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Giovedì, 18 Aprile
Vaccini, lettera ai Ministri Bussetti, Fontana e Di Maio

Arriva oggi in redazione una lettera aperta, indirizzata ai ministri dei dicasteri dell'istruzione, della famiglia e del lavoro.
A scriverla il Comitato Genitori del NO Obbligo Lombardia, costituito nel 2016, attivo sia sul territorio lombardo sia nazionale, inserito anche nel contesto del Comitato nazionale per la Libertà di scelta che nel corso dell'estate 2018 ha raccolto oltre 110.000 firme per una Proposta di Legge di Iniziativa Popolare, depositata presso Montecitorio.

Egregi Ministri Bussetti, Fontana, Di Maio,

La presente per segnalare ancora una volta il nostro disappunto nei confronti della legge 119/2017 attualmente in vigore in tema di obbligo vaccinale, nonché del DDL 770 in discussione al Senato.

Entrambe le normative impattano in maniera profonda sulla vita dei cittadini, scarnificando contemporaneamente i loro diritti in materia di istruzione, famiglia, lavoro e salute.

Le criticità sollevate sia dalla legge sia dal DDL non coinvolgono soltanto aspetto di carattere medico e sanitario, ma tendono a smantellare un impianto scolastico già gravemente colpito dai tagli alla scuola pubblica, colpendo altresì le famiglie, nonché la vita lavorativa dei genitori.

Il punto di maggiore criticità riguarda l'esclusione dalle scuole dei bambini oggi in vigore nella fascia di età da 0 a 6 anni.
Tuttavia, con col DDL 770 si apriranno le porte all’esclusione senza limiti di età.
Questa ghettizzazione, rivolta sia ai bambini non vaccinati sia a quelli parzialmente vaccinati, è un grave atto discriminatorio.

Il diritto alla socializzazione, così come quello dei servizi destinati alla conciliazione tra famiglia e lavoro, sono un diritto sancito dalla legge.

La normativa in merito, in particolare l’art. 70 della legge 448/2001 "Disposizioni in materia di asili nido", stabilisce che rientrano tra le competenze fondamentali dello Stato, delle regioni e degli enti locali anche gli asili nido quali strutture dirette a “garantire la formazione e la socializzazione delle bambine e dei bambini di età compresa tra i tre mesi ed i tre anni" e " a sostenere le famiglie ed i genitori”.

Riteniamo a tale scopo importante citare anche la sentenza n. 370 del 2003, durante la quale viene ribadito il diritto espresso nel suddetto articolo 70.

Come sopra accennato, gli asili svolgono anche “una funzione di tutela del lavoro, in quanto servizio volto ad agevolare i genitori lavoratori”, e a tal proposito la Corte costituzionale conferma la loro funzione pre-scolare anche se non si tratta di scuola dell'obbligo, riconoscendone pertanto la doppia valenza sociale e di conciliazione familiare.

In aggiunta, è fondamentale ribadire che la scuola dell'infanzia rientra nel sistema educativo di istruzione e formazione (legge 53/03, art. 2, co. 1).

Inoltre, all’Art. 1, comma 1, del D.lgs. 59/04 "Finalità della scuola dell'infanzia" sancisce che “La scuola dell'infanzia, non obbligatoria e di durata triennale, concorre all'educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale delle bambine e dei bambini promuovendone le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, e ad assicurare un'effettiva eguaglianza delle opportunità educative; nel rispetto della primaria responsabilità educativa dei genitori, contribuisce alla formazione integrale delle bambine e dei bambini e, nella sua autonomia e unitarietà didattica e pedagogica, realizza il profilo educativo e la continuità educativa con il complesso dei servizi all'infanzia e con la scuola primaria”.

La legge chiarisce altresì che lo Stato ha il dovere di assicurare “la generalizzazione dell'offerta formativa e la possibilità di frequenza della scuola dell'infanzia” (D.lgs. 59/04, art. 1, co. 2).

Fermo restando che la disciplina della scuola dell’infanzia sia da ricondurre alla materia dell’istruzione obbligatoria per quanto attiene ai principi generali, nonché per “assicurare un'effettiva eguaglianza delle opportunità educative”, possiamo quindi far valere anche in questo caso la tutela prevista dell’art. 34 della Costituzione italiana, che stabilisce che “La scuola è aperta a tutti”.

Altri riferimenti normativi atti a invalidare il decreto sono i seguenti:

Decreto del Presidente della Repubblica 26 gennaio 1999, n. 355 con relativa Circolare Min. Sanità del 20.06.2000 che ha esteso l’applicabilità del DPR 355/99 a tutti gli enti pubblici e privati che ospitano comunità di bambini;

la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge n.176/91, quale principale riferimento internazionale in materia di diritti dei minori (il principio di “non discriminazione” - art. 2 e il principio del “superiore interesse del minore” - art. 3;

l’art. 2 del I Protocollo addizionale alla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (“Il diritto all’istruzione non può essere rifiutato a nessuno”);

l’art. 14 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (“Ogni individuo ha diritto all'istruzione").

Dati i presupposti, saranno inevitabili i disagi legati alla impossibilità di frequentare le scuole, che in un’ottica organizzativa si ripercuotono a cascata in ambito scolastico, familiare e lavorativo.
In particolare, i piccoli comuni le cui sezioni delle scuole sovente raggiungono con fatica il numero minimo per restare aperte, rischiano di chiudere definitivamente per via delle defezioni che questa normativa causerà in particolare dall’anno scolastico 2019/2020.

Non a caso, in Veneto hanno perduto il lavoro circa una sessantina di insegnanti, a causa del pugno duro adottato dalle scuola a maggioranza FISM.

Oltre alle criticità sopra citate, è doveroso non perdere di vista il punto nevralgico dell'esclusione e della discriminazione,
nel clima di odio e violenza verbale ormai all’ordine del giorno, amplificato dalle recenti incursioni dei NAS nelle segreterie scolastiche, anziché nelle mense, seminando disappunto, panico e sgomento su tutto il territorio nazionale.

Nella speranza che il Governo del Cambiamento possa ancora dimostrare di dissociarsi da questo modus operandi formalmente incostituzionale, garantendo in deroga l'accesso alle scuole d'infanzia e ai nidi, nonché confermando l'inviolabilità del diritto all’istruzione sancito dall’articolo 34 della nostra amata Costituzione “la scuola è aperta a tutti “, restiamo a vostra completa disposizione per qualsiasi altra informazione, certi che i temi della scuola, della famiglia e del lavoro siano realmente cari ai Ministri che li amministrano.

Comitato GNL Genitori No Obbligo Lombardia

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