Vuoi contribuire?

 Desideri contribuire ad espandere il progetto?

Il tuo interesse potrebbe essere quello di chiedere alla redazione informazioni o fonti non indicate su qualche articolo?

Oppure ti interessa proporre un tuo articolo da pubblicare? Se hai segnalazioni da fare non esitare a contattare la nostra redazione, ti risponderemo il più presto possibile.

Scrivi alla redazione

Giovedì, 27 Gennaio
EudraVigilance: da luglio 2021 i decessi da vaccino aumentano del 44% in UE. Ma il Governo italiano predilige il ricatto per chi rifiuta l'inoculazione

I dati erano aggiornati al 23 luglio e li pubblicammo in risposta alle gravi parole proferite dal Presidente del Consiglio Draghi in conferenza stampa, il quale affermò che «l'appello a non vaccinarsi era un invito alla morte».

Quelle parole restarono scolpite nella memoria, e oggi assumono ancora più gravità quando vengono aggiornati i dati europei relativi alle reazioni avverse al vaccino.

Dagli effetti meno gravi, alle reazioni più devastanti fino ad arrivare al decesso, soprattutto nella grande fascia 18/64 anni, le reazioni avverse segnalate e registrate dal sito web di EudraVigilance (il database europeo delle sospette reazioni avverse ai farmaci) superano abbondantemente il milione di segnalazioni.

Ma il dato più grave è quello che porta a 27.242 i decessi in tutta Europa, con un incremento del 44% in poco più di due mesi.

Scuole: consentiti tamponi salivari con auto-raccolta. E ai lavoratori? Nessun appello

Lo apprendiamo dal sistema sanitario regionale lombardo, ma come si evince dallo stesso documento, il piano di sorveglianza è nazionale e si prefigge di monitorare l’andamento dell’infezione da SARS-CoV-2 nella popolazione che frequenta la scuola primaria e secondaria di primo grado.

La modalità? Somministrazione di tamponi salivari ad un campione di classi, rappresentativo su base provinciale, a rotazione e su cadenza quindicinale, per un periodo di due mesi su un totale di 4 rilevazioni.

Fin qui nulla di grave per chi in piena libertà decide di collaborare alla ricerca di eventuali casi positivi, sottoscrivendo un modulo di consenso.

Ma sorgono spontanee alcune domande: le attività di raccolta del primo campione saranno eseguite presso la sede scolastica con l’ausilio di personale medico inviato dal servizio sanitario regionale, le tre successive rilevazioni prediligeranno invece la modalità di auto-raccolta del campione salivare nell’ambito domestico, con adeguate informazioni e istruzioni.

Notiamo solo noi una notevole discrepanza e diversa modalità di trattamento? Perché il dialogo con la scuola è su toni di assoluta cordialità, mentre nel mondo del lavoro tutti gli italiani sono sotto ricatto per ottenere il green pass?
Un dipendente, ad oggi, ha mai ricevuto un appello di collaborazione per fronteggiare la malattia, invece che subire lesioni ai principali diritti costituzionali e di tutela del lavoro?

E’ evidente che dietro questa operazione si celano molte e molte questioni, una tra queste, che agli italiani evidentemente piace essere più trattati come degli asini, con il bastone e la carota.

Gli italiani tornano in piazza: cresce il popolo del #NOGREENPASS

Le manifestazioni sono state molte, da nord a sud, e non sono mancati purtroppo anche momenti di tensione e tafferugli.

Gli italiani non ci stanno e il malcontento cresce, chi capitanato da qualche partito politico, chi da comitati spontanei nati tra sanitari, insegnanti, studenti, ma anche semplici cittadini che hanno voluto dare un segnale preciso alle istituzioni.

Gli eventi hanno interessato oltre sessanta città italiane, tra cortei e piazze organizzate, e in tutte è riecheggiato un unico slogan: "NO GREEN PASS".

L'ultimo Decreto Legge 127 del 21 settembre scorso ha voluto alzare il tiro, andando a toccare pesantemente anche il mondo del lavoro, soprattutto quello privato.
La risposta di un paese che, nel suo primo articolo costituzionale, ricorda di essere una Repubblica democratica fondata sul lavoro, non è tardata ad arrivare.

Palazzo Chigi. Draghi: si all'obbligo vaccinale e alla 3^ dose

E' terminata due ore fa la conferenza stampa da Palazzo Chigi.
Il Premier Draghi, con i ministri Bianchi, Gelmini, Speranza e Giovannini, torna a parlare dalle aule parlamentari della questione vaccinale in Italia.

E lo fa senza indugi, sostenendo che «entro la fine di settembre raggiungeremo l'80% della copertura vaccinale», ma con l'aggravante di voler obbligare il resto della popolazione non appena l'EMA ne fornirà la possibilità, quindi con un obbligo tout court.

Si intende quindi adottare la via più estrema, senza alcun tipo di dialogo, non ascoltando le parti sociali, non ascoltando nemmeno le giuste obiezioni di chi in questo momento fa parte di quella maggioranza che sta sostenendo il Governo stesso e che proprio ieri in Commissione Affari Sociali ha votato no al green pass.

Come risponderanno gli italiani che da tutta estate stanno scendendo in piazza evidenziando tutto il malcontento di queste misure che vanno a ledere le libertà costituzionali?
Draghi ribadisce dalla sua poltrona "la necessità della vaccinazione per chiunque, ricordando come questa sia la sola via per la ripartenza e per garantire anche la ripresa dell'anno scolastico in presenza".

Ma a questo punto, considerando anche l'ostruzionismo che in questi giorni si vive in qualunque zona d'Italia sui tamponi salivari quale valida alternativa per l'ottenimento del green pass, il volere di questo Governo è di avere gente sana, o gente vaccinata?

Dottor De Donno, 12 giorno dopo

È tempo di vacanze per molti italiani, impegnati e distratti da spiaggia e olimpiadi di Tokyo, tra relax e selfie in tour per il bel paese mascherato.

Forse banale asserire che la morte non va in ferie e anche la verità, quella autentica, quella fatta di fatti e di atti, in estate si avvale del diritto all’obbligo, soffocata da notizie, informazioni e tg che sembrano essersi congelati nell’ormai lontano febbraio 2020.

Lo scorso 27 luglio scomparve in tragiche circostanze il Dottor Giuseppe De Donno, 54 anni, padre della terapia con il plasma iperimmune, cura sperimentale utilizzata con largo successo a poche settimane del conclamarsi della pandemia, quando i medici non avevano armi efficaci per combattere il covid, protocollo in uso prima all’ospedale di Mantova, poi anche a Padova e Pavia, oggi tristemente interrotto.

De Donno, ex primario di pneumologia dell'ospedale Carlo Poma di Mantova, dal 5 luglio scorso aveva cominciato l’attività di medico di base dopo essersi dimesso dall’azienda ospedaliera, prima elogiato per aver salvato con il plasma tutti i suoi pazienti (oltre 50), poi deriso e bistrattato dal mainstream, vittima dei suoi straordinari e genuini successi, scarsamente remunerativi per il sistema sanitario nazionale così come lo vediamo oggigiorno.

Un’eredità la sua, immensa e colma di speranze, forse la chiave di Volta, insieme alle cure domiciliari, per chiudere il capitolo più buio dei nostri tempi.

Amato e ricordato dai suoi pazienti che con gratitudine hanno affettuosamente presenziato alle sue esequie presso la Basilica di Sant'Andrea a Mantova, il Dott. De Donno lascia una moglie e due figli.

Stato avanzamento lavori

{Informazione Libera Press} prende il via il 31 agosto 2018 nella sua versione beta!
Leggi la sua storia mentre i lavori proseguono...

Funzionalità
82%
Archivio
56%
Risorse
74%
Easy of Use
85%
0
Shares

Sei interessato?

Seguici anche sui nostri canali Social...

0
Shares