio nazionale i farmaci per le terapie domiciliari che di fatto, per chi li ha ricevuti, si è tradotto in vite salvate, con una incidenza di guarigione dal virus vicina al 100%.

Ma non sono le uniche affermazioni queste a preoccupare una attenta parte della popolazione, perché se il vanto è quello di aver "iniettato in pochissimo tempo decine di milioni di dosi di vaccini, senza saperne esattamente l'esito", i veri problemi che dovremo andare a gestire in tempi brevi non saranno solo quelli attuali.
Viste le numerosissime registrazioni di reazioni avverse e decessi a seguito di una vaccinazione a tappeto (leggi l'articolo con le fonti di EudraVigilance ufficiali), ci si chiede come mai, anche questa volta, manca una farmacovigilanza attiva sulla popolazione, che avrebbe anche il risvolto di salvare molte vite.

Ma dopo essere partiti con quella parte della popolazione definita più fragile, ecco che la soglia dell'età si è pian piano abbassata, fino ad arrivare ai ragazzi più giovani, oltre a palesare sperimentazioni già sui bambini.
Proprio nell'aprile scorso, sulla rivista CMAJ, viene pubblicato uno studio scientifico dal titolo "Infectivity of severe acute respiratory syndrome coronavirus 2 in children compared with adults" 2.
L'intento di questo studio era quello di valutare i bambini e i ragazzi come fonte di infezione.
I risultati ottenuti hanno portato una parte della comunità scientifica a riscontrare che, rispetto agli adulti, i bambini con tamponi nasofaringei positivi per SARS-CoV-2 avevano meno probabilità di sviluppare virus in coltura e avevano soglie di ciclo più elevate e concentrazioni virali più basse, suggerendo che gli stessi non costituiscono quindi i principali driver di trasmissione.

La stampa non è nuova ad allarmismi sui giovani, è ancora da settembre 2020 che si leggono articoli che pongono al centro del dibattito i rischi reali tra gli adolescenti.
Ma difronte a tutte le ipotesi paventate, nulla è accaduto.

In nostro soccorso vengono anche i dati ufficiali offerti dall'Istituto Superiore della Sanità, spesso presa in appello proprio dagli stessi che vogliono creare a tutti i costi una situazione pandemica dove non c'è.
E proprio sui giovani vengono utili i rapporti pubblicati, e tra questi "Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all'infezione da SARS-CoV-2 in Italia" 3.

Si tratta del rapporto sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a COVID-19 in Italia, ad oggi aggiornato al 28 aprile 2021.
Perchè parlare dei decessi? Il motivo è semplice: una pandemia la si definisce tale dal numero dei morti in rapporto alla popolazione.

Al punto 3 del bollettino si trova il paragrafo relativo ai "Decessi di età inferiore ai 50 anni", dal quale si apprende che "i pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi di età inferiore ai 50 anni" sono pari all'1,1% dei decessi totali (attenzione quindi nel leggere bene i dati, dei decessi, non dell'intera popolazione).
Addentrandosi poi negli approfondimenti, apprendiamo che:

  • il 22,6% dei deceduti avevano meno di 40 anni (quindi solo 1 deceduto su 5 circa della fascia fino ai 50, aveva in realtà meno di 50 anni)
  • del 6,1% non sono disponibili informazioni cliniche
  • il 3% (41 persone) non avevano diagnosticate patologie di rilievo
  • tutto il resto presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità)

Riguardo l'ultimo punto, ricordiamo che la Covid-19 è una malattia vascolare, come confermato anche da Uri Manor, uno degli autori dello studio pubblicato sulla rivista Circulation Research dei ricercatori della Salk Institute e dell'Università della California - San Diego.
Uno studio che mette in evidenza come il "semplice legame tra la proteina spike e i recettori Ace2 sulle cellule dei vasi sanguigni sia sufficiente a indurre un danno al sistema vascolare" 4.

Il Report pubblicato da Epicentro (ISS) mette anche in evidenza, al paragrafo 4, le "Patologie preesistenti in un campione di deceduti" e come già sopra esposto, solo il 3% dei deceduti (quindi parliamo di uno 0,000000.... % della popolazione) presentava 0 (zero) patologie.
Infatti l'11,6% avevano almeno una patologia, il 18,4% due patologie, il 67% (sessantasette per cento) presentavano 3 o più patologie, tra cui:

  • cardiopatia ischemica
  • fibrillazione atriale
  • scompenso cardiaco
  • ictus
  • ipertensione arteriosa
  • Diabete mellito - Tipo 2
  • Demenza
  • BPCO
  • cancro attivo ultimi 5 anni
  • epatopatia cronica
  • insufficienza renale cronica
  • dialisi
  • insufficienza respiratoria
  • HIV
  • malattie autoimmuni
  • obesità

tabella patologie

 

Messi difronte ai dati sopra esposti, che sono solo una minima parte dell'universo che sta ruotando attorno alla questione pandemica, ci stiamo chiedendo perché tanta insistenza verso una vaccinazione di massa tra i giovani, che rappresentano quella parte della popolazione che non ha avuto interesse dalla malattia, se non per alimentare la figura dell'asintomatico o del paucisintomatico.

E' stata notevole la controversia anche nei primi mesi di quest'anno circa la suscettibilità degli adolescenti (10-19 anni) e dei giovani (15-24 anni) alla COVID-19.
E sono in serie gli studi pubblicati che hanno riportato che gli adolescenti sono significativamente meno suscettibili alla malattia.

Quello che lascia molte perplessità è che questa "pandemia" sia gestita come se fosse una azione militare, con enfasi, come se l'azione debba per forza essere gestita come una gara contro il tempo (fortemente smentita dai dati) che può portare anche a gravi conseguenze,
Perchè ricordiamoci che, una volta presa una decisione, non si torna più indietro, e i dati della EudraVigilance, il database europeo che si occupa della registrazione delle reazioni avverse e dei decessi, non lascia scampo a molte interpretazioni.
Per numero di reazioni avverse e per numero di decessi a seguito dell'inoculazione di un vaccino, che potrebbe semmai essere gestito con più calma e a fronte di una farmacovigilanza attiva, e con una comparazione di fasce della popolazione già vaccinate e non ancora sottoposte a inoculazione.

Auspichiamo fortemente ad una farmacovigilanza attiva, che si preoccupi anche di testare se questi vaccini in realtà, essendo sperimentali come lo stesso generale italiano conferma, creano anticorpi, e perché questi anticorpi dovrebbero essere meglio di quelli acquisiti dalla malattia che, ricordiamo, ha le terapie per la cura domiciliare e ospedaliera ancora da marzo 2020.

Ricordiamo, informazione non meno importante ma che deve portare a necessarie riflessioni, anche lo studio svolto in Israele 5 6, ampio territorio dove la vaccinazione di massa è stata spinta sull'accelleratore, che soprattutto tra i giovani stanno emergendo casi di miocardite dopo aver ricevuto il vaccino Pfizer.
Come evidenziato dallo stesso ministero israeliano, i colpiti tra i giovani (fascia 16 - 30 anni) monitorati tra dicembre e maggio 2021, non sono stati più di 4 giorni in ospedale e il 95% sono stati definiti "leggeri", ma siamo solo all'inizio e sotto esame è finito uno dei vaccini oggi presenti sul fiorente mercato della prevenzione.
Riprendendo le informazioni come pubblicate dall'agenzia AdnKronos, in realtà questi eventi si sono manifestati su ragazzi tra i 16 e 24 anni, lo studio pubblicato su Science.

E' quindi così importante spingere la vaccinazione tra i giovani in mezzo a troppe incertezze nel momento in cui la diffusione tra gli stessi, lo ribadiamo, è pressochè nulla? Quale è il valore della vita, ma soprattutto perché non incentivare invece le terapie domiciliari che stanno portando risultati in tutto il paese?

Lo confermano tutti quei medici che attraverso le terapie domiciliari hanno salvato decine di migliaia di pazienti, ne abbiamo parlato molte volte attraverso i nostri articoli.
Molte informazioni possono essere trovate in rete riguardo queste cure che sono portate avanti ancora dalle prime fasi dell'epidemia dall'inizio del 2020.
Per tale scopo, per divulgazione informativa e scientifica è nato anche un Comitato per la Cura Domiciliare Covid sul quale potete trovare informazioni qui.

Un ulteriore esempio, tra gli ultimi e per citare altre fonti, anche il medico Giuseppe Franco Cusumano, che dalle pagine dell'ANSA conferma di aver guarito un migliaio di pazienti continuando a studiare come sconfiggere il virus: «Da un lavoro svolto empiricamente su qualche paziente - spiega - riconosco il valore insostituibile dell'azitromicina, la quale agisce sul micro bioma polmonare andando a colpire uno o più di questi batteri: Veillonella, Prevotella, Neisseria e Acinobacter, che sono la causa dello sviluppo del Covid-19».

Potremmo aggiungere moltissimo altro materiale a riguardo, andiamo a citare lo studio clinico "A simple, Home-Therapy Algorithm to Prevent Hospitalization for COVID-19" pubblicato su su MedRxiv presentato da Norberto Perico, Fredy Suter e Giuseppe Remuzzi, dal titolo "A recurrent question from a primary care physician: How should I treat my COVID-19 at home?" 8.

 

Fonti:

  1. FANPAGE | 13/03/2021 | Il piano vaccini covid del generale Figliuolo: "Tutti gli italiani vaccinati entro l'estate
  2. CMAJ | 26/04/2021 | Infectivity of severe acute respiratory syndrome coronavirus 2 in children compared with adults
  3. EPICENTRO | Istituto Superiore della Sanità | aggiornamento al 28/04/2021 | Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all'infezione da SARS-CoV-2 in Italia
  4. WIRED | 03/05/2021 | Covid-19 è una malattia più vascolare che respiratoria?
  5. IL MESSAGGERO | 06/06/2021 | Pfizer, casi di miocardite (soprattutto tra giovani) dopo aver ricevuto il vaccino: lo studio israeliano
  6. ADN KRONOS | 03/06/2021 | Vaccino Pfizer e rare miocarditi nei giovani, c'è un "possibile legame"
  7. ANSA | 25/05/2021 | Covid: un gruppo di Terapia domiciliare per cure immediate
  8. NETWORK BIBLIOTECARIO SANITARIO TOSCANO | 29/04/2021 | Terapie domiciliari per Covid-19, essenziale è l’avvio precoce del trattamento
  9. ILSOLE24ORE | 02/06/2021 | Vaccini, da oggi campagna aperta a tutti. Ecco come ci si può prenotare Regione per Regione
  10. LIBERO QUOTIDIANO | 16/04/2021 | Vaccino, le controverse parole del generale Figliuolo: "Decine di milioni di dosi senza saperne esattamente l'esito"

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