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Mercoledì, 16 Giugno
Precariato femminile. Il lavoro delle donne in tempi di pandemia

La pandemia Covid-19 non è solo un problema di sanitario, ma è anche uno shock profondo per la nostra società e per la nostra economia.

Le incertezze e le difficoltà create dal diffondersi del virus rischiano di aggravare ulteriormente una situazione, già critica, come quella relativa all’occupazione femminile.
Un dato su tutti, in un anno, oltre 37.000 neomamme lavoratrici hanno rassegnato le dimissioni dal proprio posto di lavoro.

La motivazione più ricorrente è la difficoltà nel conciliare gli impegni lavorativi con la necessità di dover accudire i figli, in particolar modo i più piccoli.
Difficoltà amplificata dal fatto che, in epoca di pandemia, spesso viene meno il preziosissimo supporto dei nonni, impossibilitati nell’accudire i propri nipoti a causa dell’isolamento che viene loro “consigliato” per ragioni di salute.

Se non ci si può permettere costosi asili nido o baby-sitter, non si ha altra alternativa che le dimissioni.

#COVID-19: I giornali sono i veri complici del procurato allarme mediatico

All'indomani dell'affermazione del Dott. Crisanti secondo cui una chiusura totale nel periodo natalizio "... credo sia nell'ordine delle cose" 1, la stampa nazionale e soprattutto quella locale, di varie città d'Italia, non vuole essere da meno e supera ogni limite pur di creare disinformazione.

Si è innescata una vera e propria gara a colpi di titoli sensazionalistici.
Le redazioni decidono i titoli da pubblicare in prima pagina, creando il panico, per lasciare la verità dei fatti alla fine dell'articolo dove pochi concentrano l'attenzione.

Servirebbe una rassegna stampa giornaliera per denunciarli quotidianamente. Un esempio su tutti lo abbiamo avuto ieri dal Corriere della Sera, che nella sua edizione dedicata alla provincia di Brescia, riconduce uno dei decessi al Covid, per scoprire solo nelle pagine interne che si è trattato di un infortunio sul lavoro.

L'affermazione del giornalista: ".... questo non cambia il quadro generale". Ne siamo sicuri?

#Mascherine: manca l'evidenza scientifica. Dubbi sulle modalità di  imposizione a scuola

Storia travagliata di un'imposizione di dubbia efficacia basata su stime frutto di ipotesi e scenari senza l'avallo di evidenze scientifiche.

Mascherine "ministeriali" inadeguate e dirigenti scolastici ipocondriaci sono gli ingredienti di un cocktail "tutto all'italiana" che vede bambini e ragazzi in balia di un'autonomia scolastica sanitaria.

Quella appena trascorsa è stata un’estate di tribolazione per chi ha seguito da vicino il susseguirsi di notizie, spesso contrastanti, sulle modalità di rientro a scuola a settembre. Complici di questo caos la politica (tutta), il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) ed i media, immancabili e straordinariamente puntuali quando c’è da creare confusione e generare panico.

#Scuola: allarme pediatri, norme inadeguate, confusione e rischi economici per le famiglie

E' la denuncia del segretario nazionale Rinaldo Missaglia della SIMPEF, Sindacato Nazionale dei Medici Pediatri di Famiglia.
Professionisti e genitori soprattutto, rischiano di dover affrontare una situazione allarmante con le prime riaperture scolastiche.

«C'è molta preoccupazione, perchè le norme sanitarie e medico-legali sono contraddittorie. A tal fine abbiamo chiesto un chiarimento al Ministero della Salute».

Una serie di contraddizioni che vanno dal limite della durata di malattia alla autocertificazione, se non si superano i tre giorni.
Assenza di strumenti diagnostici in mano a chi dovrebbe decidere di far rientrare i figli a scuola.

Prospettiva di richiesta del tampone e disposizione di isolamento per tutti, è quello che si prospetta difronte a questa cozzaglia di linee guida, che tanto "guida" non sono.
Di fatto, un nuovo lockdown.

Contraddizioni anche da parte del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) che da un giorno con l'altro emette circolari che per essere comprese richiedono almeno tre riletture, come testimoniano alcuni dirigenti scolastici che non hanno ancora compreso se le mascherine di stoffa sono accettate o meno.
E si arriva anche a parlare di mascherine chirurgiche di misura idonea, che al momento per i bambini non esistono nemmeno.

Il paese che odia i bambini anche nella fase 2

Il tema della riapertura delle scuole nel belpaese è ormai un groviglio di date avvolto nel caos, un susseguirsi di notizie e giravolte, repentini cambi di rotta in un guazzabuglio vorticoso di voci.

Non c’è chiarezza, zero certezze all’orizzonte, soltanto numerose ipotesi. Nessuna proposta sensata riguardante asili e scuole sembra profilarsi in queste ultime settimane della cosiddetta fase 2.

Non servono fonti per avvalorare quanto sopra esposto, è sufficiente cliccare “riapertura scuole Italia” in qualsiasi motore di ricerca per avere l’imbarazzo della scelta: decine di articoli solo nell’ultimo mese.

Una pantomima quotidiana che oramai ha dell’assurdo. Inutile provare a capirci qualcosa!

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