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#Vaccini e #greenpass: suicidio di un agente delle Forze dell'ordine di Genova. Dopo il servizio di Piazza Pulita di La7

La tragedia è avvenuta domenica mattina scorsa, un agente della Questura di Genova decide di togliersi la vita con la pistola d’ordinanza.
Lo apprendiamo inizialmente da un collega che contatta la nostra redazione per raccontare l’accaduto, ancora con la voce affannata e le lacrime di un agente che conosce l’onore e l’onere di indossare una divisa.

Una azione forte, diretta conseguenza di un servizio trasmesso lo scorso 2 dicembre dalla trasmissione Piazza Pulita di La 7.

Dispiaciuto e sconvolto per una confidenza espressa in un gruppo ristretto di poliziotti, tanto da essere intercettata, travisata e buttata in prima serata senza pensare alle conseguenze.
Uno sfogo ampliato e distorto che ha portato un uomo delle Forze dell’Ordine, che credeva nella divisa che indossava tutti i giorni, al gesto estremo.

Una narrativa, quella giornalistica, che sta enfatizzando un tema sanitario che colpisce chiunque dimenticandosi del rispetto della natura umana e del pensiero critico, con continue vessazioni psicologiche.

#Vaccini e #greenpass: suicidio di un agente delle Forze dell'ordine di Genova. Dopo il servizio di Piazza Pulita di La7

Greenpass: incostituzionale, farlocco e c'è pure quello europeo

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Greenpass: incostituzionale, farlocco e c'è pure quello europeo

Sono note ormai da un paio di settimane le gravi violazioni di sicurezza che hanno compromesso l'uso dei greenpass in Italia.
Certificati verdi emessi, a quanto pare, non per il furto di fantomatiche chiavi di sicurezza, ma piuttosto per una architettatura del software alquanto approssimativa, o perlomeno non consona all'uso che voleva farne il Governo italiano a differenza degli altri paesi europei.

Un progetto quindi, quello del greenpass, che oltre a non rappresentare nulla in ambito di sicurezza sanitaria, è di fatto una azione politica e una mera violazione dei diritti costituzionali.

Ma i fatti non si limitano a questo, perché molti italiani ignorano che in Italia è valido anche il Certificato Covid digitale dell'UE, ottenibile peraltro comodamente da casa attraverso un servizio di telemedicina.
Apparentemente un buon escamotage, una "comodità" in mezzo alle difficoltà quotidiane per ottenere il "lasciapassare", ma il prezzo ridotto non deve far scordare che combattere ciò che rappresenta il greenpass oggi è una scelta di salvaguardia della democrazia.

E rimane inoltre da analizzare il problema della corretta gestione dei dati sensibili, che in questo momento vengono ceduti a paesi dell'Unione Europea, dove ci sono aziende che potrebbero decidere di non rispettare gli obblighi presi.

EudraVigilance: da luglio 2021 i decessi da vaccino aumentano del 44% in UE. Ma il Governo italiano predilige il ricatto per chi rifiuta l'inoculazione

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EudraVigilance: da luglio 2021 i decessi da vaccino aumentano del 44% in UE. Ma il Governo italiano predilige il ricatto per chi rifiuta l'inoculazione

I dati erano aggiornati al 23 luglio e li pubblicammo in risposta alle gravi parole proferite dal Presidente del Consiglio Draghi in conferenza stampa, il quale affermò che «l'appello a non vaccinarsi era un invito alla morte».

Quelle parole restarono scolpite nella memoria, e oggi assumono ancora più gravità quando vengono aggiornati i dati europei relativi alle reazioni avverse al vaccino.

Dagli effetti meno gravi, alle reazioni più devastanti fino ad arrivare al decesso, soprattutto nella grande fascia 18/64 anni, le reazioni avverse segnalate e registrate dal sito web di EudraVigilance (il database europeo delle sospette reazioni avverse ai farmaci) superano abbondantemente il milione di segnalazioni.

Ma il dato più grave è quello che porta a 27.242 i decessi in tutta Europa, con un incremento del 44% in poco più di due mesi.

Scuole: consentiti tamponi salivari con auto-raccolta. E ai lavoratori? Nessun appello

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Scuole: consentiti tamponi salivari con auto-raccolta. E ai lavoratori? Nessun appello

Lo apprendiamo dal sistema sanitario regionale lombardo, ma come si evince dallo stesso documento, il piano di sorveglianza è nazionale e si prefigge di monitorare l’andamento dell’infezione da SARS-CoV-2 nella popolazione che frequenta la scuola primaria e secondaria di primo grado.

La modalità? Somministrazione di tamponi salivari ad un campione di classi, rappresentativo su base provinciale, a rotazione e su cadenza quindicinale, per un periodo di due mesi su un totale di 4 rilevazioni.

Fin qui nulla di grave per chi in piena libertà decide di collaborare alla ricerca di eventuali casi positivi, sottoscrivendo un modulo di consenso.

Ma sorgono spontanee alcune domande: le attività di raccolta del primo campione saranno eseguite presso la sede scolastica con l’ausilio di personale medico inviato dal servizio sanitario regionale, le tre successive rilevazioni prediligeranno invece la modalità di auto-raccolta del campione salivare nell’ambito domestico, con adeguate informazioni e istruzioni.

Notiamo solo noi una notevole discrepanza e diversa modalità di trattamento? Perché il dialogo con la scuola è su toni di assoluta cordialità, mentre nel mondo del lavoro tutti gli italiani sono sotto ricatto per ottenere il green pass?
Un dipendente, ad oggi, ha mai ricevuto un appello di collaborazione per fronteggiare la malattia, invece che subire lesioni ai principali diritti costituzionali e di tutela del lavoro?

E’ evidente che dietro questa operazione si celano molte e molte questioni, una tra queste, che agli italiani evidentemente piace essere più trattati come degli asini, con il bastone e la carota.

Gli italiani tornano in piazza: cresce il popolo del #NOGREENPASS

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Gli italiani tornano in piazza: cresce il popolo del #NOGREENPASS

Le manifestazioni sono state molte, da nord a sud, e non sono mancati purtroppo anche momenti di tensione e tafferugli.

Gli italiani non ci stanno e il malcontento cresce, chi capitanato da qualche partito politico, chi da comitati spontanei nati tra sanitari, insegnanti, studenti, ma anche semplici cittadini che hanno voluto dare un segnale preciso alle istituzioni.

Gli eventi hanno interessato oltre sessanta città italiane, tra cortei e piazze organizzate, e in tutte è riecheggiato un unico slogan: "NO GREEN PASS".

L'ultimo Decreto Legge 127 del 21 settembre scorso ha voluto alzare il tiro, andando a toccare pesantemente anche il mondo del lavoro, soprattutto quello privato.
La risposta di un paese che, nel suo primo articolo costituzionale, ricorda di essere una Repubblica democratica fondata sul lavoro, non è tardata ad arrivare.

Palazzo Chigi. Draghi: si all'obbligo vaccinale e alla 3^ dose

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Palazzo Chigi. Draghi: si all'obbligo vaccinale e alla 3^ dose

E' terminata due ore fa la conferenza stampa da Palazzo Chigi.
Il Premier Draghi, con i ministri Bianchi, Gelmini, Speranza e Giovannini, torna a parlare dalle aule parlamentari della questione vaccinale in Italia.

E lo fa senza indugi, sostenendo che «entro la fine di settembre raggiungeremo l'80% della copertura vaccinale», ma con l'aggravante di voler obbligare il resto della popolazione non appena l'EMA ne fornirà la possibilità, quindi con un obbligo tout court.

Si intende quindi adottare la via più estrema, senza alcun tipo di dialogo, non ascoltando le parti sociali, non ascoltando nemmeno le giuste obiezioni di chi in questo momento fa parte di quella maggioranza che sta sostenendo il Governo stesso e che proprio ieri in Commissione Affari Sociali ha votato no al green pass.

Come risponderanno gli italiani che da tutta estate stanno scendendo in piazza evidenziando tutto il malcontento di queste misure che vanno a ledere le libertà costituzionali?
Draghi ribadisce dalla sua poltrona "la necessità della vaccinazione per chiunque, ricordando come questa sia la sola via per la ripartenza e per garantire anche la ripresa dell'anno scolastico in presenza".

Ma a questo punto, considerando anche l'ostruzionismo che in questi giorni si vive in qualunque zona d'Italia sui tamponi salivari quale valida alternativa per l'ottenimento del green pass, il volere di questo Governo è di avere gente sana, o gente vaccinata?

Dottor De Donno, 12 giorni dopo

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Dottor De Donno, 12 giorno dopo

È tempo di vacanze per molti italiani, impegnati e distratti da spiaggia e olimpiadi di Tokyo, tra relax e selfie in tour per il bel paese mascherato.

Forse banale asserire che la morte non va in ferie e anche la verità, quella autentica, quella fatta di fatti e di atti, in estate si avvale del diritto all’obbligo, soffocata da notizie, informazioni e tg che sembrano essersi congelati nell’ormai lontano febbraio 2020.

Lo scorso 27 luglio scomparve in tragiche circostanze il Dottor Giuseppe De Donno, 54 anni, padre della terapia con il plasma iperimmune, cura sperimentale utilizzata con largo successo a poche settimane del conclamarsi della pandemia, quando i medici non avevano armi efficaci per combattere il covid, protocollo in uso prima all’ospedale di Mantova, poi anche a Padova e Pavia, oggi tristemente interrotto.

De Donno, ex primario di pneumologia dell'ospedale Carlo Poma di Mantova, dal 5 luglio scorso aveva cominciato l’attività di medico di base dopo essersi dimesso dall’azienda ospedaliera, prima elogiato per aver salvato con il plasma tutti i suoi pazienti (oltre 50), poi deriso e bistrattato dal mainstream, vittima dei suoi straordinari e genuini successi, scarsamente remunerativi per il sistema sanitario nazionale così come lo vediamo oggigiorno.

Un’eredità la sua, immensa e colma di speranze, forse la chiave di Volta, insieme alle cure domiciliari, per chiudere il capitolo più buio dei nostri tempi.

Amato e ricordato dai suoi pazienti che con gratitudine hanno affettuosamente presenziato alle sue esequie presso la Basilica di Sant'Andrea a Mantova, il Dott. De Donno lascia una moglie e due figli.

Brescia: 4 ore di permesso retribuito. L'accordo quadro decide che a pagare siano gli imprenditori

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Brescia: 4 ore di permesso retribuito. L'accordo quadro decide che a pagare siano gli imprenditori

E' quanto si apprende dai quotidiani locali e dagli uffici stampa dei sindacati coinvolti e dagli enti sanitari e istituzionali: il tempo utile per recarsi presso l'hub per l'inoculazione del vaccino è da considerarsi a tutti gli effetti un permesso retribuito, di 4 ore.

L'articolo 5 dell'accordo quadro prevede che "il tempo necessario per la vaccinazione Covid-19 è equiparato a tutti gli effetti all'orario di lavoro e pertanto verrà concesso un permesso retribuito di massimo 4 ore".

Ma in attesa di eventuali chiarimenti, la maggior parte dei consulenti del lavoro che si occupano della redazione degli stipendi di fine mese si sono chiesti su chi pesa l'onere, se sul dipendente che si vedrà sottrarre il tempo dai permessi maturati, o solo sul datore di lavoro vedendo lo stesso come un permesso speciale retribuito. Al momento è su questa seconda ipotesi che verte la maggioranza. E non mancano problemi legati alla Privacy.

3 giugno: Giornata Internazionale dei danneggiati da vaccino

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3 giugno: Giornata Internazionale dei danneggiati da vaccino

Una di quelle ricorrenze che non si vorrebbero per ciò che vanno a riportare alla memoria, ma in un paese come l'Italia è più che doveroso ricordare questa giornata, viste le mancanze che ci interessano da vicino.
Il motivo non è dato dal semplice fatto che sia in atto una campagna vaccinale di massa anti-Covid.

In realtà la denuncia, la vergogna, deriva dal fatto che in un paese come il nostro non sia possibile sapere con certezza l'esatto numero dei danneggaiti riconosciuti dallo Stato italiano, l'ammontare dei risarcimenti attivi e soprattutto la causa e l'entità dei danni che lo Stato sta "compensando".

Come è possibile tutto questo? Siamo nell'era dell'informatica, del flusso dei dati sempre più veloce, e non siamo in grado di conoscere un dato che potrebbe essere estrapolato da una semplice query su un database di informazioni sanitarie?
Eppure le domande sono state poste, da associazioni di volontariato che da anni si occupano della materia, ormai un anno e mezzo fa erano stati richiesti al Ministero della Salute i dati che potessero dare una realtà ben definita della piaga derivante dal danno da reazione avversa al vaccino.

Eppure nel 2015 avevamo una risposta dal Senato che riportava già oltre 25.000 indennizzi, oggi pare che questa informazione sia ben più difficile da avere, tanto da dover spingere addetti ai lavori a minacciare già dall'aprile scorso un ricorso al TAR per ottenere risposta a richieste di accesso ad atti pubblici.

#22maggioBO: da Bologna domani un coro unanime per la libertà!

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#22maggioBO: da Bologna domani un coro unanime per la libertà!

Da una Piazza Del Nettuno a Bologna, non nuova a manifestazioni di questo calibro, prende il via domani, dalle 15, uno degli eventi più importanti in questo periodo di restrizioni.
"Primum Non Nocere", questa la locuzione latina che da il nome alla giornata  che vedrà sul palco un folto gruppo di figure che dalla scalinata parleranno in qualità di portavoce, dalla politica, allo spettacolo, dalla sanità fino ad arrivare alla stampa e imprenditoria.

Un coro unanime, una fame di verità, un messaggio che nei giorni scorsi ha diffuso anche Maurizio Bolognetti, corrispondente di Radio Radicale, che per diversi giorni ha portato avanti un atto simbolico e molto forte: uno sciopero della fame che è stato, solo per il momento come lui stesso conferma, sospeso dopo ben 24 giorni di durata.

Gli italiani non ci stanno, vogliono riprendersi la loro socialità, il loro «diritto alla vita in tutte le sue espressioni: dalla salute alla parola e all'informazione, dall'istruzione al lavoro, dalla socialità allo sport, dalla cultura all'arte in ogni sua forma».

Da diverse parti d'Italia si stanno muovendo per essere presenti domani, per assistere finalmente a qualcosa che manca: una trasparenza sugli accadimenti che ancora oggi limitano la vita delle persone, ma anche indagini su quanto accaduto in Italia in questo ultimo anno e mezzo a seguito della "pandemia" da Covid19.

Roma, 8 maggio: conferenza nazionale sulle terapie domiciliari #Covid19

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Roma, 8 maggio: conferenza nazionale sulle terapie domiciliari #Covid19

Si tiene domani a Roma, in Piazza del Popolo dalle ore 14.30, la Conferenza Nazionale sulle terapie domiciliari Covid19.

Lo apprendiamo direttamente dal Comitato Cura Domiciliare Covid19 che, attraverso un comunicato stampa giunto anche alla nostra redazione, ha voluto esprimere le proprie perplessità circa il ruolo che la politica sta rivestendo nei confronti del buon esito delle terapie domiciliari.
Terapie che già da marzo 2020 hanno salvato molte vite umane, almeno di quelle persone che hanno avuto la fortuna di conoscere questi medici che, esercitando in scienza e coscienza, hanno dimostrato il successo di quanto sostenevano da mesi.

Come si apprende dallo stesso comunicato, «.... le cure domiciliari hanno salvato migliaia di vite, eppure non sono state prese in considerazione nella redazione delle nuove linee guida nazionali licenziate dal Ministero della Salute.».

Il comunicato prosegue sottolineando che «Il Senato della Repubblica ha votato all’unanimità per l’avvio di un tavolo di lavoro per la redazione di linee guida nazionali per il contrasto del Covid-19 a domicilio, tenendo conto dell’esperienza dei medici che hanno operato su tutto il territorio nazionale.
Il Ministro Speranza ha il dovere di coinvolgere i medici impegnati sul campo, nella redazione di protocolli di cura domiciliare.».

Obbligo al vaccino sul posto di lavoro: non c’è la Legge. Ipotesi forte rischio per la politica

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Obbligo al vaccino sul posto di lavoro: non c’è la Legge. Ipotesi forte rischio per la politica

È tema che ricorre da tempo, ma la campagna mediatica generata a livello planetario per il vaccino Covid-19 ha fatto si che l’ostico argomento tornasse in primo piano negli ambienti del Diritto, soprattutto nel campo del lavoro.

Gli esperti si stanno esponendo in questi giorni con pareri che possono apparire discordanti, ma su un punto sono tutti allineati: per un obbligo serve una Legge.

E’ necessario che il tema entri nelle aule del Parlamento e che la politica, se intenzionata a imporre un trattamento sanitario utilizzando la minaccia del posto di lavoro, se ne vada ad assumere anche la responsabilità.

Ma siamo sicuri che qualcuno voglia giocarsi i consensi del proprio elettorato, in virtù di un vaccino che oggi non offre alcuna certezza, con l’impiego discrezionale del mezzo repressivo in forza di Legge?

E i datori di lavoro, che per la maggiore non sono certo medici o scienziati, sono sicuri di mettersi al sicuro con l’adozione di una coazione che li esporrebbe ad anni di tribunali in cause con risarcimenti economici per i relativi danni?

Uso delle mascherine a scuola: anche il Garante dell'adolescenza non ci sta!

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Uso delle mascherine a scuola: anche il Garante dell'adolescenza non ci sta!

A seguito della pubblicazione del DPCM del 3 novembre scorso, entrato in vigore il successivo 6 novembre, sono diverse le figure che hanno posto sotto lente di ingrandimento quanto contenuto nel documento stesso, in merito all'uso delle mascherine a partire dalla scuola primaria.

Ad aggravare la situazione anche una nota del Ministero dell'Istruzione 1 del 9 novembre, emanata con l'intento di dare un significato a quanto contenuto nel DPCM, citando un nuovo verbale del Comitato Tecnico Scientifico del giorno prima.
Una nota ministeriale con seri problemi di significato e di semantica, dato che alla fine ha solo contribuito a alimentare confusione da un lato, e a una presa di posizione da parte di diverse associazioni, coordinamenti e comitati di genitori di tutta Italia che hanno sollevato seri dubbi sulla validità.

A questo si aggiunge il non meno importante intervento da parte dell'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza 2 che, dalla sua sede di Fiumicino, invia una lettera all'attenzione del Dr. Miozzo, coordinatore del CTS, sollevando non poche perplessità sulla posizione assunta in merito all'uso della mascherina al banco.

Lo stesso lavoro fatto ieri anche da CReLDiS, il Coordinamento Regionale Lombardia Diritti e Salute, che attraverso il proprio team legale ha messo a disposizione di tutti i genitori una lunga lettera da inviare alla dirigenza scolastica.
Un documento ben argomentato e con mero spirito collaborativo, che non lascia spazio a fraintendimenti citando protocolli e linee guida anti-contagio.

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